<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759</id><updated>2012-02-01T14:18:13.043-08:00</updated><category term='esteri'/><category term='lavoro'/><category term='storia'/><category term='sardegna'/><category term='cultura'/><category term='europa'/><category term='video'/><category term='religione'/><category term='politica'/><category term='ambiente'/><category term='società'/><category term='giustizia'/><category term='economia'/><category term='volantini'/><title type='text'>Casaggì - Movimento politico</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>962</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-1746740882791752843</id><published>2012-02-01T14:09:00.000-08:00</published><updated>2012-02-01T14:18:13.053-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esteri'/><title type='text'>Putin dichiara guerra a George Soros &amp; Co.</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-K39dO-rj2cs/Tym6GOmFDcI/AAAAAAAAB9k/n-ri3kHTpso/s1600/Vladimir_Putin-1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 337px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-K39dO-rj2cs/Tym6GOmFDcI/AAAAAAAAB9k/n-ri3kHTpso/s400/Vladimir_Putin-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5704295019201236418" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le speculazioni su questa notizia sono molte e le motivazioni penso  siano più che legittime e motivate, la cosa che più dovrebbe far  riflettere i Capi di stato occidentali è come ha fatto Putin a liberare  la Russia da coloro che volevano portarla al totale sfascio  economico-sociale e sbattere in galera tutti coloro che ci hanno  tentato, sono forse i Lubawitschern che influenzano Putin?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fatto  sta è che Putin è leale alla Russia e al suo Popolo, non permetterà mai a  nessuno sin quando ci sarà lui al comando in quella Nazione, di  svendere la sua Patria e la Patria dei russi dalle grinfie del NWO, per  questo ha ordinato di rilasciare un mandato di cattura Internazionale  nei confronti di George Soros che è stato preso con le mani nel sacco  mentre si preparava a mandare aiuti finanziari a quella che si definisce  opposizione in Russia che ultimamente ha fatto scendere in piazza  decine di migliaia di persone raccontando bugie e mistificazioni,  imbrogli durante le elezioni, adesso il mister Soros ha poco spazio per  continuare i suoi sporchi giochi con la speculazione che ha messo in  ginocchio tutto il sistema finanziario mondiale e sempre in  collaborazione dei Rothschild, Rockefeller ed altri sciacalli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il discorso di Putin che è stato ufficialmente emanato dalle Autorità Russe: Oggi  viene messo pubblicamente il seguente comunicato dalla Federazione  Russa e il suo Primo Ministro Vladimir Putin, è stata fatta richiesta  per un mandato di cattura Internazionale nei confronti del Terrorista  Finanziario, dell’Ungherese Valuta-Mogul George Soros, i Servizi segreti  Russi hanno scoperto che Soros stava usando Derivati Danesi con altre  valute straniere per iniziare un attacco contro le Azioni in Valuta  russa sul mercato. Da notare che Soros usava questi Derivati con l’aiuto  di banche Lussemburghesi, cosa che è severamente vietato dopo il  contratto fatto dagli stati della UE denominato Basel II. Sia l’IMF  (International Monetary Fund) e l’Interpol Europea hanno emesso un “Red  Notice” che corrisponde all’arresto immediato non solo nei confronti di  Soros, ma anche contro gli Squali della Finanza, Bush, Clinton  organizzazione criminale, Marc Rich e la sua ditta che si trova in  Svizzera, la Broker-Richfield Commodities, per questo motivo il Premier  russo Putin ha incontrato ultimamente lo Chef della Federal Reserve  Bermard Bernake facendogli chiaro che la Federazione Russa non accetterà  che si faccia uso di queste persone come Soros e Rich per commettere  atti criminali sul mercato dei Derivati e della Finanza che hanno  portato alla destabilizzazione Sociale in tutto il globo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sia fatta la volontà di Putin e che cominci a la caccia a questi criminali e ai loro complici Banchieri Rothschild, Rockefeller.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Corrado Belli&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-1746740882791752843?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/1746740882791752843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/02/putin-dichiara-guerra-george-soros-co.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1746740882791752843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1746740882791752843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/02/putin-dichiara-guerra-george-soros-co.html' title='Putin dichiara guerra a George Soros &amp; Co.'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-K39dO-rj2cs/Tym6GOmFDcI/AAAAAAAAB9k/n-ri3kHTpso/s72-c/Vladimir_Putin-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-5629310951524850085</id><published>2012-01-31T12:27:00.000-08:00</published><updated>2012-01-31T12:45:03.188-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='europa'/><title type='text'>Pensare l'impensabile</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-SSuOCouZ8wY/TyhSWUbo-pI/AAAAAAAAB9Y/bijG6gxwLGU/s1600/greece-debt-crisis.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-SSuOCouZ8wY/TyhSWUbo-pI/AAAAAAAAB9Y/bijG6gxwLGU/s400/greece-debt-crisis.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5703899471459973778" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Crollino le economie, si mettano all'asta intere nazioni, periscano i popoli; ma non si osi mettere in discussione il dogma.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La dottrina contenuta nei &lt;em&gt;sacri testi&lt;/em&gt; di &lt;strong&gt;Adam Smith &lt;/strong&gt;-  che ha abolito i dazi doganali (mettendo in competizione i nostri  salari con quelli cinesi); che ha soppresso qualsiasi limite e freno  alla circolazione mondiale del capitale finanziario (regalando un  immenso potere alla pura speculazione); che punta a smantellare la più  piccola parvenza di stato sociale (i lavoratori la smettano di difendere  il proprio salario, si adeguino al &lt;em&gt;libero mercato&lt;/em&gt;); che  teorizza il divieto assoluto di intervento nell'economia da parte dei  governi (sostituiti nelle proprie prerogative dalle banche e dalla loro &lt;em&gt;mano invisibile&lt;/em&gt;) - non è una teoria, ma un atto di &lt;em&gt;mala&lt;/em&gt;fede.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;  Il risultato è sotto gli occhi di tutti. La Grecia è già di fatto in  default (entro marzo probabilmente se ne prenderà coscienza), a nulla  sono valsi gli immani sacrifici che sta patendo: un terzo della  popolazione è ormai ridotto in povertà, le medicine scarseggiano, manca  il combustibile per il riscaldamento (per difendersi dal freddo, si  tagliano e si bruciano gli alberi nelle piazze), la disoccupazione  dilaga, la disperazione imperversa (si registra la media di due suicidi  ogni tre giorni).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È la fine del miraggio, le illusioni cedono  il passo alla realtà. L'Europa benigna che dispensava mutui a basso  costo, prestiti a interessi irrisori, crediti facili sta mostrando il  suo vero volto. Miseria, sfruttamento e schiavitù i suoi frutti  avvelenati. Riacquista vigore la domanda proibita: &lt;em&gt;“Conviene restare in questa Europa? Per cosa abbiamo ceduto la nostra sovranità?”&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come scrive &lt;strong&gt;Maurizio Blondet&lt;/strong&gt;, i vantaggi essenzialmente consistevano nella &lt;em&gt;“possibilità di indebitarsi a tassi   'tedeschi', ossia bassi”&lt;/em&gt;. E nel nostro Paese &lt;em&gt;“ne hanno profittato i politici d’ogni   livello, comunali, regionali, statali, per indebitarci ancora di più”&lt;/em&gt;, mentre    alla Spagna il basso costo del denaro &lt;em&gt;“ha regalato una bolla   immobiliare che affonda le sue banche, strapiene di immobili pignorati e   invenduti”&lt;/em&gt;. &lt;em&gt;“Magari&lt;/em&gt; - continua -    &lt;em&gt;ci abbiamo guadagnato un po' anche come famiglie, accendendo mutui per   comprare appartamenti”&lt;/em&gt;, ma in ogni caso questi tempi sono finiti. Terminati per sempre: lo spread è lì a ricordarcelo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È urgente prendere coscienza dello stato delle cose, perché - sia chiaro - se continuiamo con le &lt;em&gt;amorevoli cure&lt;/em&gt;  somministrateci dall'eurocrazia (gli enormi e iniqui sacrifici, le  tasse ed i tributi palesi ed occulti, la distruzione del welfare) il  nostro destino sarà quello greco.  È necessario interrogarsi, rimettersi  a pensare (immane fatica alla quale non siamo più abituati) senza tabù e  censure.&lt;br /&gt;Occorre comprendere che non ha senso svenarsi per decenni  con l'unico fine di pagare i creditori. Non ha senso mortificare intere  nazioni per qualche generazione solo per servire gli interessi sui  prestiti. Non ha senso deprimere la nostra economia e le nostre vite  unicamente perché ce lo impone il Pensiero Unico globalista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una riduzione massiccia dei debiti sovrani è inevitabile,&lt;em&gt;“non   c’è altra soluzione, dati i livelli d’indebitamento raggiunti, e i veti   germanici imposti alla Banca Centrale”&lt;/em&gt;. Nessuna &lt;em&gt;austerità e rigore&lt;/em&gt; otterrà mai alcun risultato. Disoccupati e suicidi non pagano le tasse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intendiamoci,  ristrutturare il debito non è una passeggiata, non è un  colpo di bacchetta magica che risolve d'incanto tutti i problemi. Ma è  forse la soluzione meno peggiore.&lt;br /&gt;A sentire l'economista&lt;strong&gt; Henri Regnault&lt;/strong&gt; dell'università di Pau (in Francia almeno si pongono ancora domande), si tratterebbe di “&lt;em&gt;passare a un debito amministrato dal debitore anzichè ad un debito gestito dai mercati strutturalmente inefficienti”&lt;/em&gt;.  Il docente francese ha studiato a fondo la questione del ripudio   controllato e gestito del debito, invece dei vani tentativi di  scongiurare l'inevitabile crollo catastrofico e disordinato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di tutto, ha tentato di dare una risposta al quesito preliminare  su quali siano le condizioni nelle quali ad uno Stato conviene fare  default senza subire troppi contraccolpi. Per una domanda così  censurata, la risposta è banale: quando può fare a meno dei suoi  creditori. E quando può fare a meno dei suoi   creditori? Regnault  risponde: &lt;em&gt;“Quando gli introiti&lt;/em&gt; (fiscali) &lt;em&gt;dello Stato  coprono le sue spese, al di fuori di quelle dovute per il rimborso del  debito e il pagamento degli interessi. Dunque a condizione che il saldo  primario delle finanze pubbliche sia nullo o positivo, in altre parole  quando non ha bisogno di prendere a prestito se non per onorare il  servizio del suo debito”&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ribadiamo l'ultimo concetto:  &lt;em&gt;quando non ha bisogno di prendere a prestito se non per onorare il servizio del suo debito&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque si tratta di capire ora se il nostro e gli altri paesi europei  rispettano queste condizioni. Sicuramente l'Italia (con le sue caste  statali inadempienti e fancazziste, con la sua enorme spesa pubblica che  si configura in sostanza come  vero e proprio assistenzialismo di  stato, con i suoi enormi sprechi) presenterà un saldo primario negativo,  costretta dunque a rivolgersi agli usurai anche per fronteggiare le  spese correnti. E invece, sorpresa, non è così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il docente universitario dimostra, dati alla mano, come&lt;em&gt; “in termini di attivo primario l'E&lt;/em&gt;&lt;em&gt;uropa è molto più virtuosa di Giappone&lt;/em&gt;,&lt;em&gt; Regno Unito e Stati Uniti”&lt;/em&gt;, avanzando il sospetto - molto fondato - che&lt;em&gt; “tutto il bailamme  attorno al debito europeo è largamente un&lt;/em&gt;’&lt;em&gt;esagerazione fabbricata di sana pianta dagli apprendisti stregoni anglosassoni&lt;/em&gt;,&lt;em&gt; per tentare di canalizzare i flussi finanziari mondiali verso il   proprio indebitamento, molto più problematico”. &lt;/em&gt;Dunque  Regnault ci sta dicendo in sostanza che l'intera Eurozona nel suo  insieme non si indebita per finanziare le spese correnti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma si  spinge ancora oltre. Del resto un dato aggregato potrebbe mascherare le  forti disparità esistenti all'interno del vecchio continente, tra un  Nord virtuoso ed un Sud parassita. Ma ancora una volta questa tesi così  propagandata è smentita dai fatti. L'Italia vanta un avanzo primario (in  percentuale rispetto al PIL) addirittura maggiore  della Germania (0,6%  dei tedeschi contro il 3,3% di noi italici spreconi). Anche la Spagna è  in attivo (0,5%), mentre è in leggero disavanzo la Francia (-0,6%)*.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricapitolando, quindi, le entrate dello Stato italiano superano le sue spese del 3,3%. Solo dopo aver &lt;em&gt;servito&lt;/em&gt; il debito, andiamo in passivo. Dunque, scrive Blondet, &lt;em&gt;“scopriamo che proprio a noi conviene ripudiare il debito, sovranamente e ragionevolmente”&lt;/em&gt;. Non abbiamo bisogno dei creditori per sopravvivere. Tutto il terrorismo delle &lt;em&gt;sorelle del rating&lt;/em&gt; è solo una truffa condotta per lucrare sulla nostra pelle, ingigantita dai veti di Berlino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente, continua il direttore di EffeDiEffe, il fatto che  all'Italia convenga ripudiare parzialmente il debito, non vuol dire che  debba farlo. Non significa che sia una soluzione politicamente o  socialmente facile: sarebbe più semplice “monetizzare” il debito, ossia  costringere la BCE a comprare direttamente i nostri BOT, CCT e BTP a  interessi bassi. Il che sembra anche ragionevole, visto il contorto  meccanismo attualmente messo in piedi dal suo presidente, il nostro  connazionale &lt;strong&gt;Mario Draghi&lt;/strong&gt;, che  presta miliardi di euro  alle banche al tasso ridicolo dell'1% con la speranza che queste poi  comprino i titoli degli stati più indebitati reclamando interessi del  5-6%, realizzandoci sopra grassi profitti. Forse sarebbe  più economico  ed intellettualmente onesto se la Banca Centrale Europea prestasse  denaro direttamente agli stati al tasso dell'1%, evitando loro di andare  sui mercati ad implorare prestiti offrendo il 6%,  e rischiando con ciò  la bancarotta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la Germania imperterrita continua ad opporre i suoi &lt;em&gt;nein&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Monetizzazione? &lt;em&gt;Nein&lt;/em&gt;!&lt;br /&gt;Aiuti diretti agli stati? &lt;em&gt;Nein&lt;/em&gt;!&lt;br /&gt;Eurobonds? &lt;em&gt;Nein&lt;/em&gt;!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora il default è l'ultima carta da giocare. Inevitabile, come spiega Regnault, &lt;em&gt;“trarre le conseguenze dall'impossibilità di onorare integralmente gli impegni dei contratti di prestito”&lt;/em&gt; e soprattutto farlo presto, &lt;em&gt;“senza attendere devastazioni irreparabili”&lt;/em&gt;.  Prima che l'austerità, il rigore, l'iper-tassazione e l'amministrazione  controllata dei gestori eurocratici soffochino completamente le nostre  economie. Prima che i solerti burocrati del liberismo mondiale  prosciughino il patrimonio privato e il risparmio delle famiglie. Prima  che la disoccupazione inghiotta del tutto i nostri giovani nella sua  morsa paralizzante. Prima che  si arrivi comunque, dopo tutto questo, a  rendersi conto dell'insostenibilità del debito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il default, se  gestito con intelligenza (questo solleva la domanda: da chi?),  ci  permetterebbe di scegliere: ad esempio potremmo rifiutarci di pagare i  creditori esteri e continuare invece ad onorare gli impegni presi con i  piccoli creditori italiani;  si potrebbe ripudiare del tutto il debito &lt;em&gt;vecchio&lt;/em&gt;,  ossia quello dove il creditore ha ormai lucrato in interessi più del  capitale a suo tempo investito; si potrebbero nazionalizzare le banche  strapiene di BOT e salvaguardare i correntisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È probabile, anzi sicuro, che qualcuno ci rimetterà, che saranno tempi duri (comunque ineluttabili), soprattutto all'inizio. Ma il Paese guadagnerà un futuro, o almeno la speranza in un futuro, oggi completamente e tragicamente negata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Antonio Schiavone&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-5629310951524850085?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/5629310951524850085/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/pensare-limpensabile.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/5629310951524850085'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/5629310951524850085'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/pensare-limpensabile.html' title='Pensare l&apos;impensabile'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-SSuOCouZ8wY/TyhSWUbo-pI/AAAAAAAAB9Y/bijG6gxwLGU/s72-c/greece-debt-crisis.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-6349817645419206799</id><published>2012-01-30T15:25:00.000-08:00</published><updated>2012-01-30T15:34:48.266-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>La moneta creata e la schiavitù del debito</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-tG9LIb4HlmM/Tycn255iKPI/AAAAAAAAB9M/urzozRoBk3g/s1600/benjamin_franklin_1706_90_hi.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 348px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5703571277296576754" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-tG9LIb4HlmM/Tycn255iKPI/AAAAAAAAB9M/urzozRoBk3g/s400/benjamin_franklin_1706_90_hi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;“Il tempo è denaro”. Lo scrisse, nel 1736, Benjamin Franklin (nella foto n.d.r.), uno che del tempo fece un uso incredibilmente consapevole. Tra l’invenzione del parafulmine, un’ambasciata a Parigi e la stesura della Costituzione americana, l’inventore-patriota gettò, con quella frase, le fondamenta del nuovo spirito capitalista che avrebbe penetrato la civiltà moderna. Non a caso Max Weber, il grande sociologo tedesco che indagò la natura del capitalismo, vide in questo padre dell’America, in questo puritano votato agli ideali massonici, una sorta di teorico di quell’etica basata “sull’acquisizione di denaro e sempre più denaro” in maniera quasi “trascendente e assolutamente irrazionale”. E’ raro che una frase riesca a presagire in maniera così chiara la trasformazione della società e dell’uomo. Forse solo il “Dio è morto!” di Nietzsche ha avuto la stessa forza profetica della frase di Franklin. E infatti, eclissi del sacro e dittatura del denaro, sono la trama finita del tempo in cui viviamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franklin fu uno dei protagonisti della lotta d’indipendenza americana e fu strenuo sostenitore del diritto dei coloni a battere una propria moneta, svincolandosi dall’obbligo imposto dalla corona britannica (e dalla Banca d’Inghilterra) di effettuare i pagamenti in oro e argento. La Rivoluzione che portò alla nascita della più grande democrazia del mondo sarebbe nata da due fattori congiunti: eccesso di pressione fiscale e mancanza di sovranità monetaria. Chissà cosa avrebbe pensato lui dell’Euro. Di questa furbizia storica che ha portato ad un’Europa fatta da Stati senza moneta e da una moneta senza Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma l’intuizione di Franklin ci consente di comprendere la natura perversa del modello economico in cui viviamo e della crisi che ci sta travolgendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il tempo è denaro, allora il denaro cos’è? La risposta è semplice: il denaro è tempo. Un tempo concepito come continua proiezione futura, una promessa all’interno dell’astratto meccanismo credito/debito. L’intero sistema capitalistico moderno si basa sul rapporto tra un credito puro e un debito infinito generati da una moneta creata dal nulla. Il denaro, non più legato ad alcun elemento di natura (per esempio l’oro), ha cessato di essere intermediario di scambi e strumento di circolazione di beni. Il capitalismo finanziario, generando la moneta dal nulla, ha trasformato il denaro in valore in sé proiettandolo in un tempo futuro. Un gioco di prestigio che ha reso i banchieri moderni demiurghi delle nostre vite e dei nostri destini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La moneta creata dal nulla (l’invenzione più importante della modernità) porta con sé un aspetto del tutto nuovo: il denaro che le banche centrali stampano e mettono in circolo è un debito per loro e un credito per chi lo possiede. Ma nello stesso tempo, acquisendo corso legale, quel debito è moneta, cioè pagamento. In altre parole, un debito che non potrà mai essere estinto se non per mezzo di altro debito (cioè altro denaro). Una magia che, come tutte le magie, genera un potere assoluto nelle mani di chi la detiene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando banchieri, economisti e politici espressione delle potenti élite finanziarie ci dicono che la pesante pressione fiscale (da sempre strumento di limitazione della libertà individuale da parte dello Stato) e le manovre “lacrime e sangue”, sono un prezzo da pagare, un sacrificio momentaneo per riequilibrare i debiti sovrani e garantirci il futuro, mentono sapendo di mentire. Perché è proprio del nostro futuro che si stanno impossessando. Il sistema non consente che alcun debito venga estinto perché è su di esso e sulla promessa del pagamento che legittima la sua esistenza. Il debito è la nuova schiavitù cui sono sottomessi i popoli e le generazioni future. Dalla condizione di debitori non si esce (il cittadino nei confronti dello Stato, lo Stato nei confronti delle banche centrali, il cittadino nei confronti della sistema finanziario, il sistema finanziario verso se stesso).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pochi giorni fa, il suicidio dell’architetto francese davanti all’ufficio delle imposte ha seguito i suicidi degli imprenditori italiani strozzati dalle banche e dal sistema del credito e del debito. L’Europa è attraversata da una disperazione collettiva che gli istituti di sondaggio non colgono e i media del grande potere nascondono. C’è solo una via di uscita: far saltare questo sistema. Ma servirebbe una politica in grado di recuperare la sua missione di governo del bene pubblico. Per ora la politica si è arresa. Dopo essersi barricata per oltre 30 anni nei suoi nascondigli parlamentari, è uscita a mani alzate scortata dagli sgherri del nuovo potere mondiale. Aspettiamo che torni a battere un colpo.&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;(fonte: &lt;a href="http://blogdellanarca.wordpress.com/"&gt;http://blogdellanarca.wordpress.com/&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-6349817645419206799?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/6349817645419206799/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/la-moneta-creata-e-la-schiavitu-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6349817645419206799'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6349817645419206799'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/la-moneta-creata-e-la-schiavitu-del.html' title='La moneta creata e la schiavitù del debito'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-tG9LIb4HlmM/Tycn255iKPI/AAAAAAAAB9M/urzozRoBk3g/s72-c/benjamin_franklin_1706_90_hi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-2066901157309486376</id><published>2012-01-30T09:51:00.000-08:00</published><updated>2012-01-30T09:52:46.440-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Quelli che vogliono tagliare le nostre radici</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_HXZYgwaPE0/TybY6UFg7_I/AAAAAAAAB9A/vNeI0PBEo5c/s1600/51N254KBJRL._SS500_.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-_HXZYgwaPE0/TybY6UFg7_I/AAAAAAAAB9A/vNeI0PBEo5c/s400/51N254KBJRL._SS500_.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5703484474447163378" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vuoi vedere che il male principale del nostro tempo è il richiamo alle  radici? Lo ripetono da troppo tempo troppi intellettuali: nelle radici  vi sarebbe l’odio per ogni diversità, per la mobilità e l’emancipazione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Nelle radici si nasconderebbe il seme del razzismo e  dell’antisemitismo verso l’ebreo errante, l’esodo, il mondo migliore. Le  radici sarebbero la figurazione arborea dell’identità, l’ombra legnosa  della tradizione, la traduzione in natura dell’ideologia nazionalista e  reazionaria.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;A comporre questo tam tam giunge ora un libretto di Maurizio Bettini,  Contro le radici (Il Mulino, pagg. 112, euro 10), lanciato con evidenza  dalla Repubblica. Per uno scherzo del destino in questi giorni esce un  libretto di pari formato ma di opposta tesi di Roger Scruton, Il bisogno  di nazione (Le Lettere, pagg. 98, euro 10) con una prefazione di  Francesco Perfetti. Scruton sostiene che le democrazie devono la loro  esistenza alla «fedeltà nazionale», cioè a quel legame vivo, culturale,  storico e naturale, con le proprie radici, il proprio territorio e alla  preferenza per il nostrano. Il nazionalismo, a suo parere, è la  patologia della fedeltà nazionale o, come preferisco dire, è  l’infiammazione dell’idea di nazione: aveva un senso agli albori del  Novecento. Gli avversari di Scruton sono le ideologie universaliste, i  poteri e le imprese transnazionali, che egli riassume in una sola  espressione: oicofobia, ovvero rifiuto delle eredità e della casa. Di  oicofobia soffre Contro le radici di Bettini, nel solco de L’invenzione della  tradizione di Eric Hobsbawm, storico che si definisce ancora comunista, e  dei numerosi scritti contro l’identità (è il titolo di un testo  laterziano dell’antropologo Francesco Remotti). &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Secondo Bettini l’immagine delle radici sostituisce il ragionamento  con una visione. La metafora delle radici permette di far passare per  ordine naturale la sottomissione a una tradizione e a un’autorità. Senza  il richiamo alle radici, nota Bettini, un «tradizionalista» non  riuscirebbe a dirci come sia concretamente costituita la tradizione o  l’identità di cui parla. Non si comprende perché la tradizione abbia  necessità di una metafora e, invece, il progresso, l’uguaglianza o la  libertà sarebbero in grado di spiegarsi da sole. Non c’è bisogno  d’illusionismo o di metafore suggestive per spiegare la tradizione. Ci  sono molte cose vive e concrete - atti, patrimoni, eredità, esperienze,  legami, gesti, simboli e opere - che indicano la tradizione e  l’identità. Le radici sono un simbolo riassuntivo di quell’universo e il  frutto di un’analogia tra l’uomo e la terra che abita, tra la vita  umana e la natura. L’albero - la pianta, le radici - è sempre stata la  più frequente figurazione dell’umano, da Omero a Virgilio e Dante, da  Goethe a Heidegger; Bettini, studioso della classicità, lo sa bene.  Anche la cultura deriva da culto e coltivazione.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ma Bettini reputa il richiamo alle radici la pericolosa premessa  all’odio per chi non condivide le nostre radici e all’intolleranza verso  chi non vi si riconosce. Insomma il nazionalismo (fino al nazismo) è  dietro le radici. Ora, che si possano usare le radici anche come corpo  contundente per colpire il prossimo, eliminarlo e perseguitarlo, lo  conferma anche la storia. Ma la stessa storia insegna che anche nel nome  dei diritti umani, dell’uguaglianza, della libertà, della fratellanza,  furono violati quegli stessi principi e fu violentata l’umanità. Quante  guerre nel nome della pace... Condannare l’amor patrio perché c’è chi fa  guerra in suo nome, è come condannare l’amore perché c’è chi compie  delitti in suo nome. Le radici possono degenerare in alibi per i  violenti ma creano legami - affettivi, comunitari, vitali e culturali -  intensi e veri; nessuno può tradurre automaticamente l’amore per le  radici in odio verso chi non le condivide. La violenza nasce dal  capovolgere le radici in frutti e dal brandirle come rami, violando la  loro nascosta profondità. Peraltro nessuno può imporre l’amore delle  radici a chi non ne ha, non le sente o non le riconosce. Questa  costrizione produce finzione o violenza.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il dramma della nostra epoca è la perdita delle radici e dei legami,  lo spaesamento e la solitudine, la vita labile e precaria che si agita  insensata. Se diffidate di Heidegger, leggetevi almeno la Simone Weil di  L’énracinement: «Il radicamento è forse il bisogno più importante e  misconosciuto dell’anima umana... l’essere umano ha una radice... Chi è  sradicato sradica. Chi è radicato non sradica». Viceversa lo  sradicamento per la Weil «è la più pericolosa delle malattie delle  società umane».&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Parola di Simone Weil, operaista e rivoluzionaria, ebrea e  antifascista. Del resto, l’atto dello sradicare evoca in sé una violenza  che invece è assente nel radicarsi. È la differenza radicale tra  piantare ed espiantare, tra l’essere e la sua negazione.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Aver radici vuol dire non esaurire la propria vita nel presente o  nell’egoismo di un’esistenza autarchica; vuol dire venire da lontano,  avere un passato e dunque un avvenire, coltivare la vita e non solo  consumarla, amare le proprie origini e stabilire consonanze a partire da  chi ti è più prossimo. È molto più naturale e umano amare prima chi ti è  legato in radice - i tuoi famigliari - piuttosto che amare prima chi è  estraneo e lontano. Amare il prossimo si fonda sulla legge della  prossimità; amare il prossimo a partire da chi ti è più vicino,  stabilendo sugli affetti e i legami un’inevitabile gerarchia d’amore.  Non potrò mai amare dello stesso amore mia madre o mio figlio e una  persona sconosciuta che vive agli antipodi. Sarebbe falso e bugiardo  dire il contrario; sarebbe disumano, anche se passa per umanitario.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;E poi le radici sono anche le matrici di una civiltà, le fonti della  cultura classica, le tradizioni civili, letterarie e religiose di un  popolo. Perché dovremmo considerare barbarico amare le nostre radici?  Solo la neolingua totalitaria può indurci a considerare a rovescio la  vita, gli affetti, la realtà e l’amore. Shakespeare: «Oro? Oro giallo,  fiammeggiante, prezioso? No, o dèi, non sono un vostro vano adoratore.  Radici, chiedo ai limpidi cieli». Amate le vostre radici.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marcello Veneziani&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-2066901157309486376?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/2066901157309486376/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/quelli-che-vogliono-tagliare-le-nostre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2066901157309486376'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2066901157309486376'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/quelli-che-vogliono-tagliare-le-nostre.html' title='Quelli che vogliono tagliare le nostre radici'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-_HXZYgwaPE0/TybY6UFg7_I/AAAAAAAAB9A/vNeI0PBEo5c/s72-c/51N254KBJRL._SS500_.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-4604576427682245338</id><published>2012-01-30T09:38:00.000-08:00</published><updated>2012-01-30T09:43:25.377-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Denaro, sterco del nulla</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-eRnnXdIUBWo/TybWrRIv3UI/AAAAAAAAB80/Y5SznpfssAk/s1600/denarostercodemonio.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 262px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-eRnnXdIUBWo/TybWrRIv3UI/AAAAAAAAB80/Y5SznpfssAk/s400/denarostercodemonio.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5703482016934124866" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nella società attuale &lt;strong&gt;l’impresa &lt;/strong&gt;è  centrale.  Perché qualsiasi cosa produca, sciocchezze o mine antiuomo  come l’Oto  Melara o qualcosa di utile, dà lavoro e quindi stipendi o  salari che  permettono il meccanismo produzione-consumo-produzione (ma  oggi sarebbe  più esatto dire: consumo-produzione-consumo) su cui si  regge tutto il  sistema. Ecco perché in questa fase di crisi non solo il  governo Monti,  ma tutte le &lt;em&gt;lead &lt;/em&gt;occidentali cercano di sostenere in ogni modo l’impresa a costo di passare per il massacro di chi ci lavora.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;L’impresa dipende però dai crediti delle &lt;strong&gt;banche &lt;/strong&gt;per  i  suoi investimenti. E qui c’è già una stortura. Il mercante  medievale,  che è l’antesignano dell’imprenditore moderno, investiva  denaro proprio,  non chiedeva prestiti. E questa buona creanza si è  mantenuta a lungo,  anche dopo la Rivoluzione industriale, se è vero che  nel 1970 &lt;span style="text-decoration: underline"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Rizzoli" target="_blank"&gt;Angelo Rizzoli senior&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; sul letto di morte raccomandava al figlio e ai nipoti&lt;em&gt; “non fate mai debiti con le banche”&lt;/em&gt;   (i discendenti non lo ascoltarono e si è visto com’è andata a finire).   Ma, per la verità, il vecchio Rizzoli era ormai un uomo fuori dai  tempi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Se le imprese dipendono dalle banche noi dipendiamo dalle imprese. Siamo tutti, o quasi, come scrive Nietzsche, degli &lt;strong&gt;“schiavi salariati”&lt;/strong&gt;   che è un concetto più omnicomprensivo del marxiano proletariato che   riguarda gli operai di fabbrica. Non siamo più padroni di noi stessi   mentre l’uomo medievale, almeno economicamente, lo era. Perché,   contadino o artigiano che fosse, viveva sul suo e del suo. Anche i   famigerati “servi della gleba”, detti più correttamente servi casati, è   vero che non potevano lasciare i terreni del feudatario, ma non  potevano  neanche esserne cacciati. La disoccupazione non esisteva. Il  lavoro non  era un problema. La sussistenza di ciascuno era assicurata  dalle  servitù comunitarie, cioè a disposizione di tutti, che gravavano  sulla  proprietà e sul possesso (servitù di legnatico, di acquatico, di  seconda  erba, eccetera).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Era il regime dei &lt;strong&gt;“campi aperti” &lt;/strong&gt;(&lt;em&gt;open fields&lt;/em&gt;)   che teneva in un delicato ma straordinario equilibrio il mondo rurale.   Per un secolo e mezzo le case regnanti inglesi dei Tudor e degli  Stuart  si opposero ai grandi proprietari terrieri che volevano  recintare i  campi (&lt;em&gt;enclosure&lt;/em&gt;) perché ne avrebbero tratto  maggior profitto,  capendo benissimo che questo avrebbe buttato milioni  di contadini alla  fame. Col parlamentarismo di Cromwell, preludio della  democrazia, fu  invece introdotta l’&lt;em&gt;enclosure&lt;/em&gt; (quei parlamenti erano zeppi di proprietari terrieri, di banchieri, di mercanti e di altri furfanti similari).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Tutti questi processi sono stati enfatizzati dalla trasformazione del &lt;strong&gt;denaro&lt;/strong&gt;,   nella sostanza e nella forma. Da utile intermediario nello scambio per   evitare le triangolazioni del baratto (c’è un bel geroglifico egizio  che  mostra, come in un fumetto, un tale che per procurarsi una focaccia   deve fare tre passaggi) diventa a sua volta merce. All’inizio è oro o   argento o bronzo. Non che l’oro rappresenti davvero una ricchezza, è  una  convenzione come un’altra (i neri africani e i polinesiani gli   preferivano le conchiglie cauri) ma ha almeno una consistenza materiale.   Poi diventa banconota, poi segno su carta, infine impulso elettronico e   quindi totalmente astratto. Per questo enormi masse di tale denaro   virtuale possono spostarsi in pochi attimi da una parte all’altra del   mondo. Se dovesse spostare dobloni d’oro la &lt;strong&gt;speculazione &lt;/strong&gt;non esisterebbe.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Infine per scendere dalla luna sulla terra non si capisce perché fra tante misure inutili non si vieta almeno, in Borsa, la &lt;strong&gt;compravendita allo scoperto &lt;/strong&gt;dove   uno vende azioni che non ha o le compra con denaro che non possiede,   lucrando sulla differenza. E con ciò gonfiando ulteriormente la quantità   di denaro virtuale e facendone una massa d’urto che puntando su un   obiettivo lo determina, anche per il trascinamento psicologico che   comporta, e può così strangolare paesi e intere aree geografiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Massimo Fini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-4604576427682245338?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/4604576427682245338/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/denaro-sterco-del-nulla.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4604576427682245338'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4604576427682245338'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/denaro-sterco-del-nulla.html' title='Denaro, sterco del nulla'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-eRnnXdIUBWo/TybWrRIv3UI/AAAAAAAAB80/Y5SznpfssAk/s72-c/denarostercodemonio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-2218384410987231891</id><published>2012-01-30T05:43:00.000-08:00</published><updated>2012-01-30T15:36:35.023-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storia'/><title type='text'>Quando condannò a morte un uomo: "Colpevole? Non lo so"</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-i0OmIyiyO6U/TyafRRUat2I/AAAAAAAAB8o/JzRDCOCTuD0/s1600/6781533409_788b573df7_z.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 344px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5703421097166944098" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-i0OmIyiyO6U/TyafRRUat2I/AAAAAAAAB8o/JzRDCOCTuD0/s400/6781533409_788b573df7_z.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Prima di essere politico, Oscar Luigi Scalfaro era stato magistrato. Indossata la toga nel 1943, ancora su giuramento al Duce e al fascismo, il futuro presidente della Repubblica la indossò di nuovo dopo la Liberazione, dopo aver combattuto da partigiano contro i nazifascisti. Nel clima d'odio post 25 aprile, l'allora 27enne Scalfaro fu chiamato a giudicare sei fascisti "collaborazionisti". Furono tutti condannati a morte dalla Corte straordinaria di Assise di Novara e Scalfaro partecipò agli interrogatori. Di uno in particolare, il brigadiere Domenico Ricci, era assai intimo. Vicino di casa, la figlia di Ricci Anna Maria lo considerava addirittura un "secondo papà". Nell'ottobre 2006 quella oscura vicenda torna a galla e Scalfaro non può non ammettere di aver contribuito alla condanna a morte di Ricci e degli altri cinque imputati, anche se nella sentenza si legge: il brigadiere Ricci "insieme al Missiato costituì l' anima della Squadraccia, della quale, poi, pare abbia assunto il comando ufficiale allo scioglimento di essa". Quel "pare" peserà come un macigno sulla coscienza di Scalfaro, e non a caso per tutta la vita continuerà a scrivere ad Anna Maria, come per rimarginare quella ferita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sentenza scandalosa - Quando nel 1996 il Giornale pubblicò una foto di Scalfaro del 23 settembre 1945, sul luogo dell'esecuzione di Ricci e degli altri 5 presunti fascisti, la stessa Anna Maria scrisse al presidente per chiedere se pensasse che il padre fosse innocente o colpevole. "Sono certamente io, accanto al canonico Pozzo - spiegò Scalfaro alla stampa -. La sera alle nove, nove e mezza uscivo dall'ufficio e il sindaco mi disse: la fucilazione sarà eseguita domattina. Mi sono alzato alle quattro e sono andato in carcere. Li ho abbracciati tutti, uno per uno. Ho fatto la comunione con loro sul camion". Ma alla figlia di Ricci non potè dare spiegazioni: "Scalfaro una mattina presto mi telefona, un sabato o una domenica - ricorda la donna -, due parole: 'Stia tranquilla perché suo padre dal Paradiso pregherà per lei'. Tutto qua...". Semplicemente, Scalfaro non poteva avere la certezza della colpevolezza del suo vicino di casa, ma da "consulente tecnico giuridico" del tribunale d'emergenza, o meglio "tribunale militare di partigiani", non si sottrasse alla decisione. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;(fonte: &lt;a href="http://www.liberoquotidiano.it/"&gt;www.liberoquotidiano.it&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-2218384410987231891?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/2218384410987231891/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/quando-condanno-morte-un-uomo-colpevole.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2218384410987231891'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2218384410987231891'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/quando-condanno-morte-un-uomo-colpevole.html' title='Quando condannò a morte un uomo: &quot;Colpevole? Non lo so&quot;'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-i0OmIyiyO6U/TyafRRUat2I/AAAAAAAAB8o/JzRDCOCTuD0/s72-c/6781533409_788b573df7_z.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-1108185471065309293</id><published>2012-01-28T07:29:00.000-08:00</published><updated>2012-01-28T07:35:32.136-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Quei "compagni" alla corte di Goebbels</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-dE5Jy9H0M7g/TyQVr1ZpCqI/AAAAAAAAB8c/HcIaSAOX_HM/s1600/cover_35.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 268px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-dE5Jy9H0M7g/TyQVr1ZpCqI/AAAAAAAAB8c/HcIaSAOX_HM/s400/cover_35.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5702706870971075234" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È un libro strano e bello L’albero del mondo di Mauro Mazza (Fazi, pagg.  158, euro 16). Saggio e romanzo, è una riflessione storica sulla  generazione che, per chi come l’autore e chi scrive ha superato i  cinquant’anni, fu quella dei padri, e tuttavia anche un esame di  coscienza per la propria, da quei padri segnata, certo, e però alla  ricerca di una propria via individuale che nel rispetto e, se il caso,  nel disprezzo per ciò che è stato, permetta una volta per tutte l’uscita  dal tunnel delle ideologie novecentesche che così duramente segnarono  quel secolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sottotitolo recita Weimar, ottobre 1942, ovvero l’autunno del  disincanto per molti degli intellettuali fascisti chiamati a discutere  nella cittadina tedesca sullo stato della cultura e dell’Europa, ovvero  sul proprio «domani», vincitori o vinti. Dopo le conquiste sfolgoranti  dei primi anni, la guerra aveva preso un’altra piega: erano scesi in  campo gli Usa, la Wehrmacht si era trovata bloccata a Stalingrado,  l’Italia si era rivelata l’anello di latta di un patto d’acciaio non più  tale. Che fare? Come comportarsi? A chi credere? Fra gli scrittori  italiani presenti a Weimar, Mazza focalizza l’interesse sulla «promessa»  Giaime Pintor, germanista di valore a dispetto della giovane età (era  poco più che ventenne), e sul più «anziano» Elio Vttorini, trentenne,  romanziere, polemista, traduttore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Gli altri, i Falqui, i Baldini, i Cecchi, appartengono in fondo, per  gusti, abitudini, temperamenti, stili di vita, al vecchio mondo liberale  che vent’anni prima il fascismo aveva politicamente spazzato via. Sono  professori, studiosi di tutto rispetto, ma tutti più o meno  conservatori, più o meno reazionari, più o meno codini, più o meno  apolitici. Stanno sì con il Regime, ma l’impressione è che starebbero  con qualsiasi regime purché venisse loro concesso di zappare il proprio  orticello letterario non dando fastidio a nessuno.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pintor e Vittorini sono generazionalmente un’altra cosa e Mazza lo  racconta bene, con un intelligente uso di pubblico e privato: sentimenti  e delusioni sentimentali, dichiarazioni di principio e infatuazioni  letterarie. Sono nati con il fascismo e nel fascismo e se Elio, allora  ragazzino, ha sognato nel ’22 di sfilare con le camicie nere,  l’adolescente Giaime si è arruolato per combattere quella Seconda guerra  mondiale che in patria viene presentata come uno scontro di civiltà,  nazioni giovani contro nazioni vecchie, il sangue contro l’oro...&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quando un giorno ci si deciderà a fare sul serio la storia  intellettuale del Ventennio, un capitolo spetterà a chi diede al  fascismo molto più di quanto in cambio ricevette, e che dal fascismo si  distaccò non tanto nel nome di un generico o convinto dissenso  ideologico, ma più semplicemente perché si accorse che il vero  «fascismo» era il loro e non quello di un regime codificatosi in una  recita dove la gerarchia era una posa, la fantasia un’illusione,  l’anticonformismo una colpa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I Malaparte, i Longanesi, i Berto Ricci, i giovanissimi dei tempi  della marcia su Roma come i teorici della cosiddetta «seconda ondata»  rivoluzionaria, a lungo si ostinarono a pensare che i loro sforzi  intellettuali, libri, riviste, convegni, polemiche, potessero  contribuire a fare dell’intuizione di un singolo individuo un patrimonio  nazionale. Gli rimase invece fra le mani il combinato disposto di un  sistema che sempre meno tollerava la discussione, che sempre più  premiava l’acquiescenza, di una dottrina che per codificarsi annullava  qualsiasi eresia feconda e si accontentava di una sterile ripetizione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La guerra si incaricò di mostrare fino a che punto una ventennale  costruzione fosse stata rosa dal suo interno, lasciandola apparentemente  intatta, ma in realtà priva di senso e significato. Prima e più di  tutto, il loro distacco e poi il rifiuto furono il frutto di una  delusione. Un anno dopo Weimar, Pintor saltò su una mina mentre faceva  da ufficiale di collegamento per conto degli Alleati. Quanto a  Vittorini, entrerà nella Resistenza, scriverà il suo più brutto romanzo,  Uomini e no, e nel dopoguerra andrà a sbattere contro l’ortodossia  comunista. «Credeva fossimo liberali, e invece, guarda un po’, eravamo  solo comunisti» ironizzerà Togliatti...&lt;br /&gt;Nel libro Mazza racconta il  momento dell’incertezza, quando non si crede più, ma non si sa ancora in  cos’altro credere e se sia ancora possibile credere... «Nulla è più  difficile che crescere» fa dire al Pintor traduttore di L’infanzia del  cuore di René Podbielski.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Occorre di nuovo «aderire alle cose», come il fascista francese Drieu  La Rochelle, un altro dei relatori di Weimar, ama ripetere. Bisogna  dare un senso, non limitarsi ad accettare ciò che viene. Mescolando  testi, diari, lettere, articoli, forzando la cronologia, prestando ai  suoi protagonisti pensieri e considerazioni plausibili perché frutto  delle riflessioni di un autore che quel clima e quel modo di essere  conosce bene, Mazza traccia le coordinate di un mondo in declino, fra  dubbi, tormenti e illusioni, il cuore dell’Europa un attimo prima della  resa dei conti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una citazione di Goebbels, «noi passeremo alla storia come i più  grandi uomini di Stato di tutti i tempi o come i più grandi criminali»,  spiega meglio di un libro di storia Hitler, i Campi, il Bunker e una  Germania rasa al suolo. Le stesse speculazioni sulla scomparsa di Ettore  Majorana, rivale di Fermi affascinato dalla «necessità storica» del  nazismo, che Mazza racconta con felicità espressiva unita al talento del  cronista di razza, rimandano a un’epoca fluida, dove non c’è il senno  di poi a spiegare le ragioni e i torti, il bene e il male.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lavorando sui destini intrecciati di due fra i più brillanti  intellettuali italiani dell’epoca e del più implacabile ministro del  Reich, Mazza compie una ricognizione che va dritta al problema: il  rapporto fra la cultura e il potere politico, l’idealismo e il realismo  che si contrappongono, la sudditanza della prima nel suo allearsi con la  seconda, il compito e il ruolo stesso dello scrittore.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A un Goebbels che chiede una letteratura d’evasione «per le donne  sole in casa e per i soldati al fronte», Vittorini replicherà che «una  pagina può illuminare il senso di un’epoca» e che il non scriverla,  ovvero l’accettare quell’invito, fa diventare «complici di questa immane  catastrofe»... Anni dopo, a un Togliatti che chiede una letteratura  marxisticamente impegnata, replicherà che non ci sta «a suonare il  piffero per la rivoluzione». Fra impegno e disimpegno resta lo spazio  accidentato, fragile e ambiguo della libertà di pensiero, ma non sempre  basta la letteratura per salvarsi l’anima.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stenio Solinas&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-1108185471065309293?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/1108185471065309293/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/quei-compagni-alla-corte-di-goebbels.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1108185471065309293'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1108185471065309293'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/quei-compagni-alla-corte-di-goebbels.html' title='Quei &quot;compagni&quot; alla corte di Goebbels'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-dE5Jy9H0M7g/TyQVr1ZpCqI/AAAAAAAAB8c/HcIaSAOX_HM/s72-c/cover_35.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-1739104221666293993</id><published>2012-01-28T03:20:00.000-08:00</published><updated>2012-01-30T15:36:01.077-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Buttafuoco: è Casini-Monti-Passera il ticket del nuovo Pdl</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-cPmqf48JhTQ/TyPcS037BDI/AAAAAAAAB8Q/Nsc0zKoKe5M/s1600/casini.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 335px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5702643769170134066" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-cPmqf48JhTQ/TyPcS037BDI/AAAAAAAAB8Q/Nsc0zKoKe5M/s400/casini.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;A diciott’anni dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi sul futuro del centrodestra italiano si addensano numerosi interrogativi. Che forma prenderà il Popolo della Libertà dopo l’esperienza del governo dei tecnici guidato da Mario Monti? L’asse del Nord è da archiviare? E chi riuscirà a tenere insieme una coalizione che ha sempre avuto come unico baricentro il Cavaliere? «Non c’è dubbio che in Italia il centrodestra è nato grazie al guizzo geniale e solitario di Silvio Berlusconi – spiega a &lt;em&gt;IlSussidiario.net&lt;/em&gt; Pietrangelo Buttafuoco –, altrimenti non avrebbe mai potuto esserci. E questo per una serie di motivi: nel Paese si era radicato infatti un istinto moderato che tutto poteva essere tranne che riconducibile a un’area di centrodestra. Se, ad esempio, dovessimo cercare un alfabeto, un linguaggio che potesse mettere insieme quella storia dovremmo andare molto più in là nel tempo, scavalcando persino il Risorgimento. Ad ogni modo Berlusconi seppe trovare una sintesi, diede contenuto a ciò che era solo un istinto di un preciso blocco sociale, cosa che prima di lui era riuscito a fare solo Bettino Craxi».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;Oggi però siamo alla fine di quella stagione politica.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;È vero e non credo che a questo punto ci sia la possibilità di continuare nel solco del Pdl, di ciò che è stato e di ciò che sarebbe potuto diventare. Tutto è inevitabilmente legato all’esperienza personale di Silvio Berlusconi. Qualcosa di nuovo nascerà sicuramente, ma se alle sue spalle ci sarà ancora una volta la regia del Cavaliere non potranno che essere dei tentativi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;Il fatto stesso che io e lei ne stiamo parlando dovendoci per forza aggrappare a una meta elettorale la dice lunga sull’attuale possibilità di avere degli argomenti, una sostanza politica e un orizzonte. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;Almeno il blocco sociale è rimasto lo stesso secondo lei?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;Chi lo può dire? Pensiamo alla Lega. Il Nord ha avuto in questi anni un ottimo strumento che aveva fondato il suo consenso non sulle clientele, come succederebbe per qualsiasi espressione politica al Sud, ma su un blocco sociale costituito da operai, imprenditori e individualità libere che avevano un’idea ben precisa dell’emancipazione nel lavoro e nella società. Questo ha portato a degli esperimenti e a dei successi in ambito politico-amministrativo. Teniamo presente infatti che il Carroccio, pur avendo un personale politico strutturato con un logica leninista, ha dato dei buoni risultati. Cosa che non si può dire rispetto al Popolo della Libertà.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;Ci spieghi meglio.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;Prima Forza Italia e poi il Pdl sono finiti nel frullato di un’esistenza resa turbinosa dalla personalità di Berlusconi, che non ha permesso che si formasse un ceto politico. Se dovessimo infatti fare il racconto del berlusconismo, infatti, non potremmo non parlare di quell’immenso dimenticatoio popolato da bracci destri, protagonisti di un solo giorno e personalità portate alla ribalta per poi essere cancellate e dimenticate.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;È lo stesso destino che secondo lei attende Alfano?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;Rispetto a quelli che subirono questa sorte bisogna dire che lui ha il vantaggio di essere radicato in un territorio, il laboratorio siciliano. Un luogo fatto di destini, storie e personaggi che difficilmente possono essere messi tra le parentesi dei sondaggi e delle opinioni volatili. Un orizzonte in cui chi vuole farsi la propria storia se la può fare. Se in Italia infatti le cose possono cambiare dall’oggi al domani, in Sicilia questo può accadere dalla mattina alla sera…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;Tra gli interrogativi aperti in questa metà campo, c’è poi quello che riguarda tutta l’area degli ex An, oggi rimasta senza un leader.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;Questo è un problema rilevante che qualche giorno fa è stato sottolineato anche da Marcello Veneziani. Manca un leader a una comunità politico-culturale che non è assolutamente infinitesimale in questo orizzonte. Anzi, è forse quella che ha avuto le antenne più dritte in termini di elaborazione politica e culturale. A mio avviso però questo mondo si sta sgretolando, non tanto perché è alla ricerca di un leader (quello verrà da sé), ma piuttosto perché sta tentando di costruirsi una casa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;Cosa intende dire?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;Se consideriamo quello che era stato il passaggio fondamentale, non tanto la stagione di Gianfranco Fini, quanto l’impronta data da Pinuccio Tatarella, il percorso di quel mondo era chiaro: costruire una casa dove poter stare. Una “casa degli italiani” che permettesse di uscire da una dimensione di “esuli in patria”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;Alfano, o chi per esso, commetterebbe un grave errore se dimenticasse questo importantissimo tassello, che si salderebbe finalmente con la tradizione socialista e quella cattolica. Per essere chiari, a mio avviso, c’è la necessità di far tornare nella stessa casa Augusto Del Noce, Cesare Battisti e Giovanni Gentile. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;Lei pensa quindi a una casa comune, non al ritorno della destra in una nuova An?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;Alleanza Nazionale non può tornare. A quel punto in termini di elaborazione culturale, creativa e di fantasia basterebbe Casa Pound, al di fuori degli esorcismi e delle persecuzioni che sta subendo. Quella sì che è una realtà che sa fare elaborazione politica e attraversare i mondi, mandando in pensione definitivamente quella ridicola macchina degli equivoci che è l’estrema destra. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;Se invece ragioniamo sempre da un punto di vista elettorale, il discorso è un altro. Su questo piano bisogna intendersi su come potremo dividere nuovamente la destra dalla sinistra. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;C’è chi ipotizza che dopo il governo Monti i partiti potrebbero ispirarsi al modello europeo coalizzandosi in due blocchi: il Partito popolare italiano e il Partito socialdemocratico…&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;Sull’Europa non sono in grado di rispondere perché, per com’è intesa, non mi riguarda assolutamente. L’idea di avere a che fare con una società che si divide tra socialdemocratici e popolari, per replicare lo schema americano democratici-repubblicani, comunque non mi convince. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;Già è insopportabile fare i conti con la cultura liberal, che Dio ci scampi almeno quella del Tea Party. Si tratta di semplici isterie. Avere a che fare con uno alla Bruce Chatwin, che gira per il mondo e si chiede “Che ci faccio qui?” o, dall’altra parte, con chi ti può scambiare con un terrorista se non indossi la cravatta non mi interessa. Nessuna di queste due culture è in grado di decifrare il futuro, anzi la realtà. E l’unico fronte politico che saprà decidere, in senso schmittiano, è proprio quello che sarà in grado di farlo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;Dal suo punto di vista, qualunque evoluzione comunque sarà da demandare alla comparsa di un nuovo leader?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;Guardi, qualcuno che si sta preparando a diventare leader c’è, ma è ancora più interessante capire chi vuol fare il regista. Nella società moderna infatti il leader è il protagonista di una messa in scena, un contenitore a cui dare contenuti. Uno come Pier Ferdinando Casini, ad esempio, si sta candidando a fare il regista.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;E chi sarà il suo leader?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;Alla fine potrebbe esserlo anche lo stesso Monti, o Passera. Vedremo poi se anche Berlusconi vorrà fare il regista, ma è comunque difficile immaginare che alla prossima tornata elettorale escano delle facce provenienti dalle officine della politica. La cosiddetta “sobrietà” non è nient’altro che un &lt;em&gt;lapsus&lt;/em&gt; del linguaggio, che rivela un retroscena.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;strong&gt;Quale?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;Si è cambiato passo e registro perché bisogna abituarsi all’idea del “tecnico”. Anche se l’“esercito del bene” e il meraviglioso pubblico di Santoro non sanno che la tessera P2 di Berlusconi, in confronto al combinato disposto di Goldman Sachs e Bilderberg di Monti, fa davvero ridere. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;A cambiare la geografia politica quindi non ci ha pensato un nuovo leader, è bastato questo strano “spolverio tecnico”…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(fonte: &lt;a href="http://www.ilsussidiario.net/"&gt;www.ilsussidiario.net&lt;/a&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-1739104221666293993?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/1739104221666293993/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/buttafuoco-e-casini-monti-passera-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1739104221666293993'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1739104221666293993'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/buttafuoco-e-casini-monti-passera-il.html' title='Buttafuoco: è Casini-Monti-Passera il ticket del nuovo Pdl'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-cPmqf48JhTQ/TyPcS037BDI/AAAAAAAAB8Q/Nsc0zKoKe5M/s72-c/casini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-3564205534185814609</id><published>2012-01-26T13:00:00.000-08:00</published><updated>2012-01-26T13:04:03.755-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Ezra Pound calpestato due volte</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-q9Seu8RQg14/TyG_uKZLc4I/AAAAAAAAB8E/soy2_A5YTR8/s1600/1059055-ezra_pound.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 342px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-q9Seu8RQg14/TyG_uKZLc4I/AAAAAAAAB8E/soy2_A5YTR8/s400/1059055-ezra_pound.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5702049403012608898" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Restituite a Casa Pound la possibilità di usare il nome del poeta.  Primo, perché se i geni sono universali ognuno è libero di venerare il  genio che vuole. Secondo, perché non si tratta di appropriazione indebita o di uso distorto del poeta. Lo dico a  sua figlia Mary che è ricorsa ai giudici, lo dico agli intellettuali  che hanno firmato il solito 'giù le mani da' Ezra Pound perché poeta  universale (ma lo scoprono solo ora, fino a ieri lo dannavano perché  fascista). Dov'è lo scandalo se i 'fascisti' si richiamano a Pound? Come  potete dimenticare i suoi discorsi appassionati e deliranti - ma i  poeti a volte delirano - alla radio a sostegno del fascismo e poi della  repubblica sociale, in piena guerra? E dopo la caduta del fascismo, come  potete ignorare i versi dei canti pisani su 'Ben e la Clara a Milano',  appesi per le calcagna? E i Cantos donati di persona a Mussolini, il  libro 'Jefferson e Mussolini', le sue battaglie contro l'usura? Come  potete dimenticare quei giorni bestiali nel campo di concentramento di  Coltano in cui il poeta fu esposto in gabbia, sotto i fari, costretto  pure a defecare davanti a tutti, come una scimmia, proprio perché  considerato fascista? E poi fu internato in un manicomio criminale negli  Stati Uniti, che lo condusse davvero alla follìa e al mutismo...  Persino l'ultimo, vecchio Pound accompagnato da Piero Buscaroli in  visita a Ferrara, che accarezza silente i fasci littori di Palazzo  Diamanti... Non potete calpestarlo due volte, la prima per fargli pagare  il suo fascismo, la seconda per negarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marcello Veneziani&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-3564205534185814609?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/3564205534185814609/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/ezra-pound-calpestato-due-volte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3564205534185814609'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3564205534185814609'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/ezra-pound-calpestato-due-volte.html' title='Ezra Pound calpestato due volte'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-q9Seu8RQg14/TyG_uKZLc4I/AAAAAAAAB8E/soy2_A5YTR8/s72-c/1059055-ezra_pound.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-2451630871215210311</id><published>2012-01-24T14:16:00.000-08:00</published><updated>2012-01-24T14:26:54.881-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esteri'/><title type='text'>Gli interessi dell’Italia e la «guerra preventiva» degli Usa all’Iran</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-yYKmgBc_WAM/Tx8wIDIWL5I/AAAAAAAAB74/69ZY4nOoT_8/s1600/mahmoud-ahmadinejad-speech.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-yYKmgBc_WAM/Tx8wIDIWL5I/AAAAAAAAB74/69ZY4nOoT_8/s400/mahmoud-ahmadinejad-speech.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5701328568111738770" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un giovane scienziato iraniano, Mostafa Ahmadi-Roshan, 32 anni, che lavorava al sito nucleare di Natanz, il più importante del Paese, è stato assassinato a Teheran da un commando in motocicletta che ha fatto saltare la sua auto, una Peugeot 405.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con lui sono morti l’autista e un passante. Le autorità iraniane, anche se non al più alto livello, hanno accusato i servizi segreti di Stati Uniti e Israele di essere gli autori dell’attentato. È difficile dar loro torto. Nel giro di poco più di un anno è il quarto scienziato iraniano impegnato nel programma nucleare che viene ucciso, e sempre con le stesse modalità: commando in motocicletta. Non può essere una casualità. Del resto Mossad e Cia ci hanno abituato ad azioni molto «disinvolte», per dir così, che calpestano ogni legalità internazionale e, a volte, la stessa sovranità di Paesi alleati (caso Abu Omar, rapito a Milano da agenti Cia, portato nella base Usa di Aviano e da lì trasferito nell’Egitto dell’alleato Mubarak, per esservi torturato). Ci chiediamo cosa sarebbe successo a parti invertite, se quattro scienziati israeliani fossero stati uccisi a Tel Aviv da agenti stranieri. Come minimo un putiferio diplomatico e mediatico e forse peggio. Ci chiediamo, con un certo sgomento, fino a dove voglia spingersi l’aggressività israelo-americana nei confronti dell’Iran. Si sa per certo che sono pronti da almeno due anni piani di attacchi militari (forse anche con atomiche tattiche) ai siti nucleari iraniani, e che esercitazioni in questo senso sono state svolte dagli israeliani partendo dalla base Usa di Decimomannu, in Sardegna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione, com’è arcinoto, è quella del nucleare iraniano. Questione che, a lume di logica, appare incomprensibile. L’Iran, a differenza di Israele, ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, accetta le periodiche ispezioni dell’Aiea che non hanno mai trovato che nei siti iraniani l’uranio sia stato arricchito oltre il 20% che è il limite necessario, e consentito, per gli usi civili e medici (per la Bomba bisogna arrivare al 90%). Che cosa si vuole ancora dall’Iran? Che voglia farsi l’atomica è un puro processo alle intenzioni, che ricalca quella teoria della «guerra preventiva» che Obama sembrava voler abbandonare. Eppure il Consiglio di Sicurezza dell’Onu continua a emanare sanzioni contro la repubblica islamica e Washington sta cercando di forzare la mano alla Ue e ai singoli Paesi europei perché ne vengano varate delle nuove. Ora, l’Italia è il secondo partner commerciale dell’Iran e il suo interscambio petrolifero col Paese degli ayatollah è del 14% (mentre per la Francia, che sta facendo la voce grossa, come in Libia, è solo del 3%). Ha detto, mi pare molto saggiamente, il presidente della Camera di Commercio iraniana, Mihammad Nahavandian; «Considerando la crisi economica in Europa, è un peccato perdere le opportunità di investimento in un mercato emergente come l’Iran. Queste misure ingiustificate finiranno per portare a perdite reciproche».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia ha o no il diritto di difendere i propri interessi nazionali, o dovrà sottostare per sempre a quelli americani e all’eterno ricatto morale di Israele che, per lo sterminio di 65 anni fa, si sente autorizzato a tutto, anche ad ammazzare cittadini stranieri sul loro territorio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Massimo Fini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-2451630871215210311?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/2451630871215210311/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/gli-interessi-dellitalia-e-la-guerra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2451630871215210311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2451630871215210311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/gli-interessi-dellitalia-e-la-guerra.html' title='Gli interessi dell’Italia e la «guerra preventiva» degli Usa all’Iran'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-yYKmgBc_WAM/Tx8wIDIWL5I/AAAAAAAAB74/69ZY4nOoT_8/s72-c/mahmoud-ahmadinejad-speech.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-6238912961585310974</id><published>2012-01-21T02:48:00.000-08:00</published><updated>2012-01-21T02:58:39.190-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esteri'/><title type='text'>Ma quale Cuba libera qui si muore di dittatura</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-uhAB5v3Rcks/TxqaTtidwMI/AAAAAAAAB7s/xljHSXHCA3k/s1600/%252B.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 386px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-uhAB5v3Rcks/TxqaTtidwMI/AAAAAAAAB7s/xljHSXHCA3k/s400/%252B.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5700037941823127746" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;All'inizio di gennaio era toccato a René Cobas, 46 anni, dissidente  cubano in carcere, colto da infarto mentre faceva lo sciopero della  fame. Adesso arriva la notizia della morte di Wilmar Villar, 31 anni,  anche lui detenuto politico: era giunto al suo 50° giorno di digiuno…&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;È invece viva e vegeta, per fortuna, Yoani Sanchez, la blogger di  Generacion Y che Time ha incluso nelle 100 personalità più influenti del  pianeta. Tanto influente in patria non deve essere, visto che negli  ultimi quattro anni il governo cubano le ha negato per 18 volte il visto  per uscire dal Paese... L'ultimo divieto è di questi giorni, nonostante  le aperture natalizie del presidente Raùl Castro in materia di  espatrio.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Resta in carcere, infine, l'americano Alan Gross, condannato a 15  anni per crimini contro lo Stato: avrebbe aiutato la comunità ebraica  cubana a installare una rete Internet «controrivoluzionaria».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ogni volta che Cuba torna alla ribalta della cronaca, si ha la  sensazione del deja vu: da un lato i sostenitori della piccola «isola  rivoluzionaria» impegnata a difendere il proprio comunismo nazionale dal  vorace e vicino capitalismo yankee forte del suo embargo economico;  dall’altro i critici dell’ultimo «gulag» ancora esistente, con gli  oppositori sbattuti in galera, la censura e le condanne a morte, la  caccia agli omosessuali, la crisi economica per incapacità politica. È  davvero così?&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Al museo Alejandre de Humboldt, nell’Avana vecchia, fa bella mostra  di sé la replica di un dinosauro di cinque metri di altezza e dodici di  larghezza ritrovato nel 2001 da paleontologi messicani nel deserto di  Coahuila. Castro (Fidel come Raùl) è come quel dinosauro, solo che è un  originale e non una copia, un dinosauro immerso nella sua era, alla sua  era sopravvissuto. Politicamente a Cuba non c’è il comunismo di Fidel (o  di Raùl), ma il fidelismo (e ora il raulismo) del comunismo. Fidel  Castro è stato ed è un caudillo latino-americano che si servì del  comunismo, inteso come alleanza con l’Urss, per rafforzare e mantenere  il potere.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Era un’alleanza per certi versi obbligata, non tanto e non solo dalle  circostanze internazionali, ma soprattutto perché una partnership di  quel genere era l’unica che potesse far fronte alla incapacità economica  da un lato, al pericolo di una contestazione politica dall'altro. «Il  costo economico della Cuba castrista - ha scritto Carlos Franqui  nell’autobiografico Cuba, la rivoluzione: mito o realtà? - era  mostruoso, ma Cuba era il cavallo di Troia del comunismo in America  latina, in Africa e nel Terzo mondo, sosteneva il movimento di  guerriglia, le guerre africane e costituiva una formidabile piattaforma  militare e spionistica a novanta miglia dal territorio degli Stati  Uniti. La vita era austera, ma non insopportabile. Dal punto di vista  materiale, il crollo del sistema sovietico ha privato i cubani di  tutto».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Per chi nel 1959 aveva ereditato un’economia solida, come Castro  stesso si era vantato dicendo di aver fatto «una rivoluzione senza  esercito, contro l'esercito, in assenza di una crisi economica», non è  un bel risultato.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Quello che oggi resta è una gerontocrazia, età media 75 anni, una  crisi profonda quanto irreversibile del sistema, l’ipotesi di una «via  cinese» (liberalizzazioni, capitalismo di Stato eccetera), ma anche  quella di una seconda Haiti, un malcontento generale, o anche una  apatia, l'aver fame di tutto, ma non credere in niente, la vita come  diffidenza.&lt;br /&gt;Non è un caso che in quella che è stata chiamata la  «narrativa del disincanto», ovvero la Cuba narrata dagli scrittori  cubani che a Cuba sono rimasti, non se ne sono andati, ad emergere è  un’isola colta nella sua glaciazione politica ed ebollizione umana:  emarginati, prostitute, arrivisti, mendicanti, emigranti (balseros che  se ne vanno e gusanos che ritornano), pazzi, drogati e soprattutto  omosessuali (di ogni sesso e tendenza), quasi tutti segnati da  scetticismo, scoramento, e a volte dallo squallore più amaro…&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;La rivoluzione, insomma, è andata a fondo e ciò che rimane a galla  sono i relitti del sistema da un lato, i naufraghi dal fallimento  dall'altro. Chi si aggrappa ai primi difende lo status quo, non un’idea,  chi nuota fra i secondi si preoccupa semplicemente di non affogare. Ciò  rende impossibile qualsiasi relazione che vada al di là di una semplice  constatazione dei rapporti: chi ancora detiene il controllo ha smesso  da tempo di credere nell’indottrinamento, nella convinzione e  nell’esempio come arma del consenso, chi ne è succube è consapevole che è  comunque il tempo a lavorare in suo favore e si accontenta di durare. Sopravvivere è il suo modo di combattere.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Via via, dunque, che l’attualità da raccontare si rivela sempre  più privata e sempre meno pubblica, ovvero si finisce per considerare la  res publica come un altro da sé reale, ma non essenziale, l’orizzonte  intellettuale si restringe, si fa narcisistico-individuale, non riesce  più a essere costitutivo di un’epoca, di una società, di una classe  sociale. Negli anni Sessanta, quando Cuba era ancora un esempio e per  certi versi un modello, lo scrittore Alejo Carpentier aveva osservato  che «nella maggior parte dei romanzi di Balzac i personaggi sono tutti  segnati dagli eventi della loro epoca.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Tutti vivono in funzione di qualcosa che è accaduto: la rivoluzione,  il crollo dell'impero, la restaurazione della monarchia, i fermenti  rivoluzionari». Cinquant’anni dopo, questa sorta di balzacchismo fatto  di illusioni perdute, illusioni disattese, illusioni rubate, illusioni  sbagliate, ha lasciato il posto all’assenza, più che alla fine delle  illusioni stesse: ciò che resta è l'accettazione di una sorta di limbo  contemporaneo in cui rifarsi al passato è impossibile, criticare il  presente è vietato, sognare un futuro è velleitario e in fondo inutile,  perché non c’è nulla su cui farlo poggiare.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il fatto che ancora oggi Cuba possa esercitare un fascino  indipendente dalla miseria politico-ideologica, dalla sua pratica  quotidiana, dall'anacronismo di una satrapia familiare cinquantennale,  dal contrasto stridente fra una teoria libertaria e una prassi  concentrazionaria, la dice lunga sull’incapacità in una certa sinistra  di fare i conti con la realtà.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stenio Solinas&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-6238912961585310974?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/6238912961585310974/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/ma-quale-cuba-libera-qui-si-muore-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6238912961585310974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6238912961585310974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/ma-quale-cuba-libera-qui-si-muore-di.html' title='Ma quale Cuba libera qui si muore di dittatura'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-uhAB5v3Rcks/TxqaTtidwMI/AAAAAAAAB7s/xljHSXHCA3k/s72-c/%252B.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-3302614294246769519</id><published>2012-01-20T13:36:00.000-08:00</published><updated>2012-01-20T13:58:55.543-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Alla ex destra serve un leader per risorgere</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-2WnLguABJfc/TxnjfT1Km6I/AAAAAAAAB7g/Xsc_vkWjafQ/s1600/marcello-veneziani.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 391px; height: 395px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-2WnLguABJfc/TxnjfT1Km6I/AAAAAAAAB7g/Xsc_vkWjafQ/s400/marcello-veneziani.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5699836930452790178" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che fine ha fatto la componente «destra» del Popolo della libertà,  quella che un tempo aveva una forte identità di forte minoranza, una  grande storia alle spalle e un raggio assai limitato di spazio politico?  In ogni società europea e globale c’è un’opinione pubblica di questo  tipo e oscilla tra il dieci e il venti per cento della popolazione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;E in alcune situazioni o con leader speciali, può accadere che  diventi prevalente. Da noi quel segmento corposo è stato in larga parte  domiciliato nel Pdl, in piccola parte nella Lega e il resto disperso in  formazioni minori, fughe nell’altrove o nel buco nero  dell’astensionismo.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Per molti anni quella destra fu soprattutto l’Msi, ma oltre il nucleo  missino c’era l’area conservatrice e cattolica, un tempo incline a  rifugiarsi nel ventre democristiano e poi nel berlusconismo. Finì il  tempo dell’Msi, finì il tempo di An, finì il tempo del protettorato  finiano. Ora sono inquieti, spaesati, scontenti. Vivono ai margini o  nella stiva del centrodestra, scarsamente rappresentati, poco visibili e  poco influenti, e con la prospettiva di contare ancor meno quando  finirà l’esperienza di questo Parlamento e di alcune amministrazioni  locali, a cominciare da Roma. Che farà l’ex-destra, mancando l’alibi  monarchico del leader gravitazionale, alias Berlusconi? Si scioglierà  definitivamente, sopravviverà in piccoli agglomerati o allo stato  larvale dentro il Pdl? E il suo domicilio presente diventerà la sua  residenza o il suo loculo?&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Partiamo da due considerazioni positive e due negative. Le negative:  quell’area non ha più un leader di riferimento. Non per alto tradimento  ma per basso intendimento: Fini ha mostrato di essere incapace e di non  capire i tempi della politica. Oggi sarebbe stato il più quotato  successore... E la sua classe dirigente, già di per sé poco spiccata, è  dispersa in tre tronconi: i superstiti del Pdl, i frammenti a destra, il  cui meteorite maggiore è Storace, e i seguaci di Fini sbarcati in un  algido paesaggio lunare, il Terzo polo.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Le positive: al di là di sigle, etichette, collocazioni, leader,  esiste ancora un’opinione pubblica sociale, nazionale, statale e  tradizionale delle dimensioni europee prima indicate. Entità  irriducibile al liberalismo moderato ma anche al popolarismo. Un’area  che può allearsi con questi soggetti, ma non può esaurirsi, sciogliersi  in loro. Può seguire i suoi interessi immediati ma non può vivere e  votare solo sulla base dei suoi interessi immediati. Seconda notazione  positiva: l’anno zero dopo il ciclo berlusconiano, l’assenza di  prospettive alternative, il deserto di rappresentanza su alcuni temi  cruciali della società globale, giocano a suo favore. Non c’è più un  nemico incombente, un comunismo occulto che obbliga a fare diga,  intrupparsi nel grande centro moderato ed eclissarsi nella subalternità  come il male minore; anzi il governo dei tecnici evoca l’esigenza  contraria, di riscoprire la politica e il suo primato.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Cosa resta allora da fare a quella area politica proveniente da  destra? Innanzitutto un censimento, poi chiamarsi a raccolta, senza  limiti di etichetta e collocazione, in una specie di convocazione  generale. E qui coniare un documento di riconoscimento e far nascere una  fondazione che agglomeri le realtà preesistenti. Magari con una  leadership non politica di garanzia, per evitare che finisca tutto in  una partitella pre-elettorale o in una guerra egemonica tra gruppi,  caporioni e correnti. Quella fondazione deve darsi visibilità, una voce e  un portavoce, proiettarsi in una strategia, selezionare un gruppo  dirigente, articolarsi in una galassia di realtà periferiche e  settoriali.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Insomma uscire allo scoperto. È naturale la sua collocazione  all’interno del centrodestra e il suo riferimento, non esclusivo ma  prioritario, nell’attuale Pdl. Poi dovrà seguire attivamente gli  sviluppi dello scenario politico, senza escludere nulla: per esempio, se  mutano le condizioni, doversi costituire in un movimento autonomo,  magari alleato ma sovrano in casa sua. Senza però tornare indietro,  inevitabilmente postero rispetto alla destra, ai nazionalismi del secolo  scorso, e non riconducibile all’alveo liberale.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Area comunitaria, nel senso di tutela e promozione delle comunità in  ogni grado: famigliare, locale, nazionale, culturale, religiosa,  europea.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Rivoluzionaria e conservatrice, al contempo; ma seriamente  rivoluzionaria sul piano degli assetti e seriamente conservatrice nel  senso della tradizione. Incentrata sull’Italia ma come civiltà, non come  nazionalità. Un patriottismo di civiltà, dove la civiltà non è un  territorio ma una visione, un network, una rete; locale, nazionale,  sovrannazionale. Un movimento che punti all’educazione, alla  meritocrazia, all’autorità e al senso dello Stato, nel quadro di una  democrazia comunitaria, decisionista e responsabile.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Penso difficile ma non impossibile la nascita di un movimento del  genere. E penso che giovi non solo a se stesso ma anche al centrodestra  intero. Ma penso soprattutto che serva oggi all’Italia un moto di  passione civile che riparta dall’anno zero per dare un passato e un  futuro a un presente troppo assente.&lt;/p&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marcello Veneziani&lt;/span&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-3302614294246769519?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/3302614294246769519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/alla-ex-destra-serve-un-leader-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3302614294246769519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3302614294246769519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/alla-ex-destra-serve-un-leader-per.html' title='Alla ex destra serve un leader per risorgere'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-2WnLguABJfc/TxnjfT1Km6I/AAAAAAAAB7g/Xsc_vkWjafQ/s72-c/marcello-veneziani.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-9189160110717950027</id><published>2012-01-17T13:30:00.000-08:00</published><updated>2012-01-17T13:38:06.559-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='religione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Adesso anche la Chiesa "riabilita" il Gentile teologo</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-dmQBwvEUA60/TxXqLeIvkdI/AAAAAAAAB7U/i0CNHUxvX_U/s1600/22191.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 286px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-dmQBwvEUA60/TxXqLeIvkdI/AAAAAAAAB7U/i0CNHUxvX_U/s400/22191.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5698718386296426962" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando il Papa-filosofo Ratzinger disse che sono più vicini a Dio gli  inquieti non credenti che i devoti per routine; quando il cardinal  Martini, facendo il verso al papa laico Norberto Bobbio, disse che la  vera differenza non è tra chi crede e chi no, ma tra chi pensa e chi no;  e quando il teologo Vito Mancuso ha sostenuto che il senso della fede  dev’essere stabilito solo dalla ragione, tutta questa santa e illustre  comitiva fa un incontro inconsapevole ma imbarazzante: con Giovanni  Gentile. Sì, il filosofo del fascismo, ma qui la politica c’entra poco e il fascismo ancor meno. Semmai il filosofo  condannato dalla Chiesa per i suoi scritti sulla religione, e questo  imbarazza di più.&lt;br /&gt;Potrei citare tutta l’opera gentiliana che  coerentemente negli anni esprime la sua posizione su Dio e la religione.  Per chi vuole approfondire c’è il corposo La religione (uscito da  Sansoni nel 1965) dove sono raccolti i suoi principali scritti e  discorsi sulla religione, Dio, il modernismo. Ma tra questi vi invito a  leggerne almeno uno: la sua conferenza del 9 febbraio del 1943 a  Firenze, La mia religione, che è il condensato del pensiero gentiliano  su Dio e la filosofia. Con lo stesso titolo Miguel de Unamuno aveva  scritto nel 1910 un testo mistico ed eretico. Raffrontate il discorso  gentiliano con il testo di pochi mesi antecedente del suo sodale-rivale  Benedetto Croce, Perché non possiamo non dirci cristiani, una  riflessione limpida ma laica sulla religione, considerata più come  fattore storico e morale di coesione civile, come per «gli atei devoti».  In Gentile, invece, c’è uno spirito fortemente religioso, come notò Del  Noce, e un’aperta professione di fede non solo cristiana ma cattolica. E  tuttavia, la sua opera fu condannata dalla Chiesa, che non sbagliò dal  profilo dottrinario.&lt;br /&gt;Cosa sostiene Gentile? Innanzitutto notate  l’approccio personale: come Mancuso premette già nel titolo del suo  libro l’Io a Dio, così Gentile premise il pronome possessivo alla  religione; la mia religione, il mio cattolicesimo, sempre in prima  persona. In secondo luogo, Gentile ricorda alla Chiesa che lo ha  condannato che fu lui quando era ministro a reinserire il crocifisso  nelle scuole e l’insegnamento della religione; ma la sua idea originaria  era che rimanesse nelle scuole di primo grado. Per una ragione  filosofica e non didattica: perché per Gentile la religione è la  filosofia per l’infanzia, è lo stadio primitivo del pensare, è  metafisica per il popolo. La religione deve accompagnare i primi anni di  studio, poi tocca alla filosofia. La religione, però, non deve restare  in ambito privato, ma farsi pubblica, comunitaria. Sono belli e  toccanti, nel discorso fiorentino, i ricordi di Gentile della sua  infanzia, la fede inculcatagli della madre, la sua voce che risuona  nella sua memoria; e poi del sacerdote don Onofrio Trippodo, precettore  dei suoi figli, di cui ricorda una lezione: l’importante è credere in  Dio, anche se ciascuno a modo suo. Due ricordi citati per rafforzare la  sua idea della religione come educazione morale e spirituale puerile,  impartita dalle madri, che da adulti diviene libera professione di fede.  A ogni io il suo dio.&lt;br /&gt;È curioso notare che nella sua conferenza  Gentile rivendica il diritto, anzi la virtù, del libero pensiero nella  religione. Ognuno è cattolico a modo suo, dice Gentile, niente pensiero  unico imposto dalla Chiesa. La stessa cosa sostiene ora Mancuso. Gentile  lo faceva richiamando la tradizione filosofica cristiana e in  particolare la poligonia teorizzata da Gioberti. Peccato però che il  Gentile filosofo politico contraddica il Gentile filosofo religioso e  sostenga invece che la libertà del singolo qui coincide col volere  universale dello Stato. Anche nei Discorsi di religione lo ribadisce: lo  Stato è un solo, grande uomo e coincide con il suo popolo. Un uomo, un  popolo, uno Stato. Perché lo stesso impianto monistico non vale per la  religione - un papa, un’ecclesia, una dottrina e un’istituzione? La  libertà che per il cittadino deve identificarsi nello Stato, non  s’identifica invece per il credente nella Chiesa. La poligonia religiosa  non diventa pluralismo in politica. Bella incoerenza.&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;Secondo  Gentile la religione nel suo grado più alto si risolve nella mistica,  in cui l’io si annulla in Dio, il soggetto nell’oggetto. La filosofia  realizza la sintesi tra soggetto e oggetto, tra Io e Dio; una sintesi  che non si compie una volta per tutte, ma è processo incessante dello  spirito. «La religione vive dentro la filosofia».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non più dunque itinerarium mentis in deum, come voleva San Bonaventura,  ma il suo contrario: itinerario di Dio nella mente, ossia nella  filosofia. Il Dio di Gentile vive dentro la filosofia, che a sua volta  vive nella storia dello spirito. Con altro linguaggio Heidegger aveva  sostenuto un processo analogo, la religione è come in una matrioska: la  divinità rimanda al sacro e il sacro abita nell’Essere. Ma lo Spirito di  Gentile, l’Essere di Heidegger, come l’Uno di Platone e di Plotino,  cosa sono? Forse il Dio ignoto di una nuova teologia negativa? È come la  radice oscura del Dio cristiano e di ogni dio. È trascendente o  immanente? Sappiamo che è nel Pensiero, pastore dell’Essere o luce dello  spirito. E tuttavia quel Dio gentiliano è l’ospite inatteso evocato dal  cardinal Martini, da Bobbio, da Mancuso e perfino da Papa Ratzinger. Un  Dio dei pensanti, non dei credenti. Il Dio cercato dagli inquieti, dice  Benedetto XVI, e così diceva pure Gentile concludendo il suo discorso:  «La vita è ricerca - come poi ribadirà il suo allievo Ugo Spirito in  un’opera intitolata La vita come ricerca - e se vi lascio insoddisfatti,  benedetta sia l’inquietudine che vi ho data». Aprendo agli inquieti, il  papa filosofo mira a ricucire non tanto lo scisma di Martin Lutero, ma  l’altro scisma tedesco dell’altro Martin: Heidegger, e con lui la  filosofia tedesca. A cui si abbeverò pure Gentile, nel versante  idealista. I circoli viziosi ma divini della filosofia con la teologia.                                &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marcello Veneziani&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-9189160110717950027?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/9189160110717950027/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/adesso-anche-la-chiesa-riabilita-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/9189160110717950027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/9189160110717950027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/adesso-anche-la-chiesa-riabilita-il.html' title='Adesso anche la Chiesa &quot;riabilita&quot; il Gentile teologo'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-dmQBwvEUA60/TxXqLeIvkdI/AAAAAAAAB7U/i0CNHUxvX_U/s72-c/22191.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-3904004994337669788</id><published>2012-01-15T08:26:00.000-08:00</published><updated>2012-01-15T08:28:09.892-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='europa'/><title type='text'>Com’è l’Unione Europea? Peggio dell’Unione Sovietica</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-bYlTA9RYq-A/TxL-iqZytSI/AAAAAAAAB7I/4Rev80vAo-o/s1600/5005335101_b505828d40.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 318px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-bYlTA9RYq-A/TxL-iqZytSI/AAAAAAAAB7I/4Rev80vAo-o/s400/5005335101_b505828d40.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5697896350028576034" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il dissidente russo Bukovsky (nella foto n.d.r.) lo aveva predetto: “Un mostro come  l’Urss guidato da burocrati autoeletti e fondato sulle minacce  finanziarie”. Eravamo da sempre il Paese più europeista. Fino a un anno  fa. In dodici mesi la fiducia degli italiani nell’Unione europea è  precipitata.  Secondo l’ultimo rilevamento dell’Ipsos ha perso  addirittura 21 punti percentuali (passando dal 74 per cento al 53). Un  crollo che dovrebbe far riflettere i politici e soprattutto le  tecnocrazie europee a cui gli italiani sono sempre più ostili. Anche  perché il crollo della fiducia degli italiani non è un fatto emotivo  passeggero, né uno stato d’animo superficiale. Al contrario. Il loro  europeismo era a prova di bomba.&lt;span id="more-6758"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno accettato di fare sacrifici per entrare nella moneta unica, hanno  accettato perfino di farsi spennare da un cambio lira/euro estremamente  penalizzante e poi hanno subito – senza fiatare – il sostanziale  raddoppio di tutti i prezzi con l’inizio dell’euro (un impoverimento di  massa). La loro fiducia è crollata solo davanti alla scoperta che la  sospirata moneta unica – che tanto ci era costata – realizzata in quel  modo (senza una banca centrale e un governo come referenti ultimi) era  una trovata assurda e fallimentare di tecnocrazie incompetenti e  arroganti. Grazie a questo incredibile esperimento, l’Italia – un Paese  solvibilissimo e che ha la sesta economia del pianeta – sta ora  rischiando il fallimento (del tutto ingiustificato visti i suoi  fondamentali).&lt;/div&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;LA PROFEZIA&lt;br /&gt;Quello che gli italiani ignorano è che tale disastro era stato previsto.  E pure che la china antidemocratica che l’Ue sta imboccando da venti  anni a questa parte era evidente ed era stata denunciata.  L’affievolimento della democrazia e dei diritti individuali, la  dittatura del «politically correct», è qualcosa a cui purtroppo facciamo  meno caso – come si vede in queste settimane in Italia – ma è perfino  più grave del fallimento politico ed economico della Ue.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Una delle voci nel deserto che videro in anticipo è quella di un  eroico dissidente russo, Vladimir Bukovsky, uno così temerario e  indomabile che già a venti anni era inviso al regime comunista sovietico  il quale lo rinchiuse nei manicomi politici e nel gulag, torturandolo  (infine – pur di disfarsene – lo cacciò via nel 1976 in cambio della  liberazione in Cile del leader comunista Luis Corvalan). Ebbene,  Bukovsky, in una conferenza nell’ottobre del 2000, riportata di recente  su Italia oggi, se n’era uscito con affermazioni che sembrarono allora  esagerate, che forse lo sono, ma che – alla luce degli ultimi eventi –  rischiano di essere semplicemente profetiche.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Non mi riferisco solo a eventi come il commissariamento dell’Italia e  della Grecia e il tentato commissariamento (in corso) dell’Ungheria, ma  anche alle cessioni di sovranità dei diversi stati mai sottoposte ai  referendum popolari o alle bocciature di tali cessioni (nei referendum o  nei parlamenti) che sono state sostanzialmente ignorate.  «Per quasi 50  anni», disse Bukovsky «abbiamo vissuto un grande pericolo sotto  l’Unione Sovietica, un paese aggressore che voleva imporre il suo  modello politico a tutto il mondo.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Diverse volte nella mia vita ho visto per puro miracolo sventare il  sogno dell’Urss. Poi abbiamo visto la bestia contorcersi e morire  davanti ai nostri occhi. Ma invece di esserne felici, siamo andati a  crearci un altro mostro. Questo nuovo mostro è straordinariamente simile  a quello che abbiamo appena seppellito». Si riferiva all’Unione  europea. Argomentava: «Chi governava l’Urss? Quindici persone, non  elette, che si sceglievano fra di loro. Chi governa l’Ue? Venti persone  non elette che si scelgono fra di loro».&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Bisogna riconoscere che oggi abbiamo addirittura governi non eletti (come quello italiano) con un programma dettato dalla Bce. Diceva ancora Bukovsky: «Come fu creata l’Urss? Soprattutto con la forza  militare, ma anche costringendo le repubbliche a unirsi con la minaccia  finanziaria, facendo loro paura economicamente. Come si sta creando  l’Ue? Costringendo le repubbliche a unirsi con la minaccia finanziaria,  facendo loro paura economicamente.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Per la politica ufficiale dell’Urss le nazioni non esistevano,  esistevano solo i “cittadini sovietici”. L’Ue non vuole le nazioni,  vuole solo i cosiddetti “europei”. In teoria, ogni repubblica dell’Urss  aveva il diritto di secessione. In pratica, non esisteva alcuna  procedura che consentisse di uscirne. Nessuno ha mai detto che non si  può uscire dall’Europa. Ma se qualcuno dovesse cercare di uscirne,  troverà che non è prevista nessuna procedura».&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Bukovsky arrivava fino a giudizi pesantissimi, sicuramente esagerati,  ma chi ha subito ciò che lui ha subito in difesa della libertà di  coscienza ha tutto il diritto di essere ipersensibile a ogni violazione  della libertà di pensiero e dei diritti individuali: «L’Urss aveva i  gulag. L’Ue» aggiungeva Bukovsky «non ha dei gulag che si vedono, non  c’è una persecuzione tangibile. Ma nonostante l’ideologia della sinistra  di oggi sia “soft”, l’effetto è lo stesso: ci sono i gulag  intellettuali. Gli oppositori sono completamente isolati e marchiati  come degli intoccabili sociali. Sono messi a tacere, gli si impedisce di  pubblicare, di fare carriera universitaria ecc. Questo è il loro modo  di trattare con i dissidenti».&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Un’esagerazione certamente, ma è la sua stessa vicenda personale a  far riflettere sulla libertà del pensiero e della cultura in Europa  occidentale. Quanti in Italia conoscono Vladimir Bukovsky, il  leggendario dissidente, l’eroico difensore della libertà di coscienza?  Eravamo pochissimi isolati che nei primi anni Sessanta ne seguivamo le  peripezie (nei manicomi politici e nei lager): i miei coetanei – specie  quelli che oggi pontificano dai giornali come giornalisti, opinionisti e  intellettuali – avevano come loro mito i vari Mao, Fidel Castro e  perfino Stalin. Oggi molti di loro – dopo essersi autoassolti –  impartiscono lezioni di liberaldemocrazia dai mass media, ma senza mai  aver fatto un vera «mea culpa», infatti continuano a cantare in coro. E  continuano ad avere in gran dispetto le voci libere come Bukovsky.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;AUTOASSOLUZIONI&lt;br /&gt;Il motivo semplice. Perché mette sotto accusa le élite culturali europee  (e anche quelle politiche). Perché è un uomo che – dopo aver sfidato il  Kgb e la cappa di piombo del regime sovietico – ha sfidato la cappa di  piombo del conformismo «politically correct» occidentale. È uno che nei  suoi libri scrive: «Il comunismo è una malattia della cultura e  dell’intelletto… Le élite occidentali penso non capissero l’universalità  di quel male, la sua natura internazionale e quindi il carattere  universale della sua pericolosità».&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;La sua ha continuato ad essere una voce scomoda e isolata perché –  dopo il crollo delle feroci nomenclature comuniste – non ha chiesto  vendetta, ma ha pure rifiutato che si autoassolvessero e restassero al  potere. Ha scritto in un suo libro: «Noi siamo pronti a perdonare i  colpevoli, ma loro non devono assolversi da sé». È chiaro perché uno  così, in un paese come l’Italia, è sconosciuto e continua ad essere una  voce silenziata. Infatti quante volte è stato fatto parlare in tv o sui  giornali italiani?&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Parla in Gran Bretagna, in America… Ma in Italia è una voce  silenziata. Quali case editrici hanno pubblicato i suoi libri? Prendiamo  il volume che ha scritto, dopo il crollo dell’Urss, quando poté tornare  a Mosca e pubblicare i documenti degli archivi del Cremlino: chi ha  tradotto quel libro in Italia? La piccolissima editrice Spirali. Infatti  «Gli archivi segreti di Mosca» è pressoché sconosciuto e ben pochi ne  han parlato sui giornali. Eppure riguardava anche noi italiani.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Voci profetiche come quella di Bukovsky devono far riflettere  soprattutto in un Paese come il nostro dove ha sempre scarseggiato la  sensibilità per i diritti dell’individuo e ha sempre abbondato il  conformismo culturale, la prevaricazione delle nomenklature e quella  dello stato. L’allarme del dissidente russo sull’Europa ci riguarda e ci  deve far riflettere. Oggi più che mai. Ma ancora una volta sono poche  le voci che sono sensibili all’allarme sulla libertà.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Antonio Socci&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-3904004994337669788?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/3904004994337669788/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/come-lunione-europea-peggio-dellunione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3904004994337669788'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3904004994337669788'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/come-lunione-europea-peggio-dellunione.html' title='Com’è l’Unione Europea? Peggio dell’Unione Sovietica'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-bYlTA9RYq-A/TxL-iqZytSI/AAAAAAAAB7I/4Rev80vAo-o/s72-c/5005335101_b505828d40.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-1501317025216918244</id><published>2012-01-15T03:51:00.000-08:00</published><updated>2012-01-15T03:52:38.211-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='video'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esteri'/><title type='text'>E io urino sulla vostra "civiltà"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe src="http://www.youtube.com/embed/DS0-TfqiXS4" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;La cultura superiore.  Piscia sui cadaveri dei nemici uccisi, piscia sui  prigionieri, dopo  averli denudati, derisi, fotografati, portati in giro  in carriola per  renderli più ridicoli, piscia sui loro simboli  religiosi. Pisciano i  soldati della cultura superiore, quasi spurgo  simbolico del marciume  del mondo cui appartengono, ma&lt;strong&gt; non sanno più combattere&lt;/strong&gt;.   Per questo il più potente, moderno, sofisticato, tecnologico, robotico   esercito che abbia mai calcato la scena, dopo dieci anni di  occupazione  sta perdendo la partita in Afghanistan ed è costretto a  pietire dal  nemico una qualsiasi ‘exit strategy’ che mascheri la  vergognosa  sconfitta. Che oltre, e prima, che militare è morale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;  I Talebani sono feroci e crudeli in battaglia, certo, ma non pisciano   sui nemici uccisi, non pisciano sui prigionieri ma li trattano, finché   conservano questo status, con rispetto e, se sono stranieri, come   ospiti. Possono uccidere, e uccidono, ma non torturano. Hanno conservato   il senso di sé e della propria e altrui dignità, valori prepolitici,   prereligiosi, di cui la cultura superiore si è completamente svuotata. &lt;strong&gt;Hanno provato a corromperli in tutti i modi&lt;/strong&gt;,   i Talebani, ma non ci sono riusciti. Sulla testa del Mullah Omar, il   loro capo indiscusso, pende una taglia di 25 milioni di dollari, ma in   dieci anni non si è trovato un solo afghano disposto a tradirlo per una   cifra che è enorme in sé e quasi inconcepibile da quelle parti. Nella   cultura superiore uomini ricchi e potenti si vendono per un soggiorno in   albergo, per un affitto, per un viaggio in aereo, per una nota spese   mentre le donne, libere donne non oppresse dalla necessità, si fan   comprare per 1.000 euro o poco più.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; La Cia è arrivata al ridicolo di offrire agli anziani capi tribali afghani, che han molte mogli, il &lt;strong&gt;Viagra&lt;/strong&gt;.   A questi livelli si è abbassata la cultura superiore. Gli occidentali   son sempre pronti ad accusare i propri nemici di perpetrare stupri (nel   caso dei Talebani cosa ridicola, esclusa proprio dalla loro  sessuofobia)  ma non fanno che proiettare, come si dice in psicoanalisi,  la propria  ombra. Se i Talebani sono sessuofobi, gli occidentali sono  sessuomani,  ma non per un eccesso di virilità, bensì per il suo  contrario, per  impotenza, per estenuazione e son costretti a volare a  Phuket per  trarre, violando bambine, dal loro membro floscio, oltre che  piscio, una  goccia di sperma.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; Gli occidentali, affogati nella grascia del benessere,&lt;strong&gt; non sono più abituati al combattimento&lt;/strong&gt;   in senso proprio. Il sudore e la ferocia del corpo a corpo gli fa   orrore, la vista del sangue, se non è televisivo, li manda in deliquio.   Appena possono i loro soldati evitano il combattimento. Usano quasi   esclusivamente i caccia e i bombardieri contro un nemico che non ha   aerei né contraerea ed è quindi inerme. E se in qualche caso vengono   coinvolti in uno scontro ravvicinato, e subiscono le pesanti perdite che   quotidianamente, con tranquilla coscienza, infliggono agli altri, lo   sentono come un affronto, una slealtà, una vigliaccata, qualcosa di cui   sdegnarsi, un atto illegittimo e immorale. Per la cultura superiore è &lt;strong&gt;morale&lt;/strong&gt;   invece che aerei-robot colpiscano e uccidano teleguidati a diecimila   chilometri di distanza da piloti che non corrono alcun rischio, nemmeno   quello di infangarsi le scarpe. Dall’altra parte ci sono, all’opposto,   uomini, armati quasi solo del proprio corpo, del proprio coraggio,  della  feroce determinazione a difendere i propri valori, giusti o  sbagliati  che siano, e che, per questo, si implicano totalmente. Il  presidente  degli Stati Uniti Barak Obama ha detto: “Se potessi farei  combattere  solo i robot per risparmiare le vite dei nostri soldati”. Ma  è il  combattente che non combatte a perdere ogni legittimità, ogni  dignità e  onore. Questa è la cultura superiore. Io ci piscio sopra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Massimo Fini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-1501317025216918244?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/1501317025216918244/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/e-io-urino-sulla-vostra-civilta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1501317025216918244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1501317025216918244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/e-io-urino-sulla-vostra-civilta.html' title='E io urino sulla vostra &quot;civiltà&quot;'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/DS0-TfqiXS4/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-7739660574074984007</id><published>2012-01-15T01:31:00.000-08:00</published><updated>2012-01-15T01:34:03.607-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='europa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esteri'/><title type='text'>«Dietro queste bocciature ci sono interessi americani»</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-cbATI3_trc8/TxKdVfNkuRI/AAAAAAAAB68/59hZYttjFDQ/s1600/angela-merkel-110608104655_big.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 291px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-cbATI3_trc8/TxKdVfNkuRI/AAAAAAAAB68/59hZYttjFDQ/s400/angela-merkel-110608104655_big.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5697789471058344210" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La tregua in Borsa è durata solo un giorno. Ventiquattr’ore e poi la sindrome spread è ripartita. «Non torneremo più ai periodi di pace economica e finanziaria a cui eravamo abituati in passato» è la malinconica constatazione di Giovanni Manghetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel racconto di questo banchiere, già presidente dell’Isvap e oggi a capo della Cassa di Risparmio di Volterra, c’è la consapevolezza che una nuova stagione di instabilità si è aperta e che non potremo uscirne senza un’azione concertata a più livelli: dai governi alle autorità internazionali, dalle banche alle imprese sino all’opinione pubblica, mondiale e nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché la nuova bocciatura di Standard &amp;amp; Poor’s ai Paesi della zona euro va letta in una prospettiva diversa rispetto a quelle precedenti: è come un segno dei tempi, il simbolo di un attacco inedito a tutto il Vecchio continente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Le agenzie di rating in questo momento hanno occhiali per vedere più le debolezze del sistema politico europeo, che i suoi punti di forza. Si rendono conto che le nostre economie sono molto fragili e colpiscono duramente il debito dei Paesi sovrani. Ma non dimentichiamo quali sono gli interessi che rappresentano».&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;A cosa si riferisce?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dietro a S&amp;amp;P ci sono gli interessi americani, che rischiano di inquinare sempre di più l’autonomia delle società di valutazione internazionali. E gli Stati Uniti non sono certo spettatori disinteressati di quanto sta accadendo in Europa. Il 2012 sarà un anno elettorale negli Usa e non si sa fino a quando la loro opinione pubblica potrà accettare un dollaro così debole nei confronti della moneta unica.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Per l’Italia non è il primo downgrading, per la Francia invece sì. Che effetti ci saranno?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbassare il giudizio sulla capacità di solvibilità di un Paese significa, a catena, declassare le grandi banche e le grandi imprese. Serve subito una risposta coerente e decisiva da parte dell’Europa, innanzitutto a livello politico. In tre direzioni: rafforzamento immediato del Fondo salva Stati, accelerazione sul via libera agli Eurobond e provvedimenti radicali a favore della crescita.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;La Germania si è salvata dal ciclone di S&amp;amp;P. Non c’è il rischio che questo finisca per accelerare il suo desiderio di staccarsi dal resto d’Europa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche a Berlino pesano molto gli equilibri interni e in questi mesi le preoccupazioni tedesche sono state comprensibili. Ma ora è sempre più in gioco l’unità dell’Europa e la costruzione stessa della moneta unica. Non è l’ora delle barricate, è l’ora della responsabilità. Con le mosse delle agenzie di rating, si finisce per minare ulteriormente la stabilità dei mercati e questa debolezza si ripercuoterà su Stati come il nostro, con debito alto e crescita zero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un altro segnale di sfiducia resta la liquidità "parcheggiata" in quantità crescente dalle banche presso la Bce. Perché?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le banche negli ultimi mesi hanno fatto alcuni errori di tipo strategico, sottovalutando l’importanza del mercato interbancario. Riversando a Francoforte la liquidità in eccesso, hanno dimostrato di non fidarsi le une delle altre. Per questo andrebbe creato un prestito overnight di 24 ore, in grado di rilanciare la fiducia tra i diversi istituti attraverso accordi bilaterali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Diego Motta&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-7739660574074984007?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/7739660574074984007/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/dietro-queste-bocciature-ci-sono.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/7739660574074984007'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/7739660574074984007'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/dietro-queste-bocciature-ci-sono.html' title='«Dietro queste bocciature ci sono interessi americani»'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-cbATI3_trc8/TxKdVfNkuRI/AAAAAAAAB68/59hZYttjFDQ/s72-c/angela-merkel-110608104655_big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-6299449827318885247</id><published>2012-01-09T14:07:00.000-08:00</published><updated>2012-01-09T14:23:14.452-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esteri'/><title type='text'>Afghanistan: trattativa allo scoperto tra Usa e Mullah Omar</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-S8KGCEz78bE/TwtopX2UsOI/AAAAAAAAB6w/KTRpucmID_4/s1600/83162747.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 331px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-S8KGCEz78bE/TwtopX2UsOI/AAAAAAAAB6w/KTRpucmID_4/s400/83162747.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5695761213725913314" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nelle more della crisi economica mondiale è passata quasi inosservata una notizia che potrebbe avere sviluppi clamorosi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;   Zabibullah Mujiahid, portavoce del Mullah Omar, il leader storico dei   Talebani, ha reso noto di aver raggiunto un accordo preliminare col   Qatar per aprire a Doha una sede diplomatica dell’Emirato islamico   d’Afghanistan (così era denominato l’Afghanistan nei sei anni,   1996-2001, in cui fu governato dai Talebani). Recita il comunicato:   «Siamo ora pronti ad aprire un ufficio politico oltremare al fine di   arrivare a un’intesa con la comunità internazionale. A questo riguardo   abbiamo raggiunto un accordo preliminare col Qatar». Cosa significa? Che   le trattative più o meno segrete che gli americani stanno conducendo  da  due anni con i Talebani per trovare una «exit strategy» dignitosa   dall’Afghanistan, dove sono in guerra da dieci anni, diventano ora   ufficiali e che gli Stati Uniti, dopo i vari tentativi falliti di   prendere accordi con qualche scartina del movimento talebano, si sono   decisi a «bere l’amaro calice» e cioè di trattare direttamente col   Mullah Omar, il capo indiscusso degli insorti, sul quale pende tuttora   una taglia di 25 milioni di dollari ma che è anche l’unico che ha   l’autorità per fermare la guerriglia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; La storia delle trattative   comincia nel 2008 quando in Arabia Saudita, sotto il patrocinio del re   Abdullah, uomini di Omar si incontrarono con emissari del   presidente-fantoccio dell’Afghanistan, Hamid Karzai. In quell’occasione   Omar fu durissimo: promise a Karzai solo un salvacondotto per lui e la   sua cricca. Karzai sarebbe stato ben felice di filarsela negli Stati   Uniti con la montagna di soldi rapinati al suo Paese. Ma gli americani   glielo impedirono e cercarono, con le elezioni-farsa del 2009, di   trovare un altro presidente, più presentabile, ma non lo trovarono.   Ultimamente Omar si era fatto più morbido con Karzai e gli aveva   proposto due opzioni. 1) Tu sei per gli americani il legittimo   presidente dell’Afghanistan, democraticamente eletto. In questa tua   veste pretendi che le truppe straniere lascino immediatamente il Paese.   2) Unisciti a noi, alla guerriglia, riscatterai dieci anni di   collaborazionismo con gli americani e poi potrai avere ancora un ruolo   in Afghanistan. Karzai era lì lì per per accettare («Se le truppe   straniere continuano a comportarsi con questa arroganza finisce che mi   alleo con i talebani»). Questo ha convinto gli americani a rompere gli   indugi e a trattare direttamente col Mullah Omar, tagliando fuori Karzai   (che non è stato messo nemmeno al corrente delle trattative in  Quatar).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;  La trattativa conviene a entrambe le parti, la situazione è  infatti di  stallo: i talebani, che godono ormai dell’appoggio della  stragrande  maggioranza della popolazione che non ne vuole più sapere  degli  stranieri, hanno riconquistato l’80% del Paese, ma non sono in  grado,  per l’enorme sproporzione militare delle forze in campo, di  prendere le  grandi città. Gli americani, con la crisi economica, non  possono più  permettersi di spendere 40 miliardi di dollari l’anno per  una guerra  senza senso né scopo che può durare all’infinito («la guerra  che non si  può vincere»).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; La trattativa si presenta  difficilissima. Gli  americani vogliono comunque mantenere in  Afghanistan basi aeree e un  contingente di terra sia pur molto ridotto.  Il Mullah Omar ha posto come  condizione che alla fine delle trattative  non un solo soldato straniero  rimanga sul suolo afgano. Non ha  combattuto metà della sua vita (dieci  anni contro gli invasori  sovietici, due contro i «signori della guerra»,  altri dieci contro gli  occupanti occidentali) per vedersi imporre, alla  fine, una «pax  americana».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Massimo Fini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-6299449827318885247?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/6299449827318885247/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/via-dallafghanistan-trattativa-allo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6299449827318885247'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6299449827318885247'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/via-dallafghanistan-trattativa-allo.html' title='Afghanistan: trattativa allo scoperto tra Usa e Mullah Omar'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-S8KGCEz78bE/TwtopX2UsOI/AAAAAAAAB6w/KTRpucmID_4/s72-c/83162747.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-1113628512552338831</id><published>2012-01-08T01:48:00.000-08:00</published><updated>2012-01-08T01:58:19.113-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='religione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storia'/><title type='text'>Giovanna D'Arco, Santa ambiguità</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-ziutTS-D2NM/TwlofHCT0hI/AAAAAAAAB6k/x43Qbb62po8/s1600/447px-Ingres_coronation_charles_vii.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 298px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-ziutTS-D2NM/TwlofHCT0hI/AAAAAAAAB6k/x43Qbb62po8/s400/447px-Ingres_coronation_charles_vii.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5695198087460672018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Eroina per volontà di Dio o forse del Delfino di Francia, contesa dalla  politica francese, canonizzata tra mille incertezze, vessillo di guerra  e di campagne elettorali. E forse pure transessuale.&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Giovanna D'Arco, patrona dei cugini d'Oltralpe, ha compiuto il 6  gennaio 600 anni. Sulla sua figura carismatica si è detto, scritto - e  persino girato - di tutto. Eppure il suo mito, sospeso tra leggenda e  storia, rimane ancora avvolto dal mistero. Tanto che ci si è interrogati  pure sull'identità sessuale di un personaggio così particolare.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;DUBBI SUL SESSO DELLA PULZELLA.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Vuoi vedere che la  pulzella d'Orleans, che nella prima metà del XV secolo guidò l'esercito  francese contro gli inglesi vestita da uomo, era in realtà un lui? La  tesi è stata portata avanti da diversi storici e studiosi, drasticamente  smentiti però dalle testimonianze dell'epoca del processo. Più  difficile rifiutare a priori la tesi delle statunitensi Leslie Feinberg,  attivista e autrice transgender, e della biologa Joan Roughgarden,  ripresa il 7 gennaio da diversi quotidiani tedeschi, secondo cui  Giovanna era una donna con l’identità sessuale maschile.&lt;br /&gt;«Indubbiamente in quella ragazza c'era qualcosa di strano», ha spiegato a &lt;i&gt;Lettera43.it&lt;/i&gt; il professor Franco Cardini, storico e saggista, tra i massimi esperti italiani dell'età medioevale.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;  &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;b&gt;Professore, cosa risponde a chi avanza l'idea che la pulzella fosse un uomo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;Prima bisognerebbe dimostrare in quali altri  casi i documenti inquisitoriali, sempre accuratissimi, hanno preso  papere così clamorose. Dalle visite mediche che furono fatte durante il  processo, e la violenza che le fu probabilmente usata il giorno prima  della morte, è chiaro si trattasse di una donna.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Come nascono allora queste teorie?&lt;/b&gt;  &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Da travisazioni. Dai documenti storici emergono  solo elementi che potrebbero far pensare a squilibri ormonali, come  l'eccessiva peluria e l'irregolarità delle mestruazioni.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Due studiose americane, citate dai giornali tedeschi, ipotizzano la sua transessualità.&lt;/b&gt;  &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Ma parlare della sessualità ambigua di Giovanna  D'Arco è scoprire l'acqua calda, oltre che inutile da un punto di vista  storico.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Cioè?&lt;/b&gt;  &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Suvvia, questa ragazza voleva rimanere vergine,  rifiutava costantemente qualsiasi tipo di atteggiamento o di interesse  sessuale, si vestiva da uomo. Non c'è bisogno di uno studio per capire  che aveva qualche problema di identità, è chiaro a chiunque. Poi magari  era bruttina e puzzava pure. Mica sappiamo com'era veramente.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Un modello di donna così lontano da quello attuale che però riscuote ancora molto successo.&lt;/b&gt;  &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Sì, ma ogni tentativo di attualizzare la sua  figura, però, è un processo forzoso. Si fa diventare attuale ciò che si  vuole, fraintendendo la storia.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Quindi non è un modello per il femminismo?&lt;/b&gt;  &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;No, nel modo più assoluto. Giovanna era tutto il contrario.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Com'era?&lt;/strong&gt;  &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Lei era d'accordo con le proibizioni bibliche e non  ha mai preteso che le donne si equiparassero agli uomini. Agiva per  volontà di Dio come portatrice di un carisma particolare, forse perché  non c'erano uomini all'altezza o forse per dimostrare l'onnipotenza del  Signore che affidava un compito simile a una donna.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Al di là dell'identità sessuale, la Pulzella è considerata anche icona del protonazionalismo.&lt;/b&gt;  &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Il discorso dell'urto tra nazioni è stato in parte  superato con la creazione dell'Unione europea. Forse l'attualità che si  cerca in Giovanna serve alle forze reazionarie. Di certo molti francesi  la pensano così.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;In Francia la Santa è infatti contesa dalle forze politiche.&lt;/b&gt;  &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Siamo alla vigilia delle elezioni, anche Giovanna  può valere un pugno di voti e quindi il presidente Sarkozy è corso a  prender freddo alle celebrazioni di Domremy. Che pagliacciata.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;E se la Giovanna fosse d'origini italiane come sostengono alcuni storici?&lt;/b&gt; &lt;strong&gt;Bello smacco per Sarkò.&lt;/strong&gt;  &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Non è così insensato pensarlo. Tuttavia i documenti  del processo di inquisizione del 1431, di quello voluto dal re nel 1456  e di quello di canonizzazione del 1920 parlano chiaramente di una  ragazza proveniente da una modesta famiglia del Giura, quindi francese.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Modesta ma con buoni appoggi politici.&lt;/b&gt;  &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Senza dubbio. Non per niente le diedero credito  quando disse di aver avuto visioni divine. Aveva collaboratori di alto  livello, che erano vicini al Delfino, il futuro re Carlo VII. Non  sappiamo fino a che punto fosse un'autentica agitatrice o fosse una  pedina manovrata. Di certo resta una figura al di sopra della sua era.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Basta a diventare santa?&lt;/b&gt;  &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Effettivamente non ci sono grosse testimonianze di  santità e anche i miracoli che le si attribuiscono (qualche guarigione,  ndr) sono piuttosto fumosi. La sua canonizzazione sembra più un favore  di Papa Benedetto XV alla Francia, che nella I Guerra Mondiale si  ritrovò unita attorno alla figura di Giovanna D'Arco.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Antonella Scutiero&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-1113628512552338831?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/1113628512552338831/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/giovanna-darco-santa-ambiguita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1113628512552338831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1113628512552338831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/giovanna-darco-santa-ambiguita.html' title='Giovanna D&apos;Arco, Santa ambiguità'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ziutTS-D2NM/TwlofHCT0hI/AAAAAAAAB6k/x43Qbb62po8/s72-c/447px-Ingres_coronation_charles_vii.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-5394207458105334867</id><published>2012-01-07T01:06:00.001-08:00</published><updated>2012-01-07T01:07:29.686-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='volantini'/><title type='text'>Acca Larentia: una strage antifascista</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-C46Q8IZuQdE/TwgLH88axrI/AAAAAAAAB6Y/v5WCgC_h_e0/s1600/accalarentia.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 292px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-C46Q8IZuQdE/TwgLH88axrI/AAAAAAAAB6Y/v5WCgC_h_e0/s400/accalarentia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5694813960056522418" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-5394207458105334867?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/5394207458105334867/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/acca-larentia-una-strage-antifascista_07.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/5394207458105334867'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/5394207458105334867'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/acca-larentia-una-strage-antifascista_07.html' title='Acca Larentia: una strage antifascista'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-C46Q8IZuQdE/TwgLH88axrI/AAAAAAAAB6Y/v5WCgC_h_e0/s72-c/accalarentia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-4579788409159165575</id><published>2012-01-06T11:01:00.000-08:00</published><updated>2012-01-06T11:03:46.554-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esteri'/><title type='text'>De Benoist, una voce critica nel cuore dell’Occidente</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-ULQzgBlGkZY/TwdFNe3x74I/AAAAAAAAB50/cli1qyBIwgQ/s1600/alain%2Bde%2Bbenoist.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 294px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-ULQzgBlGkZY/TwdFNe3x74I/AAAAAAAAB50/cli1qyBIwgQ/s400/alain%2Bde%2Bbenoist.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5694596351760920450" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Le modalità che hanno determinato l’insediamento di Mario Monti e  di Lukas Papademos ai governi di Roma e di Atene hanno portato alcuni  osservatori richiamare lo “stato di eccezione” analizzato da Carl  Schmitt e a mettere in discussione l’esistenza stessa dell’Unione  Europea. Quale è il suo giudizio in merito a ciò?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Io non sono molto sicuro che si possa parlare di “stato di eccezione”  per descrivere le circostanze che hanno segnato l’ascesa al potere di  Mario Monti e Lukas Papademos. Ma va comunque ricordato che per Carl  Schmitt, lo stato di emergenza è volto principalmente a rivelare dove si  situa la sovranità. “È sovrano – dice Schmitt – chi decide dello stato  di eccezione”. Nel caso specifico, è ovvio che i mercati finanziari sono  diventati sovrani, come è ovvio che i politici hanno abbandonato il  campo. Gli Stati si sono indebitati per salvare le banche. Dopo di che  finanzieri e banchieri hanno colto l’occasione per investire in  posizioni strategiche in seno all’Unione europea.&lt;br /&gt;Dovremmo pensare che la situazione attuale metta in discussione  l’esistenza stessa dell’Unione europea? Non credo. L’eventuale fine  della moneta unica non è la fine dell’Europa. L’attuale crisi è anche  soprattutto una crisi del debito sovrano. Il problema dell’euro è solo  una circostanza aggravante. E non si deve dimenticare che,  contrariamente a quanto molti pensano, il dollaro si trova ora in una  situazione peggiore rispetto all’euro. Questo significa che è  soprattutto per salvare il dollaro che i mercati finanziari hanno  ingaggiato una guerra contro l’euro.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La crisi che stiamo attraversando ha provocato una sorta di  criminalizzazione della finanza, posta in antitesi rispetto all’economia  reale. Un analista come Aleksandr Dugin ha però criticato questo  atteggiamento, sottolineando il fatto che la finanza rappresenta la  naturale evoluzione del sistema capitalista e che essa, come il sistema  produttivo industriale, segue strategie politiche ben definite – decise  nell’ambito dei consessi del Club Bilderberg e della Commissione  Trilaterale – che indirizzano le tendenze di base.  Quale è la sua  opinione al riguardo?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Sono totalmente d’accordo con Alexander Dugin nell’affermare che la  logica del profitto è il motore del capitalismo, e di conseguenza la  distinzione comunemente fatta tra capitalismo industriale e capitalismo  finanziario appare piuttosto artificiale. Non esiste un capitalismo  “buono” e uno “cattivo”, non vi è che il capitalismo stesso. Detto  questo, non si può negare che il capitalismo si sia evoluto negli ultimi  trenta anni seguendo una direzione che ha sempre favorito l’autonomia  del settore finanziario. Allo stato attuale, i mercati di scambio  contrattano in certi giorni l’equivalente di dieci volte il PIL  mondiale, che evidenzia l’entità del distacco con l’economia reale. La  globalizzazione ha inoltre contribuito ad incrementare l’influenza dei  mercati finanziari a livello planetario. Il capitalismo moderno è un  capitalismo “deterritorializzato”, che ha ben poco a che fare – a parte  la stessa tendenza a divorare tutto ciò che si ritrova davanti – con il  capitalismo della fine del XIX secolo o dell’inizio del ventesimo  secolo, che erano ancora legati agli Stati-nazionali. Il  “turbo-capitalismo” investe e procede ovunque vi siano condizioni  favorevoli. Ecco perché le classi medie, un tempo avvantaggiate dalla  crescita economica, ora si trovano minacciate e in via di  smantellamento.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Credere anche che il sistema capitalista obbedisca a strategie  escogitate in seno al Club Bilderberg e alla Commissione Trilaterale mi  sembra molto ingenuo, e anche un pò puerile. Questa inclinazione  rappresenta un tratto classico delle “teorie della cospirazione” di  destra. Le persone di destra tendono sempre a ridurre il tutto  all’azione nociva di un piccolo numero di persone. È per questo che non  hanno mai compreso gli effetti sistemici che derivano dalla  progettazione di strutture. Organizzazioni come il Club Bilderberg e la  Commissione Trilaterale sono al massimo i luoghi della concertazione,  insieme con gli strumenti della forma-capitale. Ma non sono luoghi dove  si decide. Nessuno sceglie di indirizzare la forma-capitale in una  particolare direzione. E’ essa stessa che si sviluppa secondo la sua  logica propria, che è la logica dell’illimitato. Il capitalismo è sia un  sistema molto efficace di sfruttamento del lavoro, che genera il  feticismo delle merci e la reificazione dei rapporti sociali, e un  apparato autonomo d’accumulazione illimitata di capitale. Su questo  punto, Marx aveva ragione. Quello che afferma sulla natura profonda del  capitale potrebbe essere utilmente avvicinato a ciò che ha scritto  Heidegger a proposito del Gestell.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Crede che l’uscita di scena di Dominique Strauss Kahn in  seguito all’oscura vicenda di molestie sessuali sia da catalogare nel  settore della cronaca o ritiene invece che contenga un ben definito  significato politico?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Non sono propenso a credere alla teoria del “complotto” politico a danno  di Dominique Strauss-Kahn. L’anziano direttore del Fondo Monetario  Internazionale ha manifestato da molto tempo una tendenza a invischiarsi  in situazioni difficili a causa delle sue abitudini e delle sue  ossessioni sessuali. Il fatto è che gli americani sono meno tolleranti  rispetto agli europei in merito a questi reati. Nessuno saprà  esattamente ciò che è accaduto al Sofitel di New York il 14 Maggio 2011.  Quel che è certo è che questo incidente ha rovinato le possibilità di  Dominique Strauss-Kahn di essere eletto Presidente della Repubblica  francese nella prossima primavera, che credo sia una buona cosa.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La guerra sferrata contro la Libia e le non troppo velate  minacce rivolte contro Siria ed Iran hanno spinto alcuni analisti a  segnalare una soluzione di continuità tra George W. Bush e Barack Obama  per quanto riguarda la messa in atto del famoso “Greater Middle East  Project” elaborato dagli strateghi neoconservatori. Condivide questa  lettura della situazione?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;C’è una netta differenza di stile, metodo e temperamento tra George W.  Bush e Barack Obama. Le loro rispettive presidenze si sono svolte anche  in momenti storici diversi. George W. Bush è arrivato alla Casa Bianca  in un momento in cui, dopo il crollo del sistema sovietico, gli Stati  Uniti potevano aspettarsi di emergere come l’unica superpotenza  mondiale. Nel corso di questa fase  “unipolare”, i neoconservatori hanno  escogitato un “nuovo secolo americano”.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Questo sogno è crollato, prima con il fallimento delle guerre in Iraq e  Afghanistan, ma anche a causa del crescente ruolo svolto dai paesi  emergenti. Infine, gli Stati Uniti sono stati colpiti duramente dalla  crisi finanziaria globale, che si aggiunge alle loro difficoltà interne e  ora minaccia il ruolo internazionale del dollaro. Per queste ragioni  Barack Obama non ha potuto porsi sulla scia del suo predecessore.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ma se si vuole comprendere la politica estera degli Stati Uniti, non  dobbiamo solamente tener conto della congiuntura storica. Dobbiamo anche  ricordare che gli Stati Uniti hanno sostanzialmente mantenuto gli  stessi obiettivi di politica internazionale. Che siano guidati da  repubblicani o da democratici, che si ritirino nell’isolazionismo o  privilegino invece l’interventismo di tipo “wilsoniano”, il loro  obiettivo principale rimane sempre quello di promuovere gli interessi  del potere del Mare (“isola” americana) a discapito di quelli del potere  della Terra (il continente eurasiatico), per prevenire l’apparizione,  in qualsiasi parte del mondo, di un concorrente in grado di competere  con loro, e di lavorare per l’unificazione planetaria diffondendo in  tutto il mondo il loro stile di vita e il loro modello di”sviluppo”. Si  potrebbe dire che gli americani hanno la tendenza a considerare che il  mondo non diventerà per loro veramente comprensibile finché non sarà  stato completamente americanizzato.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Le rivolte che hanno scosso parte significativa del Nord  Africa e del Vicino Oriente hanno diviso il fronte degli analisti in due  fazioni principali; l’una che tende a considerare la voglia di  democrazia quale vero motore della cosiddetta “primavera araba”, mentre  l’altra è portata invece a parlare di “risveglio islamico”. Quale è la  sua personale opinione?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Mi sembra che la questione non si ponga più oggi. I recenti avvenimenti  hanno dimostrato l’errore commesso dagli analisti del primo tipo, dal  momento che sono islamisti, e non sostenitori della “democrazia  liberale” americana, che ha vinto tutte le “libere elezioni” che hanno  avuto luogo lo scorso autunno.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;In Marocco, gli islamisti del Partito di Giustizia e Sviluppo (PJD) sono  arrivati in testa alle elezioni. In Tunisia, il partito islamista  Ennada e i suoi alleati hanno ottenuto più del 50% dei voti. In Egitto,  sono la Fratellanza Musulmana e i movimenti salafiti ad imporsi come  grandi vincitori delle elezioni, con oltre il 70% dei voti. Si  commetterebbe però un errore anche interpretando il successo dei  movimenti islamici da un’angolatura esclusivamente religiosa.  L’islamismo è, a mio avviso, un fenomeno politico e culturale molto più  che religioso in senso stretto, anche se prende in prestito liberamente  il linguaggio della religione. Gli islamisti sono coloro i quali  ritengono che la decolonizzazione è stata raggiunta, sinora, solo nel  campo politico (con la conquista dell’indipendenza da parte delle ex  colonie) e, in alcuni casi,  anche in campo economico, ma che la  decolonizzazione culturale non si sia ancora verificata. L’Islam fa  ormai parte dell’identità dei paesi del Maghreb e del Medio Oriente. Si  tratta di un elemento fondatore di tale identità che, in quanto tale, va  ben oltre la sola religione. In passato, gli Stati Uniti hanno sempre  sostenuto i movimenti islamisti per contrastare l’ascesa del  nazionalismo arabo laico, che sospettavano essere troppo legato  all’Unione Sovietica al tempo della Guerra Fredda. L’islamismo  costituisce oggi soprattutto una rivendicazione identitaria. Che questa  rivendicazione si esprima contro le potenze occidentali è nella natura  delle cose.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Iran, Israele e la Turchia stanno ridefinendo radicalmente le  proprie posizioni diplomatiche. L’Iran sostiene la Siria di Bashar Al  Assad e avversa irriducibilmente Israele, la Turchia ha abbandonato la  politica di “buon vicinato” inaugurata dal Ministro degli Esteri Ahmet  Davutoglu per scagliarsi contro il regime baathista siriano e per  rompere insanabilmente le relazioni con Israele, mentre Benjamin  Netanyahu appare estremamente rigido sia nei riguardi della Turchia che  dell’Iran che della Siria che di Al Fatah, specialmente dopo la  richiesta di riconoscimento della Palestina avanzata da Abu Mazen in  sede ONU. A cosa crede che sia dovuta questa rivoluzione?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;L’unico vero cambiamento riguarda la Turchia, che ha effettivamente  adottato da qualche tempo delle posizioni anti-israeliane, o addirittura  anti-americane, inedite tra i paesi membri della NATO. Ma la reale  portata di questo cambiamento è ancora da determinare. A livello  militare, per esempio, la cooperazione tra Israele e la Turchia sembra  continuare. E ‘probabile che i leader turchi siano abbastanza divisi, e  che dietro le quinte si affrontino diverse fazioni opposte fra loro.  Penso anche che questo nuovo orientamento della politica estera turca  possa significare che la Turchia ha verosimilmente perduto la speranza  di vedere la sua candidatura per l’ingresso nell’Unione Europea  accettata dagli europei.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Pertanto, sfruttando la propria posizione geopolitica, sta sviluppando  una politica “pan-turca” (“Turanista”) verso le repubbliche turcofone  dell’ex Unione Sovietica, e anche nei paesi vicini.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Da questo nuovo corso della politica estera turca l’Iran avrebbe tutto  da guadagnare, non fosse che i due paesi si attestino su posizioni  opposte per quanto riguarda la Siria. Teheran non nasconde il suo  sostegno al presidente Bashar al-Assad, mentre i turchi, al contrario,  portano aiuto all’opposizione.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Quanto allo Stato di Israele, esso continua a mantenere le sue politiche  repressive nei confronti dei palestinesi. La reazione di Benjamin  Netanyahu dopo mossa fatta da Abu Mazen alle Nazioni Unite, la sua furia  dopo la decisione dell’Unesco di riconoscere uno Stato palestinese, la  ripresa degli insediamenti nei territori occupati nonostante gli  avvertimenti della comunità internazionale mostrano che gli israeliani  sono meno disposti che mai ad accettare la nascita di uno Stato  palestinese dotato di tutti i crismi di sovranità.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Nei prossimi mesi si terranno le elezioni presidenziali in  Russia, che molto probabilmente confermeranno il primato del partito  Russia Unita e consacreranno il ritorno di Vladimir Putin – favorito su  Zhirinovskij, Zjuganov e Prokhorov – alla Presidenza della Federazione.  Mikhail Gorbaciov ha però cavalcato l’onda delle contestazioni di cui  l’indebolito Putin è bersaglio invitandolo a “Lasciare subito il  potere”. Quale è il suo giudizio politico su Gorbaciov e quale pensa che  sarà l’esito delle elezioni russe?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Gorbaciov è un uomo completamente screditato, che non ha più alcuna  influenza in Russia. Gli occidentali si rivolgono a lui per criticare  Putin, ma ciò non cambierà il corso delle cose. È pur vero che c’era  frode nelle elezioni dello scorso 4 dicembre, e le successive  manifestazioni testimoniano una certa perdita di popolarità di Putin.  L’intera questione è qual era l’entità della frode e se Putin ha davvero  perso l’appoggio del popolo russo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Dalle informazioni che ho potuto ottenere, le frodi hanno effettivamente  favorito il partito Russia Unita in misura abbastanza marginale. Senza  queste frodi, Russia Unita avrebbe ottenuto il 2 o il 3% dei voti di  meno, ma sarebbe comunque arrivata in testa. Per quanto riguarda  popolarità di Putin, vedremo i risultati delle prossime elezioni  presidenziali.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Penso che Putin raccoglierà meno voti rispetto al 2004 (allora ottenne  il 71% dei voti), ma sarei molto sorpreso se egli non dovesse essere  rieletto. I russi non hanno dimenticato che è a lui che si devono la  loro prosperità economica e il ripristino dell’autorità dello Stato. Il  problema è che gli osservatori occidentali replicano nei confronti della  Russia esattamente lo stesso errore commesso sulla “primavera araba”.  Si immaginano che gli avversari siano sostenitori della “democrazia  liberale” all’americana! Nulla di più lontano dalla realtà. Gli eventi  dello scorso dicembre – che sono stati incoraggiati dagli americani, che   in passato avevano fatto proprio la stessa cosa sostenendo le  “rivoluzioni colorate” in Europa orientale – hanno dimostrato che coloro  che criticano Putin lo fanno per motivi diversi e anche diametralmente  opposti. Alcuni lo accusano di essere un “autocrate”, altri di non  essere abbastanza nazionalista, altri ancora di non essere abbastanza  comunista, di non essere abbastanza liberale, di essere troppo  pragmatico, di non criticare più radicalmente gli Stati Uniti, ecc.  L’opposizione a Putin non è un programma ma una cacofonia politica. Non  dimenticate, inoltre, che i liberali del Movimento Yabloko godono appena  del 4% delle preferenze secondo i sondaggi. Tutti gli altri partiti  principali sono anche meno “occidentali” rispetto a Russia Unita, che si  tratti di Russia Giusta, del Partito Comunista di Gennady Zyuganov o  del movimento nazionalista guidato dallo stravagante Zhirinovsky. Gli  americani non tengono conto di questa realtà, perché credono ancora che  gli altri siano come loro. Non capiscono l’alterità. Questa è una delle  cause dei loro problemi nelle relazioni internazionali.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Negli anni Settanta Richard Nixon ed Henry Kissinger  sfruttarono le tensioni tra Cina e Vietnam per riconoscere la  legittimità di Mao Tze Tung per assestare un duro colpo all’alleanza  comunista condannando l’Unione Sovietica all’isolamento internazionale, e  pochi anni dopo il Consigliere per la Sicurezza Nazionale (sotto  l’amministrazione Carter) Zbigniew Brzezinski mise a punto una strategia  che attirò l’Armata Rossa nel terribile pantano afghano. Crede che il  ritorno di Brzezinski e il recupero di una politica meno muscolare  rispetto a quella propugnata da George W. Bush segnalino l’intenzione  statunitense di contrastare il riavvicinamento tra Russia e Cina  attualmente in atto?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Gli Stati Uniti faranno l’impossibile per contrastare un riavvicinamento  tra Cina e Russia. Faranno ugualmente di tutto per limitare le zone  d’influenza di questi due paesi. Nel suo libro “La Grande Scacchiera”,  pubblicato nel 1997, Zbigniew Brzezinski enumera gli “imperativi  geostrategici” che gli Stati Uniti devono rispettare per mantenere la  loro egemonia mondiale, mettendo in guardia contro “la creazione o  l’emergere di una coalizione eurasiatica” che “potrebbe cercare di  sfidare il primato dell’America”. “Chiunque controlli l’Eurasia, ha  aggiunto, controlla il mondo”. Le cose sono dunque chiare. L’obiettivo  si riassume in tre parole: accerchiare, destabilizzare, balcanizzare.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;La strategia di accerchiamento della Russia prevede l’installazione di  nuove basi militari in Europa orientale, la creazione di sistemi di  difesa missilistica in Polonia, Repubblica Ceca e Romania, il supporto  per l’adesione di Ucraina e Georgia nella NATO, il perseguimento di una  politica aggressiva volta a spezzare l’influenza russa nelle tormentate  regioni del Mar Nero, del Mar Caspio e del Caucaso. In materia di  approvvigionamenti energetici, questa strategia si è dispiegata  attraverso numerosi tentativi di porre sotto controllo gli oleodotti di  un’Asia centrale trasformata in protettorato americano, per favorire lo  sviluppo dell’oleodotto che, partendo dal Caspio, aggira la Russia a  raggiunge la Turchia, e attraverso la limitazione dell’accesso delle  petroliere russo negli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. La  creazione di un “arco di crisi” per destabilizzare la tradizionale area  di influenza della Russia nelle regioni del Caucaso, dell’Afghanistan e  dell’Asia centrale può essere compresa solo in questa prospettiva.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Parallelamente, è in atto il progetto riguardante il massiccio  allargamento della NATO verso Europa orientale, i Balcani e i confini  della Russia, anche all’interno della stessa ex Unione Sovietica, per  dissuadere l’Unione Europea ad adottare una capacità di difesa  indipendente, e frenare, per quanto possibile, la riconciliazione tra  Germania e Russia attualmente in corso.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;L’ascesa dei cosiddetti “BRICS” (Brasile, Russia, India,  Cina, Sud Africa) e la parallela crisi profonda in cui versano gli Stati  Uniti stanno modificando l’assetto geopolitico mondiale in una  direzione che rispecchi i reali rapporti di forza internazionali. Quale  crede che sarà la struttura del nuovo ordine mondiale e quale ritiene  che sarà il destino degli Stati Uniti?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ci troviamo in un periodo di transizione, in un interregno. L’ordine  bipolare stabilito a Yalta alla fine della seconda guerra mondiale è  crollato assieme al muro di Berlino. Il nuovo ordine geopolitico  planetario deve ancora nascere, ma è già chiaro che il nuovo “Nomos  della Terra”, per riprendere un’espressione di Carl Schmitt, non sarà  unipolare ma multipolare. Non sarà un Universum, ma Multiversum. In  questo contesto, la lotta tra il potere del Mare e il potere della  Terra, le contraddizioni tra Stati Uniti e il “resto del mondo”, sono  destinate ad esacerbarsi. Il ruolo che svolgerà l’Europa è il segreto  del futuro.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Giacomo Gabellini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-4579788409159165575?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/4579788409159165575/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/de-benoist-una-voce-critica-nel-cuore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4579788409159165575'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4579788409159165575'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/de-benoist-una-voce-critica-nel-cuore.html' title='De Benoist, una voce critica nel cuore dell’Occidente'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-ULQzgBlGkZY/TwdFNe3x74I/AAAAAAAAB50/cli1qyBIwgQ/s72-c/alain%2Bde%2Bbenoist.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-781464882173923706</id><published>2012-01-06T00:51:00.000-08:00</published><updated>2012-01-06T00:53:01.108-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='religione'/><title type='text'>La storia dei Magi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-dGCBmVhXk78/Twa2PrjYAYI/AAAAAAAAB5o/8aqSecZlSM0/s1600/adorazionedeimagi.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 307px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-dGCBmVhXk78/Twa2PrjYAYI/AAAAAAAAB5o/8aqSecZlSM0/s400/adorazionedeimagi.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5694439159361962370" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’unico Vangelo, che parla dei magi è quello di Matteo in cui si  legge: «Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni  magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei  Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti  per adorarlo». Erode, naturalmente, come qualsiasi potente che tiene  alla poltrona, si allarma. E li convoca segretamente per conoscere il  luogo di nascita e la residenza del nuovo Re dei Giudei. Il resto è  storia nota: i magi non informano il Re, che è costretto a scendere in  campo e compiere una orribile strage di innocenti bambini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Quei &lt;em&gt;magoi&lt;/em&gt; – scrive Franco Cardini ne &lt;em&gt;Il giglio, la stella e le tre corone&lt;/em&gt;  – potevano essere degli indovini e astrologi, di solito “caldei”, che  riempivano allora l’Oriente; ma resta il dubbio che si trattasse di veri  e propri magi iranici, che negli astri scrutavano la venuta di un  futuro Saoshyant, il Difensore-Salvatore-Vincitore periodicamente atteso  nel mazdaismo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel Vangelo di Matteo non si indicano i nomi che la tradizione  indica in Melchiorre, Gaspare e Baldassarre traendoli da una lunga serie  di testi evangelici apocrifi. Sono tre perché, probabilmente, erano tre  i doni: oro, incenso e mirra. Tra le poche certezze è che venivano da  Oriente, perché i caldei si trovano a Est della Palestina, ma  l’indicazione geografica è talmente vaga, come dire oggi che un  immigrato viene dall’Asia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;I magi erano, comunque, degli indovini d’origine siro-mesopotamica  che «detenevano il monopolio di rituali e pratiche a carattere  magico-astrologico-divinatorio nel mondo persiano mazdaico». Tra le  varie interpretazioni sui magi può darsi si trattasse di una casta  sacerdotale «all’interno della quale –spiega Franco Cardini – si  custodiva il nucleo di un messaggio in grado di superare il dualismo  mazdaico riconducendo luce e tenebra a un originario principio  superiore, Zurvan Akarakana, (“Il Tempo Increato”), signore di tutte le  cose».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;In questo senso, davvero, i magi ebbero, forse, l’intuizione, anche  con l’arte di saper leggere le stelle, di aver trovato il loro  «soccorritore divino». Il termine magi, inoltre, si collega anche ad un  altro significato, perché il termine &lt;em&gt;maga&lt;/em&gt;  indica il dono sia  quello sacrificale dell’offerta, sia nel senso sapienziale di sapere. I  tre doni: l’oro, l’incenso e la mirra erano prodotti commerciati che  abitualmente dall’Oceano Indiano giungevano alla penisola araba e da lì  al mondo mediterraneo. Era la cosiddetta "via dell’incenso".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;La festa dell’Epifania rappresenta «la manifestazione di Dio» e i  magi furono i primi pagani ad aver adorato Gesù e per questo il loro  culto fu molto fortunato tra i convertiti al cristianesimo che non  provenivano dal mondo giudaico. In Italia il culto dei magi resta oscuro  fino all’XI secolo, fino a quando le reliquie dei magi furono traslate  da Costantinopoli a Sant’Eustorgio a Milano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le reliquie erano datate con molta incertezza tra il IV e il VI  secolo, ma, come per altri casi illustri, vedi le spoglie di San Nicola  trafugate da Mira a Bari, così avvenne per i Re Magi. Rainaldo di Dassel  le portò via da Sant'Eustorgio e le trasferì nel Duomo di Colonia, in  Germania. Da allora, Colonia divenne meta di pellegrinaggi tra i più  importanti del medioevo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Aurelio Molé&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-781464882173923706?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/781464882173923706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/la-storia-dei-magi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/781464882173923706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/781464882173923706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/la-storia-dei-magi.html' title='La storia dei Magi'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-dGCBmVhXk78/Twa2PrjYAYI/AAAAAAAAB5o/8aqSecZlSM0/s72-c/adorazionedeimagi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-6186000260097520879</id><published>2012-01-05T07:57:00.000-08:00</published><updated>2012-01-05T08:09:55.979-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='europa'/><title type='text'>Ungheria: la nuova Costituzione invisa all'alta finanza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-w9ggNnXU0ag/TwXKxhb2alI/AAAAAAAAB5c/xqU1elSORvo/s1600/viktorOrban.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 368px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-w9ggNnXU0ag/TwXKxhb2alI/AAAAAAAAB5c/xqU1elSORvo/s400/viktorOrban.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5694180256017443410" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Ungheria, cuore della Mitteleuropa,  sta avvenendo qualcosa di atipico, che l’opinione pubblica occidentale  ha finito per considerare estraneo e finanche pericoloso, a seguito di  un addomesticamento culturale passato negli anni attraverso fitte  campagne mediatiche atte a promuovere quello liberista come l’unico,  valido modello di sviluppo.&lt;/div&gt;    &lt;p style="text-align: justify;"&gt; Succede che il tricolore magiaro  sormontato dalla corona di Santo Stefano è tornato a sventolare nel  cielo plumbeo di Budapest, per affermare una sovranità nazionale che  favorisce il popolo e terrorizza i banchieri.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il primo gennaio è entrata in vigore la  nuova Costituzione ungherese, voluta dal governo di Viktor Orbán (nella foto ndr) ed  approvata nell’aprile scorso dal Parlamento (dove il partito di governo  Fidesz gode di due terzi della maggioranza). La nuova Carta, redatta con  accenti che rievocano antichi lustri d’identità nazionale, è  contraddistinta da una serie di provvedimenti che mirano a ricostruire  un potere sovrano. Al suo interno spiccano tuttavia misure controverse,  che hanno generato malumori giacché limitative di alcune, definite da  molti “derive etiche” e da altri “libertà individuali”. In nome della  tradizione cristiana, cemento dell’unità e motore dello sviluppo storico  dell’Ungheria, l’esplicita frase iniziale “Dio benedica gli ungheresi”  indica l’assetto culturale su cui si basa tutto l’impianto della nuova  Costituzione. L’embrione, anzitutto. La nuova Carta lo considera un  essere umano fin dal suo concepimento, così sgomberando il campo della  discussione sulla liceità dell’aborto da equivoci derivanti dal mese di  gravidanza. Il matrimonio, poi. E’ autorizzato espressamente solo quello  tra un uomo e una donna. Inoltre, le comunità religiose che potranno  beneficiare di sovvenzioni pubbliche vengono portate da 300 a 14, un  taglio che va a discapito solo di ristrettissime minoranze e che  consente cospicui risparmi per le casse dello Stato, dunque per la  comunità tutta. Sempre a vantaggio del popolo ungherese, spunta una  norma che fissa per tutti l’aliquota fiscale al 16% (attualmente  l’Ungheria, con il suo 27% di valore normale dell’aliquota, è il Paese  dell’Unione europea con la percentuale di imposta più alta). Le misure  in ambito economico sono proprio quelle che maggiormente preoccupano  l’estero, rappresentato soprattutto in questa campagna anti-ungherese  dalle lobby della finanza, colpite nei loro interessi particolari dalla  svolta costituzionale di Viktor Orbán. Con la nuova Carta, infatti, la  Banca centrale ungherese dipende direttamente dal governo: il Primo  ministro sceglie i suoi assistenti, inoltre sei dei nove membri del  consiglio monetario della Banca centrale sono nominati dal Parlamento.  Questo cambio di registro non fa che complicare i già tormentati  rapporti tra la Banca centrale ungherese e agenti esterni della finanza,  ovvero Fondo Monetario Internazionale e istituzioni finanziarie  europee. Nel settembre scorso il sistema bancario internazionale è  entrato ufficialmente in rotta di collisione con l’Ungheria. Durante  quel mese, per arginare la crisi derivante dal debito pubblico più alto  in un Paese dell’Est, il governo Orbán ha favorito i suoi cittadini che  avevano contratto un debito con le banche in valuta straniera svalutando  forzosamente la moneta nazionale. Lo strappo ha generato una  svalutazione del fiorino ungherese di circa il 23%, di oltre il 12% se  in euro. Ciò significa che occorrono meno fiorini per ripagare il  debito, di fatto la svalutazione si trasforma in uno sconto. Come se non  bastasse questa rivoluzionaria riforma finanziaria, si è imposto per  legge che la differenza tra il valore nominale del cambio monetario e  quello reale venga imputato agli istituti di credito che sono detentori  dei debiti.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Quella manovra approvata a Budapest a  settembre ha creato intorno all’Ungheria uno stuolo di nemici acerrimi  facenti capo all’alta finanza, molto temibili per via del loro  indiscutibile potere economico e pronti a sferrare un agguato non appena  si fosse presentata occasione propizia. Solo oggi, un’ondata di  costernazione popolare contro la nuova Costituzione - fisiologica in  ogni Paese democratico, specialmente in tempi di crisi - è diventato lo  strumento che questi nemici stanno brandendo all’indirizzo  dell’Ungheria. La stampa occidentale finanziata dal grande capitale  trasforma così la pur partecipata manifestazione di dissenso in riva al  Danubio dello scorso 2 gennaio in “oceaniche sfilate di massa”, tacendo  invece su un consenso equivalente al 52,7% dei voti che hanno consentito  ad Orbán e al suo governo, nell’aprile 2010, di insediarsi. Ma non  solo. La stampa occidentale, pur di diffamare il presidente magiaro e il  suo governo, rispolvera anche l’evidentemente mai sopito (dalle  coscienze di certi intellettuali) nostalgismo vetero-marxista. Ecco che  una colpa di Orbán diventa quella di aver nominato personalità nuove in  settori dirigenziali della cultura, sinora monopolio assoluto di  ristrette cerchie legate al cupo passato comunista del Paese. Un’altra  colpa? Quella di voler rimuovere la statua, piazzata proprio davanti al  Parlamento, del poeta di origini rumene Attila Jozef, celebre cantore  dell’ideologia marxista. La quale ideologia marxista - è bene ricordarlo  agli smemorati - ha causato all’Ungheria, durante la sola insurrezione  ungherese del 1956, l’orrore di 2.652 morti e 250.000 feriti (il 3% di  tutta la popolazione).&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Intanto, la guerra contro l’Ungheria è  iniziata anche su altri fronti, oltre a quello giornalistico. Le  speculazioni finanziarie che hanno colpito il mercato ungherese  sortiscono effetti devastanti. Standard &amp;amp; Poor’s, a seguito delle  recenti dinamiche borsistiche che hanno sfavorito Budapest, ha definito  il rating (l’affidabilità economica) dell’Ungheria uno “junk”, ossia  spazzatura. In campo politico, invece, è l’Unione europea che fa la sua  parte, avendo minacciato il Paese magiaro di sospendere gli aiuti  economici dopo l’entrata in vigore della nuova Costituzione. Dal canto  suo, il governo di Orbán non sembra intimorito e invita la Commissione  europea al dialogo. “Abbiamo inviato il testo (della nuova Costituzione, ndr) a Bruxelles. Se la Commissione troverà punti di cui discutere, noi  siamo pronti alle consultazioni, siamo aperti” ha riferito Peter  Szijjarto, portavoce del premier.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Questo scenario di ostracismo  anti-ungherese rende legittimo un quesito: più corretto definire  dittatura la svolta nazionale, autoritaria e sociale di Viktor Orbán o  le bieche operazioni della finanza internazionale che mirano a  soffocarne le aspirazioni sovrane?&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Federico Cenci&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-6186000260097520879?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/6186000260097520879/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/ungheria-la-nuova-costituzione-invisa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6186000260097520879'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6186000260097520879'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/ungheria-la-nuova-costituzione-invisa.html' title='Ungheria: la nuova Costituzione invisa all&apos;alta finanza'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-w9ggNnXU0ag/TwXKxhb2alI/AAAAAAAAB5c/xqU1elSORvo/s72-c/viktorOrban.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-8767233963101713746</id><published>2012-01-02T14:25:00.000-08:00</published><updated>2012-01-02T14:36:42.202-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Quando Fellini disse: "Tremaglia, lei merita un film"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-5QnXCt_nQ-A/TwIxDath42I/AAAAAAAAB5Q/BX2zBllYHW8/s1600/NIK_3728.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 392px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5693166813729383266" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-5QnXCt_nQ-A/TwIxDath42I/AAAAAAAAB5Q/BX2zBllYHW8/s400/NIK_3728.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Era diventato un ricordo lontano e il vecchio Mirko lo raccontava agli amici senza pathos, come una delle tante cose originali che gli erano capitate nella vita. E invece il suo incontro con Federico Fellini era stato come un sogno ad occhi aperti. Era capitato una trentina di anni fa, anni nei quali i missini - dirigenti e militanti - vivevano una sorta di apartheid in patria, tenuti fisicamente e moralmente a distanza. Un’attitudine che non poteva riguardare un uomo curioso come Fellini. Tanto è vero che alla fine di una chiacchierata con Tremaglia, il più celebrato regista italiano se ne era uscito con una proposta spiazzante: «Lo sa che, prendendo spunto da alcuni episodi della sua vita, potremmo fare un film?». Difficile immaginare come si fosse dipanato nei dettagli il dialogo tra personalità così diverse. Eppure, anche se il film non si fece, si può capire come la vita di Mirko Tremaglia (scomparso tre giorni fa e di cui oggi si sono celebrati i funerali a Bergamo) possa aver solleticato l’immaginazione di un poeta come Fellini. Vita avventurosa, quella di Tremaglia, ma soprattutto segnata da un sentimentalismo sanguigno e anacronistico, che seppe superare confini e ideologie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una vita attraversata da tantissimi frangenti unici, così numerosi da essersi dispersi persino nelle tante ricostruzioni della sua esistenza, comparse sui giornali di questi giorni. Per lui tutto era cominciato in quei mesi terribili dell’estate del 1943, durante i quali rischiò di dissiparsi, assieme allo Stato, anche il senso dello Stato e della Patria. Quando il cavalier Mussolini fu costretto a dimettersi, Mirko Tremaglia era un ragazzo bergamasco di 17 anni e poiché il papà era partito per le colonie eritree nel 1940, a lui non restò che comunicare alla mamma l’irrevocabile decisione: «Mi arruolo come volontario nella Repubblica di Salò». Decisione controcorrente, quella di difendere la continuità di un regime in disfacimento e che aveva lanciato il Paese in un una guerra disastrosa. E infatti il 25 luglio del 1943 l’Italia fascista non si era mobilitata per difendere Mussolini: tantissimi ragazzi avevano scelto la via della Resistenza e 650.000 militari, rifiutandosi di aderire alla Rsi, furono deportati nei lager nazisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma per i ragazzi di Salò, per gli ardimentosi che mettevano a rischio la propria vita, c’erano da difendere, «onore e dignità» della Patria. Gli andò male e non solo perché la storia andava da un’altra parte. Il camerata Mirko viene presto arrestato dagli Alleati e nel giro di pochi mesi perde prima il papà, morto in Africa e presto anche la mamma. Ritrovatosi orfano, costretto a lasciare l’Università Cattolica di Milano per il suo passato repubblichino, nel 1963 Tremaglia parte per l’Eritrea, alla ricerca del luogo nel quale era sepolto il padre. E qui si consuma un altro di quei momenti commoventi di cui è stata piena la sua vita: «In quel Paese, non conoscevo nessuno, ma finalmente trovai la tomba di mio padre, restando sbalordito: sopra c’erano dei fiori freschi, messi dagli italiani che erano restati lì». E’ in quel momento - come ha raccontato lui - che Tremaglia decide di trasformare la propria vita in una missione: valorizzare l’epopea dei tantissimi italiani emigrati, costretti a lasciare la propria casa, per trovare pane e lavoro in una terra lontana. Tremaglia impiegherà 43 anni per dare il voto agli italiani all’estero, ma per raggiungere quell’obiettivo sarà protagonista - in giro per il mondo - di una quantità senza fine di discorsi commoventi, eventi restati memorabili per ciascuno degli emigrati che vi partecipava, tanta povera gente che "rivedeva" il suo Paese grazie alle parole visonarie di quel missino pieno di nostalgie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, come ha scritto Marcello Veneziani, Tremaglia era rimasto «l’ultimo fascista dichiarato e non pentito che sedeva in Parlamento». Ma Tremaglia, pur ammirando intimamente il fascismo e suo Duce, aveva fatto proprio il motto di Giorgio Almirante, che ripeteva spesso: «Non rinnegare, non restaurare». Per questo motivo non si ricordano espressioni esteriori del suo credo, saluti romani come quelli che lo hanno salutato durante i suoi funerali. E come tutti i missini nostalgici, Tremaglia aveva orrore per i traditori, per tutte le possibili reincarnazioni del "badoglismo". Per questo motivo, oltreché per una inossidabile ammirazione per Gianfranco Fini, nel 1990 Mirko Tremaglia è l’ unico tra i vecchi notabili missini che non partecipa alla defenestrazione del giovane Fini, a favore di Pino Rauti. Una ammirazione (ricambiata da Fini, pur assente ai funerali) che lo porterà a seguire il suo amico Gianfranco anche in occasione del divorzio da Berlusconi, un leader che Tremaglia non aveva mai amato, al punto che fu il primo a criticarlo pubblicamente in anni nei quali non era semplice farlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non fosse stato per la sua battaglia per gli italiani all’estero e per l’appassionata missione di tener vivo il ricordo del figlio Marzio, scomparso ancora giovane, nella vita di Tremaglia una certa qual perdita di prospettiva era iniziata una ventina di anni fa. Nell’estate del 1993, mentre la Prima Repubblica stava crollando, Gianfranco Fini, ai tempi leader dell’Msi, si ritrovò a ragionare assieme al professor Domenico Fisichella attorno all’idea di un partito che superasse il vecchio Movimento sociale, così intriso di nostalgia per il fascismo. E tra gli argomenti che realisticamente consigliavano la svolta (che si sarebbe completata sei mesi dopo col varo di Alleanza nazionale), ce ne era uno, legato ai cicli della vita: i reduci della stagione fascista e repubblichina erano destinati ad assottigliarsi nel giro di qualche anno. Tre giorni fa Adolfo Urso, commentando la morte di Tremaglia, ha detto: «Era l’ultimo dei grandi di una fulgida stagione politica: la sua scomparsa segna la fine di un’epoca per la destra italiana».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parole che evocano il finale di un film di un regista, Pupi Avati, che - guarda caso - era legato a Federico Fellini. Avati chiude la sua "Gita scolastica" con le immagini della morte dell’ultima alunna reduce di una scampagnata di tanti anni prima. Con queste parole: «Laura fu l’ultima a partire» e quando raggiunse gli altri, «furono tutti assieme, nessuno era rimasto indietro».&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;(fonte: &lt;a href="http://www.lastampa.it/"&gt;www.lastampa.it&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-8767233963101713746?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/8767233963101713746/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/quando-fellini-disse-tremaglia-lei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/8767233963101713746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/8767233963101713746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2012/01/quando-fellini-disse-tremaglia-lei.html' title='Quando Fellini disse: &quot;Tremaglia, lei merita un film&quot;'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-5QnXCt_nQ-A/TwIxDath42I/AAAAAAAAB5Q/BX2zBllYHW8/s72-c/NIK_3728.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-8538581047082934143</id><published>2011-12-31T03:50:00.000-08:00</published><updated>2011-12-31T03:54:35.500-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Tremaglia e i paradossi del fascista duro e puro</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-qjqdscIye-c/Tv73v7-oS5I/AAAAAAAAB5E/5gycq3wNYqc/s1600/resizer.jsp.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 328px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-qjqdscIye-c/Tv73v7-oS5I/AAAAAAAAB5E/5gycq3wNYqc/s400/resizer.jsp.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5692259381969177490" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sì, è morto l’ultimo fascista dichiarato e non pentito che sedeva in  Parlamento. Mirko Tremaglia, vecchio leone, fascista indomito, per dirla  nel suo linguaggio da combattente e camerata. Espansivo ed estroverso,  ricco di umanità, non sembrava ai miei occhi terronici un bergamasco. Di  lui molti ammiravano la coerenza e altrettanti deploravano la  testardaggine. Ma dietro la fedeltà al Duce, Tremaglia viaggiò molto dal  suo fascismo rivoluzionario della gioventù; lasciò le originarie  posizioni sociali da fascismo di Salò,  Corporativismo&amp;amp;Socializzazione, per sposare un fascismo d’ordine,  giustizialista e filoamericano. Fu fascista ma non di quelli  crepuscolari o catacombali; sapeva farsi valere anche da missino,  intrecciava relazioni politiche e rapporti personali anche con avversari  e uomini delle istituzioni. Fu tra i primi sponsor di Di Pietro,  Cossiga e Mani pulite. Fu fascista di Salò ma accettò le cure termali di  Fiuggi e aderì ad Alleanza Nazionale. Fu fascista repubblicano ma  sostenne Israele e i falchi americani. Patì la perdita di suo figlio  Marzio ma anche il suo prestigio, che oscurava quello di suo padre.  Quella morte prematura lo invecchiò di colpo, e per anni visse nel  ricordo di lui, con una teatralità del dolore tipica delle culture  siculomediterranee. Ricordo una grandiosa manifestazione a Bergamo,  stracolma di gente, in cui parlammo di Marzio, con Fassino, Fini e  Cardini. Per lungo tempo lui portò il suo dolore paterno, genuino e  plateale, in processione per l’Italia e in ogni occasione.Ricordo un suo  pianto anche in una manifestazione al Vittoriano da Ministro per gli  italiani all’estero.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Sanguigno e tuonante, incline al fascismo duro e puro e al pianto  tenero e sentimentale, la parabola politica ed esistenziale di Tremaglia  è segnata da tre paradossi. Fu Irriducibile fascista, militante fedele  del fascismo di Salò, del vecchio Msi e poi di An, ma alla fine seguì il  becchino di tutti e tre, Fini, aderendo a Futuro e Libertà; lui che era  tutto Nostalgia e Autorità. Secondo paradosso: spese una vita per gli  italiani all’estero, si prodigò per loro, fondò i comitati tricolore e  volle la legge che consentiva il voto ai nostri emigrati; pensava a un  trionfo ma la sua lista ottenne un solo seggio su 18 e grazie alla sua  legge il governo Prodi ebbe la maggioranza assoluta in Senato. Terzo  paradosso: era un fascista d’azione, diffidente verso le elucubrazioni  degli intellettuali e il culturame, ma il destino gli giocò uno scherzo  feroce e benedetto: suo figlio Marzio tradì il cliché del fascista  attivista, fu un raffinato intellettuale prestato alla politica, gran  promotore di idee e assessore lombardo alla cultura. Anzi «il miglior  assessore alla cultura d’Italia » disse una volta Walter Veltroni, e non  lo disse in un elogio funebre, ma quando Marzio era ancora assessore in  carica (lo disse anche a me, ricordo, eravamo a Parigi e lui era  ministro dei Beni culturali). In fondo, la più grande eredità di Mirko è  morta prima di lui: è Marzio, suo figlio, politico colto e illuminato.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;I saluti romani sono fuori luogo, fuori tempo e fuori legge ma  consentite almeno l’estremo saluto romano per i fascisti morenti, unito  al congedo che lui avrebbe voluto: camerata Mirko Tremaglia presente.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marcello Veneziani&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-8538581047082934143?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/8538581047082934143/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/tremaglia-e-i-paradossi-del-fascista.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/8538581047082934143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/8538581047082934143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/tremaglia-e-i-paradossi-del-fascista.html' title='Tremaglia e i paradossi del fascista duro e puro'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-qjqdscIye-c/Tv73v7-oS5I/AAAAAAAAB5E/5gycq3wNYqc/s72-c/resizer.jsp.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-2145228612493406529</id><published>2011-12-28T12:27:00.000-08:00</published><updated>2011-12-28T12:34:24.834-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='religione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Presepe gay, Blondet: l’attacco ai valori cristiani prolungherà la crisi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-zWz8C78M8Bc/Tvt8ovu5Y-I/AAAAAAAAB44/o57nxo8iByo/s1600/nativita.-filippo-lippi.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 372px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5691279593562530786" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-zWz8C78M8Bc/Tvt8ovu5Y-I/AAAAAAAAB44/o57nxo8iByo/s400/nativita.-filippo-lippi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche il centro sociale Paci Paciana, tra i più noti di Bergamo, per Natale ha realizzato, come da tradizione, il classico Presepe. Il bue, l’asinello, Gesù Bambino, San Giuseppe e un altro San Giuseppe. In effetti, di classico, non ha niente. Ma, convinti che i cattolici e la Chiesa debbano adeguarsi ai tempi, han pensato bene di adeguarvi, nel frattempo, la Sacra Famiglia. E hanno realizzato un presepe gay.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;br /&gt;«Mi pare un bersaglio molto facile. E’ semplice e un po’ meschino colpire in questo modo elementi del cristianesimo, ritenuti, da chi pratica queste iniziative, semplici credenze, come la verginità di Maria», commenta, raggiunto da &lt;strong&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic; FONT-WEIGHT: normal"&gt;ilSussidiario.net,&lt;/span&gt; &lt;span style="FONT-WEIGHT: normal"&gt;Maurizio Blondet&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. Sta di fatto che la messa in scena farà parecchio discutere. Quanto meno per il fatto che, avvalendosi di un facile paravento come la lotta alla discriminazione sessuale, si è offeso il sentimento religioso di molti senza che ce ne fosse alcun motivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Blondet, «chi mette in atto simili aggressioni culturali non si rende conto che sta segando l’albero in cima al quale si trova. Queste “credenze” che durano da 2000 anni hanno determinato gran parte di quanto nella società vi è di buono». Qualche esempio chiarisce meglio il ragionamento: «un tempo, anche nelle famiglie che si professavano non cristiane, atee, o comuniste, si viveva, più o meno consapevolmente, secondo valori e virtù originate dal cristianesimo: lo spirito di sacrificio, l’idea di lavorare per i propri figli e non per sé stessi o la consapevolezza che l’egoismo fosse una colpa. Tutto ciò, oggi, sta scomparendo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fenomeno appare ancora più controverso, se lo si legge alla luce della crisi che le famiglie stanno vivendo; e considerando il fatto che ne è l’origine: «La finanza speculativa –dice Blondet -, se questo orizzonte valoriale non si stesse sempre più riducendo, non potrebbe neanche esistere. La finanza, infatti, oggi, è una pratica a bilancio zero: se qualcuno guadagna, è perché qualcun altro ha perso. Si è dissolto il concetto in virtù del quale la natura buona dell’arricchirsi consiste nel generare ricchezza anche per gli altri. Un tempo, del resto, il ricco ci teneva a far sapere che era diventato tale con il sudore della sua fronte».&lt;/span&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:-0;"&gt;Oggi, invece, sembra quasi che «la massima di Gordon Gekko, nel film Wall Street, secondo cui l’avidità è bene, sia stata assunta anche nella realtà. Un modo di pensare che fino a pochi anni fa sarebbe stato ritenuto semplicemente vergognoso». Resta una nota positiva: «In questo Natale, un po’ più povero per tutti, il tepore delle famiglie che, per un giorno, tornano insieme, ha rappresentato, come in tutti i Natali, il segno che alcune consapevolezze non sono venute ancora meno del tutto, anche tra i non credenti&lt;span style="font-size:-0;"&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;(fonte: &lt;a href="http://www.ilsussidiario.net/"&gt;www.ilsussidiario.net&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-2145228612493406529?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/2145228612493406529/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/presepe-gay-blondet-lattacco-ai-valori.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2145228612493406529'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2145228612493406529'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/presepe-gay-blondet-lattacco-ai-valori.html' title='Presepe gay, Blondet: l’attacco ai valori cristiani prolungherà la crisi'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-zWz8C78M8Bc/Tvt8ovu5Y-I/AAAAAAAAB44/o57nxo8iByo/s72-c/nativita.-filippo-lippi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-1831701306388501716</id><published>2011-12-28T10:13:00.000-08:00</published><updated>2011-12-28T10:24:47.252-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esteri'/><title type='text'>Iraq, l'ultimo capitolo del fallimento della politica estera Usa</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-_f3SFQ9-Svc/Tvte6EfiELI/AAAAAAAAB4s/YjQsPrDIugo/s1600/hires_111215-F-MJ260-002c_20111215110727_640_480.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 316px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-_f3SFQ9-Svc/Tvte6EfiELI/AAAAAAAAB4s/YjQsPrDIugo/s400/hires_111215-F-MJ260-002c_20111215110727_640_480.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5691246905844175026" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quatti quatti, nottetempo, di nascosto, gli ultimi soldati americani sono venuti via dall’Iraq lasciando dietro di sè la più lunga scia di sangue da quando, nel 1990, crollato il contraltare sovietico e avendo quindi mano libera, gli Stati Uniti hanno inanellato, in soli ventanni, sette guerre, Golfo, Somalia, Bosnia, Serbia, Afghanistan, Libia e, appunto, Iraq dove i morti iracheni sono stati calcolati fra i 650 e i 750 mila, infinitamente di più di quanti ne abbia fatti Saddam Hussein in trent’anni di dittatura, a cui vanno aggiunti 4500 caduti Usa. Ma i risultati politici e geopolitici riescono ad essere ancora più devastanti di questa mattanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Si è facilmente scoperto che la giustificazione con cui gli americani, senza aver avuto alcun avallo Onu, avevano attaccato l’Iraq (il possesso da parte di Saddam di "armi di distruzione di massa") era falsa. Il rais di Baghdad quelle armi non le aveva. O, per essere più precisi, non le aveva più. Gli erano state fornite, a suo tempo, dagli stessi americani, dai francesi, dall’Urss, in funzione anticurda e antiraniana ma le aveva esaurite usandole sugli uni (Halabya) e sugli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Saddam era un dittatore sanguinario ma era riuscito, bene o male, a tenere insieme tre comunità tra loro profondamente ostili, curdi, sunniti e sciiti, riunite in un unico Stato per una cervellotica decisione degli inglesi nel 1930. Scomparso Saddam fra sunniti e sciti (un tempo tenuti sotto il tallone di ferro del rais) è scoppiata una feroce guerra civile che dura tutt’ora e che prenderà ulteriore vigore con l’uscita di scena degli americani. Non per nulla nell’agosto del 2010 gli abitanti di Falluja, città sunnita che più si era battuta contro gli invasori, si dicevano terrorizzati al pensiero che gli Usa avrebbero lasciato l’Iraq, ben sapendo che sarebbero stati alla mercè della maggioranza sciita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) Da quando nel 1974, la rivoluzione khomeinista rovesciò lo Scià di Persia, loro alleato, tutta la politica americana è stata antiraniana. Per questo quando nel 1985 i soldati di Khomeini erano davanti a Bassora e stavano per prenderla (il che avrebbe comportato l’immediata caduta di Saddam, la riunione dell’Iraq sciita con l’Iran, perché si tratta della stessa gente, dal punto di vista antropologico, culturale e religioso, oltre che la sacrosanta indipendenza dei curdi iracheni) gli americani intervennero, per "motivi umanitari" a favore del dittatore di Bagdad rimpinzandolo di ogni genere di armi comprese quelle "chimiche" che poi, nel 2003, sarebbero servite da pretesto per l’aggressione all’Iraq.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi con la pseudodemocrazia instaurata in Iraq, gli sciiti iracheni, che rappresentano il 62% della popolazione, sono di fatto padroni di gran parte del paese e rispondono ai loro confratelli iraniani. Così quello che gli americani avevano negato all’Iran nel 1985, scippando loro la vittoria sul campo di battaglia, che era costata a Teheran centinaia di migliaia di morti, glielo hanno regalato 25 anni dopo senza che Teheran abbia dovuto sparare un solo colpo di fucile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) Restano i curdi. Finora se ne sono stati tranquilli perché la scomparsa di Saddam ha dato loro, di fatto, un’autonomia che somiglia molto a quell’indipendenza che hanno sempre sognato. Ma se l’indipendentismo curdo-iracheno dovesse contagiare quello in Turchia dove vivono 12 milioni di curdi allora salterebbe tutta la strategia americana costruita in questa regione, comprese le guerre in Bosnia e alla Serbia, europea e ortodossa, in funzione di un cunei nei Balcani di musulmanesimo moderato (Albania più Bosnia, più Kosovo) in favore del loro essenziale alleato turco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Massimo Fini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-1831701306388501716?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/1831701306388501716/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/iraq-lultimo-capitolo-del-fallimento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1831701306388501716'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1831701306388501716'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/iraq-lultimo-capitolo-del-fallimento.html' title='Iraq, l&apos;ultimo capitolo del fallimento della politica estera Usa'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-_f3SFQ9-Svc/Tvte6EfiELI/AAAAAAAAB4s/YjQsPrDIugo/s72-c/hires_111215-F-MJ260-002c_20111215110727_640_480.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-7557599493318339083</id><published>2011-12-27T09:08:00.000-08:00</published><updated>2011-12-27T09:09:54.080-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><title type='text'>Il genotipo antifascista della generazione Bocca</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-YATouMxIfUs/Tvn7z8MwAtI/AAAAAAAAB4g/1K20-XVgBYs/s1600/bocca_01_672-458_resize.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 374px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-YATouMxIfUs/Tvn7z8MwAtI/AAAAAAAAB4g/1K20-XVgBYs/s400/bocca_01_672-458_resize.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5690856473910837970" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Molte cose si possono&lt;/strong&gt; rimproverare al fascismo, ma  certamente non d’aver trascurato la salute del suo vivaio in tuta da  ginnastica. Prima di sputare l’anima, Giorgio Bocca ha scavallato con  lucida ostinazione i novant’anni. E come lui ce n’è una turba, di  intellettuali coi fiocchi o politici di lunghissimo corso il cui nero  destino di morte li coglierà idealmente in piedi, forse sull’attenti, in  omaggio alla loro classe d’età. Non alle idee o alle esperienze della  giovinezza: questo è evidente, ma in fondo può essere marginale.&lt;/div&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Di rado è concesso a qualcuno&lt;/strong&gt; di esprimersi a nome  di una generazione senza risultare ridicolo – troppo nostalgico se già  canuto o troppo ambizioso se ancora in fiore. Ma a differenza delle  generazioni pulviscolari del Dopoguerra, Bocca e i suoi (più o meno)  contemporanei hanno invece questo, dalla loro parte: ci appaiono come  una comunità di destino anche laddove la sorte li abbia messi gli uni  contro gli altri. Bastardi o leali che fossero, partigiani, fascisti,  badogliani o semplici figli di puttana, li diresti comunque fratelli di  latte, figli di un Io collettivo, progenie di un genotipo che negli anni  ha perso consistenza. (Lo si dirà sempre meno sottovoce, fino al giorno  in cui saranno tutti altrettanti sepolcri e finalmente la storia si  prenderà in dolce custodia la memoria delle nostre viscere  sanguinolente).&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Capita, scorrendo alcune foto&lt;/strong&gt; seppiate scattate  all’inizio del secolo scorso, d’individuare negli avi nostri certi  volti, certe espressioni e profondità di sguardi e di vita interiore  ormai stranieri alla contemporaneità. Quasi anime mai più incarnate.  Anche anime porche, anime ubriache, anime nere, naturalmente. Ma vive.  Ma accese. Ecco, quelle persone – osiamo, osiamo – erano o sono come  Giorgio Bocca. Magari gente che quando ha scelto l’antifascismo lo ha  fatto spesso perché il fascismo non sembrava fare abbastanza sul serio; e  quando ha dato di fascisti leggendari ai brigatisti rossi lo ha fatto  per manifesta incomprensione della propria obsolescenza narrativa.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Nel caso di Bocca&lt;/strong&gt; è giusto riconoscere una durevole  capacità di leggere il suo presente, in modo fazioso e a volte  strafottente, ma sempre tonico, atletico e infine anche recriminatorio.  Con il procedere dell’età, i coetanei di Bocca hanno variamente  riconosciuto la dismisura che corre tra la forza formatrice ricevuta in  gioventù e la feroce indifferenza riscontrata nei loro nipoti, hanno  conosciuto il rimpianto di un lessico famigliare. Si sono sparati  addosso, hanno praticato il brigantaggio e il rastrellamento, a volte  hanno sbagliato patria: la Germania o l’Unione sovietica al posto  dell’Italia risorgimentale, il cui sogno di radiosa compiutezza è stato  identico nel cuore fascista di Ezio Garibaldi come in quello di suo  fratello Sante, esule in Francia. Possibile riconoscere questa verità, e  libare agli eroi e ai dannati senza sentirsi traditori del proprio  lignaggio? Non ancora.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alessandro Giuli&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-7557599493318339083?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/7557599493318339083/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/il-genotipo-antifascista-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/7557599493318339083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/7557599493318339083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/il-genotipo-antifascista-della.html' title='Il genotipo antifascista della generazione Bocca'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-YATouMxIfUs/Tvn7z8MwAtI/AAAAAAAAB4g/1K20-XVgBYs/s72-c/bocca_01_672-458_resize.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-4790985421823597690</id><published>2011-12-27T08:42:00.000-08:00</published><updated>2011-12-27T08:44:59.418-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><title type='text'>Un odiatore tribale e razzista dei meridionali</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-h0Zuz7UC-x0/Tvn1__LTc1I/AAAAAAAAB4U/6ScRnsqaJY4/s1600/602-408-20111226_164137_6A4DB5E6.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 342px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-h0Zuz7UC-x0/Tvn1__LTc1I/AAAAAAAAB4U/6ScRnsqaJY4/s400/602-408-20111226_164137_6A4DB5E6.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5690850083798741842" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Razzista&lt;/strong&gt;. Non nel senso del ragioniere che se ne va  ad ammazzare senegalesi. Ma razzista con l’idea che quelli del sud – e i  siciliani in particolare – fossero gente non evoluta, non emancipata,  non civile, insomma, gens inferiore rispetto al nord, in questo senso,  sì. Lo era.&lt;/div&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Giorgio Bocca&lt;/strong&gt; – buonanima – aveva un’idea precisa  dell’Italia e riteneva che “l’Inferno”, ovvero quella categoria dello  spirito che fece da Ur-Gomorra a Roberto Saviano, fosse, appunto, il  “cimiciaio” di un vasto sud abitato da belve meridionali. Se ne andava  in giro per Palermo e se ne ritraeva come se fosse nella plaga  flatulenta di un’umanità sciancata.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Antonio Di Grado&lt;/strong&gt;, presidente della Fondazione  Sciascia, giustamente non se lo può scordare di quella volta quando  Bocca, inviato in Sicilia, raccontò di un Leonardo Sciascia in abito  bianco, con la paglietta da avvocaticchio, immerso in ragionamenti  mafiosi. Ancora oggi nessuno, neppure tra i più devoti innamorati di  Bocca, può credere ad una scena simile. Non è possibile che Gian Antonio  Stella creda a tutto ciò, né Ezio Mauro che lo ha eletto a bussola.  Forse tanti lettori avranno creduto a quel racconto, ma chi è del  mestiere sa quanto fosse scivoloso il patto del cronista con la verità. E  quello di Bocca è stato un negoziato marchiato dal pregiudizio.  Razzista, certo. Bocca viaggiava in Italia e cercava solo ciò che voleva  trovare. E fu così che s’inventò uno Sciascia con la coppola. Se solo  avesse avuto la convenienza – polemica, per carità – perfino di Saviano  avrebbe fatto un camorrista. E non ha avuto tema di consegnare in una  delle sue ultime interviste, edite in un video Feltrinelli (“La Neve e  il fuoco” di Maria Pace Ottieri e Luca Masella), una sequela di luoghi  comuni sul sud degne delle sagre padane, giusto quelle tribù nelle cui  vallate avrebbe saputo attingere umori, spurghi e bestemmie. E pubblico.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Seguì la prima Lega&lt;/strong&gt;, lavorò per Silvio Berlusconi e  il nord è stato la sua platea ideale, un nord speciale dove abitava il  “ceto medio riflessivo”, “il girotondo” e “il cattolico adulto”. Era  quel mondo tutto sbrigativo e rapace della sinistra conformista, un  mondo addolcito dalla convinzione di stare dalla parte giusta ma pur  sempre duro nel giudicare quell’umanità lazzarona da redimere a colpi di  manette, di tasse e di Costituzione.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Razzista, Bocca&lt;/strong&gt;, lo fu non perché si ritrovò ad  essere fascista in gioventù ma per quell’azionismo dell’età matura che  lo teneva avvinto all’idea di aggiustare l’umanità malata degli  italiani.&lt;br /&gt;Non ebbe la possibilità di fare il salto nel vuoto e ritrovarsi – come  Oriana Fallaci, da lui ribattezzata con stizza e genio “Oliala” – tra  gli applausi della peggiore destra. Razzismo per razzismo avrebbe potuto  uscirsene anche lui con la difesa dell’occidente. Sarebbe bastato  sostituire la parola “meridionali” con “musulmani”. Tutto qua.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pietrangelo Buttafuoco&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-4790985421823597690?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/4790985421823597690/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/un-odiatore-tribale-e-razzista-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4790985421823597690'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4790985421823597690'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/un-odiatore-tribale-e-razzista-dei.html' title='Un odiatore tribale e razzista dei meridionali'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-h0Zuz7UC-x0/Tvn1__LTc1I/AAAAAAAAB4U/6ScRnsqaJY4/s72-c/602-408-20111226_164137_6A4DB5E6.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-7188971044049550185</id><published>2011-12-27T02:35:00.000-08:00</published><updated>2011-12-27T02:44:54.019-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Ci serve autorità per essere liberi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-9Kq3DQuiNQ0/TvmhnGBrgII/AAAAAAAAB4I/ngfEW6_wsRk/s1600/copertina%2Bkojeve.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 266px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-9Kq3DQuiNQ0/TvmhnGBrgII/AAAAAAAAB4I/ngfEW6_wsRk/s400/copertina%2Bkojeve.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5690757297163960450" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E se il deficit maggiore nella società del nostro tempo fosse  l’Autorità? Impronunciabile parola ormai da troppi decenni, ci  assoggettiamo senza critiche solo ai comandi impersonali del mercato,  della Borsa, della tecnica, del progresso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;O accettiamo poteri e strapoteri in loro servizio, ma guai a sentir  parlare di autorità. L’autorità sconta un discredito stagionato. Nel  dopoguerra perché odorava ancora di fascismo e di antidemocrazia. Nel  ’68 perché era la bestia nera della liberazione giovanile, femminile,  proletaria. Nei socialismi, sovietici e liberali, perché considerata da  ambedue nemica giurata dell’egualitarismo. Nelle società liberali e  permissive perché vista come l’antagonista funesto della libertà. La  principale carenza dei governi Berlusconi non è stata certo la deriva  autoritaria, come spesso si è ripetuto, ma al contrario, l’assenza di un  principio di autorità e di autorevolezza, la ricerca di compiacere gli  italiani, di allentare le regole e di assecondarli, rinunciando a priori  a ogni tentativo di correlare educazione e libertà. &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Se la modernità sorge sulla fratellanza, l’uguaglianza e la  libertà, l’autorità fu ritenuta uno sfregio a tutte e tre; perché  l’autorità non è fraterna, semmai paterna, o al limite materna; non  indica uguaglianza, semmai promuove differenza e gerarchia; e non è  considerata amica della libertà, ma il suo inevitabile rovescio.  Oppressiva in pubblico, repressiva in privato, l’autorità è stata  l’innominabile belva della nostra epoca.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Per riammettere una sua vaga parente, si è preferito ribattezzarla in  Italia col più rassicurante termine di authority, anglosassone e  americano, tollerata perché «di servizio», a tutela delle regole. O  dissimulata nell’invocazione diffusa della leadership. E invece  l’autorità ci manca, eccome se ci manca.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;È uscito di recente un saggio di Alexandre Kojève, La nozione di  autorità (Adelphi, pagg. 143, euro 29) che risale al 1942 ma che fu  pubblicato postumo pochi anni fa - il filosofo morì nel 1968 - e ora  tradotto in Italia. Un saggio scritto all’ombra di Vichy, con  un’appendice che riguarda il regime di Pétain, con curiosi  riconoscimenti al Maresciallo collaborazionista, provenienti da uno che  lottò contro l’occupazione nazista. Proprio nei mesi precedenti, Kojève  indirizzava a Stalin un altro suo saggio filosofico. Incroci pericolosi.  Kojève classifica quattro tipi originari di autorità - del Padre, del  Signore sul servo, del Capo e del Giudice - e ad essi fa risalire tutte  le forme di autorità. In realtà altre fonti di autorità ci sembrano  irriducibili a quelle indicate dal filosofo russo: l’autorità fondata  sul carisma spirituale -religioso o sul ruolo di pontifex, l’autorità  fondata sulla sapienza e sul ruolo di magister, e l’autorità fondata  sull’opera o l’impresa e sul ruolo di artifex. Autorità di derivazione  diversa. Kojève distingue tra l’autorità trasmessa per nomina, per  elezione e per eredità. L’autorità può discendere anche dal divino: per  Kojève «è divino tutto ciò che può agire su di me senza che io abbia la  possibilità di reagire nei suoi confronti». Originale e dinamica la sua  idea di autorità, perché per lui l’autorità non garantisce la stabilità e  lo status quo, come diffusamente si ritiene, ma il mutamento e il  movimento: «l’autorità appartiene a chi opera il cambiamento». Emerge  qualche assonanza col decisionismo di Schmitt: «Sovrano è colui che  decide in stato di eccezione». Un’idea dell’autorità dopo la modernità,  che non riposa sul sacro e immobile universo degli enti eterni e  immutabili.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;L’autorità è un bisogno vitale di ogni società, non solo per  garantire l’ordine e la tradizione, ma anche per governare il  cambiamento e cavalcare la tigre della trasformazione. Quando manca una  norma e una tradizione a cui attenersi, là insorge il bisogno di  un’autorità che colmi quel deficit con la sua autorevolezza.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;L’autorità è un onere prima di essere un onore, è una responsabilità e  non un privilegio. Solitamente è un argine contro gli abusi, le  violenze e le ingiustizie; solo degenerando diventa essa stessa abuso,  violenza e ingiustizia. Allora sorge l’autoritarismo, dove il rapporto  costitutivo dell’autorità si capovolge: non è l’autorevolezza a decretare  il potere, ma il potere a decretare l’autorevolezza. La superiorità, da  causa diventa effetto. Ma il potere senza autorità è abuso, la forza senza  autorità è prevaricazione, il comando senza autorità è sopraffazione.  Perché l’autorità è una legittimazione sul campo, fondata sul merito e  il talento, la cultura e la capacità, la competenza e l’esperienza, e  nei livelli più alti il carisma e la sapienza. Non è un bisogno di chi la esercita, ma di chi la segue.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Quando diciamo che mancano le guide o gli educatori, i modelli e i  punti di riferimento, le classi dirigenti o le vere élite, parafrasiamo  il bisogno di autorità. Urge l’auctor, in ogni campo. Visibile,  credibile, affidabile. È l’autorità che distingue una classe dirigente  da una classe dominante, per usare due categorie gramsciane. Ma  l’autorità è pure ciò che distingue un leader da un esecutore (oggi  diremmo un tecnico). Perché il tecnico è esperto di mezzi, autorità è  invece chi sa commisurare i mezzi ai fini. Tecnologico uno, teleologica  l’altra.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;L’autorità garantisce la libertà, sorveglia i propri confini che le  permettono di esprimersi e fluire, senzadisperdersi, esondare o  capovolgersi nel suo contrario. La libertà ha bisogno dell’autorità e  viceversa. La negazione dell’una o dell’altra o la coincidenza dell’una  nell’altra segna la fine di una civiltà. E tutti coloro che le hanno  teorizzate, se non si sono perduti in forme utopiche o anarchiche, hanno  promosso, avallato o abbracciato soluzioni dispotiche e liberticide.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Oggi tutti parlano della libertà, ma chi osa evocare l’autorità e  ricercarne gli uomini, i segni e i ruoli? Che sia questo il compito di  questi anni e, in Italia, di questa delicata fase di transizione cieca?  Facile l’obiezione:chi sono, dove sono, le forme e le élite in grado di  incarnare l’autorità? Certo che non si vedono, ma intanto aprite le  porte, intanto cercate, scrutate, riconoscete...&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marcello Veneziani&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-7188971044049550185?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/7188971044049550185/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/ci-serve-autorita-per-essere-liberi.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/7188971044049550185'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/7188971044049550185'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/ci-serve-autorita-per-essere-liberi.html' title='Ci serve autorità per essere liberi'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-9Kq3DQuiNQ0/TvmhnGBrgII/AAAAAAAAB4I/ngfEW6_wsRk/s72-c/copertina%2Bkojeve.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-4243419083902147664</id><published>2011-12-26T01:09:00.000-08:00</published><updated>2011-12-26T01:11:45.749-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='europa'/><title type='text'>Come salvare l’Europa (non l’euro) col realismo della scolastica</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-jcr0wcVV_wQ/Tvg6Pw80AZI/AAAAAAAAB38/17Josjawcd8/s1600/euro%2Bsotto%2Bacqua.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 306px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-jcr0wcVV_wQ/Tvg6Pw80AZI/AAAAAAAAB38/17Josjawcd8/s400/euro%2Bsotto%2Bacqua.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5690362171695038866" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La principale preoccupazione del governo Monti sembra oggi quella di “salvare l’euro”, nella convinzione che dalla salute della moneta unica dipenda il benessere economico dell’Italia e dell’Europa. Il problema che l’Italia e l’Europa avrebbero di fronte sarebbe monetario e lo strumento per risolverlo di natura fiscale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La leva del cambio e la leva fiscale sono infatti i due strumenti principali delle manovre economiche dei governi. E poiché la leva del cambio è stata sottratta ai paesi che hanno adottato l’euro, a essi non resta che la leva fiscale, in attesa che anche questa venga trasferita a Bruxelles. Il passaggio finale dall’Euromoneta all’Eurotassazione scaturisce peraltro dal ruolo attribuito alla Banca centrale europea dal Trattato di Maastricht, di cui Mario Monti fu acceso fautore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La riflessione sul ruolo della moneta e delle banche che ne detengono l’uso e la produzione si impone dunque per meglio comprendere il processo di costruzione europea. A chi volesse approfondire il tema, consiglio la lettura del libro del professore Jörg Guido Hülsmann, “L’etica della produzione di moneta” (Solfanelli, Chieti 2011). L’autore è un brillante esponente della scuola austriaca di economia, una corrente, fondata da Carl Menger (1840-1921), che nel suo sviluppo incontra il realismo della tradizione scolastica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Autori come Ludwig von Mises (1881-1973) e Murray N. Rothbard (1926-1995), che non partono da presupposti teorici, ma da una analisi pratica della circolazione monetaria, confermano le tesi già esposte dal primo trattato scientifico sulla moneta, il “Tractatus de origine, natura, iure et mutationibus monetarum” del vescovo francese Nicolas Oresme (1323-1382). Gli scolastici come Oresme non misero in discussione la legittimità della produzione della moneta in sé, ma affermarono che, come nel caso del suo uso, questa produzione deve rispettare alcune regole etiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto oggi sta accadendo è la conseguenza della separazione tra etica ed economia, che si è accompagnata, nell’età moderna, a una altrettanto netta dissociazione tra la politica e la morale. Limitiamoci ad alcune considerazioni storiche. La moneta nasce come il mezzo di scambio più idoneo a sostituire il baratto, inteso come scambio di merce contro merce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mezzo di scambio è anch’esso una merce, che però, per venire spontaneamente adottata, deve avere alcune specificità: essere facilmente utilizzabile ed essere desiderata, oltre che per la facilità di uso, per quanto vale in se stessa, indipendentemente dal suo potere di scambio. Fu questo il caso, in tutte le civiltà, di alcuni metalli, come l’oro, l’argento o il rame, che proprio per queste caratteristiche possiamo definire “monete naturali”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella maggior parte delle epoche e dei luoghi della storia d’Europa, le monete d’argento erano quelle più diffuse per i pagamenti quotidiani, mentre le monete d’oro si usavano per i pagamenti più importanti e quelle di rame per transazioni di minor valore. Nel XVII secolo, con l’istituzione della Banca di Amsterdam (1609) e della Banca di Inghilterra (1694), nasce il sistema bancario, fondato sulla cartamoneta e garantito dallo stato. La Banca di Amsterdam cominciò a emettere note di carta, le quali certificavano che il possessore era proprietario legale di una data quantità di argento depositatonei forzieri della Banca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste banconote si potevano cambiare in qualsiasi momento in argento agli sportelli della banca, dietro una semplice domanda del portatore della nota cartacea. Tuttavia, per motivi di comodità, la gente preferiva fare i suoi acquisti con le banconote, che certificavano il possesso della somma d’argento custodita dalla banca. Gli istituti di credito, a questo punto, iniziarono a mettere in circolazione una massa di cartamoneta molto superiore alla riserva aurea o argentea conservata nei loro forzieri, chiedendo agli stati sovrani di assicurare valore legale a questa cartamoneta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nacque il modello di banca “a riserva frazionaria”, in cui gli stati assicurano protezione legale alle banche, mentre queste ultime emettono mometa secondo le direttive economiche dei governi. La riserva frazionaria, su cui si regge il sistema bancario moderno, è la percentuale dei depositi bancari che la banca è tenuta a detenere per legge, un tempo sotto forma aurea, oggi di contanti o di attività facilmente liquidabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa riserva obbligatoria che all’inizio era di circa il 20 per cento si è progressivamente ridotta a meno del 2 per cento, per consentire, a vantaggio delle banche, l’espansione del credito, pur senza una basereale sottostante. Il premio Nobel per l’economia Maurice Allais (1911-2010) ne ha spiegato bene i meccanismi. La riserva frazionaria costituisce un formidabile strumento di politica monetaria, come i tassi di interesse, e soprattutto arricchisce enormemente chi produce e presta moneta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hülsmann spiega come le istituzioni monetarie moderne non sono venute alla luce per necessità economica, in maniera spontanea e fisiologica, ma perché consentono a una lobby di politici e banchieri di perseguire i propri fini politici e arricchirsi a spese di tutti gli altri stati sociali. Questo spiega la fortuna dei sistemi di cartamoneta che attualmente dominano la scena in tutti i paesi del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pretendere di spiegare la storia degli ultimi due secoli in termini puramente finanziari sarebbe tuttavia riduttivo: bisognerebbe inserire questo processo in un più ampio quadro, collegandolo alla fondazione della Gran Loggia di Londra, nel 1717, e, negli stessi anni, allo sviluppo della filosofia deistica inglese. Qui ci basta sottolineare come nel corso del XVIII e del XIX secolo, dopo l’Inghilterra, anche in altri paesi, come la Francia e la Germania, l’evoluzione del sistema monetario seguì strade simili: monopolio dell’oro, banche a riserva frazionata a servizio delle finanze statali, corso legale delle banconote, mentre i banchieri prosperavano sotto la tutela dello stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per rafforzare il sistema, il cancelliere tedesco Bismarck alla fine del XIX secolo aprì le porte al sistema monetario conosciuto come gold standard, che prevedeva la convertibilità delle monete in oro, considerato come il fondamento del sistema economico. La scelta dell’oro come moneta standard negli scambi internazionali era dovuta agli stati nazionali, le cui Banche centrali in oro detenevano interamente le proprie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la Grande guerra si ebbe il gold exchange standard, un sistema che riduceva a due sole banche, la Fed americana e la Banca di Inghilterra, il ruolo di banche mondiali. Tutte le valute nazionali erano essenzialmente certificati a riserva frazionaria coperti dall’oro, attraverso il dollaro americano. Anche il sistema progettato nel 1944 a Bretton Woods, dopo la seconda guerra mondiale, era un gold exchange standard, basato su rapporti di cambio fissi trale valute, tutte riferite al dollaro, il quale a sua volta era agganciato all’oro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si arrivò però alla creazione di un solo forziere centrale, la Fed statunitense, unica banca in grado di convertire le proprie banconote in oro. Per consentire una certa partecipazione degli stati alla direzione dell’ordine economico mondiale furono create due burocrazie internazionali sopravissute fino a oggi: la Banca mondiale e il Fondo monetario Internazionale (Fmi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sistema di Bretton Woods crollò, nel 1971, quando la Fed rifiutò, per il futuro, di convertire in oro i dollari detenuti dalle altre Banche centrali. Gli stati nazionali, liberi da ogni vincolo, iniziarono a emettere ad libitum cartamoneta, producendo inflazione e accumulando debito pubblico. L’abbandono del sistema di Bretton Woods permetteva infatti di creare ex nihilo qualsiasi somma di danaro, senza limiti etici o economici, sulla sola base del credito concesso ai governi dalle Banche centrali, produttrici nazionali di cartamoneta. Di fronte all’esplosione dell’indebitamento, banchieri e uomini politici decisero di creare un nuovo sistema monetario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si arrivò così al Trattato di Maastricht (1992), che prevedeva l’introduzione di una moneta unica europea, la creazione di un Sistema di banche centrali (Sebc) e l’istituzione di una banca centrale europea (Bce), come unica istituzione capace di autorizzare l’emissione di banconote e stabilire la loro quantità. Nel 1997, un anno prima dell’introduzione dell’euro, fu stipulato tra i paesi della Ue il Patto di stabilità e crescita (Psc), detto anche Trattato di Amsterdam, con l’obiettivo di limitare, attraverso l’imposizione di sanzioni, il disavanzo pubblico degli stati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contestato, nel 2003, da Germania e Francia, gli stessi paesi che oggi ne reclamano il rispetto, il Patto di stabilità non ha mai funzionato, perché il problema non è l’indebitamento, ma è la moneta. L’euro, gestito dalla Bce, pur non essendo la moneta sovrana di nessuno stato nazionale, si regge solo perché gode il privilegio di una speciale protezione legale da parte di tutti. La soluzione, secondo la scuola austriaca, sta nel ritorno, non alle banconote nazionali, ma alla moneta reale, in Europa e negli stati nazionali. Una società libera e rispettosa della proprietà privata dovrebbe accogliere una molteplicità di monete naturali lasciando alle persone la scelta del migliore mezzo di scambio tra le alternative possibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cartamoneta non potrebbe reggere la concorrenza delle monete naturali, ricche di un valore intrinseco, cioè capace di essere sempre rimonetizzate. “Non occorre cambiare gli strumenti quali le banconote, la cartamoneta e l’organizzazione delle banche centrali – scrive Hülsmann – ma le norme legali sotto cui operano le Banche centrali e sotto cui si produce la cartamoneta. Occorre abolire i privilegi legali delle Banche centrali e delle autorità monetarie”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è in realtà più vasto perché non basta abolire i privilegi legali, se non si mutano i princìpi di fondo della società moderna, che ha sostituito il primato della metafisica e della morale con quello abnorme dell’economia. Non si tratta di utopia, ma di un ritorno al reale: quel reale che deve essere ritrovato su tutti i piani e a tutti i livelli, dall’economia alla politica, dall’arte alla filosofia. Gli utopisti definiscono utopia tutto ciò che si discosta dai loro sogni deformi. Ma al di fuori del reale c’è solo la follia autodistruttiva di chi oggi guida l’Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Roberto de Mattei&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-4243419083902147664?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/4243419083902147664/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/come-salvare-leuropa-non-leuro-col.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4243419083902147664'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4243419083902147664'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/come-salvare-leuropa-non-leuro-col.html' title='Come salvare l’Europa (non l’euro) col realismo della scolastica'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-jcr0wcVV_wQ/Tvg6Pw80AZI/AAAAAAAAB38/17Josjawcd8/s72-c/euro%2Bsotto%2Bacqua.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-2874916795171590889</id><published>2011-12-26T00:47:00.000-08:00</published><updated>2011-12-26T01:02:31.162-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storia'/><title type='text'>Il pensiero antisemita di Giorgio Bocca</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-XPfOfqQG7zk/Tvg3jAg82UI/AAAAAAAAB3w/T5wjTQs6EpE/s1600/bocca_06_672-458_resize.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 397px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5690359203755776322" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-XPfOfqQG7zk/Tvg3jAg82UI/AAAAAAAAB3w/T5wjTQs6EpE/s400/bocca_06_672-458_resize.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono i «Protocolli dei Savi anziani di Sion» un documento dell’internazionale ebraica contenente i piani attraverso a cui il popolo Ebreo intende giungere al dominio del mondo. La logica costruzione del testo trae ragione e causa da un esame critico e profondo della realtà del mondo e della natura umana. Non vi sono perciò ragionamenti aprioristici ed astratti, ma solo studio, critica, deduzione e, come ultimo risultato, la proposizione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;br /&gt;Il povero «gojm» o «gentile» così il testo chiama i non Ebrei, leggendo quei «Protocolli» rimane al tempo stesso stupito ed atterrito. Anche se è in grado di sceverare da ciò che ha effettivo valore tutto quello che può essere enfasi ieratica o presunzione propria di chi si crede prediletto da Dio, il lettore ariano rimane impressionato dinanzi ad un’opera così macchinosa e gigantesca, così ammalata di criminalità con tanta tenacia e spaventosa perseveranza condotta attraverso ai secoli da esseri che si sono sempre tenuti nell’ombra ed al riparo di propizi paraventi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il testo, dopo aver enunciato il principio che diritto è uguale a forza, descrive i mezzi ed indica i risultati a cui il popolo Ebreo è già arrivato e quali mete dovrà ancora raggiungere per possedere il monopolio della forza, cioè del diritto, cioè del dominio del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo intento il popolo eletto, sparsosi per volontà di Dio in tutte le parti del mondo, ha lottato e lavorato per allontanare i «gentili» sempre più da una visione realistica della vita, per gettarli in braccia all’utopia, per indebolire la forza dei loro governi e per carpire nel frattempo le loro sostanze per mezzo della speculazione. Lungo tempo è durata la preparazione consistente nella formazione di un reticolo capillare, unito negli intenti e potente nella finanza; quindi ha avuto inizio l’opera di dissolvimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I primi ostacoli da abbattere erano le due forze dell’aristocrazia e del clero. Gli ebrei preparano la rivoluzione francese; l’aristocrazia cade nelle loro mani per mezzo del denaro, il clero viene combattuto e discreditato per mezzo della critica e della stampa. Il malgoverno da essi prodotto stanca e disgusta il popolo. Gli ebrei lanciano allora il grido: «Libertà, eguaglianza, fratellanza». La massa illusa e piena di speranza abbatte le solide istituzioni e prepara il campo a quelle forme di governo liberali e democratiche in cui gli ebrei, padroni dell’oro, divengono i dominatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice il testo: «Abbiamo trasformato i loro governi in arene dove si combattono le guerre di partito» e più oltre «l’abuso di potere da parte dei singoli farà crollare tutte le istituzioni». Un gran passo è già stato fatto, ma altre forze sono ancora da abbattere: la famiglia e la religione. Menti ebraiche preparano allora e confezionano per i veramente ingenui «gentili» un’altra più affascinante utopia: il collettivismo. Cervelli ebraici dirigono la rivoluzione bolscevica, banchieri ebraici la finanziano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice il testo: «Lasceremo che cavalchino il corsiero delle vane speranze di poter distruggere l’individualità umana». Quando non esisteranno più nerbi di forza che si possano opporre, quando i popoli saranno esasperati dal fallimento di queste teorie e delle forme di governo che ne sono la conseguenza, allora, con la forza del denaro, gli ebrei imporranno la loro autocrazia, solida, forte e decisa, unita nella persona del monarca del sangue di Davide, imperniata sulla divisione gerarchica delle caste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non tutti i «gentili» – per sfortuna degli ebrei – sono stati però degli «ingenui» o «zucche vuote» come essi amano chiamarli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche essi, o almeno una parte di essi ha saputo guardare il viso non amabile forse, ma pur tuttavia immutabile, della realtà. Un colpo tremendo deve aver subito il cuore ebreo nel vedere sorgere un movimento, quale quello fascista che denunciava la inconsistenza pratica della parola libertà nel campo politico dove gli uomini sono in tal modo costrutti da trasformare la libertà loro accordata in anarchia. Una rabbia immensa deve aver riempito il cuore degli anziani di Sion, nel sentire dei non ebrei dire che il comunismo è un’utopia irraggiungibile e che le sue applicazioni pratiche sono costruzioni meccaniche e crudeli dove milioni di schiavi lavorano per una minoranza di dirigenti (ebrei).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’odio di chi vede svelati i suoi piani è enorme, l’odio di chi vede rovinati i propri piani è tremendo. Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere in un tempo non lontano essere lo schiavo degli ebrei? È certo una buona arma di propaganda presentare gli ebrei come un popolo di esseri ripugnanti o di avari strozzini, ma alle persone intelligenti è sufficiente presentarli come un popolo intelligente, astuto, tenace, deciso a giungere, con qualunque mezzo, al dominio del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Giorgio Bocca&lt;/span&gt;, La Provincia granda – Sentinella d’Italia, Foglio d’ordini settimanale della Federazione dei Fasci di Combattimento di Cuneo, il 14 agosto 1942).&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;(fonte: &lt;a href="http://www.camelotdestraideale.it/"&gt;www.camelotdestraideale.it&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-2874916795171590889?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/2874916795171590889/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/il-pensiero-antisemita-di-giorgio-bocca.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2874916795171590889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2874916795171590889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/il-pensiero-antisemita-di-giorgio-bocca.html' title='Il pensiero antisemita di Giorgio Bocca'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-XPfOfqQG7zk/Tvg3jAg82UI/AAAAAAAAB3w/T5wjTQs6EpE/s72-c/bocca_06_672-458_resize.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-1809057836027232362</id><published>2011-12-25T15:21:00.000-08:00</published><updated>2011-12-24T15:22:43.843-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='volantini'/><title type='text'>BUON NATALE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-kDXeWPEMuNM/TvZejPwOa4I/AAAAAAAAB3k/yCuhOGSDUPQ/s1600/Buon%2BNatale.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 305px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-kDXeWPEMuNM/TvZejPwOa4I/AAAAAAAAB3k/yCuhOGSDUPQ/s400/Buon%2BNatale.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5689839138846436226" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-1809057836027232362?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/1809057836027232362/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/buon-natale_4796.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1809057836027232362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1809057836027232362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/buon-natale_4796.html' title='BUON NATALE'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-kDXeWPEMuNM/TvZejPwOa4I/AAAAAAAAB3k/yCuhOGSDUPQ/s72-c/Buon%2BNatale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-1380440158476638909</id><published>2011-12-21T01:20:00.000-08:00</published><updated>2011-12-21T01:21:53.783-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Scrive la prefazione al killer di Firenze: per Lerner è criminale</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-LN4mY01Ed3w/TvGlKPSueRI/AAAAAAAAB3A/QlDt0s5LYYQ/s1600/1323795621534_la_chiave_del_caos.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 267px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-LN4mY01Ed3w/TvGlKPSueRI/AAAAAAAAB3A/QlDt0s5LYYQ/s400/1323795621534_la_chiave_del_caos.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5688509399667996946" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’ombra lunga dei famigerati Protocolli dei Savi di Sion e del  fantomatico complotto giudaico-massonico che mira al governo occulto del  mondo, si proietta da oltre un secolo sull’antisemitismo europeo,  estendendosi sino a oggi. E alimentando a sua volta cospirazioni, forme di razzismo intellettuale e processi ideologici.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;È  il caso di Gianfranco de Turris, intellettuale che non ha mai negato la  propria appartenenza all’area della destra culturale e ora accusato di  «connivenza» con Gianluca Casseri, l’autore della strage xenofoba di  Firenze del 13 dicembre scorso.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;De Turris, giornalista Rai e collaboratore del Giornale, presidente  della Fondazione «Julius Evola» e tra i massimi esperti italiani di  letteratura fantastica, è da giorni al centro di una violenta polemica  per aver firmato la prefazione di due libri di Casseri: il romanzo  magico-esoterico La chiave del caos (scritto in coppia con Enrico Rulli)  e soprattutto il pamphlet I Protocolli del Savio di Alessandra,  pubblicato dal killer di Firenze pochi mesi fa per Solfanelli, in cui si  smonta il recente romanzo di Umberto Eco, Il cimitero di Praga, che  ruota proprio attorno alla fabbricazione del falso documento antisemita:  Casseri legge i Protocolli come una fabula nella quale è però possibile  vedere una sorta di profezia rispetto a «paure» che percorrono i nostri  tempi, come il controllo del mondo da parte di misteriose oligarchie  economico-finanziarie. Pericoli denunciati anche da pensatori al di  sopra di ogni sospetto, a partire da Toni Negri con il suo Impero.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Una tesi che De Turris, nell’introduzione al libro di Casseri,  rilancia, ponendosi la domanda: «E se questi fantomatici programmi su  politica, economia, vita sociale, mortale, religione eccetera per  disintegrare la società dei “gentili” e controllarla, inavvertitamente  avessero un minimo di riscontro nella realtà effettuale dell’ultimo  secolo, cioè negli anni successivi alla elaborazione dei Protocoli  (1902-05), beh allora il caso non sarebbe chiuso e lo si dovrebbe  ridiscutere in una nuova luce». Da qui l’attacco a De Turris, accusato  di connivenze xenofobe col killer di Firenze: sia dall’associazione  «Articolo 21», che ha presentato un’interrogazione alla Commissione di  Vigilanza Rai; sia da Gad Lerner, che lo ha chiamato in causa nella  trasmissione L’Infedele e sul proprio blog.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;De Turris, a lungo vicecaporedattore dei servizi culturali al  Giornale Radio Rai e dal 2003 conduttore della trasmissione L’Argonauta  (con contratto fino al prossimo giugno), conobbe Casseri, grande  appassionato di fantascienza e di fantasy, in occasione di alcuni  convegni: «l’avrò visto una decina di volte, forse meno, nel corso di  una ventina d’anni». Una conoscenza che lo ha portato a leggere il libro  sui Protocolli: «Mi interessava la sua lettura di quel celebre testo,  non visto come pamphlet antisemita ma come un romanzo antiutopico che, a  inizio del ’900, voleva mettere in guardia da alcuni pericoli che  avrebbero potuto verificarsi in futuro, e che in parte certi studiosi  contemporanei denunciano. E questo ho scritto nella prefazione».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Abbastanza - da parte di severi censori del pensiero - per metterlo  alla gogna, associandolo alle peggiori teorie antisemite. «Quando ho  saputo dei fatti di Firenze non volevo crederci, mi sembrava surreale...  Non potevo neppure immaginare la follia di Casseri. Nella mia carriera  avrò firmato centinaia fra libri, introduzioni, antologie... La polemica  che mi ha infangato, alimentata da gente che non mi conosce e non ha  letto i miei lavori, dimostra che toccare certi argomenti è ancora tabù.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Si è strumentalizzata una tragedia per criminalizzare un’area politica:  CasaPound, la Fondazione Evola, me e la mia trasmissione...». Odio  chiama odio.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Luigi Mascheroni&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-1380440158476638909?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/1380440158476638909/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/scrive-la-prefazione-al-killer-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1380440158476638909'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1380440158476638909'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/scrive-la-prefazione-al-killer-di.html' title='Scrive la prefazione al killer di Firenze: per Lerner è criminale'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-LN4mY01Ed3w/TvGlKPSueRI/AAAAAAAAB3A/QlDt0s5LYYQ/s72-c/1323795621534_la_chiave_del_caos.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-6512754101708815386</id><published>2011-12-19T01:50:00.000-08:00</published><updated>2011-12-19T01:51:11.191-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Antipolitica e partitocrazia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-uYxUFp3YyU8/Tu8I-4wFE4I/AAAAAAAAB20/zL7dVuC9kj8/s1600/comando_generale_CVL.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 327px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-uYxUFp3YyU8/Tu8I-4wFE4I/AAAAAAAAB20/zL7dVuC9kj8/s400/comando_generale_CVL.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687774730871182210" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il senatore &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Andrea Fluttero&lt;/strong&gt;, del Pdl, sta facendo circolare fra i suoi colleghi parlamentari una lettera in cui si lancia contro “&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;l’ondata di antipolitica&lt;/strong&gt;”  e di discredito che ha colpito la classe dirigente. Fluttero ammette,  bontà sua, che ci sono “comportamenti quanto meno discutibili di  esponenti pubblici”, ma che accanto a queste “mele marce” ce ne sono  tante buone. Io non dubito che in Parlamento assieme a una &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;quantità impressionante&lt;/strong&gt;  di ladri, di taglieggiatori, di lestofanti, di opportunisti, di  fancazzisti e di Minetti ci siano delle persone perbene e anche colte,  naturalmente in relazione al bassissimo livello culturale oggi in  circolazione. Purtroppo il problema della democrazia italiana non è solo e tanto  quello della scadente qualità dei suoi rappresentanti, ma è soprattutto &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;di sistema&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nostra democrazia non è mai stata, fin dal primo dopoguerra, una democrazia ma una&lt;strong&gt; &lt;span style="font-weight: normal;"&gt;partitocrazia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;.  La questione affonda le radici nella nostra storia. Dopo l’ 8 settembre  tutti i partiti, dai comunisti ai monarchici, si riunirono nel Cln per  dare un contributo, sia pur marginale, alla lotta contro il  nazifascismo. Dopo la guerra si spartirono quel che era rimasto dello  Stato italiano (prefetture, sindaci, presidenti delle Province). Dopo di  che, mentre l’Italia si ricostruiva, cominciarono a occupare tutto ciò  che riguardava lo Stato e il parastato e in modo molto rapido se già nel  1960 il grande giurista &lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Giuseppe Maranini&lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;fece in  Parlamento un vibrante discorso contro la partitocrazia, seguito a ruota  dallo stesso presidente del Senato Cesare Merzagora (allora in  Parlamento non esistevano solo persone specchiate ma anche di cultura).  Naturalmente rimasero&lt;strong&gt; &lt;span style="font-weight: normal;"&gt;inascoltati&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. I partiti, in  competizione fra loro, forti della propria posizione dominante, per  raccattare il consenso si diedero a elargire favori clientelari che non  hanno nulla di diverso dal “voto di scambio” mafioso che pure  praticavano. Inoltre dai primi anni 80 cominciarono a praticare la &lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;grassazione sistematica&lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;su ogni appalto (la prima Tangentopoli ci è costata 630 mila miliardi di lire, un quarto del debito pubblico).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’avvento dell&lt;strong&gt;‘&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;imprenditore Berlusconi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, che pur era  partito lancia in resta contro “il teatrino della politica”, non solo  non ha sanato nessuna di queste anomalie strutturali della democrazia  italiana, ma ha portato in Parlamento il peggio della Prima Repubblica  aggiungendovi, di suo, un cospicuo manipolo di troie. E anche la Lega,  un movimento che pure era partito per fare piazza pulita  dell’occupazione partitocratica dello Stato, si è presto adeguata  inserendo i suoi uomini in ogni ganglio del potere a cominciare dalla  Rai. Così, negli anni, è montato in buona parte della cittadinanza un &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;disgusto e un disprezzo&lt;/strong&gt;  per la classe politica che non data dalla crisi economica, ma la  precede (alle ultime amministrative il 40 % non ha votato). Ma  l’assoluta incapacità di affrontare una situazione di emergenza ha  portato alla luce tutte le magagne della classe politica e oggi i  sondaggi danno &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;l’astensionismo intorno al 45 %&lt;/strong&gt;. Si potrebbe sperare che sia il&lt;strong&gt; c&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;olpo di grazia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;.  Ma non sarà così. Dopo la parentesi bocconiana, i partiti – e se ne  avvertono già le avvisaglie nei talk show – continueranno a fare,  imperterriti, quello che han sempre fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre, a mio avviso, potrebbe tornar buona oggi una proposta di Guglielmo Giannini, il fondatore dell’&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Uomo Qualunque&lt;/strong&gt;,  impraticabile negli anni 50, l’epoca delle ideologie, ma plausibile ora  che le ideologie sono morte e che fra destra e sinistra non ci sono che  differenze di dettaglio: un&lt;strong&gt; &lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Ragioniere dello Stato&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, nominato per cinque anni e non rieleggibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Massimo Fini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-6512754101708815386?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/6512754101708815386/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/antipolitica-e-partitocrazia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6512754101708815386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6512754101708815386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/antipolitica-e-partitocrazia.html' title='Antipolitica e partitocrazia'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-uYxUFp3YyU8/Tu8I-4wFE4I/AAAAAAAAB20/zL7dVuC9kj8/s72-c/comando_generale_CVL.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-2283645826029784241</id><published>2011-12-17T05:15:00.000-08:00</published><updated>2011-12-17T05:41:59.960-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Una fiaccola per affrontare il buio</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-q6raOTfgJ78/TuycFaF-8TI/AAAAAAAAB2o/QOPnoMpvUfQ/s1600/mg_7b.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 334px; height: 334px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-q6raOTfgJ78/TuycFaF-8TI/AAAAAAAAB2o/QOPnoMpvUfQ/s400/mg_7b.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687092046179791154" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Questo non è un cucù come gli altri ma è un appello rivolto a tutti e riservato a pochi. Nasce da una storia dolorosa. Carmelo I. - mi hanno detto di scrivere  il suo cognome ma sento di rispettare la soglia- ha militato da ragazzo  nel Fronte della gioventù. Da adulto, ancora giovane, ha scoperto un cancro e ora è al terzo ciclo di  chemioterapia. Ha chiesto agli amici, che in quel tempo si chiamavano in  altro modo, di avere con sé, nell' estrema avventura, la bandiera dei  suoi vent'anni, il tricolore con la fiaccola del Fronte al centro. I  suoi amici non riescono a trovarla, l'hanno chiesto anche a me che fino a  17 anni militai nel Fronte, capeggiando una sezione. Realizzai con un  archetto l'unica manifattura della mia vita, lo stampo di una fiaccola  per riprodurne la sagoma sui muri. Era bella la fiaccola ed era fiera la  mano che l'impugnava. Ho pensato allora di rivolgere un appello. Sono  tanti i ragazzi passati da quella militanza, me ne accorsi una volta che  parlai del loro sogno tradito dal leader. Allora chiedo a tutti loro e  ai fondatori del Fronte, Massimo Anderson e Pietro Cerullo che guidava  la Giovane Italia: se avete una bandiera con la fiaccola contattate&lt;em&gt; chille_s@camera.it .&lt;/em&gt;  Confesso che mi ha colpito questa richiesta, non solo per la tragedia  ma anche per la tenera fedeltà ai propri vent'anni e per la voglia di  dedicare la propria vita, anzi di avvolgerla nel simbolo di un ideale di  gioventù che resta il segno di nobiltà e di passione pubblica in  un'epoca privata d'ambedue. Una fiaccola per affrontare il buio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marcello Veneziani&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-2283645826029784241?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/2283645826029784241/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/una-fiaccola-per-affrontare-il-buio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2283645826029784241'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2283645826029784241'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/una-fiaccola-per-affrontare-il-buio.html' title='Una fiaccola per affrontare il buio'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-q6raOTfgJ78/TuycFaF-8TI/AAAAAAAAB2o/QOPnoMpvUfQ/s72-c/mg_7b.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-5161606380420589174</id><published>2011-12-16T05:42:00.000-08:00</published><updated>2011-12-16T05:49:12.076-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='video'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>"Comodo sparare su CasaPound"</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;iframe src="http://www.youtube.com/embed/j1gdUDdVyCA" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" width="420"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;«È una questione di cameramen, non di camerati. CasaPound è vittima di un riflesso condizionato, di chi ha interesse ad associare la camicia nera alle mascelle quadrate e alle zucche vuote. È un giochino, un intreccio pericoloso. Ma che fa molto comodo». Pietrangelo Buttafuoco conosce bene CasaPound, il centro sociale con l’anima a destra che oggi è finito nel mirino e lo difende. Per questo il suo telefono non smette di squillare. Tutti la stessa domanda: CasaPound è davvero un covo pericoloso che va chiuso al più presto? Gianluca Casseri, l’uomo che ha ammazzato i due senegalesi a Firenze, frequentava il centro e oggi sono molti quelli che puntano il dito e gridano alla chiusura, dimenticando i tanti arresti di militanti, di neo brigatisti nei centri sociali «rossi» che continuano tranquillamente a funzionare e che nessuno ha mai fatto chiudere. «A CasaPound non c’è razzismo e xenofobia. Lì non esiste questa porcheria. Il resto è caricatura che fa comodo ai giornali. Ai cameramen, appunto, che evocano mostri per farne un carnevale ideologico».&lt;/div&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;Cosa aveva in comune Casseri con CasaPound?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;«Niente. Da una parte c’è un ragioniere pazzo, uno squinternato che transita dalle loro parti. Un tipo malato di estremismo, cresciuto con il linguaggio volgare e feroce dei giornali, che vede l’Eurabia e schiuma rabbia, che ha in mente le pisciate e gli sputi sul Battistero. Dall’altra un circolo culturale di altissimo livello che oggi subisce l’attacco e la critica di gente che non conosce questo centro».&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;Cosa si fa a CasaPound?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;«Musica e cultura. Un circuito culturale che ha sedi in tutta Italia. Hanno anche una radio, “Radio Bandiera Nera”».&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;Nome inquietante.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;«Ma no, detto così sembra riduttivo, ma davvero fanno ottimi programmi, hanno il loro gruppo musicale gli Zeta Zero Alfa. Ma non solo, c’è molta solidarietà. È uno dei fulcri al centro. Faccio un esempio concreto: quando c’è stato il terremoto in Abruzzo sono stati tra i primi a organizzare aiuti. Anche se alla notizia dell’arrivo di un nucleo di CasaPound, la comunità magrebina ha avuto paura».&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;E come è andata a finire?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;«Gli africani ringraziarono pubblicamente CasaPound».&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;E allora perché oggi c’è chi vuole chiudere il centro?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;«Additare ora fa comodo alla sinistra, ma anche alla destra. Che usa CasaPound per dire di essere migliore e usa la caricatura del fascista cretino».&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;A chi si ispirano?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;«Alla poetica di Ezra Pound prima di tutto. Orientata al multiculturalismo, all’apertura. CasaPound non appartiene al ’900. Quindi chiamarli fascisti sarebbe come liquidarli, schematizzarli. Loro non sono né di Alleanza nazionale né di altro gruppo politico. Non fanno politica, ma cultura».&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;Ma un centro sociale di ispirazione fascista non rischia di accendere qualche fiammella d’odio?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;«Di sicuro c’è bisogno di una profonda riflessione e ripensamento, ma non ha senso chiudere».&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;Un centro sociale aperto anche ai non «camerati»?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;«Ma sì. Ma certo. Io ci sono andato spesso con Paola Concia. E con tanti altri amici di sinistra».&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;Oggi Casa Pound ha più o meno consenso di un tempo?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;«Il consenso studentesco è sicuramente aumentato. Ma per un semplice motivo. Che loro pescano negli ambienti popolari, a differenza dei centri sociali di sinistra che notoriamente sono frequentati da ragazzi di buona famiglia. Ma questa è un’altra storia».&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;(fonte: &lt;a href="http://www.ilgiornale.it/"&gt;www.ilgiornale.it&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-5161606380420589174?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/5161606380420589174/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/comodo-sparare-su-casapound.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/5161606380420589174'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/5161606380420589174'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/comodo-sparare-su-casapound.html' title='&quot;Comodo sparare su CasaPound&quot;'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/j1gdUDdVyCA/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-3973334776885651119</id><published>2011-12-16T05:26:00.000-08:00</published><updated>2011-12-16T05:30:14.307-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><title type='text'>Massmedia e spirale dell’odio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-ndFX6O-nb28/TutH1XpSjpI/AAAAAAAAB2c/OFzXPYK-ado/s1600/img_5536.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 365px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-ndFX6O-nb28/TutH1XpSjpI/AAAAAAAAB2c/OFzXPYK-ado/s400/img_5536.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5686717936691220114" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho buoni rapporti con la redazione fiorentina de La Repubblica: sono sempre molto gentili, m’intervistano spesso. È vero che nemo propheta in patria, ma in fondo l’aver  scritto, parlato e insegnato per lunghi decenni nella mia città ha pur voluto dir qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma lassù, nei quartieri alti della Direzione Megagalattica del Quotidiano dei Cittadini Laici, Democratici &amp;amp; Intelligenti, ci dev’essere qualcuno che non mi ama. È vero: anche da lì, talvolta, partono al mio indirizzo segnali benevoli; qualche amico ce l’ho. Ma in genere non si sprecano. Di recente, la Laterza ha pubblicato un mio libro di quasi ottocento pagine, Il Turco a Vienna, dedicato all’assedio ottomano del 1683 alla capitale del Sacro Romano Impero e che mi è costato almeno cinque anni di duro lavoro e di ricerche in mezza Europa, quasi tutte pagate di tasca mia. Sembra che le vendite  vadano bene, e molti giornali ne hanno parlato come di un evento culturale importante. Non sta a me decidere. Ora, l’editore mi avverte che giorni fa La Repubblica – che spesso regala paginoni a illustri carneadi – mi ha dedicato una scarna, svogliata nota. Bontà sua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece, di molto minor distrazione il medesimo quotidiano mi fa oggetto quando si tratta di aspetti problematici se non imbarazzanti del mio curriculum. Ogni volta che ad esempio si parla di neofascismo, specie in contesti delicati se non atroci quali i commenti al tragico fatto di sangue fiorentino del 13 dicembre scorso, ecco rispuntare il nome di tal Franco Cardini che negli Anni Sessanta, poco più che ventenne, militava nell’organizzazione Giovane Europa, bollata (e non stiamo qui a discutere se e fino a che punto con ragione) come neonazista. Proprio il 15 dicembre, due giorni dopo l’uccisione di due senegalesi da parte di un cinquantenne pistoiese che non è forse imprudente definire squilibrato, Gianluca Casseri, ecco che il quotidiano romano delle Persone Intelligenti dedica un intero paginone (pagina 21) all’Allarme razzismo: e, in un articolo a firma Carlo Bonini dal titolo Neofascisti, traccia anche graficamente l’albero genealogico dei gruppi estremisti. E lì mi ritrovo insieme con l’odierno esponente leghista Mario Borghezio citato quale radice, in quanto affiliato tra 1956 e 1975 (in realtà la mia esperienza riguardò il periodo 1965-1969) a Giovane Europa, della malapianta dalla quale sarebbero usciti  i gruppi animati da (orrore!) Franco Freda e cui s’ispirerebbe oggi (raccapriccio!) Casa Pound. Insomma, un filo nero legherebbe uno studioso settantunenne noto, tra l’altro, per le sue posizioni sovente rilevate (anche da La Repubblica) come filomusulmane a un cinquantenne asceso al disonore della cronaca per aver sparato all’impazzata su un mucchio di extracomunitari. E tutto ciò naturalmente, come se nulla fosse, senza un rigo di commento e di precisazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente, non solo non ho nulla di cui vergognarmi e da rinnegare a proposito di quella mia giovanile militanza: anzi, al contrario, me ne vanto come di una cosa generosa, coraggiosa, disinteressata e pulita, che proprio in quanto emarginata, minoritaria e calunniata si rivelò per me una grande scuola di coraggio civico e di tolleranza (perché una persona onesta, perseguitata a torto, impara a sue spese e sulla sua pelle quanto sia prezioso il non perseguitare mai nessuno). Le mie riflessioni su quell’esperienza sono contenute in due libro, L’intellettuale disorganico (Aragno) e Scheletri nell’armadio (La Roccia di Erec). In questo Paese di gente che quando si tratta di se stessa ha la memoria corta, io ne ho una da elefante: e ne vado fiero. Soltanto, esigo che quando si ricorda si richiami correttamente il passato e lo si valuti per quel che obiettivamente significa, non per quel che fa comodo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi ha invece impressionato molto sfavorevolmente il fatto che, in reazione alla tragica giornata fiorentina, da più parti – e specie nel campo di quella sinistra che ormai sembra da mesi allo sbando, e che recentissimamente altro non ha saputo se non associarsi piuttosto acriticamente alle lodi rivolte al governo dei finanzieri ispirato dalla Goldman Sachs – ci si stia attaccando alla solita scappatoia retorica e soprattutto strumentale, la denunzia del neofascismo (e del fascismo tout court) come radice di tutti i nostri mali. Che l’attuale situazione possa dar la stura a ogni sorta di  follìa e che casi del genere – e penso anche all’aggressione al campo rom di Torino – possano moltiplicarsi nella misura in cui si aggravano preoccupazioni e tensioni diffuse, è un fatto. È forse stata una crisi di contingente disperazione collegata anche a motivi socioeconomici che può aver armato la mano di Casseri. Il nesso esiste, o è almeno probabile. Ma come sarebbe corretto reagirvi, e come vi si sta reagendo? Da parecchi mesi, ormai, i massmedia italiani sembravano orfani della loro eterna madre ed ispiratrice, la Resistenza. Niente paura: ci stiamo tornando, come sempre nei momenti di crisi, quando ci sia necessità di sbattere un mostro in prima pagina per far dimenticare le cose serie. Un mostro comodo, sempre pronto, a portata di mano, che finisce col non disturbare nessuno tra quelli che contano e che non desiderano essere disturbati. Specie se hanno delle responsabilità affettive in quanto ci sta capitando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché una giornalista di grande professionalità come Lucia Annunziata, intervistando in TV il presidente delle Case Pound d’Italia Gianluca Iannone, non perde nemmeno un minuto per esaminare un fenomeno pur degno d’interesse, quello dei Centri Sociali di Destra, per cercar di comprenderne sul serio l’anima interna, ma si dà senza esitare alla demonizzazione indiscriminata sulla base di un falso sillogismo: dal momento che Gianluca Casseri, l’assassino di Firenze, frequentava una Casa Pound, se ne deduce che quell’ambiente sia un covo di potenziali delinquenti  che si abbeverano esclusivamente ad aberranti tesi razziste. Con una logica del genere, tutte le chiese cattoliche dovrebbero esser chiuse come centri di violenza sessuale in quanto in alcuni ambienti del genere si sono perpetrati casi di pedofilia e tutti i partiti politici sciolti come associazione a delinquere vista la frequenza con la quale al loro interno si verificano episodi di corruzione, concussione, peculato e via dicendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la logica saggiamente distinzionista, che vige in tutti gli altri casi, non vale per i neofascisti che, come le sospette streghe della Salem seicentesca o dell’America di McCarthy, sono colpevoli per definizione e in quanto marginali non sono mai in condizione di difendersi. È chiaro che, se Gianluca Casseri frequentava Casa Pound, su quest’ultima e su tutti i suoi veri o supposti predecessori ricade la responsabilità ultima, o almeno la complicità morale, del duplice delitto fiorentino. Un capro espiatorio ideale, che contribuisce a sviar l’attenzione della gente e a liberarla dalla spiacevole memoria sia dal tristissimo passato recente (dalle guerre neocoloniste dell’ultimo ventennio al ridicolo malcostume dell’era berlusconiana) sia da un presente fatto di crisi e di sacrifici dall’incerto esito. Le cose vanno male? La colpa, in fondo, è sempre del diavolo, cioè del fascismo. E rispunta la panacea democratica universale, la Resistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bello è che da questo quadro finisce con lo scomparire perfino il triste protagonista immediato, lo sciagurato omicida-suicida. Poco e distrattamente si è indagato anche su di lui: qualche nota di colore, come i cimeli fascisti che teneva in casa. Poco è trapelato della sua personalità, oscura e contorta forse, ma di non trascurabile spessore. Nel 2010 Gianluca Casseri aveva pubblicato insieme con Enrico Rulli (un altro battitore intellettuale libero, impiegato delle ferrovie e simpatizzante di sinistra) un romanzo di tipo fantaesoterico edito dal vicentino Punto d’Incontro, La chiave del Caos, ambientato nella Praga magica dell’imperatore Rodolfo II, pieno di  straordinarie e inquietanti somiglianze con Il cimitero di Praga di Umberto Eco, edito dalla Bompiani proprio nello stesso anno; mentre nell’ottobre successivo usciva a Parigi Le Kabbaliste de Prague, di Marek Halter, di tema affine. Una stranissima coincidenza, sulla quale sarebbe interessante se lo stesso Eco potesse dire una parola. Ma a proposito di un altro tema echiano, nucleo appunto dell’ultimo romanzo del semiologo alessandrino, cioè la genesi dei celebri Protocolli dei Savi Anziani di Sion, Gianluca Casseri scrisse e nel novembre 2010 pubblicò e diffuse in proprio, sul suo sito chiave_caos@libero.it, un interessante saggio dal titolo I Protocolli del Savio di Alessandria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lettura di questi scritti, alla luce del folle gesto del 13 dicembre scorso, proietta sulla personalità dello sfortunato, sciagurato Gianluca Casseri una luce livida, di erudizione fumosa e disordinata eppure intensa: una personalità controversa, turbata, infelice. Da questo intellettualismo frustrato – nulla, nella società dell’immagine e del successo, è meno tollerabile del non sentirsi notati e riconosciuti – possono esser nati e cresciuti la forsennata mania razzista degli ultimi tempi e il cupo desiderio di vendicarsi di una società distratta e ingrata ripetendo il gesto di Erostrato, l’incendio del tempio di Artemide in Efeso perpetrato affinché la gente parli, sappia, riconosca. L’inferno della perpetua damnatio memoriae preferibile alla morte lenta e silenziosa dell’anonimato. Una tragedia nella tragedia, che purtroppo non restituisce le vite innocenti dei senegalesi uccisi, che non reca sollievo alle loro famiglie, ma che a sua volta è suscettibile di un pensiero meno convenzionale, meno distrattamente condannatorio. La riduzione di tutto alla rinnovata condanna della follìa fascista, per giunta comodo passepartout per sottrarsi ad analisi più impegnative, capro espiatorio per tutte le stagioni, exutoire chiamato frettolosamente in causa per cavalcare strumentalmente la contingenza e magari distrarre l’attenzione dalla ricerca dei responsabili principali della crisi nella quale attualmente l’Europa e il mondo si dibattono, è intollerabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Franco Cardini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-3973334776885651119?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/3973334776885651119/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/massmedia-e-spirale-dellodio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3973334776885651119'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3973334776885651119'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/massmedia-e-spirale-dellodio.html' title='Massmedia e spirale dell’odio'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-ndFX6O-nb28/TutH1XpSjpI/AAAAAAAAB2c/OFzXPYK-ado/s72-c/img_5536.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-1702938661464435363</id><published>2011-12-15T14:39:00.000-08:00</published><updated>2011-12-15T14:48:13.533-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>La folle caricatura della destra uscita fuori dalla folle tragedia fiorentina</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-Iuymm368vZY/Tup5JWDUqgI/AAAAAAAAB2Q/PH57mTeCqQ8/s1600/3969ff21e3bf464bfddb9b114a9ab0b41.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-Iuymm368vZY/Tup5JWDUqgI/AAAAAAAAB2Q/PH57mTeCqQ8/s400/3969ff21e3bf464bfddb9b114a9ab0b41.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5686490680953973250" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Al direttore - Non faccio che mettere in spam&lt;/strong&gt; tutta la  spazzatura d’estrema destra che mi transita dal computer. Va in cestino e  siccome non di fogne si tratta ma di miserabili parodie di tragicità  defunta ci metto il carico di rabbia. Faccio un esempio: leggo di un  Msi-Dn, di un tal Saya, che è massone di Messina. Tal Saya è il  difensore dell’occidente, della Cristianità e dei Masculi. E’ giusto  quello che presenta una delegazione al congresso di Scilipoti dove ad  accompagnare la sua gentile signora ci sono due tipi in foggia  paramilitare. Portano legge e ordine. Portano Dio, Patria e Famiglia e  hanno la fiamma di Almirante al braccio. Che pena, dunque, vedere  quell’emblema, simbolo di una storia, ridotto a far da coperchio a certi  minestroni di pura porcheria: razzisti, xenofobi e cyber-templari.  Qualsiasi cosa trova alloggio in quella pignatta da dove sbucano croci  celtiche e rune. E Militie. Tutto secondo caricatura. Per come piace ai  cameramen che, infatti, se li cercano questi dalla mascella quadrata e  dalla zucca vuota per farne un carnevale ideologico. A furia di farne  miseria della storia tutti i miserabili sono accorsi a mendicare una  propria memoria. E povera camicia nera, allora – feticcio di tragicità –  ridotta a mascherata. Povera fascisteria buttata nel cesso della  mostrificazione. A forza di evocare mostri si va in botola. E viene  facile l’esorcismo su Casa pound. Solo che Casa Pound, vittima di un  riflesso condizionato e non di un teorema, ha un’altra storia.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt; Nessun razzismo e mai xenofobia, anzi. &lt;/strong&gt;Vivono nel quartiere  cosmopolita di Roma, piazza Vittorio. Stanno con gli ultimi. E se un  ragioniere innamorato di fantasy è transitato dalle loro parti –  inseguendo chissà che incubo – per poi andare ad ammazzare due  senegalesi, c’è solo un orrore orbo di perché. Certo, la malattia  dell’estremismo fa malato il ragioniere. E non è il ’900. Se vogliamo  seguire le orme del ragioniere non si arriva a Lovecraft, mi spiace. La  carta geografica della sua mente era quella Firenze di sputi e pisciate  sul Battistero. Tante belle parole spese per quei poveri disgraziati  uccisi e nessuno che gridi forte i loro nomi. Un consiglio, dunque: non  cerchino le tracce, troveranno le orme.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt; P.s. Adesso parlo per fatto personale. &lt;/strong&gt;Non ci avrei mai messo  piede se solo ci fosse un solo rutto di quella schifezza qual è  l’estrema destra. A Casa Pound fanno musica e solidarietà. Spiazzano. E  voglio ricordare due fatti. A Poggio Picenze, in Abruzzo, all’indomani  del terremoto il giornalista collettivo raccontò della paura della  comunità magrebina per la presenza di un nucleo di Casa Pound. Finì che  gli africani ringraziarono pubblicamente Casa Pound e il sindaco sta  adoperandosi per intitolare la biblioteca al noto poeta. Secondo fatto:  quando arrivarono a Roma i black bloc, per cinque minuti buoni, in tutte  le redazioni del giornalista collettivo galleggiò l’idea che fossero  quelli di Casa Pound, sotto mentite spoglie, a scatenare i disordini.  Ecco, fosse stato vero, specie con il governo Berlusconi in carica su  cui fare fuoco, avremmo avuto Saya ospite del Tg3. Con gentile signora  al seguito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pietrangelo Buttafuoco&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-1702938661464435363?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/1702938661464435363/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/la-folle-caricatura-della-destra-uscita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1702938661464435363'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1702938661464435363'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/la-folle-caricatura-della-destra-uscita.html' title='La folle caricatura della destra uscita fuori dalla folle tragedia fiorentina'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Iuymm368vZY/Tup5JWDUqgI/AAAAAAAAB2Q/PH57mTeCqQ8/s72-c/3969ff21e3bf464bfddb9b114a9ab0b41.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-3231959935119651987</id><published>2011-12-14T12:48:00.000-08:00</published><updated>2011-12-14T12:49:36.066-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='video'/><title type='text'>Strage Firenze: Casa Pound non è responsabile</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe src="http://www.youtube.com/embed/BSLgPAPFh3E" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" width="420"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-3231959935119651987?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/3231959935119651987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/strage-firenze-casa-pound-non-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3231959935119651987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3231959935119651987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/strage-firenze-casa-pound-non-e.html' title='Strage Firenze: Casa Pound non è responsabile'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/BSLgPAPFh3E/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-115346734603729242</id><published>2011-12-12T14:17:00.000-08:00</published><updated>2011-12-12T14:23:53.260-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>"Grande civiltà, piccolo Stato" L’Italia secondo Dostoevskij</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-Bpl3oIgQC0o/TuZ-9T4N6iI/AAAAAAAAB2E/jLfjyHwojbQ/s1600/kharshak_dostoevsky_1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 280px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-Bpl3oIgQC0o/TuZ-9T4N6iI/AAAAAAAAB2E/jLfjyHwojbQ/s400/kharshak_dostoevsky_1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5685371171375016482" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ah, l’Italia, «un piccolo regno unito di second’ordine, che ha perduto  qualsiasi pretesa di valore universale, cedendola al più logoro  principio borghese - la trentesima ripetizione di questo principio dal  tempo della prima rivoluzione francese - un regno soddisfatto della sua  unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non  spirituale (cioè non l’unità mondiale d’una volta) e per di più pieno di  debiti non pagati...». immagine               Non è Bossi che parla né suo nonno. E non è nemmeno Pino Aprile, l’autore  anti-sabaudo di Terroni. Ma è un osservatore esterno, molto esterno, e  speciale, molto speciale. Che non polemizza con Napolitano, stroncando  il suo libro Una e indivisibile (stroncare il libro di un Presidente  della repubblica è diritto di critica o vilipendio del capo dello  Stato?). Ma addirittura con Cavour, di cui pure riconosce la genialità  ma applicata ad una causa indegna e piccina. L’irriverente italoclasta è  addirittura Fëdor Dostoevskij. L’appunto che ho citato è nel suo Diario  di uno scrittore nell’anno di grazia 1877. Dostoevskij non è un  detrattore dell’Italia ma un sostenitore convinto dell’Italia universale  e non statuale, o per dirla con Herder, dell’Italia come nazione  culturale, non politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è bello concludere il compleanno  d’Italia, ovvero l’anno in cui l'Italia ne ha compiuti 150, con questa  nota aspra e feroce. Ma Dostoevskij amava l’Italia e ci era venuto in  pellegrinaggio culturale e spirituale. Ne parlava con cognizione di  causa e amore d’Italia. Nello stesso testo, Dostoevskij osservava: «Per  duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di  riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione  di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita  della nazione, frutto della vita del mondo; l’idea dell’unione di tutto  il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli  cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia  comprendevano di essere i portatori di un’idea universale, e quando non  lo comprendevano, lo sentivano e le presentivano. La scienza, l’arte,  tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale». Tutto  barattato per una piccola unità statuale? In fondo Dostoevskij  abbracciava da russo e ortodosso, l’idea cattolica e giobertiana del  primato mondiale e civile d’Italia che trascendeva dalla sua  unificazione statuale, anche se la prefigurava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scrittore russo  era tutt’altro che vicino a una visione internazionalista, di tipo  socialista e utopico, che condanna per il suo astratto universalismo.  Nell’anno dell’Unità d’Italia, il 1861, Dostoevskij fondava una rivista,  Vremja (Il tempo) che era tutta percorsa da un fremito di patriottismo  russo e slavofilo e da un rifiuto dell’occidentalismo come omologazione  mondiale. La romanità come principio universale, l’imperium come  principio ordinatore del mondo e la cristianità che si fa cattolica -  cioè universale - a Roma, erano per lui il paradigma dell’unità  spirituale del mondo. A cominciare dalla Terza Roma degli Czar  (contrazione russa di Cesare, non a caso). Anzi, la sua idea è che  sarebbe stata la Russia «a condurre a conclusione la missione  dell’Europa», come scriveva in una lettera dell’inverno 1856 a Majkov.  In una pagina assai attuale Dostoevskij lamenta la subordinazione  dell’Europa alla Borsa e al credito internazionale; ma poi spende la sua  vena profetica in un delirio antigiudaico, ritenendo che siano gli  ebrei a muovere la borsa, le banche e i capitali, condizionando gli  Stati nazionali. («Non per nulla dominano là ovunque gli ebrei nelle  Borse, fanno muovere i capitali, sono i padroni del credito e della  politica internazionale» scrive nel marzo del 1877, per poi concludere  con una filippica contro il giudaismo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dostoevskij scrive  sull’unità d’Italia a ragion veduta, serbando la memoria dei suoi viaggi  in Italia in cui rimase abbagliato dall’arte e dalla civiltà italiana,  le rovine pagane e lo splendore medioevale, rinascimentale e barocco  dellla Roma cattolica e apostolica. Visita l’Italia, e arriva a Torino  quando era capitale e poi scende a Roma, di cui soffre il gran caldo  settembrino e si estenua a percorrerla a piedi, in una intensa settimana  di bellezza. Qualche anno dopo vi ritorna, prima a Milano e poi a  Firenze, nel breve periodo in cui era capitale d’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E si arrabbia con i russi che spargono da noi «i loro rubli in carte di  credito» e le russe che «puttaneggiano con i principi Borghese». Un  quadro di sorprendente attualità, che sembra alludere al nostro  presente, principi Borghese a parte... Al suo tempo riguardava la  nobiltà russa, ora invece i nuovi ricchi della Russia postsovietica e le  avvenenti russe in cerca di sistemarsi o sfondare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sposiamo  affatto l’idea negativa di Dostoevskij sull’unità d’Italia, e  continueremo a considerare nobile e degna la causa a cui si dedicò il  conte di Cavour. Difenderemo la memoria del Risorgimento, che è la  traduzione civile e nazionale della Risurrezione, cara a Dostoevskij  forse più che a Tolstoj. E senza cancellare le pagine infami scritte  dopo l’Unità, i massacri e le deportazioni, continueremo a difendere la  nascita necessaria e benefica dello Stato Italiano, la sua indipendenza e  il suo sviluppo che integrò il popolo nella nazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è giusto  concludere l’anno dell'italianità ritrovata (e subito ri-smarrita),  ricordando che l’Italia nazione culturale è universale e millenaria,  mentre l’Italia politica e risorgimentale è domestica e secolare.  Italia, grande nazione in piccolo Stato. L’Italia dell’unità evoca uno  Stato, l’Italia della tradizione evoca una civiltà.                                &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Marcello Veneziani&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-115346734603729242?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/115346734603729242/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/grande-civilta-piccolo-stato-litalia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/115346734603729242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/115346734603729242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/grande-civilta-piccolo-stato-litalia.html' title='&quot;Grande civiltà, piccolo Stato&quot; L’Italia secondo Dostoevskij'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Bpl3oIgQC0o/TuZ-9T4N6iI/AAAAAAAAB2E/jLfjyHwojbQ/s72-c/kharshak_dostoevsky_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-6920355292783765092</id><published>2011-12-12T14:08:00.000-08:00</published><updated>2011-12-12T14:11:07.530-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='video'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>I rovinati da Berlusconi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe src="http://www.youtube.com/embed/YMAXns-DG7E" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" width="420"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Noi, noi che siamo stati&lt;/strong&gt; rovinati da Berlusconi, noi  che l’abbiamo sempre difeso, restando nei paraggi del suo largo  ombrello, adesso che l’ha chiuso per consegnarsi mani e piedi a Pier  Ferdinando Casini siamo come i cani. Costretti a roteare su noi stessi  per acchiapparci la coda. E venirne a capo.&lt;/div&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Noi, noi che siamo stati rovinati&lt;/strong&gt; da Berlusconi,  mentre lui ha scelto di dismettere la sua parte politica rovinando  l’idea stessa di fazione, non possiamo che abbaiare alle nostre stesse  natiche. Come si può essere, infatti, faziosi se quell’idea tutta  italiana di guelfi e ghibellini, per tramite dei Pannunzio e dei  Longanesi, arrivata agli Scalfari e ai Montanelli, deve adesso  risolversi nello scoprire che sulla punta esatta della nostra  conclusione (parlo di noi, noi che siamo stati rovinati da Berlusconi)  abbiamo Emilio Fede, non certo un Indro Montanelli, rovinato pure lui,  buonanima, costretto a passare alla storia come un comunista.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Uno che sceglie il campo delle libertà&lt;/strong&gt;, uno che  coglie l’occasione di riemergere dalla marea conformista prendendosi il  passaggio di diciassette anni di berlusconismo – l’occasione buona per  un punto di vista diverso – si rovina perché si ritrova marchiato da  truffatore. Rosicchiamo, infatti, la coda che è il nostro inizio e la  nostra fine e finisce che ci ritroviamo a masticare le memorie difensive  redatte da avvocati – i furboni d’un tempo – diventati succhiasoldi (di  suoi soldi) senza peraltro avergli mai fatto vincere una causa. Se non è  una sceneggiatura da commedia all’italiana non è certo tragedia, tutto è  parodia e quello che ci ritroviamo cacciato in gola è la coppola storta  di don Verzé che nessuna mitezza di Sandro Bondi potrà mai rendere  digeribile. I versi, appunto, sono stati fatti perversi dalla bottega  politica e finirà che perfino Nichi Vendola dovrà rinunciare alla poesia  – non sarà più possibile la miscela di poesia e politica – altrimenti  rischierà di essere epigono, una sorta di Guido da Verona davanti a  siffatto Gabriele D’Annunzio.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Noi, noi che siamo stati rovinati&lt;/strong&gt; da Berlusconi non  siamo soli nella disgrazia. Con noi, rovinati quanto noi, ci sono anche i  suoi più rabbiosi nemici: sono quelli contro cui abbiamo incrociato le  lame, sono i Roberto Benigni, i Fabio Fazio, ma anche i Michele Santoro,  o gli amici del Fatto, quelli che con il loro fucile sempre carico  devono sparare alle quaglie adesso che non c’è più Berlusconi. Devono  accontentarsi di Mario Monti. Oppure farsi largo dentro il cortile della  sinistra come hanno fatto l’altro giorno. Hanno messo in prima pagina  Ezio Mauro, il direttore di Repubblica, come a farne una segnaletica.  Era stato fotografato allo stadio accanto a Pier Francesco Guarguaglini,  l’ex presidente di Finmeccanica, quello dalla liquidazione milionaria.  Il direttore e il manager si sono ritrovati seduti accanto casualmente  ed è sembrato un vecchio trucco quello del Fatto, uno degno del Sun  inglese, della Bild tedesca, il giornalismo da prurito, o meglio ancora  uno di quelli che faceva Jo Stajano, lo scandalosissimo primo trans  d’Italia che si appostava accanto agli irreprensibili ministri cattolici  per farsi fotografare e poi far scrivere ai giornali scandalistici:  “Che ci faceva l’invertito Jo col ministro Clelio Darida?”.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Berlusconi, insomma, ha lasciato&lt;/strong&gt; una grande  fregatura a chi l’ha amato e a chi lo ha odiato ma a voler stabilire chi  è più malandato – chi, più infelice, tra Augusto Minzolini o Roberto  Saviano – è ovvio che sia il direttore del Tg1 quello messo male perché  se Saviano potrà far conto sulla rendita aureolare, Minzolini che fu  quel dio del taccuino retroscenista non riuscirà a rendersi credibile  quando darà le notizie da Parigi, da New York o da qualunque luogo  sceglierà di andare dopo la sua ovvia epurazione perché, poi, tutti, non  guarderanno la Tour Eiffel o lo skyline dei grattacieli alle sue spalle  ma solo e sempre – tutti – penseranno all’Enciclopedia Treccani. Quella  che si teneva dietro nei suoi editoriali.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Noi, noi che siamo stati rovinati&lt;/strong&gt; da Berlusconi,  dovevamo capirla l’antifona quando già l’avevano dovuta capire i  terzisti. Il mancato abbraccio con il mondo di Luca Cordero di  Montezemolo, di Paolo Mieli, di Lamberto Dini, di Renato Ruggiero che fu  ministro degli Affari esteri con Berlusconi per poi tagliarla lì,  subito subito, è l’errore degli errori del berlusconismo. Tutto quel  mondo presentabile che stava con lui di nascosto per vedere l’effetto  che fa nel “vengo anch’io” non aveva che da aspettare un fischio per  fargli da classe dirigente. Sono stati molto tentati e, pur vestiti di  terzismo e di distacco, certamente l’hanno votato.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Certo, non volevano&lt;/strong&gt; farsi fotografare con Silvio,  giusto per non cadere nella trappola di Jo, ma gli editoriali di Piero  Ostellino e di Pigi Battista, le aperture di credito di Sergio Romano  (ma anche quelle di Mario Calabresi, direttore della Stampa, ben lieto  di liberarsi di Barbara Spinelli, “pubblicata anche quando non eravamo  d’accordo”), poco potevano quando, vedendosi sfilare sotto il naso gli  Stracquadanio, le Brambilla e i Frattini, hanno rivisto un vecchio film,  quello dove i compagni di cordata vengono trasformati in camerieri.  Anche Mike Bongiorno se ne andò via da lui, se la filò con Fabio Fazio e  perfino Mediaset, pupilla dei suoi occhi, perse smalto con lui regnante  per conclamato conflitto d’interessi laddove l’interesse non deve  essere qui inteso in termini di propaganda o di news drogate bensì in  raccolta pubblicitaria. La battaglia per la pubblicità di un tempo,  infatti, ai tempi gloriosi di Marcello Dell’Utri, non era rivolta contro  i film d’autore ma per vincere la concorrenza e, ahinoi,  hollywoodizzare l’Italia.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Arrivandogli le inserzioni&lt;/strong&gt; in forza del ruolo,  invece, ci si sedeva sul comodo, tutto era dovuto ed è perciò che si  rovinavano le ballerine, si rovinava il meraviglioso Bagaglino, si  rovinava il gareggiare con la Rai e chissà cosa diventerà poi quella  formidabile macchina (finalmente liberata) col figlio, Piersilvio,  formidabile di suo, che però si dedica un giorno sì e un giorno no a  dichiarare al Corriere della Sera di voler assumere Giovanni Floris.  Come se il povero Alessio Vinci, cui è toccato in eredità “Matrix”,  fosse un arancio caduto a terra e non il campione strappato alla Cnn.  Ecco, nel buttarsi a sinistra metterà Curzio Maltese alla direzione del  Tg5.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;E ci sarebbe da aprire&lt;/strong&gt; il foglio del libro più  scottante, quello dell’informazione, con tutta la pittoresca pletora  della pubblicistica che s’è raccolta nei giornali di destra. O in tivù.  Non senza i famosi “nuovi Santoro”. E la macchina del fango, poi,  ridotta a cacchina: con quello straordinario scoop di Claudio Brachino  sui calzini del giudice Mesiano.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Noi, noi che siamo&lt;/strong&gt; stati rovinati da Berlusconi la  smetteremo di raccontarcela in privato e prima o poi, anche il  grandissimo Vittorio Feltri, riconoscerà che gli Angelucci – e stiamo  dicendo gli Angelucci! – al confronto con tutta questa fiera delle  improvvisazioni al ribasso, sembrano tanti Lorenzo de’ Medici.&lt;br /&gt;Tutti pensano che Berlusconi abbia rovinato Marco Travaglio o Roberto  Benigni (Sabina Guzzanti no, perché annoiava già da prima) ma non è  così, anche Santoro troverà la strada per tornarsene in Rai. Quelli che  si sono veramente rovinati sono quelli della struttura Delta (Mauro  Masi, facciamo per dire, prima di Silvio, era stimato nell’ombra,  prendeva premi, eccelleva) tutti quelli che si sono tinti i capelli come  lui e noi, noi che l’abbiamo sempre difeso anche quando – rispetto al  cane di cui sopra – noi che avevamo tutti i buoni motivi per dire: “Ma  ‘u cani non è mio!”, siamo ro-vi-na-ti.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Noi, tutti noi coscientemente&lt;/strong&gt; finiti in malora, ci  siamo rovinati nel diventare macchiette e cosa dovevano essere allora i  Sindona o lo stesso Riina per un Andreotti, ora che il furbo, per noi  deve essere Valterino Lavitola?&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Noi, tutti noi precipitati&lt;/strong&gt; nella rovina, a suo tempo  l’avevamo scritto, qui, sul Foglio, il lungo elenco di tutti quelli  rovinati da Berlusconi. Un gran signore come Jas Gawronski, un analista  della politica come Mimmo Mennitti, un filosofo come Lucio Colletti, un  genio della tivù come Agostino Saccà e tutta un’infinita teoria di  uomini, proclamati di volta in volta, “braccio destro”, ingoiati  dall’oblio. Proviamo a farne i nomi… ecco, non ne ricordiamo uno. Forse  Alessandro Meluzzi? Nel rovinio ci sono anche tutti quelli che sono  mancati all’ultimo appuntamento, quelli come Roberto Antonione e  Gabriella Carlucci (per un pelo anche Ghedini), danneggiati in finale  senza neppure vantare il privilegio dell’estrema scilipotizzazione. E  restare così – da rovinati – nel cuore di Berlusconi.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;L’ultimo che gli resta da rovinare&lt;/strong&gt; a Berlusconi è se  stesso. Tutto cominciò con una frenesia a volte trattenuta, a volte  sparata coi fuochi d’artificio. E in tema di fuochi non si può  dimenticare quella prima campagna elettorale, Silvio Berlusconi contro  Luigi Spaventa, collegio Roma centro, con gli amici che si  raccomandavano con Duccio Trombadori di far votare bene la sua mamma.  Votare Berlusconi alla Camera non era un problema. Al Senato c’era da  votare per Giulio Maceratini, fondatore con Pino Rauti di Ordine Nuovo. E  Duccio Trombadori, occhi al cielo, diceva: “Ma come faccio a dirglielo?  Mamma è stata partigiana! Faceva la staffetta partigiana. Portava  materiale clandestino all’hotel Flora!”.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Tutto proseguì&lt;/strong&gt; nel finire del secolo scorso, il  Novecento moriva dolcemente e alle signore s’alzavano i calcagni. Fabio  Granata se ne partì per Arcore e si ritrovò nei prati di “una storia  italiana” con tante hostess che gli facevano i test per il casting  elettorale. Fece il suo ingresso in società Daniela Santanchè e con lei  capitava di vedere, nei convegni dell’Italia che scende in campo, Paola  Ferrari e Alba Parietti. Berlusconi vinse le elezioni e alla Camera, in  Transatlantico, passò da lì Ignazio La Russa che si sentì chiedere da  Luigi Sidoti, un deputato di Catania: “Gnazio! Un posto ‘na cultura ppi  mia non c’è?”. Tanti diventarono parlamentari, si ritrovarono alla  Camera tanti che non erano messi nel conto e tutta un’Italia mai  rappresentata si ritrovò alla ribalta anche facendosi danni da sola in  forza di ingenuità e per far passare tutto in cavalleria.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Tutto ebbe a proseguire&lt;/strong&gt; e i colleghi dei grandi  giornali dicevano, “insomma, scrivetelo un diario”. E, insomma,  l’abbiamo fatto questo benedetto diario. Al Caffè della Pace, dietro  piazza Navona, misero un cartello tipo “i signori fascisti sono pregati  di accomodarsi altrove”. Si andava tutti al Rubirosa, c’era la buonanima  di Pinuccio Tatarella, c’era Filippo Milone, l’attuale sottosegretario  alla Difesa, che cantava benissimo (altro che Apicella) e c’era Italo  Bocchino, il più lesto di noi, che riusciva a sedere a un tavolo vicino a  quello di Paolo Berlusconi. C’era da farsi avanti, con Salvatore  Sottile, al Secolo d’Italia compilavamo i questionari che Repubblica  sottoponeva a Teodoro Buontempo. Alla domanda sull’autore di riferimento  gli scrivevamo “Camille Paglia”. Teodoro ci diede soddisfazione perché  poi se lo studiò bene bene “Sexual personae”, c’era proprio da farsi  avanti e quando io, io che sto rileggendo il mio diario, dissi a Paolo  Mieli di essermi formato sulla Nue e sul catalogo Einaudi giustamente  ebbi in risposta un “ma che palle!”.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Tutto ebbe a proseguire&lt;/strong&gt; perché tutti volevano il  nuovo. Ebbi perfino una sbandata da think tank, una piccola ubriacatura  liberale a forza di frequentare i convegni di Marcello Pera e sto  scoprendo da quei vecchi quaderni che mi piaceva perfino Woody Allen –  ne sono rinsavito a colpi di Martin Heidegger – solo che adesso, specie  di questi tempi, con la barzelletta che s’è rovinata ogni reputazione,  appena dico: “La sapete quella?” mi ritrovo guardato male e non posso  rifugiarmi nell’avanspettacolo. Tutto è esaurito, tutto è cancellato.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Ma è l’epoca che interessa&lt;/strong&gt;, non il privato,  Berlusconi ha maneggiato la politica senza conoscerla, disprezzandola,  ingaggiando gare col Corriere della Sera sulla conoscenza di tutto Luigi  Sturzo, cui si paragonava, facendo man bassa col ghostwriter di turno.  Tutto però è politico e la rovina è solo quella della weltanschauung –  larga quanto si vuole, eccentrica quanto basta, arcitaliana  nell’aspirazione – che non ha più avuto modo di accordarsi con questo  qui, l’uomo del fare, che s’è svelato per l’uomo dell’io-io-io che non è  proprio un raglio ma il muro invalicabile dove si sfascia ogni noi. E  quando si va dal dentista ed entra l’igienista dentale, ecco, tutti,  tutti noi, le controlliamo lo stacco di coscia. O il decolleté.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;L’ultimo che gli resta&lt;/strong&gt; da rovinare – l’ultimo amante  da tradire – è se stesso. E anche chi non è stato né con Berlusconi né  contro Berlusconi, a riprova che in Italia il né-né non è possibile, si  ritrova rovinato. Anche chi non ne ha beneficiato viene marchiato. Anche  noi né né. Appena ne parli male, ecco, “corre verso il carro del  vincitore”. Quando ne parli bene, ecco, “lo stipendiato”. Mai una volta  che si possa fare un esercizio di critica, e quindi, è chiaro: ecco,  sono rovinato.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pietrangelo Buttafuoco&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-6920355292783765092?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/6920355292783765092/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/i-rovinati-da-berlusconi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6920355292783765092'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6920355292783765092'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/i-rovinati-da-berlusconi.html' title='I rovinati da Berlusconi'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/YMAXns-DG7E/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-9206099429474460356</id><published>2011-12-11T10:43:00.000-08:00</published><updated>2011-12-11T10:51:20.269-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Mughini: occhio, scherzate col fuoco</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-iOcaP2thLxE/TuT7oX0XVLI/AAAAAAAAB14/9DWUO88ErmI/s1600/482f6693ce923_zoom.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 329px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-iOcaP2thLxE/TuT7oX0XVLI/AAAAAAAAB14/9DWUO88ErmI/s400/482f6693ce923_zoom.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5684945300655396018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se c’è qualcuno che vuole indurre al suicidio il deputato Alessandra Mussolini a furia di ridurle stipendio e vitalizio, alzi pure la mano. Nel senso che siamo pronti a parlarne. Ovviamente sto scherzando. Lunga vita al deputato Mussolini, e anche se il nonno non prendeva una lira per fare il capo del governo. Sapeva fare e bene un’altra cosa, il direttore di un giornale di sua proprietà. Lunga vita ai deputati italiani che sanno fare il loro mestiere, e beninteso nel segno di una “sobrietà” e di un dover stringere la cinghia che è obbligatorio per tutti e ci mancherebbe che non valesse anche per loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che deputati e senatori italiani sembrerebbero voler insorgere in armi contro l’annuncio del premier Mario Monti che a gennaio la loro indennità di parlamentari verrà amputata, e anche se ancora non sappiamo bene di quanto. La linea del governo è quella secondo cui deputati e senatori italiani debbano mettersi in tasca non un euro in più  -  stiamo parlando di cifre nette  -  di quanto incassa nella media un parlamentare europeo. Non un euro in più e non un euro in meno. Mi sembra limpido e per niente punitivo, semmai era indecente quanto era in vigore prima e in fatto di indennità mensili e in fatto di vitalizi concessi anche per una sola stagione da parlamentari, e goduti fin da un’età ancora adolescenziale. Di avere goduto di questi privilegi e, nel caso dei senatori di Palazzo Madama, di avere usufruito di una mensa dove ti accaparravi un pranzetto squisito al prezzo con cui un italiano comune ci paga un panino e una bottiglia di acqua minerale, di questo la nostra classe politica dovrebbe chiedere scusa alla comunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo i nostri parlamentari fanno finta di non capire, se è vero che stanno ripetendo come un sol uomo che il Parlamento è sovrano quanto al decidere gli euro che spettano a ciascuno di loro. Sono arrivati anzi all’impudenza di chiedere che le loro indennità vengano equiparate a quelle degli europarlamentari (di per sé una delle istituzioni più inutili d’Europa, a giudicare dai tipini che noi abbiamo mandato a svernare a Bruxelles e dalle pochissime volte che molti di loro frequentavano l’aula). Il che vorrebbe dire un aumento netto del costo di ciascuno di loro per il bilancio pubblico. Un aumento netto del loro costo in un Paese in cui ciascun cittadino paga già “i costi” della politica due o tre volte quel che pagano altri Paesi europei anche più ricchi del nostro. E tanto più che non sono solo le retribuzioni dei parlamentari sotto il mirino della nostra attenzione e del nostro sdegno, e bensì quelle di tutti i dipendenti delle nostre sedi istituzionali,  Quirinale, Camera, Senato, Corte Costituzionale, Palazzo Chigi, tutta gente che per adesso l’arte dello stringere la cinghia che tutti noi pratichiamo a larghe dosi giornaliere non sa nemmeno che cosa sia. Voglio rassicurare il deputato Mussolini. Noi tutti nei nostri mestieri abbiamo subito amputazioni di reddito considerevoli, eppure non ci siamo suicidati. Quando mi propongono un lavoro per iscritto o per orale alla metà del cachet di dieci anni fa, talvolta dico di sì e talvolta dico di no. Quanto a suicidarmi, non lo faccio mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non scherzate con il fuoco, cari parlamentari. Voi non siete certo il problema per eccellenza del nostro bilancio in rosso, ma siete una parte simbolicamente importante di quel problema, voi che ho nominato e ancora altri che gravano sui conti pubblici: quelli dell’Assemblea Regionale Siciliana, e per tanto fare un esempio stratosfericamente indecente (lo dico da siciliano). Nella mia memoria, e purtroppo ho i capelli bianchi, non c’è mai stato nella nostra storia repubblicana di oltre mezzo secolo un momento in cui fosse così bassa e sprezzante la valutazione del vostro lavoro da parte di noi tutti. A cominciare dal fatto, quello sì indiscutibile, che la nostra democrazia potrebbe continuare a funzionare tanto male quanto funziona anche se a Montecitorio e a Palazzo Madama di peones ce ne fossero la metà di quelli che ci sono oggi. E a non dire che se voi non siete più soddisfatti di quanto viene pagato il vostro lavoro, non avete che da cercarvene un altro. Aprire un negozio, interpretare un film di serie B, qualsiasi cosa. Lo so che è dura, durissima. Lo è in tutti i campi e per tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Giampiero Mughini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-9206099429474460356?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/9206099429474460356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/mughini-occhio-scherzate-col-fuoco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/9206099429474460356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/9206099429474460356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/mughini-occhio-scherzate-col-fuoco.html' title='Mughini: occhio, scherzate col fuoco'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-iOcaP2thLxE/TuT7oX0XVLI/AAAAAAAAB14/9DWUO88ErmI/s72-c/482f6693ce923_zoom.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-4238439330408741395</id><published>2011-12-07T08:55:00.000-08:00</published><updated>2011-12-07T09:14:18.384-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='video'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>L’iniziazione esoterica dell’orientalista guerriero</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;iframe src="http://www.youtube.com/embed/NbtVsOf5feI" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" width="420"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;br /&gt;In merito alla Thule e alle sue aspirazioni più propriamente occulte, può dirmi qualcosa di più? Lei praticava già allora delle discipline realizzative?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;"Io conobbi i Tantra, quando avevo quattordici anni e qualche mese, quindi si può immaginare... Già conoscevo, avevo delle idee rudimentali, non certamente perfezionate, di sanscrito e di arabo; potevo interpretare un testo scritto in sanscrito, naturalmente con l'aiuto di una traduzione. Anche adesso, cerco sempre un appoggio... ma comunque possedevo il sanscrito e avevo, con grande fatica, letto Hermann Wirth, Der Aufgang der Menschheit, dimenticandomi del piccolo particolare che non conoscevo il tedesco. Allora, non lo conoscevo affatto. Quindi andavo sempre alla Biblioteca Nazionale, dove cercavo di sgattaiolare, perché, quando mi vedevano coi pantaloni corti, mi rimandavano via, a meno che non ci fosse una signora che si inteneriva per me... Poi, io ti ho detto che conobbi i Tantra. È una cosa che non ho detto mai, ma adesso sono abbastanza vecchio e posso anche correggere la mia biografia. Conobbi anche molte altre cose, che abitualmente vengono tenute segrete, non certo in Europa, ma sicuramente in India. Mi auto addestrai nello studio delle rune e arrivai a determinati risultati molto semplici, ma anche, diciamo così, molto... “volgari”. Come far piovere, oppure far partorire una vacca, oppure, non so, sapere quello che c'è sotto terra in un determinato posto... In Africa, mi ricordo di aver adoperato questi piccoli giocattoli per trovare caverne, luoghi dove mettere il comando di compagnia. Io guardavo una carta, dicevo, “qui abbiamo dodici metri di distanza dal nemico, qui c'è una caverna, qui c'è una fonte d'acqua che però non funziona più, l'acqua è avvelenata, è cattiva...” e via discorrendo".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cosa può dirmi delle sue “iniziazioni orientali”, specie di quella zoroastriana?&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;"Quella zoroastriana fu veramente qualcosa di straordinario, perché io sono stato portato in un luogo segreto, che stava nel cuore della capitale persiana. Un luogo, il primo posto dove si sarebbe scatenato l'urlo della marmaglia, per distruggere questi pagani... entrai, c'era un grande cortile con un piccolo edificio nel centro. Entrai e scendendo, mi ricordo che c'era un vecchio inturbantato, un vecchio zoroastriano col turbante che cantava le lodi di Zarathustra, con una voce pulita, meravigliosa. Mi portarono lì senza dirmi niente. Io arraffai una sciarpa e un paio di guanti, perché sospettai che c'era qualcosa. Allora mi portarono dinnanzi a questo tabernacolo dove ardeva uno dei tre fuochi dell'Iran, mi infilai i guanti... poi presi la sciarpa e me ne feci un turbante, tappandomi la bocca, e poi cantai lo Ahunavaitì... e recitai la Ahunavaitì, che è la lode all'uomo giusto, all'uomo che non mente. Questi due persiani, commossi, mi presero così, così, sotto il braccio, che è un gesto che esiste, credo, dall'Anatolia fino alla Cina. Le persone di rispetto si aiutano a camminare, si suppone che siano sfinite di stanchezza. Chi avesse detto loro che io mi ero occupato di Zarathustra, non lo so... E pensa che la settimana prima, avevano rifiutato di mostrare il fuoco sacro, a Bombay, a un professore che era, forse, il più grande iranista europeo, il professor Duchesne".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Lei ha viaggiato molto?&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;"No, poco, pochissimo. Sono stato in Africa settentrionale, son nato in Ispagna, ho soggiornato in Francia dai miei zii, zii piemontesi e francesi, poi... dove sono stato? In vari posti..."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;In Russia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;"In Russia ci son passato soltanto e mi son divertito perché mi misero vicino una bella ragazza, che aveva il compito di scrutare ciò che io leggevo; e io mi ero portato il vangelo in russo e questa mi si mise accanto nella aereostazione di Scere...mi pare. Lo aprii di colpo e vidi che costei era restata... così. Mi feci il segno della croce, tre volte, e cominciai a recitare... avevo il testo in greco. Lo lessi: en arch´ en o logos kai... Recitai questo a mezza voce e poi lo recitai in russo. E continuai tranquillamente per una mezz'ora e poi chiusi il vangelo, lo misi da parte e mi misi ad aspettare l'aereo...Mi dettero la laurea honoris causa in teologia islamica per premiare le opere che avevo scritto nell'ambito degli ismaeliti. Gli ismaeliti, se avessero potuto, mi avrebbero tagliato la gola...".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Per lesa maestà... per leso imam...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;"Già. Adesso conosci quasi tutti i miei misteri... tu sei mai stato in Iran?"&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, purtroppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;"Un paese molto piacevole".&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;Anche adesso?&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;"Beh... basta non essere iraniani..."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;(Pubblichiamo una parte dell'intervista inedita rilasciata nel 2001 da Pio Filippani Ronconi ad Angelo Iacovella e contenuta nel libro &lt;/span&gt;L'orientalista guerriero. Omaggio a Pio Filippani Ronconi appena uscito per Il Cerchio).&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;(fonte: &lt;a href="http://www.ilgiornale.it/"&gt;www.ilgiornale.it&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-4238439330408741395?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/4238439330408741395/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/liniziazione-esoterica-dellorientalista.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4238439330408741395'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4238439330408741395'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/liniziazione-esoterica-dellorientalista.html' title='L’iniziazione esoterica dell’orientalista guerriero'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/NbtVsOf5feI/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-6910653377575778955</id><published>2011-12-05T15:02:00.000-08:00</published><updated>2011-12-05T15:13:47.844-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esteri'/><title type='text'>Webster Tarpley: sulla Siria media raccontano un’altra realta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-Wr5iuDHrWm0/Tt1QBmvs-3I/AAAAAAAAB1s/tX9OtUoH1Cc/s1600/dictadores-bashar-al-assad-1040lg220610.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 362px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-Wr5iuDHrWm0/Tt1QBmvs-3I/AAAAAAAAB1s/tX9OtUoH1Cc/s400/dictadores-bashar-al-assad-1040lg220610.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5682786293322152818" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«In Siria sono al lavoro squadroni della morte, composti da libici, ceceni, iracheni, afghani, gente senza scrupoli che semina terrore». La denuncia arriva da uno dei maggiori giornalisti investigativi americani, Webster Tarpley, che si è recentemente recato in Siria con una delegazione di colleghi provenienti da tutto il mondo invitati da un gruppo di religiosi guidati da Agnes Marie de La Croia, del convento di S. Giacomo mutilato, «una specie di moderna Giovanna d’Arco che si batte contro la violenza e la guerra», spiega al telefono Tarpley, ancora provato da un viaggio interessante ma molto inquietante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Perché, cosa l’ha colpito?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eravamo ospiti nella città di Kara, a metà strada tra Damasco e Homs. Ma abbiamo poi potuto girare liberamente nel paese, prendendo atto che la situazione è molto diversa da come la raccontano i mass media internazionali. Mentre l’inglese Bbc, ad esempio, dava la notizia dello ‘scoppio della guerra civile’, che ho sentito con le mie orecchie mentre ero nell’albergo di Damasco, mi sono recato insieme al collega Mark George di Media Libre presso il luogo segnalato come il focolaio, la Tv siriana. In realtà, era stato tirato solo qualche petardo, niente di più. C’erano solo curiosi e nessuna tensione ma intanto la notizia aveva fatto il giro del mondo. Mi ha colpito in particolare la nostra visita in un quartiere di Homs che si chiama Zahara. Qui ci sono stati molti morti ma in realtà gli abitanti di questa zona si lamentano perché non c’è una sufficiente presenza dell’esercito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Può spiegarci meglio?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, certo. Nell’ospedale di Zahara ci hanno detto che sono terrorizzati dai cecchini, appostati in ogni angolo, gente di varie nazionalità che uccide senza scrupoli. Colpiscono indiscriminatamente e un medico mi ha confidato che in questo momento la più grande preoccupazione per lui, come per chiunque, è quella di trovare il modo di tornare ogni giorno a casa senza farsi uccidere.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Si è fatto un’idea di chi ci sia dietro queste squadre della morte?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente alcuni paesi interessati alla destabilizzazione della Siria, come Arabia Saudita, Emirati, Qataer e la Libia del dopo-Gheddafi. C’è un ruolo diretto nei finanziamenti e dei rifornimenti da paret della famiglia libanese Hariri e il lavoro di un uomo pericolo solo come Abdul Halim Bel Haj, che ha guidato la rivolta in Libia. La notizia della sua presenza in Siria è stata data da varie fonti. Si sarebbe portato dietro manovalanza adatta in caso di attacco alla Siria. La figura di Bel Haj spiega le dinamiche che hanno fatto nascere e alimentano il caos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Si profila uno scenario come quello libico?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tentativo è chiaro. Io sono stato in Libia dopo il criminale attacco militare (della Nato, ndr), nelle settimane precedenti la caduta di Gheddafi e la situazione era ben diversa. C’era in atto una guerra civile, cosa di cui non c’è traccia in Siria. Inoltre, a complicare i piani di questi strateghi anglo-americani impazziti c’è la presenza della flotta russa a largo della Siria. Se ne parla poco ma sono testimone di questo, ci sono un incrociatore, portaerei, tre o quattro sommergibili. La Libia era isolata, la Siria si trova in una condizione diversa. Ma la situazione è gravissima. In definitiva, dopo il mio viaggio posso dire di aver visto un forte attivismo dei greci ortodossi, dei cristiani melchiti e della chiesa siriaca (riunita nella congregazione delle Chiese orientali). Credo che manchi la voce della Chiesa di Roma e che il papa dovrebbe andare in pellegrinaggio a Damasco per contrastare la follia omicida di chi sta pianificando una terribile aggressione militare alla Siria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stefania Limiti&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-6910653377575778955?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/6910653377575778955/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/webster-tarpley-sulla-siria-media.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6910653377575778955'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6910653377575778955'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/webster-tarpley-sulla-siria-media.html' title='Webster Tarpley: sulla Siria media raccontano un’altra realta'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Wr5iuDHrWm0/Tt1QBmvs-3I/AAAAAAAAB1s/tX9OtUoH1Cc/s72-c/dictadores-bashar-al-assad-1040lg220610.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-5795290741542310730</id><published>2011-12-04T09:40:00.000-08:00</published><updated>2011-12-04T09:44:11.614-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><title type='text'>L’impossibilità di essere vecchi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-d9E87W9wPaE/TtuxV1bsKoI/AAAAAAAAB1g/dG43nMzN7zo/s1600/anziani-panchina.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 268px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-d9E87W9wPaE/TtuxV1bsKoI/AAAAAAAAB1g/dG43nMzN7zo/s400/anziani-panchina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5682330343536601730" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da parecchi decenni si registra, in Occidente, un fenomeno del tutto nuovo e sconosciuto alle società che ci hanno preceduto: i suicidi dei vecchi. Quelli, recenti, di personaggi illustri come Monicelli e Magri, che pur erano dei privilegiati rispetto ai loro coetanei, non fanno che evidenziare un trend ben noto agli studiosi. Le ragioni sono principalmente due: la perdita di ruolo e la solitudine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella società agricola, premoderna, preindustriale, prevalentemente a tradizione orale, statica, il vecchio è il detentore del sapere (ma sarebbe forse meglio dire di una sapienza) che tramanda ai suoi discendenti. Resta, sino alla fine, il capo indiscusso della famiglia e conserva quindi un ruolo e la sua vita un senso. Nella società attuale avviene esattamente l’opposto. Le rapidissime trasformazioni tecnologiche fanno del vecchio un analfabeta di ritorno, uno spaesato, uno spostato, la sua esperienza non serve più a nulla, non conta più nulla. Non è lui a insegnare ai giovani che, con una condiscendenza che lo ferisce, devono insegnare a lui. Scrive lo storico Carlo Maria Cipolla: “Un vecchio nella società agricola è il saggio, in quella industriale un relitto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terribile, davvero terribile, è poi la solitudine del vecchio di oggi, soprattutto nella società urbana, rinchiuso in qualche bilocale negli hinterland delle grandi città, senza sapere più cosa fare di sé. In Europa solo il 2% dei vecchi vive con i propri figli o nipoti. La famiglia mononucleare, le ridotte dimensioni degli appartamenti, gli impegni sempre più stressanti dei figli, impediscono di tenere in casa i genitori, sempre più vecchi e malandati (viviamo troppo a lungo, dio stramaledica la medicina tecnologica). Nella società d’antan il vecchio viveva invece nella famiglia allargata, circondato dai numerosi figli, dai nipoti, dai molti bambini, dalle donne di casa e da esse accudito nel periodo, fortunatamente breve, in cui non era più in grado di badare a se stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come terzo elemento mettiamoci che oggi è proibito essere vecchi. E così la vecchiaia ha perso anche uno dei suoi pochi lussi: quello di potersi abbandonare alla propria età e ai suoi inevitabili limiti. “Vecchio è bello”, figuriamoci. Ma a patto che rinneghi se stesso, che appaia giovane, che se la dia da giovane, che faccia il giovane, che consumi, possibilmente, come un giovane. È costretto quindi a sgambettare impudicamente nelle balere, a scopare, con viagra o altri accorgimenti pompettari, anche se non ne ha più voglia, a imbarcarsi in maratone assassine in cui regolarmente si infartua. Se invece è vecchio e lo dimostra è irrimediabilmente out e viene emarginato senza pietà. Foera de ball.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra i vecchi si suicidano gli uomini, non le donne. Perché sono più vitali. Lo si vede anche fuori dall’ambito dei suicidi. Se in una vecchia coppia muore prima lui, lei, liberatasi dal rompicoglioni, rifiorisce, comincia a far viaggi, a visitare mostre, a curare antichi interessi. Se invece muore lei, il marito intristisce, rinsecchisce, perde ogni voglia, com’è capitato a Lucio Magri. Si obietta che anche in altre civiltà è esistito, o esiste, il suicidio dei vecchi. Fra gli esquimesi il vecchio capofamiglia una sera, nell’igloo, dopo la cena, fissa negli occhi, in silenzio, i propri familiari. Poi esce, da solo, nella notte polare. Ma il suo è un suicidio per consapevolezza, a suo modo sereno, naturale. La consapevolezza che il suo compito è terminato. Quello di Magri e degli altri è invece un suicidio per disperazione. Questa è la differenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(&lt;span class="grigioscuro grazie f12 bold"&gt;di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Massimo Fini&lt;/span&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-5795290741542310730?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/5795290741542310730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/limpossibilita-di-essere-vecchi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/5795290741542310730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/5795290741542310730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/limpossibilita-di-essere-vecchi.html' title='L’impossibilità di essere vecchi'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-d9E87W9wPaE/TtuxV1bsKoI/AAAAAAAAB1g/dG43nMzN7zo/s72-c/anziani-panchina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-2401113441787962043</id><published>2011-12-04T09:16:00.000-08:00</published><updated>2011-12-04T09:24:48.631-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='europa'/><title type='text'>Monti e Napolitano celebrano il funerale dello Stato nazionale italiano</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-mU3fjHvtvwk/Ttus14jM8GI/AAAAAAAAB1U/Wmf2rk3kaWI/s1600/monti_03_672-458_resize.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 339px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-mU3fjHvtvwk/Ttus14jM8GI/AAAAAAAAB1U/Wmf2rk3kaWI/s400/monti_03_672-458_resize.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5682325396571091042" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chi avrebbe mai immaginato che il 150esimo anniversario dell’unità italiana si sarebbe concluso con un pesante esproprio di sovranità nazionale? E come immaginare che il principale artefice del commissariamento del nostro Paese da parte di “poteri forti” sovranazionali sarebbe stato quello stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, più di ogni altro, si era adoperato per celebrare la nascita dello Stato nazionale italiano?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per risolvere la situazione di “emergenza economica” in cui versa il nostro Paese, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha infatti affidato la guida del governo ad un personaggio, Mario Monti, che è la più pura espressione di quei “poteri forti” ai quali si deve la crisi economica in cui si trovano oggi l’Italia e l’Europa..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le “appartenenze” di Mario Monti a lobby e “fraternità” di vario genere sono a tutti note. Basterebbe però il ruolo da lui svolto di membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale europea dalla sua istituzione, nel 1998, al 2006.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La BCE nacque quando, in applicazione al Trattato di Maastricht, undici dei 15 Paesi dell’Unione Europea, tra i quali l’Italia, rinunciarono alla loro sovranità monetaria per dar vita all’euro, la nuova moneta unica che vide ufficialmente la luce il primo gennaio dell’anno successivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Banca Centrale Europea, insediatasi il 1 giugno 1997, costituiva il motore di un processo, presentato come “irreversibile” dal Trattato di Maastricht, che comportava la definitiva abdicazione ad ogni sovranità in campo monetario. Il ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, celebrava “la prima rinuncia formale piena ad una parte di sovranità nazionale in favore di una sovranità europea” (Intervista a “La Repubblica” 1 maggio 1998).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si trattava, per inciso, dello stesso Ciampi che, come Governatore della Banca d’Italia, per evitare la svalutazione della lira, che avrebbe rallentato il cammino verso la parità del cambio tra le monete europee, tra l’agosto e il settembre del 1992, bruciò una colossale quota (mai esattamente definita) delle riserve ufficiali nazionali. Ciampi venne quindi premiato con la nomina, il 18 maggio 1999, a presidente della Repubblica italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è un caso che il suo biografo e portavoce Paolo Peluffo (Carlo Azeglio Ciampi. L’uomo e il presidente, Milano, Rizzoli, 2007) sia stato nominato Sottosegretario di Stato del governo Monti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né stupisce il fatto che Carlo Azeglio Ciampi, come Giorgio Napolitano, abbia esaltato il Risorgimento nazionale, in maniera altrettanto fanatica della costruzione europea. Gli stessi “poteri forti” che, per liquidare i sovrani legittimi diedero nell’Ottocento il loro sostegno ideologico e finanziario all’unificazione, oggi vedono nello smantellamento dello Stato nazionale una nuova tappa per realizzare l’utopia della mazziniana Repubblica universale. Il processo di esproprio della sovranità nazionale avviato dal Trattato di Maastricht, aveva solo la sua prima fase nella moneta unica europea. Mentre ascendeva e altrettanto rapidamente tramontava il sogno di una “costituzione europea” (si veda il mio De Europa. Tra radici cristiane e sogni postmoderni, Le Lettere, Firenze 2006), l’euro mostrava, fin da subito, le sue prevedibili crepe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il prof. Mario Monti, allora Commissario europeo, oltre che membro della BCE, già annunciava la “fase 2” dell’Unione (“La Repubblica”, 5 maggio 1998), avvertendo che, una volta avviata la moneta unica, l’unico strumento per far fronte ai prevedibili squilibri economici sarebbe stato quello del prelievo e della ridistribuzione fiscale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’unificazione monetaria era presentata in Italia, dai governanti e dai mass media, come imposta dall’urgenza di correggere i nostri squilibri economici. Gli addetti ai lavori sapevano però che non è sufficiente trasferire la sovranità monetaria ad una Banca Centrale per assicurare l’equilibrio e la stabilità dei prezzi in un mercato comune dove convivono Paesi dalle strutture economiche e produttive diverse, con differenti tassi di crescita e di sviluppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 1° maggio 1998 alla vigilia della fatidica riunione di Bruxelles che avrebbe dato vita all’Euro, il ministro Ciampi, in un Forum a “Repubblica”, lo ammetteva con queste parole: “L’Euro ha un’importanza eminentemente politica. Con il 2 di maggio cambia qualcosa di sostanziale per l’Italia e per l’Europa. E’ la prima rinuncia formale piena ad una parte di sovranità nazionale in favore di una sovranità europea. Ma io penso che sarebbe veramente una costruzione zoppa, se oltre alla moneta e alla Banca centrale, l’Europa non mettesse in comune anche altro: l’importante è proseguire sulla strada dell’unificazione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando nel 1992 denunciammo, tra i primi, il Tratto di Maastricht con una lettera ai parlamentari europei, sostenemmo che, a differenza di quanto allora veniva detto, si trattava di un progetto non economico, ma politico, che si sarebbe attuato attraverso fasi strettamente concatenate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per gli “eurofanatici”, come Ciampi, Monti e Napolitano, l’euro è stato, fin dall’inizio, un meccanismo economico destinato a spianare la strada, dopo la cessione della sovranità monetaria, all’esproprio di quella sovranità fiscale che costituisce l’essenza della democrazia moderna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il principio che guidò il processo di indipendenza delle colonie americane dal governo britannico fu, nel XVII secolo, proprio la formula “no taxation without representation”: “nessuna tassazione senza rappresentanza”. Ciò significa che il potere sovrano di tassare i cittadini può essere esercitato solo da chi questi cittadini, per mandato parlamentare, legittimamente rappresenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa pensare allora della richiesta del presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi che, intervenendo il 1 dicembre al Parlamento Europeo di Bruxelles, ha reclamato una politica di bilancio e fiscale comune non più nazionale, ma europea, come completamento del processo che ha portato alla nascita della BCE?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La medesima richiesta è stata fatta dal Cancelliere tedesco Angela Merkel al Parlamento tedesco, per salvare l’euro, ed è condivisa ovviamente da Monti e Napolitano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma con la consegna ad un organismo privo di qualsiasi mandato elettorale, quale è la Banca Centrale Europea, del potere di decidere, anche indirettamente, come e quanto tassare i cittadini si celebrano i funerali della democrazia rappresentativa e dello Stato nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come potrebbero, d’altra parte, i “poteri forti”, procedere ad un gigantesco furto su scala europea, qual è il prelievo fiscale che ci attende, senza negare con la sovranità degli Stati nazionali, anche le regole primarie della democrazia occidentale? E, infine, che cosa devono pensare gli elettori del centro-destra di un partito come il PdL, che ha fatto proprio della difesa delle libertà economiche dei cittadini il suo programma di governo, e che oggi si appresta a sostenere il socialismo mondialista di Mario Monti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Roberto de Mattei&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-2401113441787962043?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/2401113441787962043/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/monti-e-napolitano-celebrano-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2401113441787962043'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2401113441787962043'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/monti-e-napolitano-celebrano-il.html' title='Monti e Napolitano celebrano il funerale dello Stato nazionale italiano'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-mU3fjHvtvwk/Ttus14jM8GI/AAAAAAAAB1U/Wmf2rk3kaWI/s72-c/monti_03_672-458_resize.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-2427890351913829009</id><published>2011-12-04T02:06:00.000-08:00</published><updated>2011-12-04T02:16:38.576-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Il triste crepuscolo dei partiti</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-JWuwerGFkHA/TttIfVHE2NI/AAAAAAAAB1E/w7zJufFt8Q0/s1600/6349552095_5828710098_o.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 302px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-JWuwerGFkHA/TttIfVHE2NI/AAAAAAAAB1E/w7zJufFt8Q0/s400/6349552095_5828710098_o.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5682215057937979602" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il sistema dei partiti è un "ircocervo post ideologico" inconciliabile con il pragmatismo europeo, ha scritto con la consueta lucidità (e spietatezza analitica) il nostro direttore Sechi, riferendosi in particolare al Pd ma, per analogia estensibile a tutti i soggetti. Definizione della crisi delle forze politiche raramente è stata altrettanto appropriata. Quello che è avvenuto nel loro ambito, nel crepuscolo del "secolo breve" che li ha visti dominatori assoluti della scena politica, è difficile da descrivere. Ci vorranno decenni, forse, per comprendere le ragioni profonde di una dissoluzione (perché di questo si tratta) che ha lasciato un vuoto profondo colmato dai cosiddetti "poteri forti", stando ad una sorta di "leggenda nera", che si sono serviti della finanza e degli organismi pubblici fuori controllo per agire da supplenti dei partiti incapaci di comprendere la realtà italiana e, dunque, inadatti a riformarla come esigevano i tempi e reclamavano i cittadini i quali, non a caso, nei confronti della politica in generale sono a dir poco diffidenti quando non apertamente ostili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bel capolavoro, nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, hanno combinato le forze politiche. Se fino a primi anni Novanta, alla vigilia del terremoto di Tangentopoli, avevano una loro dignità (magari più formale che sostanziale), dopo, quando è maturato il tempo della grande svolta, si sono rivelate spaesate e timide di fronte alla questione che stava davanti ad esse: riformarsi o perire. Hanno preferito galleggiare, industriandosi per non apparire sprovvedute al cospetto dell'elettorato, mettendo in piedi un bipolarismo muscolare, eppure di plastica, fondato sul berlusconismo e l'antiberlusconismo. Da una contesa di tal natura, durata circa diciassette anni, cos'altro poteva venir fuori se non la decomposizione del sistema che oggi si palesa sotto i nostri occhi in tutta la sua drammaticità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È tutt'altro che incredibile come i partiti non siano stati capaci di capire e perfino di scorgere i profili della crisi epocale che avrebbe travolto l'Occidente. Come avrebbero potuto, del resto, privi di culture di riferimento, staccati dalla realtà, alieni dal tuffarsi nei fenomeni innovativi e non governati delle società complesse dove tutto accade così in fretta da esigere rapidità di analisi e di decisioni? Rifiutando di riformarsi e preferendo, nella migliore delle ipotesi, imbellettarsi tanto per gabbare l'opinione pubblica, i partiti sono giunti all'approdo naturale: l'irrilevanza, certificata peraltro dalle istituzioni sovranazionali che loro stessi, pensando di salvarsi la coscienza, hanno promosso ed attivato nel nome di un malinteso europeismo. Dove si assumono decisioni i partiti non ci sono, eppure la politica è tutt'altro che assente. Non è derivata da processi di intervento democratico in senso classico, ma è pur vero che se il partitismo non ha esercitato per come avrebbe dovuto e potuto il suo ruolo era inevitabile che altri, necessariamente, avrebbero riempito il vuoto. Per i partiti, sempre che siano capaci di riconoscersi, si apre dunque una nuova stagione. Quella dell'umile e, speriamo, proficua riflessione su se stessi. Prima di emettere pagelle sull'operato degli altri, si guardino, dunque, al proprio interno: hanno il tempo per farlo approfittando della "tregua" imposta dalle circostanze e ridiventino quel che erano nello spirito, mentre dovrebbero darsi strutture adeguatamente avanzate rispetto ai cambiamenti in atto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se vorranno invece perpetuare guerre virtuali che nulla hanno a che vedere con le trasformazioni che necessitano di essere governate, si rintanino pure nei loro angusti spazi ottocenteschi, ma non si lamentino dell'invadenza del potere tecnocratico. Per essere chiari: ci piacerebbe che la politica si servisse dei tecnici, come avviene nelle democrazie mature, e guidasse le società affluenti tra i marosi delle crisi sempre più ricorrenti perché consustanziali alla modernità. Affinché ciò accada i partiti devono obbligatoriamente riformarsi, caratterizzarsi culturalmente, espellere le tossine che li hanno minati nel profondo. Solo dopo potranno riprendere il posto che gli compete nel contesto sociale ed aspirare alla guida delle nazione. Scorciatoie, come si riteneva erroneamente all'alba dei Novanta, non ce ne sono più. L’epocale crisi economico-finanziaria non tarderà ad evidenziare preoccupanti effetti politici dai quali dipenderanno le dinamiche sociali future non prive di conflitti anche gravi. Non mi sembra che i partiti politici siano attrezzati alla bisogna. Invece di abbaiare alla luna farebbero bene a ripensarsi alla luce delle criticità che non possono essere domate con recriminazioni puerili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gennaro Malgieri&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-2427890351913829009?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/2427890351913829009/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/il-triste-crepuscolo-dei-partiti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2427890351913829009'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2427890351913829009'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/12/il-triste-crepuscolo-dei-partiti.html' title='Il triste crepuscolo dei partiti'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-JWuwerGFkHA/TttIfVHE2NI/AAAAAAAAB1E/w7zJufFt8Q0/s72-c/6349552095_5828710098_o.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-6878852740520219640</id><published>2011-11-28T00:47:00.000-08:00</published><updated>2011-11-28T00:51:30.704-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Intellettuali berlusconiani? Non esistono, per fortuna</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-ZzcSo7lHGe8/TtNLbiSHV2I/AAAAAAAAB04/ROZKLb7Mr8Q/s1600/fede-incontentabile05.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 356px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-ZzcSo7lHGe8/TtNLbiSHV2I/AAAAAAAAB04/ROZKLb7Mr8Q/s400/fede-incontentabile05.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5679966491475662690" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E adesso dove andranno gli intellettuali del Cav? Si chiedeva l’altro  giorno il supplemento culturale del Fatto, Saturno, dedicando  un’inchiesta ai «Berluscolti». Lasciate che io rifiuti in modo secco la  domanda: non esistono intellettuali berlusconiani. Ci sono stati intellettuali che hanno preferito Berlusconi ai suoi rivali e ai suoi  alleati, ci sono stati perfino intellettuali eletti nelle liste del  partito di Berlusconi, ma non ci sono intellettuali berlusconiani, e  questa è stata dannazione e merito di Berlusconi. A parte sparuti  tentativi, nessun intellettuale può dirsi organico al berlusconismo,  espressione di una «cultura» o un’ideologia berlusconiana. È esistita  una cultura liberale, una cultura cattolica moderata, una cultura  fascista, una cultura conservatrice o di destra. Ma non esiste una  cultura berlusconiana. In politica il berlusconismo è stata una risposta  pragmatica a domande immediate e bisogni reali. Poi ciascuno dirà se  adeguata o inadeguata, vera o apparente, ma la cultura non c’entra; al  più si può dire che l’antideologia berlusconiana può aver avuto a suo  modo tratti ideologici o perfino iperideologici, come l’antipolitica ha  innegabili tratti iperpolitici. Ma un rapporto tra cultura e  berlusconismo non c’è stato. E questo da un verso può leggersi come un  coerente pragmatismo liberale che non vuole irregimentare la cultura e  allineare intellettuali organici. E dall’altro va letto come  un’indifferenza alla cultura, a volte un disprezzo, non solo nella  convinzione che cultura voglia dire sinistra, ma anche nella persuasione  dell’irrilevanza politica, elettorale e commerciale, della cultura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se  faccio la storia del berlusconismo dalle sue origini trovo un manipolo  di intellettuali «liberali» e quasi tutti ex comunisti che hanno aderito  a Forza Italia per fiducia verso il leader Berlusconi e in polemica con  il mondo di provenienza, il comunismo, la sinistra e le sue rovinose utopie. Dico Licio Colletti, Saverio Vertone, Piero Melograni, Giorgio Rebuffa,  Giuliano Urbani, Vittorio Mathieu e altri. Molti di loro, diventando  parlamentari di Forza Italia, non elaborarono culturalmente la loro  scelta politica, ma l’abbracciarono per motivazioni politiche, pratiche e  anti-ideologiche, più un generico liberalismo. Le loro opere più  significative erano già alle loro spalle, per taluni la parabola  intellettuale era già compiuta, il laticlavio politico era solo un  coronamento, se non un dignitoso pensionamento. Chi ha tentato di  rielaborare il berlusconismo sono stati soprattutto coloro i quali hanno  cercato di dare un’identità popolare, liberale e cristiana a Forza  Italia: dico su piani diversi, Gianni Baget Bozzo, Marcello Pera e  Giuliano Ferrara, più altri di minor peso politico. Ma si è trattato non  di intellettuali organici al berlusconismo ma al contrario di tentativi  di orientare il berlusconismo, dare spessore culturale e direzione  strategica a un leader e a un fenomeno che ne sono rimasti refrattari. E  questo vale a maggior ragione per chi è stato considerato “vicino” al  berlusconismo e che l’inchiesta di Saturno identifica in personalità  assai diverse come Giordano Bruno Guerri, Dario Antiseri, Vittorio  Sgarbi e Pietrangelo Buttafuoco. Naturalmente il discorso vale ancor più  per chi, come me, si considerava e si considera nel residuo significato  del tutto impolitico che resta, “di destra”. Per me Berlusconi è stato  la gigantografia dell’italiano medio, la risposta della realtà al fumo  ideologico, il populismo contro le oligarchie economiche, intellettuali e  i relativi potentati. Non mi aspettavo da Berlusconi la tutela e la  promozione della cultura della destra e nemmeno della cultura in  generale; avrei dovuto aspettarmela semmai, se non conoscessi la loro  caratura, da chi rappresentava nel polo berlusconiano la destra.  Berlusconi vinceva sul terreno elettorale, ha avuto consenso popolare,  ha saputo commercializzare i prodotti della politica, ha saputo sedurre.  Spettava alla destra il compito di dare spessore, senso dello stato e  dell’italianità, ricondurre quelle vittorie a un’effettiva mutazione  culturale, una riforma se non una rivoluzione civile, che invece non c’è  stata. Ma nessuno poteva ragionevolmente riporre quelle aspettative su  Berlusconi e il berlusconismo. Gli aspetti inaccettabili del  berlusconismo furono in parte giustificati da chi proveniva da destra  come male minore rispetto al Nulla ideologico livoroso  dell’antiberlusconismo e dell’antifascismo di maniera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E come effetto più che causa di un più antico e radicale nichilismo, che  passava anche dall'egemonia della tv. Infine il berlusconismo è stato  accettato come puro segno di vitalismo rispetto al mortifero processo di  dissoluzione in atto nel nostro paese. Se Berlusconi ha rappresentato  nel bene e nel male l’autobiografia della nazione, a lui gli si opponeva  da sinistra l’autopsia della nazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se vogliamo, i veri messaggeri  del berlusconismo non sono stati intellettuali ma personaggi e  programmi televisivi; ma si è trattato di un fenomeno di massa e non  propriamente culturale. Un’incidenza significativa ha avuto il  giornalismo filo-berlusconiano. Ma è stata emanazione del berlusconismo o  al contrario ha assemblato sensibilità diverse in una crociata di cui  Berlusconi era «utilizzatore finale» ma non ispiratore reale?  Naturalmente non parlo dei servi e dei cortigiani, ma di giornalisti che  brillano di luce propria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo mi sembra insensato applicare  ora agli intellettuali di centro-destra l’alternativa tra irriducibili e  voltagabbana. Ma insensato è pure lamentarsi che il berlusconismo non  li abbia valorizzati. Non era sensato aspettarselo e tutto sommato  preferisco la cultura sottratta all’abbraccio nefasto della politica,  che salva la sua dignitosa solitudine. Penso che avesse ragione Diogene  quando rispose ad Alessandro Magno che gli chiedeva cosa potesse fare  per lui, di scostarsi semplicemente dal sole. Al vero saggio interessa  la luce del sole e non l’ombra del potere.                               &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marcello Veneziani&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-6878852740520219640?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/6878852740520219640/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/intellettuali-berlusconiani-non.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6878852740520219640'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/6878852740520219640'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/intellettuali-berlusconiani-non.html' title='Intellettuali berlusconiani? Non esistono, per fortuna'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ZzcSo7lHGe8/TtNLbiSHV2I/AAAAAAAAB04/ROZKLb7Mr8Q/s72-c/fede-incontentabile05.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-1985320106265173273</id><published>2011-11-27T09:58:00.000-08:00</published><updated>2011-11-27T10:00:34.031-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>La tracciabilità del moralismo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-fmYcCLHJFCo/TtJ6tpg661I/AAAAAAAAB0s/CKbS5M_vXYM/s1600/mario-monti6.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 361px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-fmYcCLHJFCo/TtJ6tpg661I/AAAAAAAAB0s/CKbS5M_vXYM/s400/mario-monti6.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5679737004724251474" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fra le “impressionanti” misure che il governo dei banchieri si accinge a prendere viene ventilata quella di togliere di mezzo il biglietto da 500 euro o, il che fa lo stesso, di mettere una tassa, operata dalle banche per conto dello Stato, sul deposito o sul prelievo di monete di questo taglio. In un pacchetto di sigarette ci stanno 20 mila euro, in una ventiquattr’ore 6 milioni. Si vuole quindi far la lotta agli evasori, ai corruttori, ai riciclatori che si servono di questi tagli. Gli obiettivi sono nobilissimi, le vere ragioni di questo provvedimento un po’ meno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli ultimi mesi molti piccoli risparmiatori, temendo un crollo delle banche, hanno prelevato tutto il possibile dai conti correnti, lasciandovi il minimo indispensabile, per metterlo al sicuro in casa propria. E altri li stanno seguendo. Naturalmente questi prelievi sono avvenuti con banconote da 500, per poterli nascondere agli occhi dei ladri. Adesso, con questa misura, il governo dei banchieri vuole impedire ai risparmiatori che temono un crac degli Istituti di credito di ritirarvi il loro denaro e imporre a quelli che lo hanno già fatto di rimettercelo. Devono rimanere ostaggio delle banche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella stessa direzione va la misura, molto apprezzata dalla sinistra, che vuole rendere “tracciabile” ogni pagamento al di sopra dei 300 euro o addirittura, come pretendono alcuni khomeinisti, a cui ha dato voce Milena Gabanelli, qualsiasi pagamento in contanti. I pagamenti avverrebbero quindi, in gran parte con assegni, carte di credito, bancomat, bonifici, tutte operazioni sulle quali le banche hanno le loro commissioni. Se poi ogni pagamento in contanti, di qualsiasi entità, dovesse essere tassato le banconote sparirebbero dalla circolazione, perché nessuno, nemmeno il giornalaio o il fruttivendolo, le accetterebbe (la “fresca” rimarrebbe, forse, solo al tavolo del poker, l’unico luogo pulito di questo Paese marcio fino al midollo). Saremmo obbligati a tenere tutto il nostro denaro in banca. Ma le banche sono delle società private e lo Stato non può obbligarmi a tenervi il mio denaro. Io il mio denaro ho diritto di metterlo dove mi garba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo Stato nasce, oltre che per amministrare giustizia, per battere moneta. Se non ha fiducia nella propria moneta non è più uno Stato. Se uno Stato non è capace di contrastare l’evasione, la corruzione, il riciclaggio senza far pagare un pesante pedaggio ai cittadini che non sono né evasori, né corruttori, né riciclatori di denaro sporco, non è più uno Stato. Rovesciamolo assieme alle sue classi dirigenti, politiche ed economiche, che ci hanno portato a questo punto e ricominciamo da capo. Infine non è possibile che lo Stato (che non per niente Nietzsche chiama “il più freddo di tutti i mostri”) si intrufoli attraverso la cosiddetta “tracciabilità” nella mia vita privata fino a conoscere, nel dettaglio, i miei acquisti, le mie predilezioni, i miei gusti, i miei vizi. Milena Gabanelli sostiene che “la gente comune non ha necessità di più di una cinquantina di euro alla settimana”. Ma dove vive, in un monastero? Una buona bottiglia di vino e un pacchetto di sigarette fan già 15 euro al giorno. Il moralismo della sinistra è insopportabile. E ora capisco perché tanti, senza per questo essere dei lestofanti, votavano Berlusconi. Perché Berlusconi difendendo la sua libertà criminaloide difendeva anche, per estensione, la libertà di tutti dallo strapotere dello Stato. Aridatece subito il Caimano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Massimo Fini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-1985320106265173273?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/1985320106265173273/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/la-tracciabilita-del-moralismo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1985320106265173273'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1985320106265173273'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/la-tracciabilita-del-moralismo.html' title='La tracciabilità del moralismo'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-fmYcCLHJFCo/TtJ6tpg661I/AAAAAAAAB0s/CKbS5M_vXYM/s72-c/mario-monti6.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-8931322893357425307</id><published>2011-11-24T12:22:00.000-08:00</published><updated>2011-11-24T12:26:17.682-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='europa'/><title type='text'>Disse: l'euro è marcio. Licenziato</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-CJQ_A-OcxbA/Ts6oYwJ_WwI/AAAAAAAAB0g/yOuFVl_Gmak/s1600/20100708_euro.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-CJQ_A-OcxbA/Ts6oYwJ_WwI/AAAAAAAAB0g/yOuFVl_Gmak/s400/20100708_euro.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5678661323357903618" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non concede interviste, non partecipa a dibattiti televisivi e raramente parla in conferenze pubbliche. Eppure quella che è arrivata è la sua ora, questo è il momento in cui potrebbe svergognare tutti i suoi nemici, per lo più annidati nei palazzi di Bruxelles. Bernard Connolly, 61 anni, è l’autore di Il cuore marcio dell’Europa, il libro che già nel lontano 1995 prevedeva il fallimento dell’Unione monetaria europea e che gli fece perdere il posto di economista presso la Commissione Europea che allora ricopriva. Nel testo, che ebbe grande successo di vendite nel suo paese d’origine (il Regno Unito) ma che gli valse un’indagine per accertare se fosse perseguibile per aver rivelato segreti d’ufficio dalla quale uscì pulito, Connolly criticava vivamente la modalità surrettizia e antidemocratica con cui veniva progressivamente istituto un supergoverno europeo e lo SME, il sistema monetario europeo antesignano dell’euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1998 Connolly predisse che l’introduzione dell’euro avrebbe prodotto nel tempo l’aumento dei deficit di molti paesi, condotto alcuni di essi sull’orlo del default e innescato disordini sociali. Trasferitosi negli Usa dopo il suo eurolicenziamento, ha lavorato come analista finanziario a New York per Aig Financial Products e da qualche anno si è messo in proprio. In queste vesti ha tradotto le sue convinzioni sull’Unione monetaria europea in consulenze per gli investitori che si sono rivolti a lui, sempre più costose, man mano che i fatti venivano a dargli ragione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2005, per esempio, quando era un dipendente di Aig Financial Products, ha convinto un certo numero di hedge fund e investitori privati a scommettere contro la solvibilità di alcuni paesi dell’euro. Ha fatto loro acquistare credit default swaps di paesi che allora presentavano tassi di interesse di poco superiori a quelli tedeschi, ma che lui giudicava molto fragili in prospettiva: Grecia, Portogallo e Irlanda. Nel 2008 e nel 2009, quando i rischi di default di questi tre paesi sono decisamente cresciuti e il valore degli swaps acquistati quattro anni prima è andato alle stelle, gli hedge fund hanno mietuto copiosi profitti. Altri investitori di medio e lungo termine ringraziano Connolly per averli tenuti alla larga dai bond di Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Gli hedge fund intenzionati a scommettere su una prossima dissoluzione della zona euro dell’euro fanno la fila per i suoi rapporti, che a volte superano le 70 pagine e chiamano in causa riferimenti abbastanza stravaganti per un analista finanziario come John Stuart Mill e gorge W. F. Hegel.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il suo “servizio completo”, inclusivo di meeting e consulenze telefoniche, può costare fino a 100mila dollari, e il suo ufficio produce fino a 20 mila parole di analisi finanziaria alla settimana. Con tutto ciò Connolly continuerebbe a mostrare, secondo coloro che lo frequentano, una profonda preoccupazione nei confronti delle conseguenze economiche e sociali dell’avverarsi delle sue predizioni, e considererebbe la sua più importante missione contribuire a evitare il disastro che a suo parere si sta profilando. “E’ angosciato”, afferma James Aitken, un analista finanziario suo amico che lavoro con lui alla Aig Financial Products, “vede a cosa sta portando tutto questo, e lancia l’allarme contro il pericolo di questa tragedia umana”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultima apparizione pubblica di Connolly di cui si ha notizia è stata una conferenza a Los Angeles nella scorsa primavera, organizzata dal Milken Institute. Anche lì ha cercato di dimostrare che non gli sta a cuore solo fare soldi come consulente degli speculatori, ma vorrebbe che le sue profezie di sventura fossero prese sul serio per poter evitare il peggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“L’attuale politica di prestiti abbinata all’austerità porterà a disordini sociali” ha detto illustrando il caso di Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. “E non si dovrebbe dimenticare che tutti e quattro i paesi di cui stiamo parlando hanno avuto guerre civili, dittature e rivoluzioni. Questa è storia. E questo sarà il futuro se questa maligna follia dell’unione monetaria continua ad essere perseguita e schianta al suolo questi paesi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Rodolfo Casadei&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-8931322893357425307?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/8931322893357425307/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/disse-leuro-e-marcio-licenziato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/8931322893357425307'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/8931322893357425307'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/disse-leuro-e-marcio-licenziato.html' title='Disse: l&apos;euro è marcio. Licenziato'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-CJQ_A-OcxbA/Ts6oYwJ_WwI/AAAAAAAAB0g/yOuFVl_Gmak/s72-c/20100708_euro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-3605104836275389933</id><published>2011-11-21T11:49:00.000-08:00</published><updated>2011-11-21T11:56:04.900-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Quel presidente con i superpoteri</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-2pdDctOychw/Tsqsr1YSYxI/AAAAAAAAB0U/NZe0m6gBmL0/s1600/giorgio-napolitano3.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 321px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-2pdDctOychw/Tsqsr1YSYxI/AAAAAAAAB0U/NZe0m6gBmL0/s400/giorgio-napolitano3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5677540149317231378" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'irruzione delle idee e del pensiero di Carl Schmitt nella crisi  italiana è stato sottovalutato. Meritevolmente Ruggero Guarini, ha opportunamente rotto il silenzio su una circostanza  che avrebbe dovuto stimolare gli studiosi a sottolineare l'impatto del  grande studioso tedesco, scomparso nel 1985 all'età di novantasette  anni, sulle convulsioni politico-istituzionali che ci tengono in  apprensione.&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt; Quel che è venuto in evidenza nel corso della formazione del governo  Monti è stato l'eccezionalità del contesto e della soluzione adottata.  Perciò è facile, per chi abbia dimestichezza con la dottrina  schmittiana, riconoscere che il tema della sovranità si lega  strettamente a ciò che è accaduto, anche al di là della volontà dei  protagonisti, ed in particolare del protagonista assoluto, il presidente  della Repubblica. Non so se Napolitano si sia reso conto che egli ha  dato respiro politico ad un assunto rimasto sepolto nei cassetti dei  politologi per decenni, implicitamente riconoscendo che "sovrano è chi  decide sullo stato d'eccezione". Lo affermava perentoriamente Schmitt  nello scintillante e profetico "Teologia politica" (1922) spiegando che  un tale "stato" è quello non descritto, non previsto nell'ordinamento  giuridico, dal quale si crea una situazione "normale", ricondotta cioè  in un alveo nel quale si riconoscono tutti e ne prendono contezza.  Sovrano, perciò, è colui che decide in maniera definitiva, perfino  forzando le prassi costituzionali senza tuttavia stravolgerne le norme,  se lo stato di normalità si è ristabilito al fine di non far deflagare  in conflitti incontrollabili le posizioni contrapposte. "Il caso  d'eccezione - scrive - rende palese nel modo più chiaro l'essenza  dell'autorità statale".&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;La Costituzione repubblicana non ammette e non vieta che il presidente  della Repubblica riconosca lo "stato d'eccezione" e si regoli di  conseguenza ancor prima di aver ottenuto la legittimazione delle forze  politiche, in costanza di un sistema democratico parlamentare, al suo  operato. È quanto ha fatto Napolitano, operando scelte che hanno portato  alla costituzione di governo autenticamente politico, a prescindere  dalla sanzione partitica che ha avuto con la fiducia delle Camere. Il  disordine economico-finanziario che ha condotto l'Italia sul baratro  della dissoluzione sociale e statuale esigeva una decisione. E tale è  stato il conferimento dell'incarico ad un signore che non è stato  eletto, ma giudicato evidentemente idoneo a fronteggiare la crisi. Al  decisionismo è connessa la dicotomia schmittiana amico-nemico che  designa il primato della politica a fronte di altri domini. Il nemico,  come una certa vulgata ha erroneamente tentato di accreditare, non è  l'inimicus (quello privato per intenderci), ma l'hostis (il nemico  pubblico per eccellenza) contro il quale è obbligatorio dispiegare la  massima potestà a difesa della comunità sotto attacco.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Nel nostro caso la guerra per fortuna non c'entra, tuttavia è suggestivo  aver rappresentato lo spread e gli speculatori come i nuovi soggetti  bellici ai quali è obbligatorio contrapporsi con tutti i metodi al fine  di difendere gli interessi minacciati e la democrazia posta sotto tutela  proprio dai mercati, quelli che secondo George Soros, a differenza dei  cittadini, "votano tutti i giorni" e non si attardano attorno ai  bizantinismi per sferrare attacchi micidiali. Schmitt non si è fermato  sulla soglia del Quirinale. Egli lo penetrato spiritualmente e chi lo ha  accolto certamente non se n'è reso conto, ma si sa le idee si posano  dove vogliono e quando vogliono. E quindi perfino la nozione incarnata  di Custode della Costituzione, riferita al presidente della Repubblica,  ha una sua giustificazione alla luce della teoria del giurista che così  suggestivamente titolò un celeberrimo saggio nel 1929.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;L'esordio merita di essere citato poiché il clima che evoca è prossimo  alle vicende che viviamo. "La richiesta di un custode e difensore della  Costituzione è per lo più indizio di condizioni costituzionali  critiche". Infatti, argomenta Schmitt, i progetti intorno ad una simile  figura furono elaborati per la prima volta dopo la morte di Cromwell,  vale a dire "in un'epoca di disgregazione in politica interna del  governo repubblicano, al cospetto di un Parlamento incapace di effettive  decisioni ed immediatamente prima della restaurazione della monarchia".&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Al caos istituzionale e civile si rispose con il "difensore della  libertà" o della Costituzione. "Si era allora, nel sentimento della  sicurezza politica e del benessere, tacciata come 'politica', e con ciò  liquidata, la semplice richiesta di un custode della Costituzione". Le  assonanze con il nostro tempo non sono difficili da cogliere. Se anche  noi abbiamo bisogno di un Custode della Costituzione, che non agisca  soltanto nell'immaginario collettivo soltanto quando le crisi di  legalità e di legittimità si fanno più acute, è necessario che una tale  figura, incarnata nel capo dello Stato, cioè nel "decisore" (per le  ragioni esposte sopra), non sia il frutto dell'improvvisazione di un  momento eccezionale, ma costituisca il riferimento permanente di una  comunità che voglia sostenersi nelle frequenti convulsioni generate da  "inimicizie" esterne, economico-finanziarie, e non solo, tali da  provocare il collasso sociale e l'usurpazione dei diritti democratici da  parte di poteri che abitualmente agiscono nell'ombra. Ragion per cui,  costituzionalizzare ciò che ha fatto Napolitano nelle ultime settimane,  dando vita - e lo scrivo con rispetto istituzionale e culturale - ad una  sorta di presidenzialismo non esplicitato, come pure ha osservato il  direttore Mario Sechi, ritengo sia indispensabile.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ecco che Schmitt ritorna. Con l'idealtypus del decisore, ripreso negli  anni Ottanta da Gianfranco Miglio, maestro di generazioni di studiosi di  scienza della politica ed in particolare del neo-ministro della Cultura  Lorenzo Ornaghi, che scriveva: "Se in un regime  elettivo-rappresentativo, si vuole (e non si può non volerlo) un supremo  potere decisionale (cioè un Governo) sottratto alle pressioni ed ai  ricatti degli interessi frazionali organizzati, la via obbligatoria è  costituita dall'elezione diretta del suo titolare da parte del popolo".  Il cerchio si chiude. La politica torna sovrana. E Schmitt e Miglio  possono sorridere assistendo alla vittoria del realismo sulle querelles  populiste.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gennaro Malgieri&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-3605104836275389933?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/3605104836275389933/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/quel-presidente-con-i-superpoteri.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3605104836275389933'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3605104836275389933'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/quel-presidente-con-i-superpoteri.html' title='Quel presidente con i superpoteri'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-2pdDctOychw/Tsqsr1YSYxI/AAAAAAAAB0U/NZe0m6gBmL0/s72-c/giorgio-napolitano3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-3966935872729977341</id><published>2011-11-21T11:46:00.000-08:00</published><updated>2011-11-25T10:38:20.761-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Lo stato d'eccezione c'è. Ma chi è il sovrano? La teoria di Carl Schmitt e il «garbuglio» italiano</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-KusevcfxyGQ/TsqrEMqo1KI/AAAAAAAAB0I/1_OcWR6YfvI/s1600/3204020108.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 309px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-KusevcfxyGQ/TsqrEMqo1KI/AAAAAAAAB0I/1_OcWR6YfvI/s400/3204020108.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5677538368861820066" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nato nel 1888 e morto nel 1985, verso la fine degli anni Venti si  affermò come uno dei massimi studiosi della politica e del diritto. Più  tardi commise l'errore di porre il suo sapere e la sua autorità al  servizio del nazismo, ragion per cui, caduto quel regime, fu arrestato  dagli alleati, internato in un campo e indiziato per crimini di guerra  nel processo di Norimberga, dove si difese sostenendo che i suoi scritti  erano soltanto analisi teoriche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta rilasciato, si ritirò a vita  privata, e quando morì la sua figura era scomparsa quasi del tutto dal  dibattito politico e culturale europeo. Da un pezzo però alla sua opera è  stato restituito il rango che le spetta e ormai viene considerata quasi  universalmente, persino  da molti studiosi di sinistra, l'espressione  per molti aspetti abbagliante di un pensatore geniale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo "stato di  eccezione" è uno dei concetti chiave del suo pensiero politico.  Strettamente collegato al concetto di "sovranità", per l'appunto, con lo  "stato di eccezione", esso designa una situazione in cui, essendosi lo  stato democratico rivelato incapace di sovranità e decisione politica,  il diritto viene sospeso. Essenziale in questa teoria è perciò il valore  attributo alla capacità di "decisione" e la conseguente attribuzione,  durante lo "stato di eccezione" (guerre, rivoluzioni, caos sociale e  crisi simili), di poteri eccezionali al Capo dello Stato. Questa forma  di dittatura – sempre secondo Schmitt – rivela la vera essenza del  diritto, alla base del quale ci sarebbe una decisione d'imperio posta da  chi, a un certo punto, si trova effettivamente in condizione di  imporla. È questa decisione originaria, incondizionata e arbitraria  perché fondata sostanzialmente sulla forza, a raccordare la società col   diritto. Passato lo stato d'eccezione, l'energia fondatrice si  istituzionalizza formalmente, il sovrano si eclissa e dallo "stato di  eccezione" si passa di nuovo all'ordine, fino alla crisi successiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene: chi sono le figure e le forze che in questi giorni da noi si sono  rivelate capaci di imporre quella decisione d'imperio che ha generato la  presente sospensione del diritto e il varo di un governo tecnocratico?  Il Presidente Napolitano? Il professor Mario Monti? Il tandem Merkozy?  Gli ottimati del sistema bancario e finanziario europeo e mondiale? Il  circo politico-mediatico-giudiziario che per anni in sostanza non ha  fatto altro che invocare lo "stato di eccezione"? Peccato non poterlo  chiedere al professor Schmitt. Del quale non ho nessun titolo né per  sostenere né per negare che sia davvero un pensatore epocale. So però  che in ogni frase, riga o parola della limpida, asciutta, vigorosissima  prosa con cui egli trattò i molti importanti e complessi argomenti che  affrontò nelle sue dottissime opere (temi  storici, giuridici,  costituzionali, statuali, teologici, politici, teologico-politici e  anche letterari) si avverte l'implacabile ronzio di una grande mente,  insieme profonda, lucida e rigorosa. Ragion per cui mi affretto a  consigliare la lettura di due suoi capolavori editi entrambi dalla  Adelphi: «Il nomos della terra», splendida sintesi del suo pensiero, e  l'incantevole «Terra e mare», in cui illustrò quel pensiero in una forma  non meno semplice che rigorosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ruggero Guarini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-3966935872729977341?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/3966935872729977341/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/lo-stato-deccezione-ce-ma-chi-e-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3966935872729977341'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3966935872729977341'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/lo-stato-deccezione-ce-ma-chi-e-il.html' title='Lo stato d&apos;eccezione c&apos;è. Ma chi è il sovrano? La teoria di Carl Schmitt e il «garbuglio» italiano'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-KusevcfxyGQ/TsqrEMqo1KI/AAAAAAAAB0I/1_OcWR6YfvI/s72-c/3204020108.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-9194047993295693625</id><published>2011-11-17T09:14:00.000-08:00</published><updated>2011-11-17T09:24:24.442-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='europa'/><title type='text'>La dittatura giacobina dei poteri “forti”. Ci sarà una nuova “Vandea”?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-5PIv3lDoN2A/TsVDPmu15HI/AAAAAAAABz8/5by-8b2uScA/s1600/f8c2300f76e64bf1923d5f48848ea2b2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 366px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-5PIv3lDoN2A/TsVDPmu15HI/AAAAAAAABz8/5by-8b2uScA/s400/f8c2300f76e64bf1923d5f48848ea2b2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5676016840744494194" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le vicende italiane ed estere dell’anno che si conclude rendono sempre più evidente la presenza di “poteri forti”, come oggi si usa dire, che operano dietro le quinte della scena internazionale. Un tempo questi poteri venivano chiamati “forze occulte”. Oggi essi non hanno bisogno di nascondersi: mostrano il loro volto, e dialogano e interferiscono con le istituzioni politiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei principali centri di potere è la Banca Centrale Europea (BCE), con sede a Francoforte, un organismo di carattere privato, con propria personalità giuridica, incaricato dell’attuazione della politica monetaria per i diciassette paesi dell’Unione europea che aderiscono all’ “area dell’euro”. La BCE, ideata dal Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 e istituita  il 1º giugno 1998, ha assunto, di fatto, la guida della politica non solo monetaria, ma economica  e sociale europea, espropriando progressivamente gli Stati nazionali della loro sovranità in questo campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una lettera inviata al presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi il 5 agosto 2011, Mario Draghi e Jean Louis Trichet, a nome del Consiglio direttivo della BCE, hanno dettato una precisa agenda al governo italiano.  Essi non si sono limitati a suggerimenti e raccomandazioni di carattere generale, ma hanno fissato, punto per punto, la politica economica e sociale del nostro Paese, indicando come “misure essenziali”: 1) privatizzazioni su larga scala; 2) la riforma del sistema di contrattazione salariale; 3) la revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti; 4) la modifica del sistema pensionistico; 5) il taglio dei costi del pubblico impiego, fino alla riduzione degli stipendi dei dipendenti statali. Hanno infine chiesto che tali regole fossero prese per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare, auspicando una riforma costituzionale che le rendesse più cogenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può pensare ciò che si vuole di queste misure economiche e sociali. E’ certo però che per la  prima volta un gruppo di eurocrati, indipendenti dal potere politico, interviene  in maniera così diretta e imperativa nella vita pubblica del nostro Paese. Che cosa accade se un governo nazionale resiste all’imposizione di questi dettami? Lo abbiamo visto proprio in Italia. La BCE è oggi l’unica istituzione europea che può esercitare una prerogativa tipica dello Stato sovrano, quale è l’emissione di moneta. La forza di una moneta dovrebbe corrispondere alla ricchezza di uno Stato. In realtà la Banca Centrale, non essendo uno Stato, emette moneta e stampa banconote senza produrre ricchezza. Essa però impone agli Stati nazionali, a cui è interdetto battere moneta, le regole per produrre la propria ricchezza. Se gli Stati in difficoltà si allineano, la Banca Centrale li aiuta comprando i loro titoli di Stato e diminuendone in questo modo l’indebitamento. Se essi non obbediscono alle indicazioni ricevute, la BCE cessa di sostenerli finanziariamente riducendo l’acquisto degli stessi titoli di Stato. Ciò comporta un aumento del cosiddetto “spread”, che è la differenza tra il rendimento dei titoli di Stato tedeschi (Bund), considerati i più affidabili, e quelli italiani (BTp), percepiti come “a rischio” dagli investitori. Se lo spread aumenta, lo Stato italiano è costretto a garantire ai propri titoli rendite più alte, aumentando così il suo deficit, a tutto vantaggio della speculazione dei potentati finanziari. E’ difficile che in una situazione di questo genere un governo regga. Né la Spagna, né la Grecia, né l’Italia hanno resistito a questa formidabile pressione. La BCE, in una parola, “pilota”, e qualche volta provoca, le crisi politiche degli Stati nazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente la BCE non agisce isolata, ma di concerto con altri attori: il Fondo Monetario Internazionale, le agenzie di rating, che valutano la solidità finanziaria di stati e governi nazionali, l’Eurogruppo,  che riunisce i ministri dell’Economia e delle finanze degli Stati membri che hanno adottato l’Euro. Queste iniziative sono concordate in luoghi discreti, ma ormai a tutti noti, come gli incontri periodici del Council on Foreign Relations (CFR), della Commissione Trilaterale, del Gruppo Bilderberg. Sarebbe riduttivo immaginare che dietro queste manovre siano Stati nazionali come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, la Germania o la Francia. L’obiettivo non dichiarato della BCE è proprio la liquidazione degli Stati nazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Unione europea, presentata come una necessità economica, è stata infatti una precisa scelta ideologica. Essa non prevede la nascita di un forte Stato europeo, ma piuttosto di un non-Stato policentrico e caotico, caratterizzato dalla moltiplicazione di centri di decisione con compiti complessi e contrastanti. Ci troviamo di fronte a trasferimenti di potere che avvengono non verso una sola istituzione ma verso una pluralità d’istituzioni internazionali, le cui competenze rimangono volontariamente oscure. Ciò che caratterizza questa situazione è la grande confusione di poteri e la loro conflittualità latente o manifesta: in una parola un’assenza di sovranità tale da esigere il costituirsi di una suprema Autorità mondiale. L’ex presidente della BCE Trichet in un discorso tenuto a New York il 26 aprile 2010, presso il CFR ha esplicitamente evocato la necessità e l’urgenza di un super governo mondiale, che fissi regole economiche e finanziarie per affrontare lugubri scenari di depressione economica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa visione viene da lontano e vuole imporre all’umanità una “Repubblica universale” direttamente antitetica alla Civiltà cristiana nella quale si amalgamerebbero tutti i Paesi della terra, attuando cosi il sogno ugualitario di fondere tutte le razze, tutti i popoli e tutti gli Stati. Il romanzo profetico di Robert Hugh Benson Il Padrone del mondo (Fede e Cultura, Verona 2011, con prefazione di S.E. Mons. Luigi Negri) mostra come questa utopia tecnocratica possa sposarsi con l’utopia religiosa del sincretismo. In nome di questo superecumenismo tutto viene accettato fuorché la Chiesa cattolica di cui si programma l’eliminazione, dopo quella degli Stati nazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’eliminazione della sovranità nazionale comporta, come logica conseguenza, quella della rappresentanza politica. L’ultima parola è ai tecnocrati, che non rispondono alle istituzioni rappresentative, Parlamento e governi, ma a club, logge, gruppi di potere i cui interessi sono spesso in antitesi con quelli nazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I tecnocrati aspirano a guidare governi di emergenza, con leggi di emergenza, che spianano la strada alla dittatura giacobina, come accadde nella Rivoluzione francese. Al giacobinismo si contrapposero però allora, in Francia e in Europa, con successi e insuccessi, le insorgenze contro-rivoluzionarie.  Ci sarà oggi una nuova Vandea nel Vecchio continente devastato dagli eurocrati?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Roberto de Mattei&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-9194047993295693625?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/9194047993295693625/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/la-dittatura-giacobina-dei-poteri-forti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/9194047993295693625'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/9194047993295693625'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/la-dittatura-giacobina-dei-poteri-forti.html' title='La dittatura giacobina dei poteri “forti”. Ci sarà una nuova “Vandea”?'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-5PIv3lDoN2A/TsVDPmu15HI/AAAAAAAABz8/5by-8b2uScA/s72-c/f8c2300f76e64bf1923d5f48848ea2b2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-925207917383393690</id><published>2011-11-17T06:40:00.000-08:00</published><updated>2011-11-17T07:05:51.854-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='europa'/><title type='text'>Ecco perché l’Europa è nella rete di Goldman Sachs</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-xQ8OYjI0JOg/TsUiqU6MgDI/AAAAAAAABzw/Pp7Dhr84lmY/s1600/mario_draghi_ansa.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 358px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-xQ8OYjI0JOg/TsUiqU6MgDI/AAAAAAAABzw/Pp7Dhr84lmY/s400/mario_draghi_ansa.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5675981015933026354" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Goldman Sachs? Una banca d’affari che in Europa ha «tessuto una rete d’influenza unica sedimentata nel corso dei lustri grazie a una fitta trama sia pubblica, sia sotterranea». A dirlo non sono i soliti quattro gatti appassionati di trame e complotti internazionali, ma quelli di Le Monde.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La bibbia dei “gauche caviar” d’Oltralpe parte da Mario Monti e Mario Draghi per accusare la banca d’affari statunitense di gestire un occulto direttorio europeo capace di manovrare, in base ai propri interessi, gli uomini chiamati prima a generare e poi governare la crisi dell’euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La caccia di Le Monde ai Goldman’s Boy parte proprio da Mario Monti. Come ricorda il quotidiano francese il nostro premier in pectore ha collezionato non solo l’incarico di consigliere internazionale della Goldman Sachs, conferitogli nel 2005, ma anche le cariche, non proprio ininfluenti, di presidente della Commissione Trilaterale e di socio del Bilderberg Group.&lt;br /&gt;Ma l’appartenenza alla Trilaterale e al Bilderberg sembrano dei requisiti irrinunciabili per tutti i Messia delle disastrate nazioni europee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non a caso Peter Denis Sutherland presidente non esecutivo della Goldman Sachs International, membro del Bilderberg Group e presidente onorario della Trilaterale, è stato chiamato a dirigere le operazioni per il salvataggio dell’economia irlandese. Peccato che la Commissione Trilaterale, ideata nel 1973 da David Rockfeller, venga spesso accusata di non essere non soltanto un “think tank” dedito al coordinamento delle politiche di Asia, Europa e Stati Uniti, ma un centro di potere occulto creato - scriveva il senatore repubblicano Barry Goldwater - per sviluppare «un potere economico mondiale superiore ai governi politici delle nazioni coinvolte».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ben peggiori sono però, ricorda Le Monde, i sospetti che circondano Mario Draghi l’attuale governatore della Bce, titolare tra il 2002 e il 2005 della carica di vice presidente della Goldman Sachs International. In quel fatale 2005 la Goldman Sachs rifila alla Grecia gli strumenti finanziari indispensabili per nascondere i debiti e metter piede nell’euro. A render possibile il raggiro targato Goldman Sachs contribuisce non poco Lucas Papadémos, il premier greco, membro come Mario Monti della Commissione Triennale, chiamato oggi - al pari del “Supermario” nostrano - a salvare la patria in pericolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una patria accompagnata da lui stesso sull’orlo del precipizio quando, da governatore della Banca Centrale di Atene, affida a Petros Christodoulos, un ex gestore di titoli della Goldman, lo scellerato maquillage dei conti ellenici.&lt;br /&gt;Tra i Goldman’s Boys nostrani Le Monde dimentica Romano Prodi. A puntare il dito sull’ex premier dell’Ulivo ci pensa già nel 2007 il Daily Telegraph accusandolo di esser stato sul libro paga della Goldman una prima volta tra il 1990 e il 1993 e poi di nuovo dopo il 1997.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma alla luce dello scenario disegnato da Le Monde è assai interessante anche il “cursus honorum” di Massimo Tononi, il 47enne manager bocconiano nominato nel 2006 sottosegretario all’Economia del governo Prodi dopo una fulgida carriera in Goldman Sachs. Tornato alla Goldman dopo quell’esperienza, Tononi è oggi il presidente di Borsa Italiana, la società di proprietà del London Stock Exchange che controlla Piazza Affari. Una carica assunta lo scorso giugno, poche settimane prima del fatidico decollo dello spread. Uno di quei casi che solo Dio sa spiegare. Non a caso Lloyd Craig Blankfein, presidente dal 2006 della Goldman Sachs e grande finanziatore delle campagne elettorali di Obama, spiega così il suo mestiere di banchiere. «Io faccio il lavoro di Dio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gian Micalessin&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-925207917383393690?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/925207917383393690/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/ecco-perche-leuropa-e-nella-rete-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/925207917383393690'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/925207917383393690'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/ecco-perche-leuropa-e-nella-rete-di.html' title='Ecco perché l’Europa è nella rete di Goldman Sachs'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-xQ8OYjI0JOg/TsUiqU6MgDI/AAAAAAAABzw/Pp7Dhr84lmY/s72-c/mario_draghi_ansa.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-370059933270920089</id><published>2011-11-17T03:55:00.000-08:00</published><updated>2011-11-17T04:01:46.029-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='religione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><title type='text'>San Paolo contro le ideologie</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-szwQ_tKtb3M/TsT3mRQtyNI/AAAAAAAABzk/z6XpGYRoN54/s1600/44661711.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 258px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-szwQ_tKtb3M/TsT3mRQtyNI/AAAAAAAABzk/z6XpGYRoN54/s400/44661711.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5675933667234269394" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Riguardo al tema&lt;/strong&gt; oggi emergente dell’omosessualità,  la concezione cristiana ci dice che bisogna sempre distinguere il  rispetto dovuto alle persone, che comporta il rifiuto di ogni loro  emarginazione sociale e politica (salva la natura inderogabile della  realtà matrimoniale e famigliare), dal rifiuto di ogni esaltata  “ideologia dell’omosessualità”; rifiuto che è doveroso.&lt;/div&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La questione è seria&lt;/strong&gt;, rilevante e di bruciante  attualità. Per fortuna, la parola di Dio ci aiuta ad approfondirla  correttamente, offrendoci un magistero vincolante per ogni credente, che  per altro non dovrebbe essere disatteso da nessun ricercatore senza  pregiudizi. C’è a questo proposito una pagina della Lettera ai Romani,  davvero ammirevole per la chiarezza e il rigore teologico (Rm 1,18-32).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’insegnamento rivelato &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;San Paolo comincia enunciando un principio generale: “L’ira di Dio si  rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che  soffocano la verità nell’ingiustizia” (v. 18).&lt;br /&gt;Ma passa ben presto a esaminare il caso specifico dell’omosessualità.  Qui i prevaricatori, egli afferma, sono particolarmente condannabili  perché “avendo conosciuto Dio non lo hanno glorificato né ringraziato  come Dio, ma si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente  ottusa si è ottenebrata. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati  stolti” (Rm 1,21-22). In conseguenza di questo accecamento  intellettuale, si è verificata la caduta comportamentale e teorica nella  più completa dissolutezza: “Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità  secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri  corpi” (Rm 1,24).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un’analisi impressionante&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;A prevenire ogni malinteso e ogni lettura accomodante l’Apostolo  prosegue in un’analisi che impressiona, formulata con termini  insolitamente espliciti: “Per questo Dio li ha abbandonati a passioni  infami; infatti le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in  quelli contro natura. Egualmente anche i maschi, lasciando il rapporto  naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli  altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in  se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento. E poiché non  ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati  alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne”  (Rm 1,26-28).&lt;br /&gt;Infine san Paolo si premura di osservare che l’abiezione estrema si ha  quando “gli autori di tali cose […] non solo le commettono, ma anche  approvano chi le fa” (Rm 1,32).&lt;br /&gt;E’ una pagina del libro ispirato, che nessuna autorità terrena può  costringerci a censurare. E neppure ci è consentita, se vogliamo essere  fedeli alla parola di Dio, la pusillanimità di passarla sotto silenzio  per la preoccupazione di apparire non “politicamente corretti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tre affermazioni&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;A ben guardare, troviamo in questa esposizione una triplice delucidazione.&lt;br /&gt;In primo luogo, si condannano apertamente le pratiche erotiche in esame.  Sono definiti “atti ignominiosi” (v. 27), “azioni indegne” (v. 28),  frutto di “passioni infami” (v. 26).&lt;br /&gt;In secondo luogo, contro la “cultura dell’omosessualità”, si osserva che  l’aberrazione suprema si ha quando “gli autori di tali cose […] non  solo le commettono, ma anche approvano chi le fa” (v. 32).&lt;br /&gt;In terzo luogo, abbiamo qui una inattesa formulazione di “teologia della  storia”, che san Paolo ricava da ciò che è avvenuto nel mondo  ellenistico: il dilagare della “ideologia dell’omosessualità” è al tempo  stesso la prova e la conseguenza dell’esclusione di Dio dall’attenzione  sociale e dalla assurda renitenza a dargli la gloria che gli spetta (v.  21).&lt;br /&gt;Potremmo dire che, secondo questa prospettiva, la “ideologia della  omosessualità” non è solo una colpa: è anche un castigo, il castigo  inflitto a un’umanità che ha deciso di far senza il suo Creatore e di  estrometterlo dai suoi pensieri. “Così hanno ricevuto in se stessi la  retribuzione dovuta al loro traviamento” (v. 27).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Una prospettiva oggi viva&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ciò che san Paolo rilevava come avvenuto nel mondo greco-romano, si  dimostra profeticamente corrispondente a ciò che si è verificato nella  cultura occidentale di questi ultimi secoli: il ripudio teorizzato del  Creatore – fino a proclamare grottescamente, qualche decennio fa, la  “morte di Dio” – ha avuto come conseguenza (e quasi come intrinseca  punizione) un dilagare di una visione sessuale aberrante, ignota (nella  sua arroganza) alle epoche precedenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un attentato alla libertà umana&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;L’ideologia dell’omosessualità – come spesso càpita alle ideologie  quando si fanno aggressive e arrivano a essere politicamente vincenti –  diventa un’insidia alla nostra legittima autonomia di pensiero: chi non  la condivide rischia la condanna a una specie di emarginazione culturale  e sociale.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Gli attentati alla libertà di giudizio cominciano dal linguaggio. Chi  non si rassegna ad accogliere la “omofilìa” (cioè l’apprezzamento  teorico dei rapporti omosessuali), viene imputato di “omofobìa”  (etimologicamente la “paura dell’omosessualità). Deve essere ben chiaro:  chi è reso forte dalla luce della parola ispirata e vive nel “timore di  Dio”, non ha paura di niente, se non della “stupidità” nei confronti  della quale, diceva Bonhoeffer, siamo senza difesa. Adesso si leva  talvolta contro di noi addirittura l’accusa incredibilmente arbitraria  di “razzismo”: un vocabolo che, tra l’altro, non ha niente a che vedere  con questa problematica; e in ogni caso è del tutto estraneo alla nostra  dottrina e alla nostra storia.&lt;br /&gt;Il problema sostanziale che si profila è questo: è ancora consentito ai  nostri giorni essere discepoli fedeli e coerenti dell’insegnamento di  Cristo (che da millenni ha ispirato e arricchito l’intera civiltà  occidentale), o dobbiamo prepararci a una nuova forma di persecuzione,  promossa dagli omosessuali faziosi, spalleggiati dai loro complici  ideologici, col beneplacito di coloro che avrebbero il compito di  difendere la libertà intellettuale di tutti, perfino dei cristiani?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Un silenzio ingiustificato&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Concludiamo con una domanda. Come mai in questo clima di esaltazione  quasi ossessiva della Sacra Scrittura il passo paolino della Lettera ai  Romani (1,21-32) non è mai citato da nessuno? Come mai non ci si  preoccupa un po’ di più di farlo conoscere ai credenti e ai non  credenti, nonostante la sua evidente attualità?&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Card. Giacomo Biffi&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-370059933270920089?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/370059933270920089/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/san-paolo-contro-le-ideologie.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/370059933270920089'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/370059933270920089'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/san-paolo-contro-le-ideologie.html' title='San Paolo contro le ideologie'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-szwQ_tKtb3M/TsT3mRQtyNI/AAAAAAAABzk/z6XpGYRoN54/s72-c/44661711.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-7295185223819258714</id><published>2011-11-15T00:25:00.000-08:00</published><updated>2011-11-15T00:28:51.770-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esteri'/><title type='text'>Occidente sempre pronto alle nuove avventure militari. Prossimo bersaglio l'Iran</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-uV7Q8gR1TGs/TsIirMafJ6I/AAAAAAAABzY/EmDAhJqSGU0/s1600/ahmadinejad-dismisses-a-possible-israeli-threat.img.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 267px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-uV7Q8gR1TGs/TsIirMafJ6I/AAAAAAAABzY/EmDAhJqSGU0/s400/ahmadinejad-dismisses-a-possible-israeli-threat.img.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5675136605902284706" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Deus dementat quos vult perdere (Il Dio fa impazzire coloro che vuole perdere), dicevano i latini. L’Occidente, quasi non fosse pago della drammatica crisi in cui è precipitato e che può spazzar via il sistema economico e finanziario su cui si basa, sta preparando nuove avventure militari. Agli inizi di novembre Nalum Barnea, giornalista israeliano solitamente ben informato, ha pubblicato sulla prima pagina del suo giornale i piani dettagliati degli attacchi, anche nucleari, che americani, israeliani e inglesi si appresterebbero a sferrare contro l’Iran. In questo quadro il governo britannico avrebbe garantito a Obama (premio Nobel per la pace) sottomarini, missili Tomahawak e, all’occorenza, l’impiego di forze speciali sul terreno. In quegli stessi giorni nella base Nato di Decimomannu in Sardegna sei squadroni di bombardieri israeliani simulavano un attacco a Teheran. Queste notizie sono state poi confermate dal Guardian, ma soprattutto, sia pur in modo più generico, dal presidente israeliano, il premio Nobel per la pace Shimon Peres: "L’attacco all’Iran è sempre più vicino".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che esistessero questi piani è noto già da tempo, la novità è la partecipazione degli inglesi. Si vuol ripetere con l’Iran ciò che si è fatto con la Libia? Se questo fosse il progetto sarebbe folle, "demenziale" per dirla con i latini. L’Iran non è la Libia, è un grande Paese con cento milioni di abitanti, armato modernamente. Si conta, come in Libia, sul dissenso interno che indubbiamente esiste anche se non belle proporzioni sbandierate in Occidente? Allora vuol dire che non si conosce quel popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli iraniani si sentono innanzitutto dei persiani e, in questo senso, hanno un sentimento nazionale fortissimo (mi ricordo che quando ero a Teheran un pasdaran che aveva combattuto lo Scià mi disse: "Non riesco a odiarlo del tutto, perché era comunque un persiano"). Un attacco militare all’Iran compatterebbe intorno al regime anche il più acerrimo avversario di Ahmadinejad. Inoltre farebbe saltare il tappo del radicalismo islamico, finora tenuto a stento dai rispettivi regimi, in tutti i Paesi musulmani formalmente alleati dell’Occidente, dall’Egitto al Marocco alla Giordania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pretesto per l’attacco sarebbe dato dall’ultimo rapporto dell’Aiea, l’agenzia dell’Onu per il controllo nucleare. In realtà questo rapporto non contiene nulla di nuovo salvo il fatto che l’Iran ha una quantità di uranio arricchitto sufficiente per costruirsi l’Atomica. Ma ciò non vuol dire affatto che abbia questa intenzione e non piuttosto quella di spalmare l’uranio su più centrifughe rimanendo in quel 20% di arricchimento necessario e sufficiente per gli usi civili del nucleare (per fare la Bomba bisogna arrivare al 90% di arricchimento). E tutte le ispezioni dell’Aiea hanno finora accertato che nei loro siti nucleari gli iraniani non hanno mai superato il limite del 20%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È una situazione paradossale. L’Iran ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, ha accettato gli ispettori dell’Aiea per cui se dovesse uscire dai binari consentiti costoro potrebbero facilmente verificarlo. Israele non ha firmato il Trattato, possiede l’Atomica e pretende di attaccare un altro Paese che non ce l’ha sulla base che ipoteticamente potrebbe farsela. Un processo alle intenzioni piuttosto protervo che ricorda i metodi usati nel 2003 contro l’Iraq di Saddam accusato di possedere "armi chimiche" che non aveva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Massimo Fini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-7295185223819258714?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/7295185223819258714/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/occidente-sempre-pronto-alle-nuove.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/7295185223819258714'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/7295185223819258714'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/occidente-sempre-pronto-alle-nuove.html' title='Occidente sempre pronto alle nuove avventure militari. Prossimo bersaglio l&apos;Iran'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-uV7Q8gR1TGs/TsIirMafJ6I/AAAAAAAABzY/EmDAhJqSGU0/s72-c/ahmadinejad-dismisses-a-possible-israeli-threat.img.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-2688269514509436005</id><published>2011-11-12T00:39:00.000-08:00</published><updated>2011-11-12T01:01:02.961-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Monti ci salva dalla crisi. Ma chi salverà la democrazia?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-HLxaKFgXofw/Tr41tGOSllI/AAAAAAAAByY/QXE0VNPZqKw/s1600/20110930_napolitano-giorgio2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 286px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-HLxaKFgXofw/Tr41tGOSllI/AAAAAAAAByY/QXE0VNPZqKw/s400/20110930_napolitano-giorgio2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5674031629414340178" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La sovranità appartiene ai mercati, che la esercitano nelle forme e nei limiti delle istituzioni europee. Più o meno è così che oggi funziona l’articolo 1 della nostra costituzione, quella reale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;In questa crisi economica sempre più soffocante, il trambusto di quest’ennesima crisi politica dell’Italia sembra un banale raffreddore di stagione, proprio come la crisi della nostra democrazia. Un ciclo ventennale di politica sessista e autocrazia personale sta volgendo al suo misero epilogo. Ma invece di ripristinare le normali procedure democratiche, non vediamo l’ora di finire sotto ad un governo di tecnocrati e banchieri senza uno straccio di legittimazione popolare, ma benedetti dall’alta finanza e dai burocrati europeisti. Per vent’anni abbiamo accusato Berlusconi di usurpazione della democrazia. Oggi pensiamo di liquidare Berlusconi installando un governo di burocrati. Ma la tecnocrazia finanziaria non aiuta la democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario Monti può diventare il salvatore della patria, con il suo aplomb mediatico, la sua mostruosa competenza e una carriera professionale immacolata. In confronto a Berlusconi è un santo. Però Monti è un uomo di apparato, spigliato nel parlare a testa alta con banche e imprese, ma praticamente muto sui grandi valori della politica. Con Mario Monti al governo e Mario Draghi alla Bce ci siamo commissariati da soli. Dai politici peones siamo passati agli eurocrati senza voti: ma perchè in Italia democrazia e competenza restano divise?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora una volta, ci ritroviamo un ultra-sessantenne al governo, con una maggioranza che non si sa e un programma che non si sa. Ma con un obiettivo vitale: portare fuori l’Italia dal rischio default, abbassare lo spread, calmare i mercati. Oggi gli elettori e i loro voti sono sostituiti dai mercati e dai loro indici. Per sapere se un politico o una legge sono efficaci, una volta si contavano i voti e si ascoltavano le opinioni. Oggi si guardano gli indici di borsa: se sale, promosso; se scende, bocciato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ bastato che Monti aprisse bocca per dire che lo aspetta un grande lavoro, e i mercati hanno applaudito con euforia. In pratica hanno votato la loro fiducia a Monti ancora prima che sia nominato dal capo dello stato e abbia sbrigato quella superflua pratica chiamata voto di fiducia. Va a finire che Berlusconi passerà per un leader democratico che rispettava il parlamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stiamo allegramente correndo incontro ad un governo para-democratico che nasce col compito di massacrare quel che resta del sistema previdenziale, dei servizi pubblici, della scuola, dei diritti del lavoro. Tutto senza dibattiti o referendum. Tutto in nome dell’euro e dell’Europa. Anche in nome del popolo italiano, cioè di coloro che pagheranno il debito prodotto dalla casta?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avremo un bilancio in perfetta forma e Merkel e Sarkozy non derideranno più l’Italia. Non faremo più assurde gaffes diplomatiche e non vedremo, si spera, fanciulle esperte di massaggi promosse ad onorevoli e onorevoli che non distinguono tra parlamento e postribolo. Almeno la moralizzazione non costa niente. Avremo dunque una tecnocrazia morale, per la pulizia dei conti e della politica. Speriamo non pulisca via anche la democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gabriele Cazzulini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-2688269514509436005?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/2688269514509436005/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/monti-ci-salva-dalla-crisi-ma-chi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2688269514509436005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2688269514509436005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/monti-ci-salva-dalla-crisi-ma-chi.html' title='Monti ci salva dalla crisi. Ma chi salverà la democrazia?'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-HLxaKFgXofw/Tr41tGOSllI/AAAAAAAAByY/QXE0VNPZqKw/s72-c/20110930_napolitano-giorgio2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-1245052638510983472</id><published>2011-11-11T11:59:00.000-08:00</published><updated>2011-11-11T12:06:50.019-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Quando la democrazia si arrende alle Borse</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-U3JshN34srE/Tr2APrza7NI/AAAAAAAABx0/h_WFfrKj_P4/s1600/phpThumb_generated_thumbnail.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 393px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-U3JshN34srE/Tr2APrza7NI/AAAAAAAABx0/h_WFfrKj_P4/s400/phpThumb_generated_thumbnail.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5673832112501484754" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La politica esce a mani alzate dal Parlamento e si consegna alla  Signoria del Mercato. La democrazia si è arresa alla borsa. Il Popolo  Sovrano, tramite i suoi rappresentanti, abdica e lascia il regno nelle  mani dei tecnici eurocrati.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;E la cosa più triste è che la sottomissione dell’Italia,della sua  sovranità nazionale, popolare e democratica allo spread ci sembra  logica, naturale, inevitabile, indiscutibile.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;È inutile menarsela, la democrazia si è arresa e la politica finisce  con lei. In giro non lo dicono, anzi ieri il pittoresco Galli della  Loggia è arrivato a sostenere che ha vinto la politica. Ma come,  professor Ernesto, la politica alza bandiera bianca, si arrende a una  soluzione tecnica, si ritira sui Monti, e sarebbe la rivincita della  politica? Dite piuttosto che la politica tutta ha fallito, dite che si è  mostrata inadeguata e ha tradito gli elettori. Dite questo semmai, ma  per favore non raccontateci che la resa della politica all’economia sia  una vittoria della stessa politica.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Qui non perde solo Berlusconi e non cade solo un governo, decade il  valore della democrazia e il verdetto delle urne. Pensate che Parlamento  uscì dal voto, con che maggioranza, e pensate cos’è oggi. Una sconfitta  della politica, per tutti. Ma non solo: la politica si è mostrata  incapace di gestire pure il vuoto che ha propiziato, non ha proposto  programmi alternativi e spaventata dal tracollo dell’economia, ha  invocato il Tennico. Una democrazia commissariata, anche se i nuovi  Generali non vengono dalla Scuola di guerra ma dalla Bocconi.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marcello Veneziani&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-1245052638510983472?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/1245052638510983472/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/quando-la-democrazia-si-arrende-alle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1245052638510983472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1245052638510983472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/quando-la-democrazia-si-arrende-alle.html' title='Quando la democrazia si arrende alle Borse'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-U3JshN34srE/Tr2APrza7NI/AAAAAAAABx0/h_WFfrKj_P4/s72-c/phpThumb_generated_thumbnail.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-4957731635897826532</id><published>2011-11-07T13:36:00.000-08:00</published><updated>2011-11-07T13:43:13.658-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Alla scoperta di Céline: storia di Bagatelle per un massacro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-GzBb90VWbX8/TrhQ7U4j6nI/AAAAAAAABxc/w6QL3LUOubM/s1600/catalogue%2Bneret-minet-tessier.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 368px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-GzBb90VWbX8/TrhQ7U4j6nI/AAAAAAAABxc/w6QL3LUOubM/s400/catalogue%2Bneret-minet-tessier.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672372710821587570" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Louis-Ferdinad Céline (1894-1961), lo scrittore maledetto, il  medico-scrittore che si è portato addosso per tutta la vita il marchio  dell’antisemitismo più rabbioso. E di tutti i libri di Céline quello che  più ha contribuito a creare la sua leggenda nera: Bagatelle per un  massacro (1937), uno dei testi con la storia editorale più tormentata  del Novecento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovvero un libro che si legge poco e di cui si parla molto, riducendolo  unicamente a icona dell’odio razziale. Ecco il cortocircuito  intellettuale che cerca di interrompere il saggio di Riccardo De  Benedetti Céline e il caso delle “Bagatelle” (Medusa, pagg. 162, euro  14).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;De Benedetti, abituato ad occuparsi di autori scomodi e della  loro influenza culturale (basti pensare al suo La chiesa di Sade del  2008), in questo caso ricostruisce nel dettaglio le vicende editoriali  del volume ponendo grande attenzione all’edizione italiana Guanda del  1981 che venne rapidissimamente ritirata. Ed ecco che subito si sfata  una leggenda da salotto. La censura ebbe ben poco a che fare con la  scomparsa del pamphlet dagli scaffali. L’abbozzo di dibattito  sull’antisemitismo, e qualche sdegno contro l’autore contò molto meno  della questione dei diritti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vedova di Céline, Lucette Destouches, si  oppose allora come si oppone adesso alla ristampa dell’opera. La  signora sostiene sia la volontà del defunto marito, che in effetti  subito dopo la guerra decise di tenere questo virulento libello (che con  L’École des cadavres e Les Beaux Draps forma una sorta di trilogia) ben  lontano dai torchi. Ecco perché gli editori, consci che il libello  proprio per il suo profumo sulfureo è alla fine assai appetibile, sono  appostati in attesa che scadano i diritti. Quanto al dibattito che si  scatenò in Italia nel 1981, De Benedetti segnala tra i tanti che si  spesero nell’eterno minuetto del «sì è letteratura», «no è spazzatura  ideologica» (Moravia la pensava così) un articolo di Bernard-Henry Lévy  che venne pubblicato sull’Espresso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco cosa scriveva il filosofo  d’oltralpe: «È “sociale” come nessuno, questo filantropo confesso che  ora propone... la “nazionalizzazione” del credito, delle assicurazioni,  dell’industria. Sì, bisogna forse lasciargli un posto al dolce sole del  progressismo. Perché Céline il mascalzone, Céline il razzista, Céline il  collaborazionista rivendica, piaccia o non piaccia, la sua parte nella  fondazione del socialismo alla “Francese”». Insomma, un bel ribaltamento  che nessuno ha approfondito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questo è solo uno degli esempi dei  tanti modi di guardare a Céline che la damnatio memoriae e le beghe  editoriali hanno fatto finire in un cantuccio, fuori dai riflettori  dell’odio. Tra i tanti che De Benedetti enumera, basti ricordare tutti i  sospetti del fascismo verso Bagattelle per un massacro (allora il  titolo veniva scritto così) nella prima edizione italiana fatta da  Corbaccio nel 1938.  Non piaceva che il suo razzismo fosse così poco scientifico.                      &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Matteo Sacchi&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-4957731635897826532?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/4957731635897826532/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/alla-scoperta-di-celine-storia-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4957731635897826532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4957731635897826532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/alla-scoperta-di-celine-storia-di.html' title='Alla scoperta di Céline: storia di Bagatelle per un massacro'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-GzBb90VWbX8/TrhQ7U4j6nI/AAAAAAAABxc/w6QL3LUOubM/s72-c/catalogue%2Bneret-minet-tessier.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-3225564558382032599</id><published>2011-11-06T08:15:00.000-08:00</published><updated>2011-11-06T08:18:16.597-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storia'/><title type='text'>Onore al combattente Giuseppe Meridda</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-4Y0NeS_V7j4/TrazJo3c3SI/AAAAAAAABxQ/M9n2r4YTW4k/s1600/meridda.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 265px; height: 378px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-4Y0NeS_V7j4/TrazJo3c3SI/AAAAAAAABxQ/M9n2r4YTW4k/s400/meridda.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5671917758889909538" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il sassarese (ma ozierese di nascita) Giuseppe Meridda era sottotenente nell'11° Reggimento Bersaglieri quando nel 1938 in Spagna perse la vita in combattimento durante la guerra civile. Una condotta giudicata eroica, che fu riconosciuta dall'esercito italiano, che gli assegnò due medaglie di bronzo ed una medaglia d'oro al valor militare, ma anche dalla Spagna, che gli riconobbe la Gran Croce al merito di guerra. Il prossimo 16 novembre l'Associazione Nazionale Bersaglieri - sezione sassarese "Gigi Murtula" ha organizzato un giornata di commemorazione in onore di Meridda. Il programma prevede alle 18,30 nella Chiesa del Santissimo Sacramento (Padre Manzella) in via Matteotti la Santa Messa officiata da monsignor Giancarlo Zichi. Subito dopo si andrà in corteo verso piazza Marconi. Qui nell'androne dell'Istituto Tecnico Commerciale Dessì - La Marmora sarà deposta una corona sotto la lapide che ricorda il suo passato di allievo della scuola e si ricorderà la sua figura con interventi di studiosi e degli stessi studenti, che hanno anche preparato una mostra di foto e documenti. In città il militare ozierese morto nel 1938, tra l'altro, è uno dei nomi più conosciuti da quelle generazioni di studenti che in alcuni giorni dell'anno scolastico alle lezioni hanno preferito il gioco nella palestra a lui intitolata.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-3225564558382032599?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/3225564558382032599/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/onore-al-combattente-giuseppe-meridda.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3225564558382032599'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/3225564558382032599'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/onore-al-combattente-giuseppe-meridda.html' title='Onore al combattente Giuseppe Meridda'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-4Y0NeS_V7j4/TrazJo3c3SI/AAAAAAAABxQ/M9n2r4YTW4k/s72-c/meridda.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-2175674195384154213</id><published>2011-11-04T13:27:00.000-07:00</published><updated>2011-11-04T13:29:33.647-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Evola spinse la destra a "cavalcare la tigre"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-EvsFAHGYZU0/TrRLJzemtkI/AAAAAAAABxE/yZjZxzN-L2s/s1600/evola.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-EvsFAHGYZU0/TrRLJzemtkI/AAAAAAAABxE/yZjZxzN-L2s/s400/evola.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5671240462575777346" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non so cosa avrà capito il ladro che mi rubò la Mini Minor e si trovò  sul sedile una copia, tutta sottolineata e chiosata, di Cavalcare la  tigre di Julius Evola. La sua perdita mi fece soffrire quasi più  dell’auto rubata. Avevo vent’anni e consideravo quel libro una specie di  manuale pratico di filosofia di vita, un codice d’onore in epoca  disonorata, un galateo indispensabile per un Vero Signore, ma non nel  senso alto borghese in cui ne scrisse Giovanni Ansaldo o, peggio, delle  buone maniere prescritte dalle donne Letizia dei rotocalchi. Il Signore  evoliano era «l’uomo differenziato», fiero di distinguersi dalla massa.  La sua era un’opera da asceta in campo, come uno Zarathustra disceso dai  monti in piena epoca nichilista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cavalcare la tigre è un manuale di  sopravvivenza metapolitica per chi dissente dal proprio tempo e dal  mondo in cui vive; ma, non potendolo modificare, preferisce ritirarsi in  attiva solitudine e padroneggiarlo, cavalcarlo per non essere travolto.  «Cavalcare la tigre» è un motto cinese, rispolverato anche da Mao, e  suggerisce non di affrontare la tigre o tentare la fuga, ma di saltarle  in groppa e correre su di lei. È un breviario aristocratico di  nichilismo attivo per chi ha scelto non la politica, ma l’apolitìa, come  la chiama Evola, o la scelta «impolitica» come invece l’aveva definita  Thomas Mann.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cavalcare la tigre compie ora cinquant’anni e la  Fondazione Evola diretta da Gianfranco de Turris ha deciso di ricordare  quell’opera che ebbe un effetto bomba sulla destra giovanile,  soprattutto quella radicale. E ha organizzato all’Accademia di Romania  in Roma un incontro per discutere di quel libro di culto che pervase  almeno tre generazioni di non conformisti. Dal ’61 ad oggi continua a  essere ristampato continuamente; l’edizione più recente ha  l’introduzione di Stefano Zecchi e la postfazione di de Turris, che è il  curatore dell’opera omnia evoliana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cavalcare la tigre è l’opera di  un pensatore legato alla Tradizione il quale, vivendo nell’irreversibile  Età Oscura (kaly yuga), in preda a decadenza, desolazione e rovine,  favorisce la corsa verso la dissoluzione perché solo raggiungendo il  punto zero si potrà poi risalire e invertire la rotta. Una posizione che  rischia la complicità con i dèmoni della decomposizione. L’anomìa, il  caos, la trasgressione, l’anarchia diventano per l’evoliano occasioni  per temprarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cavalcare la tigre fu il ’68 della destra colta e  radicale, la trasgressione nel nome della tradizione. Un Sessantotto  ante litteram, uscito ben prima dell’Uomo a una dimensione di Marcuse o  della sua Teoria della liberazione e delle altre opere che furono  breviari del ’68. Come il suo coetaneo Marcuse (nacquero ambedue nel  1898 e morirono negli anni Settanta) aveva fatto precedere i suoi testi  sulla contestazione globale da un saggio sulla liberazione sessuale,  Eros e civiltà, così Evola fece precedere la sua tigre dionisiaca da un  testo dedicato alla Metafisica del sesso, in cui la trasgressione  sessuale poggiava sulla pratica orientale del Tantra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle mani dei  giovani radicali di destra Cavalcare la tigre diventò un libro  pericoloso. Ma non perché istigasse alla violenza e al terrorismo, come  pensarono alcuni questurini dell’ideologia, ma perché diventò un nobile  alibi per scelte anarco-individualiste, per esperienze trasgressive e  alienanti e per la fuga dalla politica. Fu la via d’accesso per entrare  da destra nel dionisismo di massa che poi esplose nel ’68. O, per altri  versanti, fu una password verso l’uso della modernità e dei suoi mezzi,  quel «modernismo reazionario» di cui scrisse J. Herf.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi cercò  invece di restare nell’ambito della milizia politica, vide Cavalcare la  tigre come un fiume di confine per tentare una sintesi tra il  radicalismo rivoluzionario di destra e quello di sinistra, o  anarco-comunista. L’ibridazione assunse vari aspetti, tra cui quello  nazi-maoista, e affiorò nella fase iniziale del ’68, per poi lentamente  dissiparsi nel livore partigiano degli anni Settanta. Alla fine prevalse  l’individualismo, il rifiuto della politica, magari il culto  dell’esteta armato, ma nella disperazione eroica e nel rifiuto stoico;  genere Yukio Mishima, per intendersi. Quel libro divenne l’alibi per  esperienze trasgressive, ma anche per comportamenti sdoppiati, quasi  schizoidi o perfino per piccoli compromessi col presente. Fu un alibi  sontuoso per cedimenti meschini o comunque umani, troppo umani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In  quel testo Evola tornava alla sua gioventù dadaista e all’Autarca,  l’individuo assoluto della sua prima filosofia. Tornava a Nietzsche e al  suo nichilismo attivo, incontrava Ernst Jünger, del quale tradusse -  nello stesso periodo in cui scriveva Cavalcare la tigre - l’Operaio, e  al poeta Gottfried Benn. Fra il Tantra e Dioniso. Poi, davanti al ’68,  Evola tornò alla Tradizione, si spinse nel ruolo di teorico di una  Destra metastorica e postfascista e si spense nel ’74, in piena epoca di  stragi «nere» che gettarono su di lui un’ingiusta luce diabolica, da  Grande Ispiratore. Poi la tigre disarcionò i suoi cavalcatori e continuò a correre verso il nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marcello Veneziani&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-2175674195384154213?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/2175674195384154213/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/evola-spinse-la-destra-cavalcare-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2175674195384154213'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2175674195384154213'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/evola-spinse-la-destra-cavalcare-la.html' title='Evola spinse la destra a &quot;cavalcare la tigre&quot;'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-EvsFAHGYZU0/TrRLJzemtkI/AAAAAAAABxE/yZjZxzN-L2s/s72-c/evola.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-4719694193650912034</id><published>2011-11-03T04:52:00.000-07:00</published><updated>2011-11-03T05:16:24.758-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Lo show di Buttafuoco tra viagra e cellulari: mando in onda i miti della nostra modernità</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-qIIT5Rsp0Ek/TrKGFHUlmaI/AAAAAAAABw4/HZFCAjXXmuI/s1600/LesDeuxMysteres.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 339px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-qIIT5Rsp0Ek/TrKGFHUlmaI/AAAAAAAABw4/HZFCAjXXmuI/s400/LesDeuxMysteres.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5670742303235742114" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-q5FarfvGdi4/TrKFoXRz4II/AAAAAAAABws/o_4vGhlDnhA/s1600/direzione_rivoluzione_-_incont.jpg"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;Pietrangelo Buttafuoco è una di quelle persone, scrivessimo  intellettuali forse non gli piacerebbe, che non ama cantare in coro. Una  di quelle (poche) che è molto difficile rinchiudere nelle scatole,  sempre così strette, dell’ideologia. Il suo modo di fare il giornalista,  lo scrittore, e se del caso il conduttore di programmi televisivi, è  caratterizzato dal pensare molto senza mai pensarsi troppo addosso. È  più facile in fondo definirlo in negativo a partire da quello che  Buttafuoco non è. Deve essersene accorto anche lui, magari in modo  subliminale, a giudicare dal titolo che ha scelto per la trasmissione  con cui da oggi andrà in onda - per 15 mercoledì alle 22 e 45 - su Rai5:  Questa non è una pipa.&lt;/div&gt;&lt;div class="textcontainer entry-content"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Nessun talk-show piuttosto uno spazio sospeso tra il teatro e la  sociologia per ridefinire (anche con l’aiuto di Salvatore Sottile l’ex  portavoce di Gianfranco Fini) quegli oggetti feticcio che caratterizzano  la nostra società. Insomma quella che se fosse virata a sinistra  verrebbe immediatamente chiamata televisione «alta».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Buttafuoco, perché una trasmissione che gioca con il titolo di un quadro di René Magritte?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;«Il  titolo l’ho scelto perché spiega tutto. Nel senso che ogni singolo  oggetto ha decine di significati sui cui noi non ci fermiamo mai a  pensare. La Coca-Cola non è una bibita è il racconto di un mondo, di un  progetto politico e tecnico, di un’idea universale. Il Viagra non è solo  il modo di mantenere un erezione è un cambiamento del costume della  sessualità dei rapporti tra essere umani... Eppure sono cose a cui  raramente pensiamo, eppure ci consentono di fare un accattivante  dizionario della modernità».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Ma perché abbiamo così tanti totem?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;«Per Carlo  Marx il materialismo scientifico era una teoria, per noi è diventato  realtà... il nostro orizzonte è tutto mondano e terreno, gli oggetti  hanno assunto un ruolo fondamentale, hanno sostituito le divinità, ci  raccontano meglio di qualsiasi altra cosa... Ecco noi raccontiamo  quindici di questi feticci che raccontano lo spirito del tempo».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;E come li raccontate?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;«Con una trasmissione a  costo bassissimo e assolutamente artigianale, novemila euro a puntata,  lo stile è quasi teatrale... E soprattutto mi sono divertito a fare una  cosa molto heideggeriana raccogliendo il chiacchiericcio della gente...  niente talk show ma chiacchiericcio vero a cui poi abbiamo accostato  delle voci importanti. Insomma c’è il popolare e non il populista. C’è  una fatica di analisi antropologica, persino politico...».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Ecco a proposito di Talk Show... Ma in un momento in cui la  Tv generalista è in crisi e c’è un grande spazio «vuoto», soprattutto in  Rai, perché la sua trasmissione va su Rai5. Rete molto colta ma non  certo ammiraglia...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;«Uno spazio sulle televisioni  generaliste un programma come questo non l’avrà mai, perché la  televisione ha un’impostazione “de sinistra” fuori da quei canoni non  accetta nulla... Non fanno entrare nessuno che non sia della solita  congrega e non è un problema solo dalla Rai. Tutto ciò che è  stravagante, alieno ai salotti romani non è accettabile. E spesso sono i  moderati stessi che si appiattiscono di più su questo canone. Il  berlusconismo non ha portato una vera rivoluzione in questo senso. C’è  una schiavitù intellettuale... Io pago un pregiudizio di area chi mi da  spazio come qui a Rai5 è sempre qualcuno di eccentrico, come Pasquale  D’Alessandro e Massimo Ferrario».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;E allora Santoro?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;«Santoro è un furbo  meraviglioso è un grande professionista, persino un grande attore, un  capocomico... Alla destra ha fatto un favore lanciando molti dei suoi  personaggi. Forse per avere dei bei programmi di destra allora dobbiamo  aspettare di avere un governo di sinistra. Per ora è tutto così  ministeriale vecchio... Ma se la ricorda la fiction su Giovanni Paolo  II? L’hanno trasformato in un capo partigiano... I moderati soffrono di  sudditanza intellettuale. Molto meglio parlare con Carlo Freccero».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;E la trasmissione «In onda» di Telese e Porro su La7?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;«Mi  hanno chiesto dei monologhi il primo è andato in onda domenica, li  faccio da CasaPound, ovviamente una cosa così sarebbe impossibile per la  Rai...».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Perché da CasaPound?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;«Perché è casa mia...».&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Matteo Sacchi&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-4719694193650912034?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/4719694193650912034/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/lo-show-di-buttafuoco-tra-viagra-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4719694193650912034'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4719694193650912034'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/lo-show-di-buttafuoco-tra-viagra-e.html' title='Lo show di Buttafuoco tra viagra e cellulari: mando in onda i miti della nostra modernità'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-qIIT5Rsp0Ek/TrKGFHUlmaI/AAAAAAAABw4/HZFCAjXXmuI/s72-c/LesDeuxMysteres.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-1041738239415395292</id><published>2011-11-02T11:06:00.000-07:00</published><updated>2011-11-02T11:19:58.588-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Il pensiero delle destre? Il wiki-catalogo è questo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-nX7jGmMnWQ0/TrGJtdUdDUI/AAAAAAAABwg/wpHF3OYeKrw/s1600/destra.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-nX7jGmMnWQ0/TrGJtdUdDUI/AAAAAAAABwg/wpHF3OYeKrw/s400/destra.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5670464819893701954" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'Uomo qualunque, Almirante e l'Msi, Pino Rauti e i Far, Achille Lauro,  il Fuan, Il Borghese, Beppe Niccolai, Ordine Nuovo, piste false e bombe  vere, il Manifesto dei conservatori, il Fronte, i Campi Hobbit, An e  ritorni di fiamma, Fini e la fine, Liberal, Tocqueville. «Aiuto! La  destra sta sparendo...».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Destra. Forse è stata cancellata dal  berlusconismo come lamentano i conservatori, forse è solo un'illusione  come predicano i progressisti... Scatola vuota nella quale ognuno può  mettere quello che vuole, contenitore senza contenuti (oppure troppi),  paradigma superato di un sistema ormai defunto, la destra in realtà non  esiste. Semmai esistono le destre, anzi le «culture delle destre». Alle  quali, sballottate tra Julius Evola e l'Istituto Bruno Leoni, manca un  resistente collante culturale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia, comprese tra il  nazi-leghismo etnico e l'iperliberismo anarco-rivoluzionario, si contano  tante (troppe) destre: tradizionalista, cattolica, pagana, utopista,  radicale, nazional-popolare, liberalconservatrice, fascista,  neofascista, estrema, ordinovista, monarchica, populista, esoterica,  neocomunitarista, antiutilitarista, sociale, missina, ecologista,  «nuova», liberale, berlusconiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Funambolismi lessicali che nascondono  diverse e spesso antitetiche visioni del mondo accomunate forse solo da  una cultura anti-egualitaria. E, c'è da aggiungere, ricompattate per  lungo tempo attorno a un unico nemico: l'ideologia comunista. Scomparsa  la quale, seppure ancora evocata, anche l'ultimo fronte comune è  crollato. Per il resto, è da tempo che si cerca di accordarsi su alcuni  valori chiave capaci di dare sostanza politica e filosofica alla triade  Dio-Patria-Famiglia (e con qualche distinguo Mercato), e cioè: difesa  dell'Identità (qualsiasi essa sia), rispetto delle Radici (qualsiasi  esse siano), salvaguardia delle Differenze, esaltazione delle Diversità,  sostegno a una molteplicità di Uguaglianze e di Libertà. Già molto più  complicato invece l'accordo sui rapporti tra Stato e Mercato, sulla  tutela dei legami sociali, sul concetto di Nazione, sulla forma migliore  di democrazia... Approvato all'unanimità dall'intero arco  costituzionale delle «destre», invece, il fatto che dal dopoguerra a  Tangentopoli (e anche oltre...) l'Italia è stata dominata da un'egemonia  culturale della Sinistra. Il che, va da sé, non è moltissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ora  per mettere ordine nella Grande Casa delle Destre, ecco che la  «Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice» pubblica il volume digitale  di Mario Bozzi Sentieri Bibliodestre. Una storia attraverso i libri  (1945-2010), una bibliografia di oltre 200 pagine sulle destre italiane  (www.fondazionespirito.it/bibliodestre-una_storia_attraverso_i_libri.pdf).  Come scrive Bozzi Sentieri nella premessa «La lettura cronologica e  tematica delle fonti, comprese quelle manifestatamente avverse,  sollecita una visione complessiva di quelle esperienze, offrendo nel  contempo l'immagine della dinamicità, delle contraddizioni, delle  ambizioni espresse da quel mondo, anche nei momenti di maggiore  emarginazione politica e di minorità culturale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente, come  ammette lo stesso autore, la ricerca non pretende di essere esaustiva (e  infatti l'invito è che gli internauti partecipino inviando tutte le  integrazioni e rettifiche necessarie). E infatti anche solo scorrendo  gli oltre duemila titoli censiti ci sembra manchino alcuni filoni della  destra cattolica, la destra liberale è lacunosa (che fine ha fatto Bruno  Leoni?), non c'è Panfilo Gentile, c'è poco degli irregolari di destra  come i «vociani» o i toscani maledetti alla Montanelli, manca il  fascista di sinistra Camillo Pellizzi, e anche il politologo Domenico  Settembrini, non c'è traccia della triade poetica mitomodernista  Conte-Zecchi-Kemeny...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In compenso è ricchissima la bibliografia sulla  destra missina, viene dato il giusto spazio anche a un economista  eretico come Giano Accame, c'è una ricca sezione sulle riviste - da  Orion a Charta minuta, da La Voce della Fogna fino a FareVerde - ci sono  persino gli scritti culturali di Marzio Tremaglia. E poi è interessante  la bibliografia relativa ad alcuni settori come l'ecologia, la satira  (per sfatare l'idea che a destra non si ride), addirittura il mondo  skinheads e soprattutto la storia delle destre «locali», suddivise per  regione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, tutto ciò che serve - o quasi - a disegnare il  grande albero delle Destre. Un albero con tanti rami quante sono le sue  parole d'ordine (prima tradizione, nazione, società; poi attivismo,  organizzazione, impegno; quindi populismo, leaderismo, ultraliberismo),  radici così distese quanti sono i suoi valori (l'istinto «conservatore»,  il bisogno di comunità, l'individualismo e l'ansia di libertà) e un  grande tronco. Che come insegna la parola «destro» è «diritto», cioè -  retoricamente - «retto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Luigi Mascheroni&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-1041738239415395292?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/1041738239415395292/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/il-pensiero-delle-destre-il-wiki.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1041738239415395292'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/1041738239415395292'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/il-pensiero-delle-destre-il-wiki.html' title='Il pensiero delle destre? Il wiki-catalogo è questo'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-nX7jGmMnWQ0/TrGJtdUdDUI/AAAAAAAABwg/wpHF3OYeKrw/s72-c/destra.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-4595968848698248636</id><published>2011-11-01T09:52:00.000-07:00</published><updated>2011-11-01T10:04:09.516-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='video'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura'/><title type='text'>Così Marcel Proust scoprì il passato in pieno futurismo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe src="http://www.youtube.com/embed/GvyhqrCxlps" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" width="420"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div color="transparent" style="background- text-align: justify;" class="truncate_more"&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La più bella opera che io abbia letto di recente non è un'opera e non è  recente, anche se è uscita da poco. È un mosaico di frammenti staccati  da un edificio vecchio di un secolo. Il palazzo in questione, di sette  piani, è Alla ricerca del tempo perduto. La raccolta di schegge ha  assunto invece il nome di Breviario proustiano, curato da Patrizia  Valduga e ispirato da Giovanni Raboni (Einaudi, pagg. 238, euro 18,50). È  sorprendente come un'antologia di passi estrapolati dalla Recherche -  scritta tra il 1909 e il 1922, pubblicata in 7 volumi tra il 1913 e il  1927 - viva egregiamente di vita propria. Non lessi da ragazzo la  Ricerca, ma alla stessa età in cui Proust l'aveva concepita. Si vede che  c'è un giro di boa della vita in cui il bisogno di leggerla coincide  col bisogno di scriverla.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le riflessioni proustiane erano perdute  negli scaffali della Recherche, e la Valduga le restituisce, lucide e  perfette, viventi di vita autonoma, fuori dall'edificio paterno da cui  provengono. Breviario prezioso soprattutto per chi predilige l'aforisma e  il pensar breve, è d'indole e formazione più filosofica che letteraria,  e lascia cadere lo stucco per puntare al succo; ossia nella prosa cerca  il saggio, nello stile ricerca il pensiero, e dietro il ninnolo l'idea.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Marcel  Proust ha percorso contromano il '900, guardando nello specchietto  retrovisore. È andato incontro all'800, lo ha rianimato nel pieno  fervore modernista e futurista del suo tempo. Fuori infuriava il futuro,  splendeva il Sol dell'Avvenire, si cantava la bellezza della macchina e  della velocità. Ma dentro la sua stanza foderata di sughero non  arrivavano gli spasmi della modernità, il viaggio si compiva nella mente  innamorata, insieme a una straordinaria rivoluzione, in senso  astronomico. La nostalgia era nata come sentimento doloroso di una  lontananza da casa o dai luoghi cari, così era stata definita da medici e  letterati; con Proust traslocava dallo spazio al tempo e si faceva  nostalgia del tempo perduto. Non che prima di Proust non vi fossero  rimembranze e ricordanze, per alludere a gran poeti; ma è con Proust che  la nostalgia designa un rimpianto consapevole e il ripensamento  minuzioso del tempo perduto. E questo mentre fuori pulsavano le officine  industriali, ideologiche e letterarie del futuro. Ma Proust stesso  avverte che l'euforia per i vagoni in corsa che infervora il primo '900,  è destinata a tramontare e si torna ad amare la bellezza di Venezia,  quella Venezia passatista vituperata da Marinetti (che poi morì proprio  lì). Accanto alla nostalgia del passato perchè «i veri paradisi sono i  paradisi che abbiamo perduti», Proust coltiva anche una nostalgia  simultanea per gli eventi mentre accadono; è una specie di «nostalgia  preventiva» che delle cose presenti preavverte la loro perdita,  prefigura il loro svanire. Un meraviglioso espediente della natura,  secondo Proust, che fa balenare il presente nell'orto prezioso dei  ricordi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non manca in Proust una vena ironica che sembra avvicinarlo a  Oscar Wilde; ma Wilde è un Proust estroverso, con la brillante  superficialità di chi vuol stupire. Wilde ama il paradosso, che è una  verità invertita e divertita, senza l'implacabile indagine introspettiva  di Proust. Di lui condivide la voluttà della scrittura, non il tormento  del pensiero.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È possibile tracciare una filosofia proustiana? Il  florilegio ci permette di cogliere nitidamente tre versanti della  Ricerca proustiana: la scoperta della curvatura del tempo, il passato  che riaffiora nel presente e si congiunge al futuro; la scoperta di un  ponte, di un cammino introverso che dalla luce della realtà conduce  nell'antro recondito dell'anima, in quel luogo oscuro denominato psiche  dove sorgono le idee e i sentimenti. E infine la scoperta che le cose  sono animate; liberate dall'inerzia del loro esistere banale, vibrano di  ricordi allusivi (effetto madeleine). Le cose parlano in Proust,  sussurrano a chi sa ascoltare. Una rivoluzione straordinaria. Qui la  solitudine di Proust si ritrova con Freud e con Bergson e anche con  Nietzsche, con la fisica teorica e con l'inconscio jungiano.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella  ricerca proustiana del tempo perduto, la morte di chi ti è caro o lo  svanire del passato, tra i dolori che arreca, dona però un piacere: quel  che resta nella memoria degli affetti è un ricordo selettivo, il meglio  che merita di essere salvato, la sintesi gloriosa o squisita di quel  che fu. Non il suo lato noioso, banale o negativo. La morte screma la  vita, l'assenza depura la presenza dalla pesantezza del quotidiano.  Resta il fior fiore delle persone, dei fatti e delle cose. Folgorante  poi la sua intuizione sull'oblio, che preserva nelle sacche della  memoria involontaria la realtà più autentica del passato. E ce la  restituisce in uno di quegli agguati che il passato tende al presente  appostandosi dietro l'angolo e riapparendo a sorpresa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E poi  s'intrecciano come in una trama di fili dorati, i suoi acuti pensieri  sulla solitudine necessaria dell'artista e sul suo inevitabile vivere  per sé, sulla considerazione del genio come specchio del mondo; la  metafisica applicata alla vita quotidiana fin nei minimi risvolti, la  penetrante analisi dell'amore («Non si ama che ciò che non si  possiede»), della malattia e di «quella lunga disperata e quotidiana  resistenza alla morte» che è la vita pensata. La spremuta di Proust non  perde le sue vitamine ma le condensa. Poi verranno i proustiani di  maniera, che sarebbe meglio chiamare proustatici; troppe rozze madeleine  intinte nella tazza di Proust... «e un Marcel diventa ogni villan che pasteggiando viene».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nell'ultimo  libro della Recherche, Proust scrive: «Fra dieci anni noi, fra cento  anni i nostri libri, non ci saremo più». Esatta fu la profezia sulla sua  vita, non sulla sua opera. I cent'anni sono vicini ma sulla Recherche  non è caduta la polvere dell'oblìo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marcello Veneziani&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-4595968848698248636?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/4595968848698248636/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/cosi-marcel-proust-scopri-il-passato-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4595968848698248636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/4595968848698248636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/cosi-marcel-proust-scopri-il-passato-in.html' title='Così Marcel Proust scoprì il passato in pieno futurismo'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/GvyhqrCxlps/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-8335209786478467215</id><published>2011-11-01T01:22:00.000-07:00</published><updated>2011-11-01T01:36:26.555-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='video'/><title type='text'>Perché hanno ucciso Gheddafi - Massimo Fini</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe src="http://www.youtube.com/embed/FHgJB2IoKyY" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-8335209786478467215?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/8335209786478467215/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/perche-hanno-ucciso-gheddafi-massimo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/8335209786478467215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/8335209786478467215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/11/perche-hanno-ucciso-gheddafi-massimo.html' title='Perché hanno ucciso Gheddafi - Massimo Fini'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/FHgJB2IoKyY/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-2431514806716535084</id><published>2011-10-31T15:14:00.000-07:00</published><updated>2011-10-31T15:23:49.760-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>L'opposizione nel caos</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-HmhfQGLzwjk/Tq8fOPAtyFI/AAAAAAAABwU/WQFChwM6GGE/s1600/pier_luigi_bersani.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-HmhfQGLzwjk/Tq8fOPAtyFI/AAAAAAAABwU/WQFChwM6GGE/s400/pier_luigi_bersani.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5669784785290905682" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Pd si è impaludato nella guerra delle nomenklature. Certifica così  il proprio fallimento programmatico e getta alle ortiche l'ambizione di  costituire il polo socialdemocratico contrapposto a quello  nazional-conservatore. Non era difficile prevedere un tale esito dalla  "fusione a freddo" che lo aveva partorito. Fin dall'inizio, infatti, i &lt;i&gt;democrats&lt;/i&gt;  si sono segnalati all'attenzione del loro stesso elettorato per le  lotte intestine di potere a cui hanno dato vita piuttosto che per il  confronto ideologico e politico risultato scarso se non proprio assente.  Lotte di potere, ereditate dal vecchio Pci-Pds-Ds e da scampoli della  sinistra democristiana, che si sono trasformate, nel giro di pochi anni,  in lotte generazionali. Matteo Renzi e Pierluigi Bersani rappresentano,  infatti, non tanto il "nuovo" e il "vecchio" del Pd, ma insieme il  «mito incapacitante» di un partito oggettivamente provvisorio, sospeso  tra tentazioni regressive e provocazioni scapigliate. Un soggetto,  perciò, neppure consapevole che la partita che si sta giocando in Italia  nel contesto occidentale è finalizzata a costruire nuovi assetti  sociali fondati su culture emergenti e modalità inedite di aggregazione  che richiedono politiche in grado di rispondere ai disagi giovanili e  alle inquietudini delle generazioni avanzate con l'abilità di alchimisti  di un welfare pragmatico almeno come quello che venne inventato alla  fine dell'Ottocento paradossalmente da un conservatore come Otto von  Bismarck, superando le previsioni degli anarco-marxisti del tempo. Le  necessarie ed inedite sintesi, dunque, sembra che sfuggano agli eredi  del comunismo intrecciatisi con quelli del cattolicesimo democratico.  Gli uni e gli altri da quasi un quindicennio sono alla ricerca di una  convivenza problematica e non trovandola riempiono il vuoto dedicandosi  ad un gioco pericoloso: l'autolesionismo. Ne è consapevole Beppe  Fioroni, esponente post-dc, e lo paventano l'inventore ideologico del  Pd, Michele Salvati, e colui che ha cercato di interpretarlo al meglio  sul territorio, Sergio Chiamparino. Espressioni delle diverse componenti  e sensibilità del Pd, ritengono unanimente la riduzione del dibattito  sulle primarie, che potrebbe essere la Caporetto del partito a giudicare  dalle fratture che sta provocando, pregiudizievole alla definizione del  programma intorno al quale costruire l'alleanza da contrapporre al  centrodestra. &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Da qui la preoccupazione che la nuova Unione, fondata  sull'approssimativo "patto di Vasto" ed aperta al suggestivo  allargamento al Terzo Polo coltivato soprattutto da D'Alema, non si  trasformi nel cantiere della Torre di Babele a tutto vantaggio degli  avversari. Questi ultimi, che pure hanno motivi di seria preoccupazione  per ciò che accade al loro interno, non sembrano avere ben presente la  situazione di scollamento che si sta producendo nel Pd. È un segno di  debolezza politica e di irresolutezza culturale. Sintomi che la dicono  lunga sullo stato del Pdl incapace di profittare delle difficoltà del Pd  per rilanciarsi con una grande operazione di accreditamento quella  parte di elettorato deluso dalla non brillante tenuta della maggioranza.  Potrebbe farlo se ritrovasse le ragioni della coesione quale  presupposto per attuare i provvedimenti presentati all'Unione europea da  un lato e dall'altro se, rovesciando le parti, incalzasse come  coalizione di governo quella di problematica definizione che  intenderebbe sfidarla, sul suo stesso terreno dove si fronteggiano  opzioni inconciliabili nella valutazione della crisi economica e  finanziaria oltre che sui più vasti temi inerenti le convulsioni della  modernità. Sicché le crisi parallele del centrosinistra e del  centrodestra sembrano destinate a coesistere in una lunga stagnazione  politica nella quale l'irruzione possibile delle elezioni anticipate non  modificherà sostanzialmente lo stato delle cose vigente una legge  elettorale destinata a cristallizzare il potere di nomenklature  prigioniere del loro stesso destino: quello di non aver riformato i  partiti di riferimento per tempo adeguandoli alle esigenze culturali di  società dinamiche e dunque imprevedibili. Insomma un bipolarismo  impotente, caricatura della democrazia dell'alternanza.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gennaro Malgieri&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9155877891058670759-2431514806716535084?l=agsassarialtervista.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/feeds/2431514806716535084/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/10/lopposizione-nel-caos.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2431514806716535084'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9155877891058670759/posts/default/2431514806716535084'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agsassarialtervista.blogspot.com/2011/10/lopposizione-nel-caos.html' title='L&apos;opposizione nel caos'/><author><name>agsassari.altervista</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02383514111823579524</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-HmhfQGLzwjk/Tq8fOPAtyFI/AAAAAAAABwU/WQFChwM6GGE/s72-c/pier_luigi_bersani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9155877891058670759.post-5894857381174564349</id><published>2011-10-30T07:14:00.000-07:00</published><updated>2011-10-30T07:17:04.005-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='europa'/><title type='text'>I nostri 60 milioni di mandolini contro un'Europa senz'anima</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-a7MeA7YVrWw/Tq1cWvYxK-I/AAAAAAAABwI/7IVO6exj4rA/s1600/ox281267239442973632.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 370px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-a7MeA7YVrWw/Tq1cWvYxK-I/AAAAAAAABwI/7IVO6exj4rA/s400/ox281267239442973632.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5669289051676552162" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto un diremo, faremo, vedremo è questa Europa cui ancora manca un  citofono dove andare a suonare per farsi ricevere. Tanto è vero che non  esiste come Stato e se tale dovrebbe essere non si capisce come possa  farsi patria, nazione (e sangue e suolo), solo sommando tanti Stati  nazionali - battenti bandiere proprie - e non già i popoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto un diremo è l'Europa se poi - dopo gli anatemi, trattando  Silvio Berlusconi alla stregua di un Gheddafi da sodomizzare - s'era  accontentata di una sola bozza, peraltro manco controfirmata dal  ministro dell'Economia, e ha fatto tanti complimenti all'Italia del  centro-destra dove tra tutti i proponimenti - fosse pure il più  farlocco, ovvero cancellare le province - saranno solo un faremo o un  vedremo che non si farà né si vedrà mai. Come il famoso Ponte di  Messina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutta una fuffa, infine, è questa Europa che non ha  altra anima che la banca e quando un black-bloc di minimo raziocinio  vorrebbe farsi largo nel buon senso, oppure cavarsela con i conti della  serva, avrebbe da urlare il più potente dei “Re-nudo”. L'Euro, infatti, è  l'unica moneta creata dalla notte dei tempi a non avere alle spalle una  nazione né un Fort-Knox come per gli americani dove non c'è un lingotto  per l'Alabama e uno per lo Stato di New York, ma solo e soltanto quel  solforoso In God We Trust.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Europa perderebbe la sua guerra. Ed è  guerra di sopravvivenza quella cui fanno fronte coi loro banchieri,  nominati dagli esecut
