
Stupende la pagine sulla bellezza e la bontà della creazione della materia e della natura contro la svalutazione catara che giunge fino a Nietzsche e all'agonia illumininistica rovesciata in Novalis, e i falsi mistici del Grund primigenio. E pagine splendide si trovano sul cesarismo, sulla rivelazione primordiale. Storicismo senza storia, progressismo senza progresso, naturalismo senza natura, tradizionalismo codino e settario. La vera tradizione metafisica e cattolica è l'unica fonte di vero progresso civile, morale, spirituale per Piero Vassallo.
Il realismo gnoseologico si esalta in realismo politico nelle magistrali pagine in cui Vassallo analizza le derive occidentaliste e orientaliste che per eccesso o difetto non colgono il significato provvidenziale dell'impero americano di fronte ai totalitarismi del novecento e alla tenebrosa minaccia islamista, che sintetizza col giudizio dell'immoralismo maomettano segnalato da San Tommaso. E quando pone la netta distinzione (non separazione) tra l'ordine della mitezza della carità soprannaturale della Chiesa e l'ordine dell'impero nella storia. Egli richiama Sant'Agostino ai dossettiani che vedono l'alternativa europea all'impero americano, come se gli tati europei attuali fossero librati sul giusto riconoscimento dei principi cristiani! Contro un prevalente pericolo «sionista» Dossetti come Guénon, Garaudj, Alain de Benoist insieme allo storico medievalista Cardini e altri destri italici finiscono sognare una superiorità morale dell'islam ad uso dell'antiamericanismo europeo! Dunque la buona tempra del pensiero genovese rinverdisce nella solitaria testimonianza di Piero Vassallo. Egli mi fa rileggere l'Ultimo Maritain delle «cose del Cielo», che ha rotto con i fatui tomismi della nouvelle théologie che ha inquinato il concilio e i papi, si, caro Piero anche i papi, che mai tu vuoi toccare, distinguendo funzione carismatica e dottrina privata. Eppoi rileggo di un altro solitario, Andrea Galimberti, che da Aristotele, Leibniz e Kant, giunse a un realismo della «filosofia trascendentale del linguaggio» - ed. Paideia che lo introdusse nella genuina fede cristiana, ma non fu capito dal mondo di «giustizia e libertà» del suo cugino Duccio di Cuneo, da cui proveniva con Baratono e dal mondo cattolico, tra Siri e Sciacca, che all'università gli fecero ostacolo. E ancor meno capirono le schiere di neoteologi di galli e balletti della setta montiniana genovese, che combatteva Siri e Sciacca per motivi politici coperti dal tomismo prima maniera di Maritain, anche quello banalizzato nel sincretismo di babele. Solitudini che s'intrecciano e s'incontrano, a Genova fuori del potere della casta sinistro-gnostica con la filosofia del vangelo. Con Piero, come maccabeo del cattolicesimo, si può discutere in verità. Le pagine di «Memoria e progresso» (ed. Fede cultura) bolla a fuoco le tentazioni nefaste che la falsa filosofia ha scatenato nella chiesa di Roma.
(fonte: http://www.ilgiornale.it/)
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