mercoledì 22 dicembre 2010

L'amarcord dei politici, quando in piazza c'erano loro


«No, guarda: a me della zona rossa non me ne importa un bel niente e certo non me ne starò buona buona e al sicuro tra le mura di Montecitorio. Io voglio andarli a vedere da vicino, voglio capire chi sono i giovani di questo nuovo movimento», dice Flavia Perina, la deputata di Futuro e libertà che dirige il Secolo d'Italia e che le piazze delle manifestazioni, i cortei li conosce e li conosce bene, perché da militante del Fronte della gioventù ci ha camminato dentro trent'anni fa, «quando non esplodevano petardi ma colpi di pistola».Il 30 settembre del 1977, un militante comunista, il ventenne Walter Rossi, mentre manifestava con altri compagni a poche decine di metri dalla sezione del Msi della Balduina, a Roma, fu raggiunto alla nuca da un proiettile. «Dopo l'omicidio, la polizia venne nella sezione e fece una retata, arrestandoci tutti...».

Anni di piombo, ricorda la Perina. S'intrecciano le memorie nei palazzi della politica e del potere che oggi verranno protetti da un cordone di blindati e reparti in tenuta antisommossa. C'è pure la voce di chi non ti aspetti. «Sì, un giorno guidai una carica anche io...». Con un filo di nostalgica civetteria, questa è la testimonianza di Goffredo Bettini, astuto e pacioso gran burattinaio di mille intrighi nella sinistra che poi è diventata Pds, Ds, e infine Pd. «Primavera del '78: ero alla guida della Federazione dei giovani comunisti di Roma. La cacciata di Lama dalla Sapienza ci aveva allontanato dal movimento, dalla violenza degli autonomi. Una mattina però convoco un'assemblea nella facoltà di Economia e commercio: è un successo, siamo in trentamila, compresi studenti medi e leghe dei disoccupati....». Continui. «Gli autonomi sono riuniti dalle parti del rettorato. E quando vengono a sapere di noi, decidono di darci una lezione: prendono bastoni, spranghe, infilano i caschi, e partono. Noi siamo avvertiti da una nostra staffetta. E io decido in un minuto». Cosa? «Capisco che se ci ricacciano, è finita. Dobbiamo difendere il nostro diritto a manifestare. Così ordino di rompere sedie e banchi, ci armiamo, e blocchiamo le porte dell'aula. Ma quelli le sfondano, e irrompono. Ed è a quel punto che noi carichiamo. È una battaglia selvaggia, però li respingiamo. Ad un certo punto, da un pianerottolo mi tirano addosso una scrivania: io cerco di schivarla, alzo il braccio, me lo spezzo. Ma il dolore non lo sento, perché i figgicciotti, come ci chiamavano, hanno dimostrato di saper difendere i propri diritti».

Figgicciotti, in quegli anni, assai distanti dalle variegate e creative atmosfere del movimento. Bettini era subentrato a Veltroni, nella guida della Fgci. Con loro c'erano Massimo Micucci e Ferdinando Adornato e tutti insieme ascoltavano Gianni Borgna, il capo saggio, colto - è lui che li convinse a dialogare con Pier Paolo Pasolini - ma anche assai prudente. Un giorno lo incontrarono ansimante. «Gianni, ma dove corri?». «Scappo». Scappavano anche Maurizio Gasparri e Antonio Tajani, inseguiti da duecento compagni rossi del liceo Tasso, quel pomeriggio che Gianni Alemanno se li ritrovò davanti, voltato l'angolo: per unanime giudizio, tra i ragazzi del Fronte della gioventù Alemanno era tra quelli che sapeva difendersi piuttosto bene. Partecipò a non pochi tafferugli, fu arrestato, incarcerato; nel 1988 gli fu affidata la gestione del servizio d'ordine ai funerali di Giorgio Almirante.

Ci fu un momento in cui il responsabile giovanile del Fronte era Teodoro Buontempo (entrato nella leggenda della destra romana con il soprannome di Er pecora - «una giacca pelosa ma molto calda che avevo usato nel periodo in cui dormivo in una Cinquecento»); il responsabile studentesco era Gianfranco Fini (impermeabile bianco, sempre molto distante da spranghe e rivoltelle); il capo degli studenti medi era Maurizio Gasparri e il suo vice, appunto, Alemanno.

Poi c'era Marcello De Angelis - oggi senatore del Pdl rapido e in qualche modo leale a Berlusconi, ma un passato dentro Terza Posizione, un periodo in carcere - che diventa leader di un gruppo musicale alternativo, il 270bis, e canta: «Vieni a passeggio con me su ponte Mussolini/ Dove corrono i bambini con i fazzoletti neri/ Oggi come ieri/...». Erano giovani e appassionati. Francesco Storace pesava anche trenta chili di meno. E questo, «il giorno che mi ricorsero sparandomi», fu decisivo.Massimo D'Alema studiava a Pisa, e lì, come poi confessò, «lanciai... Sì, lanciai una bottiglia molotov». La leggenda vuole (non esiste documentazione fotografica) che Ignazio La Russa passeggiasse in San Babila, a Milano, tenendo al guinzaglio un feroce dobermann.
I ricordi di Paolo Cento, leader dei Verdi ed ex sottosegretario all'Economia nell'ultimo governo Prodi, li ascolteremo oggi, in piazza: molti capi e capetti di una certa sinistra di lotta e di governo, non essendo stati rieletti, sono infatti fuori dal Parlamento. Facce di Rifondazione, facce come quella di Francesco Caruso, ex deputato ed ex gran capo dei no global del Meridione. Il primo, due martedì fa, a chinarsi e a soccorrere il ragazzo con il naso fracassato dal casco di quel pizzaiolo scosso.

Nessun commento:

Posta un commento