giovedì 19 maggio 2011

Blondet: Bin Laden non è morto, ecco la mia verità


«La morte di Bin Laden? Il classico film americano: Clint Eastwood che uccide qualcosa e il gran finale rubato al film Master and Commander». Lo dice a ilsussidiario.net il giornalista e scrittore Maurizio Blondet. Già inviato di Oggi, Il Giornale, Avvenire, Blondet è un grande esperto di tesi cospirazioniste, ad esempio sugli attentati dell’11 settembre 2001 che furono, per Blondet, «un’autoaggressione». Nel libro 11 settembre colpo di stato in Usa, Blondet sostiene la tesi che dietro all’attacco alle Torri Gemelle ci sono lobby militari industriali, petrolifere, politiche ed ebraiche. E a proposito dell’uccisione di bin Laden, si tratterebbe solo di cattiva narrativa data in pasto a un’opinione pubblica ignorante, quella americana, per coprire ben altri scenari.

Blondet, la stessa Al Qaeda ha riconosciuto che Osama Bin Laden è stato ucciso. Questo non ha fugato ogni dubbio?

Mi scusi, ma chi ha detto che Osama è morto? Dove l’ha letto?
Lo hanno riportato alcuni siti fondamentalisti islamici.

Ecco, appunto. Anche lei potrebbe aprire un sito che si dichiara fondamentalista e dire che Bin Laden è stato ucciso.

Dunque lei rimane dell’opinione che Osama non sia stato ucciso? O che è morto anni fa e sia stato ritirato fuori per motivi propagandistici americani?

Ma io non lo so, questo. Morto, vivo, non lo posso sapere. Il problema è un altro, è intendersi su cosa sia Al Qaeda. Al Qaeda è un organismo identificato o no? Direi di no, è piuttosto una galassia di organismi, di cellule. Bisogna ricordarsi che cos’era Al Qaeda quando è nata, innanzitutto. «Al qaeda» significa «data base» ed è il nome che gli diedero gli americani quando fondarono questa organizzazione che - è bene ricordarlo - è stata messa in piedi dagli Stati Uniti per combattere i sovietici in Afghanistan. Si trattava di una lista contenente i capi guerriglieri islamici disposti a combattere i russi con il sostengo americano. Tra questi, uno dei capi guerriglieri si chiamava Osama Bin Laden. L’assistenza a questa struttura veniva dato dai pachistani, che con il loro famoso servizio segreto decisamente anticomunista erano ben contenti di combattere i sovietici.

E quindi?

Quindi, intorno all’anno 2000, è successo qualcosa. Ci sono state delle ribellioni all’interno di questa struttura, che per gli americani non aveva più alcuna funzione pratica dopo che i sovietici se n’erano andati dall’Afghanistan. Il problema però divenne questo: quando sei un guerrigliero, quando hai depositi di armi sparsi ovunque che ti hanno fornito gli americani, che fai quando la guerra è finita? Vai a cercarti un lavoro in banca? Ovviamente no: rimani un guerrigliero. Pensiamo all’Italia, ai garibaldini. I garibaldini erano un’organizzazione terroristica, degli irregolari mandati in missione al posto dell’esercito piemontese. Quando la guerra finì, i garibaldini furono assorbiti con vari compiti paramilitari, ad esempio la guardia campestre, perché l’esercito sabaudo non voleva questi terroristi nelle proprie file. Al Qaeda invece è stata abbandonata ed è questo l’errore fatto dagli americani. Quando utilizzi mezzi illegali per degli scopi, poi ne devi pagare il prezzo. Così i membri di Al Qaeda si sono messi in proprio, hanno cercato dei finanziatori. È interesse americano dire che Al Qaeda esiste, Al Qaeda esiste ovunque gli americani abbiano degli interessi da difendere. In quei posti c’è Al Qaeda da combattere. Questa è la mia tesi, naturalmente ci sono anche altre tesi.

Cosa ne pensa dell’operazione «Geronimo», durante la quale è stato ucciso bin Laden o chi per lui?

Penso che sia semplicemente ridicolo che nessuno abbia potuto vedere il corpo di questa persona uccisa. Mi stupisco che si possa credere a una versione dei fatti come quella propagandata dal governo americano. Prima di portarlo sulla nave da dove l’hanno poi gettato in mare, quel cadavere ha fatto sosta alla base americana di Bagran, la più grande di tutto l’Afghanistan, dove stazionano sempre centinaia di giornalisti. Ebbene: qual era il problema a mostrare anche solo per cinque minuti il cadavere alla stampa?

Per cui?

Per cui è la solita narrativa all’americana, dove nessuna guerra finisce mai senza che il buono spari al cattivo dopo essersi affrontati nel duello finale.
La mia idea è che la persona uccisa non fosse Osama, ma un qualche importante mediatore tra talebani e pachistani. Di fatto, quella persona non viveva in una situazione di protezione pachistana. Era vicino a una caserma, protetto da mura e filo spinato, non mi sembra il posto dove ci si nasconde, ma piuttosto una copertura di protezione governativa. Da tempo una parte dei servizi segreti pachistani sta trattando con i talebani, è risaputo. Addirittura si sa di un apripista di accordo con il presidente afgano e i talebani per fare un governo insieme con la protezione della Cina, di cui da sempre il Pakistan è ottimo amico. Tutte cose che agli americani non piacciono, ovviamente, per cui questo blitz mi sa tanto di azione punitiva americana nei confronti dei pachistani, ed è possibile che gli americani abbiano distrutto una possibilità di tregua e quindi di pace in Afghanistan. Poi ovviamente un po’ di teatrino propagandistico: tirare fuori la morte di bin Laden, tanto per chiudere un conto che durava da dieci anni e che ormai mostrava un po’ la corda.

Un’operazione elettorale di Obama, dunque.

No, questo non direi. Se si votasse domani allora sì, ma si vota fra alcuni mesi e gli americani quando votano sono più interessati all’economia, ai problemi della disoccupazione. Gli Stati Uniti sono oggi un impero in declino, che peraltro ha portato alla rovina anche il resto del mondo occidentale.

Le sue teorie sull’11 settembre 2001: dieci anni dopo, lei le conferma?

Ancora più di prima. Vede, io in quei giorni ero inviato speciale negli Stati Uniti. Ho parlato con i pompieri di New York, ho parlato con piloti dell’Alitalia. Nessuno crede che se hai fatto un corso di addestramento su un Piper sei poi in grado di guidare un 747. È del tutto impossibile. Inoltre, i voli di linea sono costantemente guidati da terra. Un 747 si può schiantare su un grattacielo solo se sul grattacielo è stato posto un radiofaro che lo guida. Un conto se è un jet militare, ma nessuno poteva portare un 747 sulle Torri Gemelle da solo. Sono favole che vengono date in pasto all’ignoranza tecnica della gente comune che pensa non ci sia differenza tra pilotare un volo di linea e un aereo turistico.

E il motivo di tutto questo?

Gli americani ogni settant’anni hanno bisogno di una guerra, di fingere un attacco nei loro confronti. Pearl Harbor, il finto attacco spagnolo che portò alla conquista di Cuba. Tutta la storia americana è fatta di atti delinquenziali per giustificare le guerre. Quello dell’11 settembre è stato certamente più grosso degli altri da far ingoiare all’opinione pubblica.

E Obama?

Obama come ogni altro presidente americano è solo una figura vuota, non è altro che il portavoce di sistemi di potere, gruppi industriali, lobby economiche. Se Obama agisse diversamente, ci sarebbe subito un assassino solitario che lo fa fuori.

Come Kennedy?

Certo. Kennedy aveva minacciato atti di indipendenza ed è stato vittima di questo. Agli americani è facile far credere qualunque cosa, anche che bin Laden sia stato sepolto con un rito islamico mentre invece non è per niente così. Ma gli americani non sanno nulla dell’islam.

(di Paolo Vites)

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