sabato 19 maggio 2012

“Mi sfrattano per essere stato un militante del Fronte della Gioventù”. Autodifesa di Vattani



“Sarei curioso di sapere che cosa pensano del trattamento che mi sta riservando il ministero degli Esteri i molti personaggi politici provenienti dal Msi e poi da An, che hanno avuto incarichi di prestigio anche nei precedenti governi”. A parlare al Foglio è il console a Osaka, Mario Vattani, prima richiamato dalla Farnesina, poi reintegrato da una sentenza del Tar e ora di nuovo richiamato in Italia dopo una decisione monocratica del Consiglio di stato (la sentenza collegiale arriverà solo il 19 giugno): il tutto senza ancora alcuna decisione della commissione di disciplina e, in sostanza, perché quasi trent’anni fa faceva parte del Fronte della gioventù.

Il circo mediatico giudiziario si era messo in moto contro Vattani il 29 dicembre 2011, con un video pubblicato dall’Unità che lo ritraeva nella sede romana di CasaPound, sul palco, sotto pseudonimo, a cantare canzoni di gioventù. “Per poter ricorrere al Consiglio di stato”, spiega Vattani, “il ministero degli Esteri ha inserito una ‘considerazione a monte’ che al momento del ricorso al Tar non era stata usata”. Secondo la considerazione a monte, gli “elementi fattuali” che rendono Vattani colpevole – condannato senza processo – consistono nella sua militanza politica missina negli anni Ottanta. Questo renderebbe la permanenza all’estero del console “in palese contraddizione con le alte funzioni di rappresentanza dello stato che egli è chiamato a svolgere”, come si legge nella memoria della Farnesina. “Nel testo presentato al Consiglio di stato”, dice Vattani, “il ministero evidentemente considera incompatibile il passato nell’organizzazione giovanile del Msi con la rappresentanza dell’Italia all’estero. Ma nel periodo in cui io ero iscritto al Fronte della gioventù i segretari dell’organizzazione erano prima Gianfranco Fini – divenuto in seguito ministro degli Esteri – e dal 1988 Gianni Alemanno”.

Una campagna mediatico-giudiziaria senza precedenti, quella riservata al console, e riconosciuta come tale anche dal Tar, che nella sentenza del 5 aprile scorso dice che non bastano articoli di stampa e il video di un concerto per un decreto di richiamo. Il “clamore di stampa” suscitato da Vattani, e a lui imputato, secondo il Tar era in realtà dovuto alla sovraesposizione mediatica della vicenda da parte dei vertici del ministero. In sostanza la Farnesina si sarebbe danneggiata da sé, attribuendo enorme visibilità a una vicenda che per mesi non aveva interessato nessuno. “Invece di tenere conto dei fatti – dice Vattani – ci si basa sulla loro interpretazione da parte di alcuni giornali. Ma la cosa sconvolgente è che nessuno dalla Farnesina si è mai premurato di spiegare perché io fossi stato nominato a Osaka, o di fare un minimo cenno sul mio curriculum e sul fatto che conosco correntemente la lingua e la cultura giapponese”. Ora Vattani ha cinque giorni per traslocare a Roma, dopo il richiamo “urgentissimo” della Farnesina: “Farmi rientrare in cinque giorni, con una serie di impegni istituzionali già organizzati e centinaia di invitati, tra cui personalità politiche giapponesi, equivale a un gravissimo sgarbo nei confronti delle autorità giapponesi e a un grave danno d’immagine per l’Italia. E’ evidentemente un provvedimento vessatorio e punitivo che dimostra un accanimento quasi ideologico. Se è questa la lezione di diplomazia che mi si vuole dare…”.

(di Giulia Pompili)

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