martedì 18 settembre 2012

La maschera sarda di Juan Domingo Perón


“Ah! Lei è argentina! Lo sa che il vostro grande presidente Juan Domingo Perón era nato proprio qui!”. “A Mamoiada! E com’è che noi argentini non ne sappiamo niente?”. “Be’, perché sono stati i vostri servizi segreti a nasconderlo!”. Scrittrice di Buenos Aires finita in Barbagia per una ricerca sul Carnevale sardo, Luisa Valenzuela forse esagera volutamente nel riferire della sua assoluta sorpresa. Ripetuta dai giornali sardi fin dal 1951, la storia, o leggenda, era stata in effetti oggetto di un libro del 2000 del sardo Peppino Caneddu di cui la stampa argentina aveva parlato ampiamente, discutendo delle prove in pro e in contro. Tra queste, però, non c’era quella da cui Luisa Valenzuela ha tratto l’improvvisa intuizione proprio grazie allo studio che stava facendo. Fateci caso anche voi: la maschera lignea di un Mahmutone, non è forse identica al volto del generale dei descamisados?  E di che è fatta poi, se non di legno di pero selvatico? Pero, Perón. Ma chi raffigurano poi i Mahmutones se non Bacco-Dioniso, antica divinità pagana delle forze della natura? E cos’è il populismo peronista, se non un’irruzione del dionisiaco in politica? La folla in perpetuo delirio, la redistribuzione delle risorse trasfigurata in consumo e spreco orgiastico, e perfino quella meravigliosa Arianna abbandonata e poi incoronata dal Presidente a santa degli oppressi, corrispondente al nome di Evita.

Ovviamente, non sono “prove” da saggio storico. Ma da romanzo sì: e “La  máscara sarda” è appunto il titolo del romanzo storico che è uscito ad agosto per Seix Barral (248 pagine, 99 pesos). Era stato lo stesso Perón a spiegare che il suo cognome era in realtà una deformazione dell'italiano “Pieroni”. Il suo bisnonno sarebbe stato un medico “di un Paese vicino a Sassari” emigrato a Buenos Aires nel 1860. Ma quando lui era giovane le leggi impedivano agli immigrati di entrare all’Accademia Militare. Nato a Mamoiada nel 1892, emigrato a 17 anni in Argentina e sposatosi con la figlia del facoltoso possidente di origine italiana presso la cui impresa si era impiegato, Giovanni Piras sarebbe stato dunque aiutato a studiare da ufficiale dal suocero, impressionato per la sua brillante intelligenza. Ma prima avrebbe dovuto occultare la sua origine, cambiando il nome. Va ricordato che questo Giovanni Piras nato a Mamoiada nel 1892 è esistito davvero, e le foto lo mostrano somigliante al generale in modo impressionante. Emigrò nel Chubut, la regione in cui Perón trascorse la sua infanzia; ma dopo il matrimonio non diede più notizie di sé. Davvero era diventato Perón? O semplicemente aveva interrotto i rapporti con la famiglia perché non informato della morte della madre.

Luisa Valenzuela ci ha poi  mescolato l’altra leggenda di Juancito Sosa: figlio illegittimo di una teuhelche, che avrebbe cambiato nome perché in Accademia avevano problemi anche bastardi e meticci. Immagina dunque Piras che si fa adottare dalla madre dell’indio, morto a 17 anni. E poi sostituisce una terza identità alla seconda che ha già sostituito la prima: una delle pagine più suggestive mostra Perón davanti alla tomba dove è scritto il nome di Giovanni Piras, e dove è invece seppellito Juan Sosa.  “Lei è trino mio generale”, gli dice poco prima della morte José López Rega: il Rasputin che lo tiene in pugno proprio perché conosce l’intricato mistero delle sue origini. “Lei è Juancito Sosa ed è Juan Perón, naturalmente, ma non dobbiamo dimenticare che prima di tutto lei è Juanne di Mamoiada, quello che chiamavano anche Juvanneddu o Jovennu. Lei è la reincarnazione di Dioniso, colui dai molteplici nomi”.

(di Maurizio Stefanini)

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