giovedì 19 novembre 2009

Anche io vittima del nuovo maccartismo


Nella nostra vita, il dolce si mischia sempre all'amaro. E magari al piccante. È la regola. E io non vi sfuggo. La settimana scorsa, ad esempio, ero vicino a Gerusalemme, nell'oasi ospitale di Neve Shalom, l'"Oasi di pace" dove israeliani ebrei, arabi cristiani e arabi musulmani vivono insieme, cercando di dimostrare al mondo che tutto è possibile agli uomini di buona volontà. Abbiamo ricordato insieme, con la preghiera e con un convegno di studi, la memoria di padre Michele Piccirillo, il prestigioso francescano-archeologo di recente immaturamente scomparso. Anima dell'evento è stata una mia meravigliosa amica, Simonetta Della Seta, adesso addetta culturale presso la nostra ambasciata a Tel Aviv. Con Simonetta ho scritto un romanzo storico, Il guardiano del santo Sepolcro (Mondadori), dove noi due, un'ebrea e un cattolico, c'incarichiamo di far parlare in prima persona il portinaio della basilica gerosolimitana della resurrezione, un musulmano. Peccato che i media ne abbiano parlato poco. A Neve Shalom ho avuto la gioia di poter riabbracciare tanti stimati colleghi israeliani, come il grande me-dievista Benjamin Z. Kedar, amico di colui ch'è stato uno dei miei più cari maestri, Joshua Prawer.

Fin qui il dolce. L'amaro, o meglio il "piccante" - nel senso dell'irritante - è arrivato qualche gior-no dopo, martedì 17 novembre scorso, con un articolo su Libero nel quale Alexandre Del Valle, forse sull'onda delle recenti dichiarazioni del ministro Maroni, "denunzia" un terribile complotto "verde-nero-rosso" ordito insieme, in spregevole combutta, da fondamentalisti islamici, nostalgici neonazisti ed estremisti bolscevichi. E naturalmente buona parte di tale articolo è dedicata a me: non ho capito troppo bene in quale delle tre convergenti categorie egli mi ponga, ma credo in entrambe (neologismo per dire in tutte e tre). Follia diffamatoria? Non proprio. O, perlomeno, diciamolo con l'Amleto di Shakespeare: c'è del metodo in questa follia. Il Del Valle in realtà in parte "denunzia" cose che io sono stato il primo a dire di me stesso in molti libri (dall'autobiografia L'intellettuale disorganico alla raccolta di saggi Scheletri nell'armadio), in parte vaneggia cucendo insieme indizi allegramente interpretati e squisite falsità in uno stile che ricorda certi personaggi di un famoso romanzo di Volkoff, Il montaggio, o certe "rivelazioni" che andavano per la maggiore nella bell'America dei tempi di Joseph McCarthy.

Io sarei stato quindi iscritto, da giovane, alla Giovane Europa di Jean Thiriart e "membro" della Nuova Destra di Marco Tarchi (che non è mai stata un movimento); avrei studiato la mistica fascista (mai!) e il sincretismo islamico (falso; non so che cosa sia il sincretismo islamico; io mi sono occupato di rapporti tra Europa e Islam) e seguirei quanto alla mia interpretazione della fede coranica le tesi di René Guénon (manco per idea!). Ispirandosi inoltre alle "rivelazioni" (sic) del settimanale Tempi e dell'agenzia Corrispondenza romana, il Del Valle prosegue sostenendo che sarei «corrispondente di Radio Teheran» (un'emittente che mi ha in effetti intervistato un paio di volte; e al quale ho risposto con cortesia ) e che avrei preso posizione contro le guerre in Afghanistan e in Iraq (be', ho scritto anche tre libri al riguardo). Vi risparmio le piacevolezze minori: salvo il fatto che mi definirei «uomo d'ordine e di destra» (in realtà ho sempre detto di essere uomo d'ordine e dotato di vivo senso dello Stato) e che sarei spesso interpellato perciò dal Secolo d'Italia (vero: sono anzi forse il decano dei suoi collaboratori, dal momento che la mia firma su tale quotidiano è uscita per la prima volta nel 1958), ma che sarei stato «stranamente risparmiato dalla sinistra» e che una volta sono stato addirittura elogiato in pubblico da Walter Veltroni "per i suoi (cioè miei) attacchi ai tagli del governo alla scuola e all'università». Peccato che il Del Valle, forse mal consigliato e peggio documentato, "ometta" che Veltroni mi citò esplicitamente per un articolo comparso, guarda caso!, proprio sul Secolo.

Che malinconia. Ho quasi settant'anni, e ho passato quasi mezzo secolo dell'esistenza studiando come un matto. Ho al mio attivo circa 150 volumi, e molte migliaia fra saggi e articoli. Eppure, il quotidiano Libero non ha mai creduto opportuno - ed è stato suo sacrosanto diritto, che diamine! - di dedicarmi nemmeno due righe di recensione. Di recente, ho pubblicato due libri di medievistica: Cassiodoro il Grande (Jaca Book) e una raccolta di studi francescani editi dal centro Italiano di Studi sull'Alto Medioevo. Silenzio-stampa, almeno su quel giornale. E allora, perché d'incanto interesso in tal modo a lorsignori, affaccendati a quel che pare a impaurire la loro opinione pubblica col temibile fantasma d'un'alleanza tra "opposti estremismi" rosso-nero-verdi?

Azzarderei una risposta. In effetti, non pare che il Del Valle declini proprio tutte le sue fonti. Forse, un'occhiata al blog "Informazione corretta", che da tempo mi dedica attenzioni analoghe alle sue, deve averla data. O magari dev'essergli diciamo così passato per le mani il numero del 21 aprile 2004 dell'American National Review, nel quale due solerti "giornalisti" (?!), per la cronaca italiani, argomentavano sul mio conto più o meno le stesse cose. Ho citato i due paltonieri in questione per diffamazione: se la sono cavata andando assolti (ma con formula dubitativa: ed è in arrivo il processo d'appello). Non so se ricorrerò ancora alla legge. Quel che so è che in Italia sta montando un'ondata di "caccia alle streghe" nella quale chi non si preoccupa di "allinearsi", ma cerca di dir la sua restando un uomo libero e rispettoso della verità, potrebbe anche rischiar qualcosa. Vecchi metodi. Vecchie inquisizioni. Vecchie intimidazioni. Che io sia una strega? In fondo, sarei anche in buona compagnia (penso alla strega sabatilla di Brancaleone alle crociata, splendidamente interpretata da una giovane Stefania Sandrelli). Venite fuori una buona volta, allo scoperto, tangheri che siete. Abbiate il coraggio di citarmi per quel che ho detto e scritto. E sia chiaro: sempre meglio cripto-nazicomunista che infame e incolto, come siete voi altri.

(di Franco Cardini)

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