martedì 30 aprile 2013

Massimo Fini: «Larghe intese dei responsabili del disastro sotto il patrocinio di nonno Napolitano»


Si concordi o meno con lui, Massimo Fini non può lasciare indifferenti. Le sue idee, come sempre, sono chiarissime. E anche se sa che non sono mainstream, continua ad esporle con una lucidità disarmante. Come un profeta biblico non ascoltato, da decenni parla di crollo del sistema occidentale. E oggi che il rischio c’è davvero, non si bea del suo azzecato vaticinio, ma, intervistato da IntelligoNews , lo registra come un evento inevitabile.

La politica italiana, invece, sembra non appassionarlo più di tanto. È molto attento, fin dall’inizio, al fenomeno grillino, e alla pattuglia pentastellata in Parlamento contesta di aver perso per inesperienza la partita del Quirinale. Ma anche il grande stallo politico italiano (attentato ai carabinieri incluso), per lui, dipende dalla crisi globale.

Lei è sempre stato molto attento al fenomeno di Beppe Grillo. A due mesi dalle elezioni, come giudica l’operato del Movimento 5 Stelle?

«È un po’ presto per giudicare, visto che sono lì da pochi giorni. Però credo che Grillo abbia fatto un errore sul Quirinale. Se avesse proposto subito a Bersani i nomi di Zagrebelsky o Rodotà, non avrebbe potuto dire di no. Cincischiando con la Gabanelli e Strada, però, gli altri hanno preparato l’inciucio e tutto il resto è venuto di conseguenza. Hanno perso una partita importante per inesperienza. Se intendi rovesciare il tavolo dall’interno del sistema, devi anche impararne meglio la sintassi e la grammatica».

E sul “governo del cambiamento” con Bersani hanno fatto bene a non cedere?

«Senz’altro. Il M5S si propone come alternativa assoluta a 18 anni in cui i governi di destra e di sinistra hanno commesso abusi, soprusi e illegalità, portando l’Italia al disastro economico, sociale e morale. Grillo marcherà sempre questa sua diversità, sperando che resti…»

Dove ha fallito Bersani, però, è riuscito Letta, con l’aiuto fondamentale del centrodestra. Le piace il nuovo governo?

«No, per la ragione che ho appena detto. Perché raccoglie tutti i responsabili del disastro, quelli che hanno distrutto la casa Italia. Poi si sono accorti che il tetto stava cadendo anche sulla loro testa, si sono ricompattati e rinchiusi nella fortezza istituzionale, sotto il patrocinio di nonno Napolitano».

Anche lei crede che il governo Letta sia espressione di gruppi di pressione internazionale? In poche parole: crede nel complottone del Bilderberg?

«Sono molto lontano da ipotesi complottistiche e non sono un aficionado di questi temi».

Per lei Trilateral, Bilderberg e compagnia contano meno di quanto si pensi?

«Sì, credo di sì».

Lei fa spesso arrabbiare le donne: cosa pensa della pattuglia femminile del governo Letta? La campionessa olimpica, l’immigrata, la nonna, la bella ragazza… Sono lì per merito o per coprire una casella?


«Molto probabilmente alcune sono foglie di fico, ma Letta ha fatto un’operazione impeccabile da manuale Cencelli anche in generale. È stato bravo a distribuire i ministeri secondo la forza dei gruppi che lo sostengono. E c’è anche questo mantra sulle donne che ormai è diventato ossessivo».

L’attentato ai carabinieri a Palazzo Chigi è il gesto disperato di un folle o il segno di un disagio più generale?

«È segno di un malessere più vasto che però coinvolge tutto il mondo occidentale, non solo l’Italia. In America fatti di questo genere ne sono accaduti un’infinità, anche recentemente. Il problema è che siamo stressati da un ritmo di vita e da un modello di sviluppo che non ci consentono di avere equilibrio e armonia. È una conseguenza del modello generale, insomma, che noi chiamiamo occidentale perché è iniziato qui, ma che ormai ha coinvolto anche Cina e India. Basti pensare che la prima causa di morte fra i giovani cinesi è il suicidio. Qualcosa che non funziona deve esserci… Poi ci possono essere punte di questo iceberg che esplodono, come è successo a Roma tre giorni fa».

Come se ne esce, da questa crisi infinita? Non sembra più solo un problema economico…

«Penso che non tanto tardi crollerà il mondo del denaro, il mondo nato dopo la rivoluzione industriale. Vedo questo crollo relativamente vicino nel tempo…»

E al posto di questo mondo che sparirà cosa ci mettiamo?

«Questo non lo so, ma vedo una situazione simile al crollo dell’Impero romano, che poi sfociò nel feudalesimo europeo. Se avessimo un minimo di cervello, invece di aspettare passivamente il crollo, potremmo fare alcuni ragionevoli, graduali e limitati passi indietro, come peraltro affermano alcune correnti di pensiero americane, come il neocomunitarismo, e assestarci su una linea dove non si va più avanti né più indietro. Bisognerebbe tornare a una società più semplice. Ovviamente tutte le leadership mondiali non ci pensano nemmeno. Continuano a parlare di crescita, gli americani stampano trilioni di dollari che non corrispondono assolutamente a nulla e prima o poi tutto questo ci casca addosso, dopo le prime avvisaglie dei mutui subprime, i cui contraccolpi ci sono ancora adesso. Con una bolla ancora più grande, non ci sarà scampo».

È ottimista sul futuro dell’Italia?

«No, sono pessimista. Come sono pessimista sul futuro del mondo occidentale che abbiamo creato. Lo ritengo un mondo che ha perso il senso del limite e va incontro al suo giusto destino…».

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